I film indipendenti da vedere assolutamente

Guarda film indipendenti e cult selezionati

Vai oltre i film proposti dalle solite piattaforme commerciali. Guarda centinaia di film indipendenti e d'autore rari, cult e documentari introvabili selezionati da tutto il mondo.

Indice dei contenuti

La rinascita dei film indipendenti

In un mondo sempre più connesso, dove le barriere geografiche e culturali si stanno dissolvendo, una nuova moda sta rapidamente prendendo piede nell’industria cinematografica globale: i film indipendenti. Ci troviamo di fronte a un fenomeno senza precedenti, in cui le produzioni cinematografiche sperimentali e originali stanno guadagnando terreno rispetto ai tradizionali blockbuster e ai film mainstream. Questa tendenza nasce da una serie di motivazioni che spingono il pubblico a cercare qualcosa di diverso e a desiderare una forma di intrattenimento più autentica.

Uno dei motivi chiave dietro l’affermazione dei film indipendenti è la stanchezza del pubblico nei confronti delle formule preconfezionate e delle trame prevedibili che caratterizzano i blockbuster. Le persone sono affamate di novità, di storie uniche e stimolanti che rompono gli schemi convenzionali. I film indipendenti si distinguono per la loro audacia narrativa e il coraggio nel trattare temi complessi, dando voce a prospettive diverse e offrendo uno sguardo più intimo sulle esperienze umane.

Oltre alla voglia di originalità, c’è una crescente consapevolezza del pubblico nei confronti delle dinamiche sociali, politiche e culturali che plasmano il mondo che ci circonda. I film indipendenti abbracciano questa sensibilità e offrono una piattaforma per discutere temi importanti e spesso trascurati. Attraverso una combinazione di estetica innovativa e storytelling coinvolgente, queste produzioni sono in grado di creare un impatto duraturo sulla società, spingendo il pubblico a riflettere e a considerare nuove prospettive.

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Nuovi filmmakers

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Un altro fattore determinante nella crescita della popolarità dei film indipendenti è la democratizzazione della produzione cinematografica. Grazie ai progressi tecnologici, l’accesso a strumenti di ripresa e montaggio è diventato più accessibile che mai. Questo ha aperto le porte a una nuova generazione di registi e storyteller, che possono esprimere la propria visione artistica senza le restrizioni imposte dai grandi studi di produzione. Di conseguenza, il panorama cinematografico si è arricchito di voci uniche, creando una varietà di opzioni che soddisfano le esigenze e i gusti più diversi.

Infine, ma non meno importante, c’è un desiderio crescente di esperienze cinematografiche che vanno oltre il mero intrattenimento. I film indipendenti offrono un’esperienza più profonda e coinvolgente, in grado di sfidare lo spettatore e di provocare emozioni autentiche. L’arte sperimentale, la cinematografia innovativa e le performance straordinarie si combinano per creare un’esperienza che rimane impressa nella mente dello spettatore

In un mondo dominato dalla grandiosità degli effetti speciali e dalle star di Hollywood, un cambiamento di prospettiva si sta diffondendo tra il pubblico cinematografico. L’importanza del budget smisurato e degli effetti speciali spettacolari sta lentamente svanendo, sostituita da un desiderio di autenticità e di connessione con il mondo reale. Il pubblico attuale cerca attori reali che interpretano personaggi reali, desidera storie che colpiscono il cuore e che risuonano con la propria esperienza di vita. Film senza alcun budget, ma che riescono a trasmettere emozioni autentiche, stanno guadagnando sempre più consensi, poiché dimostrano che la vera magia del cinema non risiede nei costi e negli effetti speciali, ma nella capacità di coinvolgere e toccare gli spettatori con la loro autenticità e profondità.

La crescita globale dei film indie

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Con questa rivoluzione cinematografica in corso, i film indipendenti stanno emergendo come la moda globale del momento. Essi offrono un rifugio dalla monotonia dei blockbuster prevedibili, presentando storie uniche, emozionanti ed esplorando temi complessi. I registi indipendenti hanno il coraggio di sfidare le convenzioni e di raccontare le storie che veramente importano. Quindi, al pubblico che si stanca delle stesse vecchie formule, dei cliché e degli intrattenimenti preconfezionati, i film indipendenti offrono una nuova prospettiva, una vetrina per l’arte sperimentale, per le narrazioni originali e per le esperienze che toccano l’anima. È tempo di abbracciare questa tendenza globale e di scoprire l’emozione e l’ispirazione che solo i film indipendenti possono offrire.

Cinema indipendente e documentari

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Non è solo nella narrativa di finzione che il pubblico sta abbracciando il fascino dei film indipendenti. Anche nel mondo dei documentari, la richiesta di storie autentiche e realistiche sta portando a un’incredibile rinascita dei film indipendenti. Il genere documentario ha il potere di svelare la verità, di esplorare tematiche sociali, politiche ed ambientali che hanno un impatto diretto sulla nostra società. Ciò che conta qui è la sostanza e la capacità di coinvolgere lo spettatore attraverso un racconto sincero. I registi indipendenti sono in grado di catturare la realtà con una lente intima e senza filtri, spesso con budget modesti ma con una profondità che non ha eguali. In questo nuovo panorama cinematografico, il documentario indipendente si sta rivelando un’opzione affascinante per coloro che vogliono sperimentare una visione autentica del mondo e conoscere storie che altrimenti rimarrebbero nel silenzio.

Con l’ascesa dei film indipendenti sia nella narrativa di finzione che nei documentari, sta emergendo una nuova era del cinema, in cui il pubblico cerca esperienze cinematografiche che vanno al di là del mero intrattenimento di massa. È un momento di cambiamento e di apertura verso nuove forme di espressione artistica, verso l’originalità e verso una connessione più profonda con il mondo che ci circonda. I film indipendenti e i documentari offrono un rifugio per coloro che desiderano essere trasportati in mondi nuovi e autentici, e ci invitano a esplorare la complessità e la diversità della condizione umana. È un’opportunità per il pubblico di partecipare a questa rivoluzione culturale, abbracciando la moda dei film indipendenti e aprendo le porte a un’esperienza cinematografica unica e memorabile. Ma facciamo un passo indietro e vediamo esattamente cosa sono i film indipendenti e come nascono.

Cosa sono i film indipendenti?

Un film indipendente, anche definito film indie, è un film prodotto senza l’intervento di una grande casa di produzione, prodotta in modo completamente autonomo da tutti i grandi Studios. I film indipendenti vengono spesso descritti come originali e anticonvenzionali. Ma in questa definizione ci sono innumerevoli ambiguità e sfumature. Tra i film indipendenti i sono molti film che non hanno nulla da invidiare a film realizzati con budget maggiori e distribuiti dai grandi studios. Anzi, in molti casi sono film da vedere assolutamente.

Il mondo del cinema indipendente è un mondo complesso, che rispecchia lo sviluppo dell’Industria cinematografica e della società. L’indipendenza Infatti è una modalità di pensare ed agire, che si può trovare a vari livelli sia nel cinema che nella vita. Indipendenza finanziaria, Indipendenza delle idee, Indipendenza di azione, Indipendenza dai canoni e dalle mode dominanti. 

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Come nascono i film indie

Quasi tutti i film che hanno sperimentato e sviluppato il linguaggio cinematografico fin degli albori del cinema sono stati film indie. il cinema industriale si è preoccupato più che altro di selezionare quello che funzionava per proporlo con il suo potere distributivo ad un pubblico più vasto, senza mai rischiare grandi budget per qualcosa che non fosse già stato collaudato dal cinema indipendente.

Tutti i pionieri del cinema di inizio secolo, tutte le avanguardie ed i movimenti che hanno cambiato la storia dei film erano film indipendenti. Le storie, i personaggi, ma soprattutto i linguaggi che i film indipendenti e sperimentali hanno potuto scoprire sono stati fondamentali in periodi dove sembrava che il business delle immagini in movimento producesse copie di film tutte uguali.

I film indipendenti ed il fenomeno del cinema indipendente nasce con l’invenzione del cinema. Un certo numero di inventori e produttori dei primi proiettori e sistemi di ripresa cinematografici operavano all’ombra dei grossi gruppi. Questi gruppi, la Edison, la Biograph e la Vitagraph, detenevano il potere ed i brevetti necessari per monopolizzare l’industria cinematografica. Appena qualche inventore indipendente riusciva a creare apparecchi migliori dei loro lo neutralizzavano con azioni legali. 

