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30 film indipendenti italiani e internazionali da vedere assolutamente

Indice dei contenuti

Cosa sono i film indipendenti?

Un film indipendente, anche definito film indie, è un film prodotto senza l’intervento di una grande casa di produzione, prodotta in modo completamente autonomo da tutti i grandi Studios. I film indipendenti vengono spesso descritti come originali e anticonvenzionali. Ma in questa definizione ci sono innumerevoli ambiguità e sfumature.

Il mondo del cinema indipendente è un mondo complesso, che rispecchia lo sviluppo dell’Industria cinematografica e della società. L’indipendenza Infatti è una modalità di pensare ed agire, che si può trovare a vari livelli sia nel cinema che nella vita. Indipendenza finanziaria, Indipendenza delle idee, Indipendenza di azione, Indipendenza dai canoni e dalle mode dominanti. 


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Come nascono i film indie

Quasi tutti i film che hanno sperimentato e sviluppato il linguaggio cinematografico fin degli albori del cinema sono stati film indie. il cinema industriale si è preoccupato più che altro di selezionare quello che funzionava per proporlo con il suo potere distributivo ad un pubblico più vasto, senza mai rischiare grandi budget per qualcosa che non fosse già stato collaudato dal cinema indipendente.

Tutti i pionieri del cinema di inizio secolo, tutte le avanguardie ed i movimenti che hanno cambiato la storia dei film erano film indipendenti. Le storie, i personaggi, ma soprattutto i linguaggi che i film indipendenti e sperimentali hanno potuto scoprire sono stati fondamentali in periodi dove sembrava che il business delle immagini in movimento producesse copie di film tutte uguali.

I film indipendenti ed il fenomeno del cinema indipendente nasce con l’invenzione del cinema. Un certo numero di inventori e produttori dei primi proiettori e sistemi di ripresa cinematografici operavano all’ombra dei grossi gruppi. Questi gruppi, la Edison, la Biograph e la Vitagraph, detenevano il potere ed i brevetti necessari per monopolizzare l’industria cinematografica. Appena qualche inventore indipendente riusciva a creare apparecchi migliori dei loro lo neutralizzavano con azioni legali. 

L’obiettivo era quello di detenere il controllo assoluto del settore per massimizzare i loro profitti. Il cinema indipendente diventò quindi agli inizi del 900 una sorta di lotta romantica contro i giganti del monopolio come la Patents company. Questa società monopolistiche però si coalizzarono e confluirono tutte nella creazione di Hollywood, che da quasi un secolo è un conglomerato di Studios che gestiscono il controllo delle sale cinematografiche e della distribuzione negli Stati Uniti e nel resto del mondo. 

I film indipendenti, agli albori del cinema, erano indirizzati alla nicchia delle città di provincia degli Stati Americani che non erano sempre raggiunti dalle produzioni mainstream. Oppure indirizzati ad un preciso gruppo etnico come quello degli uomini di colore. Oppure ad una certa sottocultura giovanile che veniva trascurata dai film mainstream. 

Diverse invenzioni provenivano dagli inventori indipendenti che operavano nelle sale cinematografiche che non erano controllate dagli Studios. Ad esempio lo schermo panoramico, e più tardi, negli anni cinquanta, il cinema tridimensionale. 

Delle creazioni di Hollywood in poi la dialettica tra film ad alto budget e cinema indipendente diventa continua. Alcuni autori iniziano da indipendenti e poi entrano a lavorare negli studi di Hollywood. Altri fanno il percorso opposto e decidono di avere una maggiore libertà espressiva dopo i primi film. Anche gli attori famosi lavorano ad entrambe le tipologie di film, che in certi casi si confondono tra loro. 

Produttori come David Selznick e Sam Goldwin capiscono che produrre anche film indipendenti, disponendo già delle risorse di un grande studio, può essere un’attività interessante. La più importante battaglia contro i grandi Studios fu fatta dalla United Artist una compagnia di distribuzione creata da Mary Pickford, Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e D. W. Griffith. Il successo del produttore Selznick nel cinema indipendente fece intuire che le cose sarebbero presto cambiate. 


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Lo sviluppo della produzione dei film indipendenti

A partire dagli anni 50 infatti la catena di montaggio industriale di Hollywood incomincia a concedere i lavori a produttori e registi indipendenti esterni, lasciando più spazio alla creatività. Questo modo di lavorare ha dato vita ad un cinema indipendente ibrido, creato dalla collaborazione tra grandi Studios e piccole società indipendenti. Molti Blockbuster sono prodotti da società indipendenti con la collaborazione degli Studios. 

Il fenomeno del cinema indipendente è aumentato notevolmente negli ultimi 30 anni grazie alle tecnologie video e digitali. Si tratta ormai di un universo sconfinato che vive accanto al cinema mainstream di Hollywood. Mentre Hollywood e le altre cinematografie industriali dei vari paesi occidentali producono ogni anno un piccolo numero di film il cinema indipendente e una galassia sterminata che arriva realizzare più di 5000 film annuali. 