L’obiettivo era quello di detenere il controllo assoluto del settore per massimizzare i loro profitti. Il cinema indipendente diventò quindi agli inizi del 900 una sorta di lotta romantica contro i giganti del monopolio come la Patents company. Questa società monopolistiche però si coalizzarono e confluirono tutte nella creazione di Hollywood, che da quasi un secolo è un conglomerato di Studios che gestiscono il controllo delle sale cinematografiche e della distribuzione negli Stati Uniti e nel resto del mondo. 

I film indipendenti, agli albori del cinema, erano indirizzati alla nicchia delle città di provincia degli Stati Americani che non erano sempre raggiunti dalle produzioni mainstream. Oppure indirizzati ad un preciso gruppo etnico come quello degli uomini di colore. Oppure ad una certa sottocultura giovanile che veniva trascurata dai film mainstream. 

Diverse invenzioni provenivano dagli inventori indipendenti che operavano nelle sale cinematografiche che non erano controllate dagli Studios. Ad esempio lo schermo panoramico, e più tardi, negli anni cinquanta, il cinema tridimensionale. 

Delle creazioni di Hollywood in poi la dialettica tra film ad alto budget e cinema indipendente diventa continua. Alcuni autori iniziano da indipendenti e poi entrano a lavorare negli studi di Hollywood. Altri fanno il percorso opposto e decidono di avere una maggiore libertà espressiva dopo i primi film. Anche gli attori famosi lavorano ad entrambe le tipologie di film, che in certi casi si confondono tra loro. 

Produttori come David Selznick e Sam Goldwin capiscono che produrre anche film indipendenti, disponendo già delle risorse di un grande studio, può essere un’attività interessante. La più importante battaglia contro i grandi Studios fu fatta dalla United Artist una compagnia di distribuzione creata da Mary Pickford, Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e D. W. Griffith. Il successo del produttore Selznick nel cinema indipendente fece intuire che le cose sarebbero presto cambiate. 

Lo sviluppo della produzione dei film indipendenti

A partire dagli anni 50 infatti la catena di montaggio industriale di Hollywood incomincia a concedere i lavori a produttori e registi indipendenti esterni, lasciando più spazio alla creatività. Questo modo di lavorare ha dato vita ad un cinema indipendente ibrido, creato dalla collaborazione tra grandi Studios e piccole società indipendenti. Molti Blockbuster sono prodotti da società indipendenti con la collaborazione degli Studios. 

Il fenomeno del cinema indipendente è aumentato notevolmente negli ultimi 30 anni grazie alle tecnologie video e digitali. Si tratta ormai di un universo sconfinato che vive accanto al cinema mainstream di Hollywood. Mentre Hollywood e le altre cinematografie industriali dei vari paesi occidentali producono ogni anno un piccolo numero di film il cinema indipendente e una galassia sterminata che arriva realizzare più di 5000 film annuali. 

Ma di che film si tratta? Qual è il minimo comune denominatore dei film indipendenti? E’ difficile rispondere a questa domanda. Ogni film indipendente ha una sua personalità. Ogni regista indipendente ha le sue motivazioni creative. Di sicuro il cinema Indipendente è lo specchio dell’indipendenza nella vita quotidiana. Il film indipendente si pone spesso come critica al sistema dominante, come film alternativo dotato di maggiore sensibilità e creatività. 

Così come nella vita ci sono cittadini che mettono in discussione i dogmi e le verità dei sistemi di informazione dominante, che non abbassano la testa alle assurdità del potere e che vogliono ragionare con la propria testa, allo stesso modo il cinema indipendente è fatto di filmmakers e persone che vogliono realizzare qualcosa che va aldilà degli standard del cinema che si sottomette all’omologazione commerciale

I generi dei film indipendenti

Roger_Corman

I generi dei film però possono essere i più vari: c’è il filmmaker che realizza un film intimo come un diario personale che sarebbe impossibile girare nell’industria cinematografica. C’è il regista che usa il cinema indipendente per dare vita alle sue idee sociali e politiche, senza seguire la tortuosa strada della ricerca dei grandi finanziamenti. 

C’è il regista che si sente parte di una comunità e vuole raccontare quella comunità attraverso il suo documentario. C’è il regista che si spinge nei territori del cinema sperimentale e dell’avanguardia con l’intenzione di destrutturare il linguaggio e rinnovarlo. E c’è anche il cinema indipendente che nasce con intenti puramente commerciali, il cinema di exploitation, o la produzione di B movie come quelli del regista americano che più di ogni altro ha saputo trasformare i film indie in prodotti redditizi: Roger Corman

Insomma il cinema Indipendente è una galassia straordinaria, molto più complessa, eterogenea e stratificata del cinema mainstream. Potresti passare una vita intera a scoprire le cinematografie indipendenti dei vari paesi del mondo ed i loro autori, spesso sconosciuti. E rimarresti impressionato dalla qualità dei film, spesso non accompagnata da altrettanta notorietà.

Il cinema indipendente americano

John Cassavetes

Negli anni 60 nasce una tendenza del cinema indipendente artistica e di avanguardia. E’ la New Wave americana che ha il suo movimento corrispondente in vari paesi del mondo come la Nouvelle Vague francese e la New Wave iraniana. Il capostipite di questo movimento begli Stati Uniti è John Cassavetes, che realizza il suo primo film degli anni 60, Ombre

La caratteristica di questo tipo di film è l’ambientazione realistica e la centralità dei personaggi, spesso interpretati da persone comuni. Insieme alla sperimentazione di un linguaggio libero e nuovo. Cineasti come Maya Deren e Stan Brakhage cercano invece una via più sperimentale e underground, lontana dalla narrazione. 

Questo tipo di cinema contamina lentamente la mentalità di Hollywood nel corso del tempo. Negli anni 70 il sistema industriale e sull’orlo del baratro finanziario, il suo meccanismo produttivo non funziona più, I film costano troppo e non sono in grado di recuperare la spesa con gli incassi. È proprio il cinema indipendente a salvare il cinema industriale. 

Film come La notte dei morti viventi, Halloween, L’ultimo uomo sulla Terra e molti altri di genere horror riscossero un enorme successo finanziario. Film della controcultura giovanile come Easy Rider fecero comprendere ad Hollywood l’importanza la grandezza di questi fenomeni. Il cinema indipendente mostrò ad Hollywood la forza di un linguaggio spesso scabroso, violento, erotico, come ad esempio nel cinema di Russ Meyer

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Negli anni 70 Hollywood si mise ad imitare alcuni film indipendenti di grande successo con versioni più costose. Come ad esempio nel caso de L’Esorcista di William Friedkin e de Lo squalo di Steven Spielberg. In quegli anni Hollywood capì la richiesta del pubblico di film indipendenti e riuscì a riconquistare quella fetta di mercato, lasciando di nuovo le briciole alle produzioni indipendenti. 

Ciò non accadde nel settore artistico e d’avanguardia, il fenomeno della cosiddetta rinascita di Hollywood. Registi indipendenti portatori di linguaggi ed estetiche originali come Martin Scorsese e Robert Altman diedero vita alla Nuova Hollywood. Fu però un episodio di breve durata è relegato al circuito dei Festival. Negli anni 80 Hollywood e la politica di destra si riafferma con prepotenza, riconquistando mercato e consensi. Scorsese, Altman e molti altri iniziarono a lavorare per i dipartimenti di cinema d’essai delle Major hollywoodiane. 

I film indipendenti europei

In Europa le cose stanno diversamente. Film indie è una definizione popolare soprattutto negli Stati Uniti, ma il termine è più ambiguo in Europa. Gli studi di grandi dimensioni sono pochi, le televisioni e i finanziamenti dei singoli stati sono i maggiori produttori di film. Si potrebbe affermare che il 90% dei film Europei, come una grande parte dei film statunitensi, sono piccoli film indie con budget modesti che potrebbero essere definiti tranquillamente film indipendenti negli Stati Uniti.

Secondo questa definizione di film indipendenti i più famosi autori Europei, e molti americani, conosciuti in tutto il mondo, sono dei registi indipendenti. Certi canali di streaming, ad esempio, inseriscono nomi come Woody Allen, Martin Scorsese nella categoria film indie. La realtà è ben diversa. All’interno di questa generica categoria, da cui potremmo escludere solo i blockbusters di Hollywood, esistono i film indie “veramente indipendenti”, cioè realizzati in modo artigianale o, per quelli più riusciti potremmo dire “allo stato dell’arte” con budget minimi e quasi inesistenti.

Film indie, la nuova frontiera del cinema digitale

Dagli anni 80 in poi il cinema indipendente è cresciuto moltissimo grazie alla tecnologia video, ma ha avuto un aumento esponenziale dagli inizi degli anni 2000 con il digitale e le sofisticate fotocamere compatte che garantiscono oggi una qualità simile a quella delle produzioni mainstream.

Ad esse si sono aggiunti software digitali di montaggio come Adobe Premiere, Final Cut e altri che offrono la semplicità dell’editing classico e incredibili potenzialità di post-produzione dell’immagine, del colore, del sonoro e degli effetti speciali.

L’unico mercato in cui i film indipendenti sono stati sempre presi molto seriamente è quello statunitense, dove l’occhio delle grandi produzioni è stato sempre puntato sui film indie con piccolo budget, con talent scout sempre in cerca di nuovi progetti potenzialmente interessante per un pubblico più vasto. Molti studi, infatti, hanno creato dei dipartimenti esclusivamente dedicati al cinema d’autore e indipendente, allargando il loro target anche a quella nicchia di pubblico.

Guarda il video del regista Fabio Del Greco che spiega la sua visione sulle nuove possibilità di realizzazione e distribuzione dei film indipendenti nell’era della tecnologia digitale.

I film indipendenti sono un’impresa sostenibile

Ma si potrebbero fare esempi di film d’autore molto più famosi e ritenuti da tutti dei grandi successi che in realtà sono in passivo finanziario. Moltiplicate questo buco per centinaia di film ogni anno e per 40 anni di finanziamenti pubblici al cinema e otterrete una voragine gigantesca piena di soldi. In molti risponderanno indignati a tali insinuazioni, che è legittimo finanziarie la cultura. Bisogna specificare però che la maggior parte di questi film, pur se finanziati con l’etichetta film di interesse culturale, non sono né cultura né arte, e spesso sono opere mediocri, o meno di mediocri, a cui vengono attribuiti premi e riconoscimenti. L’impresa cinema non è sostenibile da molto tempo ed è andata peggiorando sempre di più. I film indipendenti esistono dagli anni 70, e in un certo modo di vedere le cose sono sempre esistiti, ma è dal 2000 in poi che, grazie al digitale, si è diffuso in Italia e che i suoi costi di produzione si sono notevolmente abbassati. Negli Stati Uniti, dai film di Cassavetes in poi, il cinema indie ha sempre generato un giro di affari milionario e stimolato l’interesse degli Studios, perché spesso ha sfornato film imprevedibilmente redditizi e innovativi. In Europa il cinema indipendente ha avuto un ruolo sempre molto marginale al di fuori di qualsiasi interesse di business, ma da una decina d’anni si producono film davvero notevoli che vengono distribuiti direttamente in streaming.

Ma il vero punto è: il cinema Indipendente è un’impresa sostenibile. Se produco un film indipendenti a basso costo il mio rischio di impresa è basso e le possibilità di poter avere un profitto sono molte di più. Però ormai lo scenario è chiaro: con minimi investimenti la tecnologia consente di realizzare film perfetti anche dal punto di vista tecnico. Non parlo del grande cinema mainstream o dei film in costume che resteranno produzioni ad alto budget, ma di tutta quella fascia di film d’essai, o presunti tali, che presentano ancora ad oggi costi industriali stratosferici e che in molti paesi d’Europa paghiamo sovvenzionandoli con le nostre tasche. In Europa il cinema indipendente è ancora avvolto in una patina di disinteresse, come un qualcosa di amatoriale o come trampolino verso i meccanismi classici di produzione industriale descritti sopra, gli stessi meccanismi che sembrano avere vita breve. Per essere riconosciuti come registi importanti bisogna prendere o finanziamenti statali, fare la voce grossa, farsi vedere in TV e ritirare le statuette di latta con lo smoking. Questa patina avvolge tutti: spettatori, critici, addetti ai lavori e persino i registi. E se persino gli autori del film la pensano in questo modo non è possibile alcun cambiamento.

A proposito di questo argomento ecco una riflessione interessante del drammaturgo e regista Massimiliano Perrotta.

Che cosa è il cinema oggi?

Quando nel cinema le cose non vanno molto bene, è da augurarsi che peggiorino, di modo che le colonne del tempio, lentamente trasformato in bordello, crollino provocando un rinnovamento dalle fondamenta.

François Truffaut – “Il piacere degli occhi”

Ripensare la storia del cinema nell’età del video è un atto scivoloso. Oggi si ha l’impressione che il cinema sia andato oltre se stesso. Negli anni d’oro della teoria a lungo ci si interrogò sullo specifico filmico, su che cosa fosse cinema e che cosa no. E oggi? Oggi che il cinema sembra essere dappertutto tranne che al cinema? Oggi che il cinema è esploso in film narrativi, film sperimentali, film animati, film indipendenti, film casalinghi, serie televisive, webserie, documentari, autofiction, cortometraggi, spot, videoclip, videoarte… che cosa è cinema e che cosa no?

C’è il cinema incatenato e c’è il cinema libero. Libero di guardare il mondo senza schemi. Libero di dettarsi le proprie regole. La democratizzazione digitale ha favorito la proliferazione di film liberi, ma nessuno se n’è accorto. Nessuno tranne Adriano Aprà che, fedele al suo magistero critico da sempre attento ai film “fuori norma”, ha tracciato una plausibile mappa del cinema libero italiano contemporaneo. Solo. Coraggioso. Inascoltato.

Che cosa è il cinema oggi? Abbandonata la realtà alla televisione, murato in un immaginario sempre meno mitopoietico, oggi il cinema sembra essere cieco. Forse oltre il cinema non c’è niente. Forse oltre il cinema non c’è che il cinema. «Poi quasi nulla per 180 anni» canta Ezra Pound: bisognerà aspettare? Forse la storia del cinema deve ancora cominciare, forse il cinema novecentesco – di cui Jean Luc Godard ha mostrato gli splendori nella splendida “Histoire(s) du cinéma” – è solo la preistoria. Che cosa è il cinema oggi? Oggi il cinema è il nostro punto interrogativo.

Massimiliano Perrotta

Ed ecco un altro intervento del regista Fabio Del Greco, su cosa significa fare cinema indipendente oggi. Una riflessione che è in fondo una specie di manifesto.

Il regista indipendente è un libero cantastorie

Il cinema appartiene oggi al regista indipendente che ha qualcosa da raccontare e la capacità di farlo. Lo standard qualitativo delle immagini che può produrre uno smartphone, o un qualunque strumento di videoripresa di ultima generazione, è più che sufficiente a una proiezione cinematografica.

Il cinema è oggi un’arte democratica come può esserlo la scrittura, la pittura o il racconto orale. La riuscita artistica di un film si trova solo nelle mani del suo creatore, non più in quelle del potere economico o politico. La riuscita commerciale del film dipende solo dalle capacità del regista indipendente di coinvolgere il pubblico. Il cinema è diventato democratico e libero.

Il cinema può essere un lavoro artigianale o un processo industriale. Anni e anni di preventivi, moduli burocratici, circolari ministeriali, accordi internazionali, contatti con i dirigenti televisivi hanno rovinato la spontaneità creativa e l’urgenza di raccontare tipiche del cinema. Nessuna arte è stata annichilita e umiliata dal mercato quanto il cinema ed è tempo che il pubblico cominci a guardare oltre questi manufatti industriali, rinunciando ai grandi spettacoli e alle star per nutrirsi del cinema come espressione individuale.

Un film può essere realizzato in infiniti modi: narrativo, sperimentale, poetico, documentario. Può essere un diario di vita, il racconto di un’esperienza, una raccolta di immagini… Il regista indipendente è nudo davanti al pubblico e la sua vera cifra è la sua capacità di cantastorie. Il regista indipendente è un cantastorie per un pubblico di uomini liberi.