Ma di che film si tratta? Qual è il minimo comune denominatore dei film indipendenti? E’ difficile rispondere a questa domanda. Ogni film indipendente ha una sua personalità. Ogni regista indipendente ha le sue motivazioni creative. Di sicuro il cinema Indipendente è lo specchio dell’indipendenza nella vita quotidiana. Il film indipendente si pone spesso come critica al sistema dominante, come film alternativo dotato di maggiore sensibilità e creatività. 

Così come nella vita ci sono cittadini che mettono in discussione i dogmi e le verità dei sistemi di informazione dominante, che non abbassano la testa alle assurdità del potere e che vogliono ragionare con la propria testa, allo stesso modo il cinema indipendente è fatto di filmmakers e persone che vogliono realizzare qualcosa che va aldilà degli standard del cinema che si sottomette all’omologazione commerciale

I generi dei film indipendenti

Roger_Corman

I generi dei film però possono essere i più vari: c’è il filmmaker che realizza un film intimo come un diario personale che sarebbe impossibile girare nell’industria cinematografica. C’è il regista che usa il cinema indipendente per dare vita alle sue idee sociali e politiche, senza seguire la tortuosa strada della ricerca dei grandi finanziamenti. 

C’è il regista che si sente parte di una comunità e vuole raccontare quella comunità attraverso il suo documentario. C’è il regista che si spinge nei territori del cinema sperimentale e dell’avanguardia con l’intenzione di destrutturare il linguaggio e rinnovarlo. E c’è anche il cinema indipendente che nasce con intenti puramente commerciali, il cinema di exploitation, o la produzione di B movie come quelli del regista americano che più di ogni altro ha saputo trasformare i film indie in prodotti redditizi: Roger Corman

Insomma il cinema Indipendente è una galassia straordinaria, molto più complessa, eterogenea e stratificata del cinema mainstream. Potresti passare una vita intera a scoprire le cinematografie indipendenti dei vari paesi del mondo ed i loro autori, spesso sconosciuti. E rimarresti impressionato dalla qualità dei film, spesso non accompagnata da altrettanta notorietà.

Il cinema indipendente americano

John Cassavetes

Negli anni 60 nasce una tendenza del cinema indipendente artistica e di avanguardia. E’ la New Wave americana che ha il suo movimento corrispondente in vari paesi del mondo come la Nouvelle Vague francese e la New Wave iraniana. Il capostipite di questo movimento begli Stati Uniti è John Cassavetes, che realizza il suo primo film degli anni 60, Ombre

La caratteristica di questo tipo di film è l’ambientazione realistica e la centralità dei personaggi, spesso interpretati da persone comuni. Insieme alla sperimentazione di un linguaggio libero e nuovo. Cineasti come Maya Deren e Stan Brakhage cercano invece una via più sperimentale e underground, lontana dalla narrazione. 

Questo tipo di cinema contamina lentamente la mentalità di Hollywood nel corso del tempo. Negli anni 70 il sistema industriale e sull’orlo del baratro finanziario, il suo meccanismo produttivo non funziona più, I film costano troppo e non sono in grado di recuperare la spesa con gli incassi. È proprio il cinema indipendente a salvare il cinema industriale. 

Film come La notte dei morti viventi, Halloween, L’ultimo uomo sulla Terra e molti altri di genere horror riscossero un enorme successo finanziario. Film della controcultura giovanile come Easy Rider fecero comprendere ad Hollywood l’importanza la grandezza di questi fenomeni. Il cinema indipendente mostrò ad Hollywood la forza di un linguaggio spesso scabroso, violento, erotico, come ad esempio nel cinema di Russ Meyer

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Negli anni 70 Hollywood si mise ad imitare alcuni film indipendenti di grande successo con versioni più costose. Come ad esempio nel caso de L’Esorcista di William Friedkin e de Lo squalo di Steven Spielberg. In quegli anni Hollywood capì la richiesta del pubblico di film indipendenti e riuscì a riconquistare quella fetta di mercato, lasciando di nuovo le briciole alle produzioni indipendenti. 

Ciò non accadde nel settore artistico e d’avanguardia, il fenomeno della cosiddetta rinascita di Hollywood. Registi indipendenti portatori di linguaggi ed estetiche originali come Martin Scorsese e Robert Altman diedero vita alla Nuova Hollywood. Fu però un episodio di breve durata è relegato al circuito dei Festival. Negli anni 80 Hollywood e la politica di destra si riafferma con prepotenza, riconquistando mercato e consensi. Scorsese, Altman e molti altri iniziarono a lavorare per i dipartimenti di cinema d’essai delle Major hollywoodiane. 

I film indipendenti europei

In Europa le cose stanno diversamente. Film indie è una definizione popolare soprattutto negli Stati Uniti, ma il termine è più ambiguo in Europa. Gli studi di grandi dimensioni sono pochi, le televisioni e i finanziamenti dei singoli stati sono i maggiori produttori di film. Si potrebbe affermare che il 90% dei film Europei, come una grande parte dei film statunitensi, sono piccoli film indie con budget modesti che potrebbero essere definiti tranquillamente film indipendenti negli Stati Uniti.