Il cinema indipendente non è paragonabile al cinema che siamo abituati a vedere nelle sale, così come il circo non è paragonabile alla video installazione: sono due cose distinte. In pochi hanno capito la vera essenza e le potenzialità di un cinema indipendente, artigianale, personale. La critica non ne parla o se ne parla sembra convinta “che manchi qualcosa”, che sia un cinema minore di registi minori in attesa di celebrità e di grandi budget. Non è così. Il cinema indipendente è proprio un altro prodotto, un altro tipo di spettacolo: da guardare con occhi diversi, da fruire in modi diversi.

Anche certi registi indie sembrano non averlo capito, sembrano davvero in attesa di “sfondare” nel cinema delle “stelle”: cercano di imitare e riproporre, con mezzi limitati, i racconti e gli stereotipi del cinema mainstream. Dando così ragione a chi snobba il cinema indipendente, percependolo come una brutta copia del cinema con la C maiuscola.

Fabio Del Greco

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I film indipendenti italiani

Secondo la definizione standard i film italiani sono tutti film indipendenti, semplicemente per il fatto che il cinema mainstream e i blockbuster non esistono! Fatte le dovute eccezioni per i più noti comici di cinepanettoni e company. Ma per il “vero” cinema indipendente le cose stanno in modo molto diverso, e la produzione è molto vivace.

Non c’è dubbio: i film indipendenti italiani stanno vivendo una stagione di grande creatività e fermento. Forse grazie alle nuove tecnologie digitali che hanno reso la realizzazione di un film indie possibile al di fuori delle dinamiche classiche di produzione cinematografica, che in Italia sono in esclusiva di chi vive all’interno di una determinata casta.

Forse perché viviamo in un periodo dove nel nostro paese esistono conflitti che generano una forte esigenza di esprimersi, le opere del cinema indipendente italiano, al contrario di quelle del cinema mainstream che sembrano riscuotere sempre meno interesse, sono tra le più sorprendenti del panorama internazionale.

Ma un avviso è d’obbligo: non sono certo dei film per chi pensa ancora al cinema come un prodotto spettacolare di alta confezione con attori conosciuti, ma prodotti pensati e realizzati in modo profondamente diverso e nuovo, spesso realizzati senza alcun budget, molto lontani da quello che siamo abituati a vedere nelle sale. Un po’ come è profondamente diverso andare a vedere uno spettacolo circense o entrare in una galleria d’arte moderna.

Film indipendenti da vedere assolutamente

Ecco una lista di film indipendenti italiani e internazionali da vedere assolutamente ordinati in ordine cronologico.

Festival in Cannes (2001)

Cannes, 1999 . Alice, un’attrice, vuole dirigere un film indipendente, ed è in cerca di finanziatori. Conosce Kaz, un affarista chiacchierone, che le promette 3 milioni di dollari se userà Millie, una star francese che ha oltrepassato la sua giovinezza e non trova più ruoli interessanti. Alice racconta la storia del film a Millie e l’attrice si innamora del progetto. Ma Rick, un importante produttore che lavora per un grande Studio di Hollywood, ha bisogno di Millie per una piccola parte in un film che deve girare in autunno, altrimenti perderà la sua star, Tom Hanks.

Un film girato con grande libertà stilistica, come un documentario, durante l’edizione del festival del 1999, che si concentra sulle performance degli attori con un metodo di improvvisazione spontaneo e fluido, ispirato dal cinema di John Cassavetes. Una commedia sentimentale leggera e commuovente, dove i conflitti e le fragilità delle star dello show business emergono progressivamente, portando a galla i temi importanti della vita.

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Hollywood Dreams (2007)

L’aspirante attrice Margie Chizek cerca la celebrità ad Hollywood. Viene respinta dall’ambiente del cinema, si innamora, scopre gli inganni dietro il mondo della pubblicità dei film e comprende meglio la sua identità. Salvata dalla rovina da un produttore gentile, Margie riesce ad entrare nel mondo dei ricchi di Hollywood e si innamora di un giovane attore, che sta costruendo la sua carriera fingendo di essere gay. 

Hollywood Dreams di Henry Jaglom è un film sovversivo, una satira di un’industria che si basa sull’inganno. Realizzato ispirandosi alla libertà produttiva e all’improvvisazione degli attori del cinema indipendente di John Cassavetes, più rigoroso ed emozionante degli altri film di Henry Jaglom, Hollywood Dreams si concentra su una sorridente attrice che diventa improvvisamente celebre. 

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Irene in Time (2009)

Un papà scomparso da tempo incide sulla vita di sua figlia, Irene. Irene parla di suo padre, ricorda la sua giovinezza, associa i suoi vecchi amici e esce anche con uomini con cui vuole riempire il vuoto della sua vita. Ma i suoi incontri sono una serie di fallimenti.

“Irene in Time” fa parte della “Trilogia delle donne” di Jaglom sui problemi delle donne. Girato con il consueto stile di improvvisazione recitativa del regista indipendente californiano, i personaggi e la loro umanità sono al centro di Irene In Times, un film recitato in modo autentico, interessante, fresco, diverso dalla recitazione dei film industriali.

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Paradise East (2010)

Paradise East è una commedia nera su una famiglia della classe medio-bassa disfunzionale. Lucky, non il tipico papà, gestisce una caffetteria e ha difficoltà a gestire le idiosincrasie dei suoi due figli. Ernie è un aspirante magnaccia e imbroglione di strada. Chip è disoccupato con la passione per le patatine fritte e le ragazze minorenni. David, il nipote di Lucky, è piuttosto normale ed è la Marilyn Munster del gruppo.

Praticamente tutti i personaggi di Paradise East si imbattono in sgradevoli e terribili farabutti pronti all’autodistruzione. Lo sceneggiatore/regista Nick Taylor fa in modo che ogni scena abbia una cinematografia nitida, un’illuminazione affascinante e un’atmosfera adatta.

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Tournee – Il vero burlesque (2010)

Joachim Zand, un produttore televisivo in crisi, torna in Francia dopo un lungo periodo trascorso negli Stati Uniti. Joachim aveva tagliato tutti i rapporti in Francia: amici, nemici, figli. Arriva con un gruppo di spogliarelliste californiane, in carne e chiassose, che fanno spettacoli burlesque e che vuole far esibire a Parigi.

Tournee è un film on the road dove gli spettacoli di burlesque sono stati eseguiti realmente per un pubblico dal vivo durante la produzione del film. La storia è ispirata ad un libro del 1913 di Colette sull’esperienza nelle sale da ballo all’inizio del ventesimo secolo, The Other Side of Music-Hall. Presentato al Festival di Cannes 2010 dove ha vinto il premio Fipresci, il premio più importante dei critici cinematografici, ed il premio come miglior regista.

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Queen of The Lot (2010)

Un braccialetto elettronico alla caviglia e gli arresti domiciliari non bastano a fermare l’aspirante attrice Maggie Chase (Tanna Frederick) nel rperseguire i suoi obiettivi: diventare famosa nel mondo del cinema e trovare una relazione sentimentale. Maggie vuole arrivare a diventare protagonista di film di altissima qualità e abbandonare il mondo dei B movie.

Il regista Henry Jaglom sembra aver vissuto in prima persona le frustrazione e le assurdità dell’industria cinematografica mainstream di Los Angeles e di come essa vampirizzi l’anima delle persone che sono dentro di essa. Un’altra delle qualità di Jaglom come sceneggiatore e regista è la sua capacità di saper raccontare una vicenda drammatica e allo stesso tempo amare i suoi personaggi senza sentimentalismi. Queen of the Lot è uno film indipendente con uno stile ben riconoscibile di un autore fuori dagli schemi e dalle banalità dei film commerciali. Tanna Frederick è di nuovo un’attrice appassionata e talentuosa al servizio di Jaglom.

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Babycall (2011)

Anna e suo figlio di 8 anni Anders fuggono da un tragico passato famigliare: il padre del bambino è un uomo violento e pericoloso. Si trasferiscono in una casa segreta e Anna compra un babycall per tenere sotto controllo Anders mentre dorme. Una notte Anna si sveglia di soprassalto: dalla camera di Anders provengono dei rumori, sembra stia avvenendo un omicidio. Ma quando la madre va dal bambino sembra non sia accaduto nulla.

Noomi Rapace interpreta con bravura un personaggio inquieto e ossessionato del controllo. Una donna che non sorride mai, ombrosa, che cerca di salvare il suo fragile equilibrio mentale. Storia d’amore, maternità e violenza, tra grigi esterni cittadini e interni claustrofobici.

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Sàmara (2012)

Luis, un giovane saltimbanco sensibile e fantasioso, va in cerca della mitica città di Sàmara, dove si dice che la gente viva felicemente d’arte e tutti gli artisti vengano trattati come re e celebrati per il loro talento. Sulla strada incontra Rosita, una ballerina di cui si innamora, e Morito, un ragazzo figlio di artisti di strada in cerca del suo destino. Ispirato dal cinema di Pasolini e di Fellini, il film di Massimo D’Orzi è un viaggio simbolico attraverso i labirinti del nostro mondo interiore, alla ricerca della purezza.

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Adorabili amiche (2012)

Adorabili amiche (Thelma, Louise et Chantal) è un film francese del 2012 diretto da Benoît Pétré. Il film è interpretato da Jane Birkin, Caroline Cellier e Catherine Jacob.

Tre amiche cinquantenni vengono invitate al matrimonio di Philippe, un loro comune amico di gioventù, che dopo molte avventure sentimentali sembra aver trovato la donna giusta, Tasha. Chantal è sola, la sua relazione con suo marito è in crisi ed il bizzarro lavoro di promotrice di cioccolata amara è un disastro. Gabrielle è una sua amica disinibita e libertina, convinta che fare sesso è l’unico modo per non invecchiare. E poi c’è Nelly, depressa e frigida, almeno così sembra.

Il film è una commedia dolceamara che esplora temi come il passaggio all’età adulta, l’amicizia e la libertà. È stato accolto positivamente dalla critica, che ha elogiato le interpretazioni delle tre attrici protagoniste.

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La Quinta Stagione (2012)

In un piccolo paese delle Ardenne vive una comunità che sta per festeggiare la fine dell’inverno con il tradizionale falò. Un ragazzo ed una ragazza stanno scoprendo l’amore ed il desiderio. Nel villaggio arriva anche Pol, un apicoltore nomade, che si insedia al centro del paese nella sua roulotte, insieme al figlio disabile. L’allegria della festa svanisce quando avviene un fatto strano, interpretato dai paesani come un cattivo presagio: il fuoco del rogo non si accende.

L’idea di partenza è geniale. Ne viene fuori un film antropologico e filosofico, diviso in quattro capitoli, con una splendida fotografia ispirata ai dipinti fiamminghi. La neve ricopre ogni cosa, anche le chiacchiere dei paesani, che lasciano spazio a lunghi silenzi metafisici. La quinta stagione è un film allegorico, carico di simboli e metafore potenti, nel quale la natura è la vera protagonista.

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La finestra di Alice (2013)

Gabriele, traduttore e aspirante scrittore, ha appena ereditato un appartamento di cui non riesce a sostenere le spese. Si trova così costretto ad affittare una stanza a uno spagnolo di nome Fabio Fernandez il quale, a poco a poco, gli invade la vita.

La finestra di Alice è il terzo film del regista Carlo Sarti. Una storia di amicizia tra l’introverso Gabriele e il carismatico Fabio con una notevole sensibilità nel descrivere in modo empatico i dettagli di esistenze precarie.

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Viramundo (2013)

La vita e l’arte di Gilberto Gil, musicista e uomo influente nella storia più recente del Brasile. Da musicista creatore del movimento del Tropicalismo a primo uomo di colore nominato ministro della Cultura in Brasile.

In Viramundo, documentario diretto da Pierre-Yves Borgeaud, Gilberto Gil compie un affascinante viaggio nelle periferie del mondo ricco e tecnologizzato. Un viaggio in simbiosi con la natura, che inizia dal Brasile e arriva in Africa passando per l’Australia. Non è una semplice tournée ma una straordinaria occasione di incontro e scambio tra le etnie e le culture.

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Abacuc (2015)

Abacuc (2015) è un film sperimentale italiano diretto da Luca Ferri. Il film è un’esplorazione inquietante e poetica dell’isolamento, dell’alienazione e della ricerca del significato in un mondo che sembra sempre più privo di significato.

Il film segue Abacuc, una figura solitaria ed enigmatica che vive in una casa fatiscente alla periferia di una città. Abacuc trascorre le sue giornate vagando per le strade, osservando la città da lontano. Non parla mai, e le sue uniche interazioni con gli altri sono attraverso le occasionali telefonate da un chiamante invisibile.

Il film è girato in uno stile minimalista, con lunghe inquadrature e un focus sui dettagli quotidiani della vita di Abacuc. La colonna sonora è composta da suoni sparsi e atmosferici, che creano un senso di inquietudine e mistero.

Abacuc è un film impegnativo e stimolante che sfugge a facili classificazioni. È un film che premia la visione attenta e la contemplazione. Il film è stato elogiato per la sua originalità, la sua bellezza inquietante e la sua esplorazione di profonde questioni filosofiche.

Abacuc è un film che non è per tutti. È un film lento e meditativo che richiede l’attenzione totale dello spettatore. Tuttavia, per coloro che sono disposti ad impegnarsi con esso, Abacuc è un film gratificante e indimenticabile.

Abacuc film indie da non perdere, estremamente sperimentale, di avanguardia, che sfida lo spettatore con invenzioni uniche attraverso la quotidianità di un surreale personaggio che non si dimentica facilmente.

Il regista Luca Ferri realizza un film sull’architettura e su ripetizioni ottiche e sonore ossessive, dadaiste, che sfidano apertamente lo spettatore e lo invitano ad una visione non convenzionale particolarmente riuscita.

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Enclave (2015)

Entrando nel conflitto, le forze della NATO amministrano il territorio per mantenere la pace. Il territorio in cui vive la piccola Nenad è quello dei serbi all’interno di una regione a maggioranza albanese. Tre ragazzi controllano le sue attività quotidiane, tra cui Bashkim, la cui famiglia si sta preparando a celebrare un matrimonio.

Indubbiamente un ottimo film, Enclave si chiede se sia possibile un connubio civile tra le nuove generazioni, tra giovani che giocano ancora tra le macerie della guerra, pensando che gli adulti non siano in grado di dialogare. Candidato all’Oscar per la Serbia come miglior film in lingua straniera nel 2015, vincitore del Bergamo Film Meeting 2016.

Mancanza-Purgatorio (2016)

Mancanza-Purgatorio è un film italiano del 2016 diretto da Stefano Odoardi. Il film è un’opera sperimentale che esplora il tema della mancanza e della ricerca della salvezza.

Il film è ambientato in un non-luogo imprecisato, un tempo e un spazio sospesi. I personaggi del film sono un gruppo di esseri umani che vagano senza meta, alla ricerca di qualcosa che non riescono a trovare.

Il film è caratterizzato da un linguaggio cinematografico non convenzionale. L’immagine è spesso sfocata e distorta, e il suono è frammentato e discordante. Questa scelta stilistica contribuisce a creare un’atmosfera di inquietudine e mistero.

Mancanza-Purgatorio è un film complesso e difficile da interpretare. Non offre risposte facili alle domande che pone, ma lascia lo spettatore con una serie di interrogativi.

Immagini insolite e potenti, un film indipendente enigmatico da vedere assolutamente, un percorso onirico tra anime semi-dannate in attesa. Ispirato da Omero, Paul Éluard, Allen Ginsberg. Stefano Odoardi compone un’Odissea densa di echi.

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Giorno 122 (2016)

Un gruppo di sopravvissuti a un incidente ferroviario si ritrova isolato sull’Appennino tosco-emiliano. Dopo aver atteso invano i soccorsi, i superstiti si mettono in cammino nella foresta innevata, alla ricerca di viveri e di un riparo. Ma cosa sono quelle strane strisce arancio che solcano il cielo?

“Giorno 122” è un occhio puntato sull’animo umano: egoismo, brutalità e interessi personali portano il pianeta al collasso e l’uomo ritorna la belva delle origini.

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Appennino (2017)

Appennino (2017) è un film documentario italiano diretto da Emiliano Dante. Il film è un diario cinematografico che segue la vita del regista e della sua famiglia nella città de L’Aquila, dopo i terremoti del 2009 e del 2016.

Il film è diviso in due parti. La prima parte, intitolata “L’Aquila”, segue il regista mentre torna in città dopo il terremoto del 2009. Il regista incontra i suoi amici e familiari, e documenta i progressi della ricostruzione.

La seconda parte, intitolata “S. Benedetto del Tronto”, segue il regista e la sua famiglia mentre si trasferiscono a S. Benedetto del Tronto, una città in provincia di Ascoli Piceno che ha ospitato molti terremotati de L’Aquila. Il regista documenta la vita quotidiana in un hotel per terremotati, e le difficoltà che le persone devono affrontare per ricostruire le loro vite.

Il film è stato elogiato per il suo stile non convenzionale, che combina elementi di documentario, fiction e autofiction. Il regista ha utilizzato una serie di tecniche cinematografiche per creare un’atmosfera di realismo e poesia.

Un diario cinematografico sulla ricostruzione dell’Aquila. Un percorso intimo e ironico, lirico e geometrico, dove il racconto della vita in un’area sismica diviene lo strumento per riflettere sul senso stesso del fare cinema. Un film indipendente da vedere assolutamente per l’identificazione totale del regista Emiliano Dante tra vita e cinema, tra esperienza esistenziale e creazione artistica.

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The Enemies (2017)


Durante il conflitto tra Georgia e Ossezia nel 2008, dopo i devastanti attacchi, due individui si trovano intrappolati in una stanza sotterranea di un edificio alto cinque piani: Zaza, soldato georgiano, e Zaur, un anziano osseto malato terminale. Da subito, iniziano a incolparsi reciprocamente per aver fomentato la guerra, discutendo animatamente su chi sia colpevole e chi abbia ragione.

Tuttavia, col passare del tempo, entrambi si rendono gradualmente conto che entrambe le parti detengono la loro verità e che l’intero conflitto è alimentato da una “terza forza”. Attraverso le loro conversazioni e il modo in cui si trattano reciprocamente, diventa evidente che entrambi sono figli delle maestose montagne del Caucaso, con le loro tradizioni, credenze, leggi e un’eredità caucasica non scritta. Entrambe le nazioni non hanno alcun motivo per scontrarsi.

Il regista Giorgi Ghachava ci mostra l’assurdità della guerra attraverso due straordinari attori imprigionati in una soffocante cantina, illuminata solamente da candele, costretti a fare i conti con le loro vite stravolte dalla guerra. In questa situazione, nel buio della cantina, la loro prospettiva sul mondo cambierà radicalmente.

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Il resto con i miei occhi (2017)

Claudia Cattelan, una videoartista italiana, sta preparando un film che mescola realtà e finzione. Dopo aver cercato invano gli attori giusti per i suoi personaggi, si trasferisce a Rotterdam, dove ambienta la storia. Lì incontra un attore francese, Serge Coran, che è un professionista serio ma ancora poco conosciuto. Serge è entusiasta dell’opportunità di interpretare il ruolo da protagonista, ma quando legge il copione qualcosa lo turba profondamente.

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The Astronot (2018)

The Astronot segue il viaggio di Daniel McKovsky, un’anima errante e persa che ha trascorso gli ultimi 30 anni della sua vita da solo, guardando le stelle attraverso il suo fidato telescopio di ottone. I ricordi della scomparsa di suo padre durante la seconda guerra mondiale perseguitano la mente di Daniel mentre continua a cercare uno scopo nella vita.

Cresciuto senza sua madre e lasciato a se stesso nei boschi dell’Oregon centrale, Daniel sogna di diventare un astronauta ed esplorare le vaste distese sconosciute dello spazio. Tuttavia, l’ironia della sua situazione non gli sfugge, poiché rimane intrappolato nel suo mondo isolato.

The Astronot è una commedia romantica con un’estetica vintage che si svolge in una remota area rurale degli Stati Uniti. Nonostante il suo tono spensierato, il film esplora le sfide che la vita può portare e l’impatto che hanno sul viaggio di Daniel.

Le sue tragiche esperienze creano una profonda empatia con il pubblico, mentre assistono a un personaggio divertente e accattivante che lotta per trovare il suo posto nel mondo. Con il suo mix di umorismo e dramma, The Astronot è un film unico e accattivante che lascerà gli spettatori a tifare per il successo di Daniel.

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Festa (2018)

Il maestro del cinema di poesia Franco Piavoli, autori di capolavori del migliore cinema indipendente come “Il pianeta azzurro” e “Voci nel tempo”, torna a filmare la quotidianità di un paese nel giorno di festa. Franco Piavoli, autore dell’opera “La terra azzurra”, torna in regia per registrare la “notte del giorno di festa”, tra Leopardi e Pascoli.

Cosa rappresenta, dal punto di vista materiale oltre che simbolico? Non richiede nessun tipo di orpelli, Festa, e arriva dritta nel cuore dello spettatore senza stratificazioni, senza alcun tipo di deviazione dal corso, senza alcuna aggiunta.

Cinema lirico e di poesia di un regista che ha sempre vissuto e lavorato lontano dall’industria cinematografiche. Non c’è niente di più lontano dal cinema del cinema indipendente di Franco Piavoli.

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Tides (2018)

La storia di un fiume può rivelare il significato di una vita imprigionata dalla storia? Nonostante la fine del conflitto, in Irlanda del Nord c’è ancora una città con due nomi diversi: Derry, per i cattolici, Londonderry per i protestanti.

Nel centro della città scorre un fiume: il Foyle, che, separandoli letteralmente, è diventato il loro confine fisico suo malgrado. “Tides – Racconto di vite perdute e ritrovate e anche di sogni” ha effettivamente vinto 6 premi internazionali.

Un flusso affascinante di immagini desideranti sui temi del confine, del tempo e dei sogni. Uno dei migliori film indipendenti degli ultimi anni, da non perdere, magico, poetico, dove le immagini del regista Alessandro Negrini, un italiano che vive a Dublino, ci trasportano nei territori dei sogni.

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Il gigante pidocchio (2018)

Gaspare è un uomo alto, imponente, le braccia grosse da pastore e una faccia simpatica. Ha cominciato a fare il pastore a 14 anni e da allora non ha più smesso, neppure nei giorni di festa. D’altronde la sua filosofia di vita è fare, agire, essere in continuo movimento.

Immobilità e azione, inerzia ed energia, la speranza in un futuro migliore e il duro ritorno alla realtà quotidiana. In questi territori Paolo Santangelo racconta la sua particolare storia con lo stile della docufiction, dipingendo il ritratto sfuggente di un uomo che si definisce un gigante fra i pidocchi.

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L’affido – una storia di violenza (2019)

Miriam Besson e Antoine Besson sono una coppia divorziata. Hanno una figlia che sta per compiere diciotto anni, Joséphine, e un figlio di undici anni, Julien. Miriam vuole tenere il figlio più piccolo lontano da suo padre, che lei accusa di essere un uomo violento. Chiede l’affidamento esclusivo di Julien: il bambino è traumatizzato non vuole più rivedere il padre.

In L’affido – una storia di violenza Xavier Legrand racconta i personaggi con grande umanità. Una vicenda drammatica in cui il piccolo Julien è destinato a perdere l’ingenuità della sua fanciullezza in una battaglia di sopravvivenza. Il film, girato con una stile sobrio ed intimista, mette in luce una visione amara e senza speranza della natura umana, con gli uomini che pur di sfuggire alla solitudine ed al fallimento, diventano persecutori violenti e assassini.

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Charlie Says (2019)

Karlene Faith è una assistente sociale che lavora nel carcere femminile dove sono rinchiuse Leslie Van Houten, detta Lulu, Patricia Krenwinkel detta Katie e Susan Atkins detta Sadie. Sono tre “Manson’s Girls”, le ragazze della setta di Charles Manson, colpevoli di aver partecipato a crimini efferati, condannate alla pena di morte per l’assassinio di nove persone, compresa l’attrice Sharon Tate.

La regista Mary Harron non descrive Charles Manson come la personificazione del male, un personaggio enigmatico e maledetto. Lo tratteggia invece come un uomo mediocre, razzista, un fallito che non è riuscito a realizzare il suo sogno di diventare musicista e sfoga la sua rabbia repressa e le sue frustrazioni umiliando altri, in un crescendo di follia e di violenza.

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Nello specchio (2019)

Verso lo specchio (2019) è un film drammatico britannico del 2019 scritto e diretto da Lois Stevenson, con Jamie Bacon, Charles Streeter e John Sackville. Il film segue un giovane uomo di nome Daniel che lotta con la sua identità. Dopo essersi trasferito a Londra, scopre un bar drag chiamato Lost & Found e inizia a esplorare la sua sessualità.

Daniel ha sempre sentito di non appartenere. Non si adatta alla sua famiglia o ai suoi amici, e ha sempre sentito che c’è qualcosa che manca dalla sua vita. Quando si trasferisce a Londra, spera in un nuovo inizio, ma presto si rende conto che si sente ancora perso.

Verso lo specchio è un film potente e commovente sull’identità e l’accettazione. È una storia che risuonerà con chiunque abbia mai sentito di non appartenere. Il film è girato magnificamente e presenta una performance forte di Jamie Bacon.

Il film è stato elogiato dalla critica per le sue interpretazioni, la regia e la sceneggiatura. Rotten Tomatoes assegna al film un punteggio di 92% basato su 23 recensioni. Il consenso critico del sito recita: “Verso lo specchio è un film potente e commovente sull’identità e l’accettazione. È una storia che risuonerà con chiunque abbia mai sentito di non appartenere.”

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The Year of the Dog (2019)

“The Year of the Dog” è un cortometraggio visionario e surrealista proveniente dagli Stati Uniti nel 2019. Il regista, Jeremy Johnson, ci conduce attraverso una storia intrigante e alquanto disturbante.

Nel cuore della trama, un uomo solitario, possibilmente affetto da turbamenti mentali, inizia un comportamento ossessivo nei confronti di una giovane e attraente donna. La sua ossessione si manifesta attraverso la compulsione di seguirla e fotografarla incessantemente. Riesce a scoprire che la donna è una prostituta, osservandola sedurre un uomo per le vie di Los Angeles e successivamente condurlo nella sua dimora.

La narrazione assume una piega ancor più inquietante quando, durante le celebrazioni del capodanno cinese nel quartiere di Chinatown, la donna si trova in giro per le strade. In questo momento, l’uomo prende una decisione estrema: decide di forzare l’ingresso nella casa della donna per esplorarne i segreti.

Ciò che distingue questo cortometraggio è la sua straordinaria fotografia, ricca di colori saturi e illuminata da luci al neon. Questa scelta estetica contribuisce a creare un’atmosfera completamente surreale, un mondo fuori dal comune. Gli attori protagonisti interpretano i loro ruoli in modo convincente, portando a schermo la complessità di questa relazione ossessiva.

“The Year of the Dog” abbraccia elementi stilistici che richiamano il maestro David Lynch e occasionalmente evoca la profonda solitudine esistenziale del protagonista Travis di “Taxi Driver”. Inizialmente, sembra essere un film orientato verso il mistero e l’ossessione erotica, ma il suo percorso narrativo prende una svolta sorprendente nel finale, culminando in un climax scioccante che lascia il pubblico senza parole.

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La guerra a Cuba (2019)

La guerra a Cuba (2019) è un film drammatico italiano diretto da Renato Giugliano e interpretato da Elisabetta Cavallotti, Younes El Bouzari, Marco Mussoni e Luigi Monfredini. La pellicola è ambientata in una piccola città italiana e racconta la storia di cinque personaggi le cui vite si intrecciano nella settimana precedente a una sparatoria di massa durante la festa patronale della città.

Man mano che il film avanza, i personaggi si confrontano con una serie di sfide, sia personali che sociali. Maria si confronta con la morte e la solitudine, Mohammed lotta per trovare il suo posto nel mondo, Marco si sente impotente di fronte alla violenza, Luigi si trova di fronte al fallimento e Laura si sente sopraffatta dalla responsabilità della maternità.

La guerra a Cuba è un film potente che esplora temi come la violenza, l’immigrazione, l’identità e la crisi economica. Il film è stato acclamato dalla critica e ha ricevuto diversi premi, tra cui il premio per il miglior regista al Festival del Cinema di Ischia.

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Mistero di un impiegato (2019)

Mistero di un impiegato (2019) è un film italiano diretto da Fabio Del Greco. Il film è interpretato da Fabio Del Greco, Chiara Pavoni, Roberto Pensa, Lucia Batassa, Roberto Rossetti, Flavia Coffari, Umberto Canino e Giuseppe Lorin.

Il film racconta la storia di Giuseppe Russo, un impiegato di mezza età che vive una vita apparentemente normale. È sposato, ha una figlia, un lavoro stabile e un appartamento in città. Tuttavia, la sua vita viene sconvolta quando incontra un misterioso vagabondo che gli consegna dei vecchi nastri video in cui è filmato fin da piccolo, ma di cui non ricorda nulla.

Il film è un thriller psicologico che esplora temi come la memoria, l’identità e il controllo. È stato accolto con recensioni positive dalla critica, che ha elogiato le interpretazioni e la regia.

Un film indipendente da non perdere, tra fantascienza e dramma esistenziale, che tratta temi importanti come quello del controllo delle masse e l’uso della tecnologia a fini di controllo. Un film distopico ispirato dall’opera “orwelliana” e dalla realtà osservata negli ultimi anni sul complesso sul controllo sociale digitale con potenti immagini del passato del protagonista, interpretato dallo stesso regista, a varie epoche della sua vita: immagini girate nell’arco di circa 30 anni di attività da filmmaker del regista Fabio Del Greco, utilizzate qui per la prima volta.

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2 Sotto zero (2019)

Rusty, un poeta tormentato dalla perdita della sua amata Alice, cerca conforto nei paesaggi desolati e innevati di una remota cittadina americana.

Dopo aver venduto tutto ciò che possedeva nella sua casa precedente, Rusty acquista un camper e intraprende un viaggio di auto-esplorazione, sperando di trovare pace in mezzo alla vasta distesa della natura selvaggia ghiacciata. Tuttavia, il suo tormento interiore persiste, e fatica ad accettare la partenza di Alice dalla sua vita. Il suo ricordo lo tormenta, e si aggrappa alla sua presenza attraverso un manichino femminile che tiene vicino a sé.

Nel solo negozio della tranquilla cittadina, Rusty incontra Babs, Fran e Ruth-Ann, un trio di donne che si riuniscono regolarmente all’ingresso. La presenza di Rusty risveglia i loro desideri e le loro ambizioni, in particolare per una scrittrice alle prime armi che sogna di pubblicare il suo romanzo d’esordio con il suo aiuto.

Tim Cash intreccia magistralmente elementi di umorismo e grottesco in questa storia, ambientata sullo sfondo di un paesaggio innevato. L’abbandono di Alice da parte del protagonista, un dramma nascosto sepolto nel profondo della narrazione, si dispiega gradualmente. Questo approccio alla narrazione, che ricorda il precedente film di Cash “The Astronot”, in cui il repentino passaggio dalla commedia alla tragedia sorprende gli spettatori, si rivela ancora una volta accattivante.

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Oro & Piombo (2020)

Oro & Piombo (2020) è un film western italiano diretto da Emiliano Ferrera. Il film è interpretato da Yassmin Pucci, Piero Olivieri, Tiziano Carnevale, Benny Lo Monaco, Alessandro Ostili, Philippe Boa, Claudio Gregori, Sofia Ferrera, Valerio Rota Vega, Renny Zapato.

Clare Peralta è una donna giovane e coraggiosa che vive in un piccolo villaggio del West italiano. La sua vita viene sconvolta quando la sua famiglia viene uccisa durante una rapina. Clare decide di vendicarli e si mette in viaggio per trovare i responsabili.

Un film indipendente spettacolare come un film di un grande Studio è qualcosa di raro. Un sentito omaggio al cinema di Sergio Leone con un cast eccezionale, un’ottima fotografia e una ricostruzione scenografica che non ha nulla da invidiare ai western più famosi.

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Casa Occupata (2020)

Una grande stanza, un pianista solitario, una misteriosa presenza e il mondo fuori, entro strade solitarie, attorno a una piscina, lungo un fiume, sempre lei, ancora lei. Vacui ricordi di una storia d’amore. Un assiduo gioco di specchi attende l’uomo, quando a bussare alla sua porta sarà una strana donna fin troppo somigliante all’anima che dimora nella sua casa. 

Un’opera poetica dalla struttura linearmente intellegibile che si rifà all’immaginario dei film gotico-romantici, della vita oltre la morte e dell’amore oltre ogni concreto ostacolo al vivere, con al centro il suo indissolubile mistero e la caducità dell’amore terreno, il senso di appartenenza alla propria dimora e il desiderio di evadere dagli attanaglianti ricordi del passato che ti legano ancora al presente.

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Nika (2020)

Il film “Nika” segue la storia di una giovane donna di Los Angeles che ha perso entrambi i genitori in un incidente stradale. Nonostante abbia intrapreso una carriera come modella, Nika sente un vuoto nell’esistenza e il peso del tempo che passa.

Nonostante abbia studiato in diversi campi artistici, non ha raggiunto il successo che sperava e la sua amica, diventata una popolare star, non sembra felice. Nika, in preda alla disperazione finanziaria, affronta una scelta di vita che potrebbe riscattarla o rovinarla: diventare una escort.

Il film rappresenta un mondo di fragilità e personaggi che cercano un senso in una società che sembra ostile. La regista Leilani Amour Arenzana, attraverso accensioni surrealiste ed oniriche, racconta la storia di personaggi prigionieri in una trappola “occidentale”, dove i vizi, le fragilità psicologiche e il materialismo prendono il sopravvento. Nika è un film che mescola dramma e romanticismo, raccontando un periodo di trasformazione e redenzione per la protagonista.

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The Hollywood Tour (2020)

The Hollywood Tour è un film del 2020 diretto da Austin Spies. Il film racconta la storia di un giovane senza fissa dimora che incontra una guida turistica su Hollywood Blvd. Il film è stato girato a Los Angeles, California. Il cast del film includes John Davenport, Hannah Fournier, e Sean Spies.

Gus è un giovane americano che fugge di casa dopo aver litigato con i genitori. Si ritrova a vivere per strada, senza fissa dimora, e inizia a fumare erba e dormire in un parco. Un giorno, incontra Cedar, un ragazzo più grande di lui che vende biglietti ai turisti per i tour di Hollywood.

Cedar è anche senzatetto e dorme in macchina. I due ragazzi iniziano a parlare e scoprono di avere molto in comune. Entrambi sono fuggiti di casa, entrambi sono senzatetto e entrambi cercano di sopravvivere in una città che è troppo costosa per loro.

Il film “The Hollywood Tour” è un esempio di cinema verità. È girato esclusivamente con uno smartphone, senza attori professionisti, senza fotografia né alcun tipo di artificio. Il regista si limita a filmare con rigore quello che accade e a montare le scene interferendo il meno possibile con gli eventi che fluiscono. Il risultato è un film crudo e realistico, che ci porta dentro le strade di Hollywood e la lotta per la sopravvivenza di due giovani.

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Il metodo Kempinsky (2020)

La strada è fatta d’acqua, la destinazione è falsamente ignota: le immagini dell’atipico road movie di Federico Salsano rapiscono lo sguardo e seducono la mente. Un viaggio attraverso l’oceano che diventa la metafora del viaggio della vita. Un flusso di pensieri ossessivo, ironico, intimo che è una confessione dei dubbi e delle trame irrisolte di un’intera esistenza. Lo sbarco a Cuba come un naufrago, nudo, in fuga dai conflitti dell’Occidente. E la ricerca finale di quel senso che sembra sfuggire continuamente. Ma c’è davvero un senso? Un film metafisico e spirituale costruito come un flusso di coscienza con splendide immagini oniriche, che non si prende troppo sul serio ma che non rifiuta di affrontare il dramma dell’esistenza umana. Uno dei migliori film indipendenti italiani del 2020, forse del decennio.

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Corona Days (2020)

Realizzato durante il lockdown è uno tra i migliori film indipendenti, da vedere assolutamente per il suo stile molto originale e diverso da come intendiamo il cinema in senso tradizionale. Girato in presa diretta con la realtà, in parte finzione, in parte documentario, con un alto grado di costruzione cinematografica a scatole cinesi, genuino e istintivo, una specie di “cinediario” sulla solitudine e sulla perdita, che diventa anche riflessione sulla libertà personali.

Il protagonista, interpretato dallo stesso regista Fabio Del Greco, si trova bloccato in casa da solo durante il lockdown. E’ un momento di riflessione interiore sulla propria vita, sulla perdita del padre, sui cambiamenti della società intorno a lui. Un momento anche di uscite trasgressive per fare passeggiate nella pineta dietro casa che sembrano pedinamenti di un film di azione, ricerca impossibile di un bar aperto per prendere un caffè, simbolo della socialità perduta.

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Lo specchio e la canaglia (2020)

Regista, sceneggiatore e scenografo, compositore della colonna sonora, tecnico del montaggio e della post-produzione, infine attore protagonista, Valerio De Filippis realizza un film indipendente misterioso che non assomiglia a nessun altra rivisitazione di Riccardo III. Folle, pittorico, frammentato, libero.

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Oltre le nostre vite (2021)

Oltre le nostre vite (2021) è un film italiano diretto da Fabio Martorana e interpretato da Francesca Aledda, Paola Lavini, Ketty Roselli, Domenico Rolando Astone, Cristiano Mariani, Arianna Piattelli, Marzia Pichi e Riccardo D’Acunto. Il film è uscito nelle sale italiane il 1 gennaio 2021 ed è stato distribuito da Running TV.

La storia segue Alex e Claire, due persone che hanno qualcosa in comune: entrambi hanno dei sogni ricorrenti e dei ricordi inquieti. I due si incontrano per caso e, tra loro, inizia a nascere una storia d’amore. Tuttavia, i loro sogni e i loro ricordi sembrano essere collegati in qualche modo, e questo inizia a metterli in pericolo.

Il film è un thriller psicologico che esplora i temi del sogno, della memoria e della realtà. La regia di Martorana è efficace nel creare un’atmosfera di suspense e mistero, e le interpretazioni degli attori sono convincenti.

Alex è uno psicanalista che ha un incubo ricorrente in cui vede una donna che viene uccisa. Claire è una giovane donna che è tormentata da ricordi di un’infanzia difficile. I due si incontrano per caso e, tra loro, inizia a nascere una storia d’amore. Tuttavia, i loro sogni e i loro ricordi sembrano essere collegati in qualche modo, e questo inizia a metterli in pericolo.

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The Offline (2022)

Italia, durante la durata del Covid-19. Matteo Rovere ha più di quarant’anni, è paranoico, ipocondriaco e risiede in un piccolo appartamento con la sua vecchia mamma, affrontando le sue giornate noiose in modo compulsivo. Esce davvero poco, e anche quando esce per fare la spesa o per acquistare sigarette, decontamina ogni singolo prodotto un certo numero di volte. Non entra in casa a meno che non si sia tolto le scarpe e non sia completamente svestito. Non si tocca nemmeno il viso senza prima essersi lavato completamente le mani. Insomma, la sua vita è diventata un incubo.

Vincitore di molti premi nei festival di tutto il mondo The Offline è una produzione low-budget del tutto indipendente realizzata grazie all’entusiasmo e anche alla dedizione di un team di giovani artisti, un film onesto e realistico, al di fuori delle logiche del mercato cinematografico commerciale. Una piccola gemma indipendente, interamente girata ad Ischia, con un cast per lo più di gente del posto.

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L’ardore dei timidi (2022)

L’ardore dei timidi è un film corale, che interseca diverse storie nell’hinterland napoletano, rappresentato in una curiosa sospensione tra tragedia e boutade. Cinque storie, cinque piccoli universi: Mario, la ragazza, il barbone, la luce, il mare, la collina, Sergio il giornalista, le solitudini di Eugenia, Cristiana e Alessandra, una famiglia che si confronta con la terra, il lavoro e la propria storia. Lelio e Sandra che si scontrano sulla visione di un futuro rivoluzionario.

L’Ardore dei Timidi possiede uno sguardo slanciato su un orizzonte che scavalca l’ego. I timidi non sono sotto i riflettori, sono all’angolo dell’inquadratura, vivono un po’ fuori dal tempo, non fanno notizia, ma quando vengono colti dai loro ardori seminano dei germogli di vitalità che fanno ben sperare, e forse ci fanno ritrovare la rotta perduta in questo mondo dove spesso contano solo la forma e l’apparenza e i contenuti hanno scarso peso.

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Fabio Del Greco

Fabio Del Greco

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