Secondo questa definizione di film indipendenti i più famosi autori Europei, e molti americani, conosciuti in tutto il mondo, sono dei registi indipendenti. Certi canali di streaming, ad esempio, inseriscono nomi come Woody Allen, Martin Scorsese nella categoria film indie. La realtà è ben diversa. All’interno di questa generica categoria, da cui potremmo escludere solo i blockbusters di Hollywood, esistono i film indie “veramente indipendenti”, cioè realizzati in modo artigianale o, per quelli più riusciti potremmo dire “allo stato dell’arte” con budget minimi e quasi inesistenti.

Film indie, la nuova frontiera del cinema digitale

Dagli anni 80 in poi il cinema indipendente è cresciuto moltissimo grazie alla tecnologia video, ma ha avuto un aumento esponenziale dagli inizi degli anni 2000 con il digitale e le sofisticate fotocamere compatte che garantiscono oggi una qualità simile a quella delle produzioni mainstream.

Ad esse si sono aggiunti software digitali di montaggio come Adobe Premiere, Final Cut e altri che offrono la semplicità dell’editing classico e incredibili potenzialità di post-produzione dell’immagine, del colore, del sonoro e degli effetti speciali.

L’unico mercato in cui i film indipendenti sono stati sempre presi molto seriamente è quello statunitense, dove l’occhio delle grandi produzioni è stato sempre puntato sui film indie con piccolo budget, con talent scout sempre in cerca di nuovi progetti potenzialmente interessante per un pubblico più vasto. Molti studi, infatti, hanno creato dei dipartimenti esclusivamente dedicati al cinema d’autore e indipendente, allargando il loro target anche a quella nicchia di pubblico.

Guarda il video del regista Fabio Del Greco che spiega la sua visione sulle nuove possibilità di realizzazione e distribuzione dei film indipendenti nell’era della tecnologia digitale.

I migliori film indipendenti italiani

Secondo la definizione standard i film italiani sono tutti film indipendenti, semplicemente per il fatto che il cinema mainstream e i blockbuster non esistono! Fatte le dovute eccezioni per i più noti comici di cinepanettoni e company. Ma per il “vero” cinema indipendente le cose stanno in modo molto diverso, e la produzione è molto vivace.

Non c’è dubbio: i film indipendenti italiani stanno vivendo una stagione di grande creatività e fermento. Forse grazie alle nuove tecnologie digitali che hanno reso la realizzazione di un film indie possibile al di fuori delle dinamiche classiche di produzione cinematografica, che in Italia sono in esclusiva di chi vive all’interno di una determinata casta.

Forse perché viviamo in un periodo dove nel nostro paese esistono conflitti che generano una forte esigenza di esprimersi, le opere del cinema indipendente italiano, al contrario di quelle del cinema mainstream che sembrano riscuotere sempre meno interesse, sono tra le più sorprendenti del panorama internazionale.

Ma un avviso è d’obbligo: non sono certo dei film per chi pensa ancora al cinema come un prodotto spettacolare di alta confezione con attori conosciuti, ma prodotti pensati e realizzati in modo profondamente diverso e nuovo, spesso realizzati senza alcun budget, molto lontani da quello che siamo abituati a vedere nelle sale. Un po’ come è profondamente diverso andare a vedere uno spettacolo circense o entrare in una galleria d’arte moderna.


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Film indipendenti da vedere assolutamente

Ecco una lista di film indipendenti italiani da vedere assolutamente (non è una classifica).

Il metodo Kempinsky, di Federico Salsano – 2020.

La strada è fatta d’acqua, la destinazione è falsamente ignota: le immagini dell’atipico road movie di Federico Salsano rapiscono lo sguardo e seducono la mente. Un viaggio attraverso l’oceano che diventa la metafora del viaggio della vita. Un flusso di pensieri ossessivo, ironico, intimo che è una confessione dei dubbi e delle trame irrisolte di un’intera esistenza. Lo sbarco a Cuba come un naufrago, nudo, in fuga dai conflitti dell’Occidente. E la ricerca finale di quel senso che sembra sfuggire continuamente. Ma c’è davvero un senso? Un film metafisico e spirituale costruito come un flusso di coscienza con splendide immagini oniriche, che non si prende troppo sul serio ma che non rifiuta di affrontare il dramma dell’esistenza umana. Uno dei migliori film indipendenti italiani del 2020, forse del decennio.

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Guarda Il metodo Kempinsky


Corona days, di Fabio Del Greco – 2020.

Realizzato durante il lockdown è uno tra i migliori film indipendenti, da vedere assolutamente per il suo stile molto originale e diverso da come intendiamo il cinema in senso tradizionale. Girato in presa diretta con la realtà, in parte finzione, in parte documentario, con un alto grado di costruzione cinematografica a scatole cinesi, genuino e istintivo, una specie di “cinediario” sulla solitudine e sulla perdita, che diventa anche riflessione sulla libertà personali. Il protagonista, interpretato dallo stesso regista Fabio Del Greco, si trova bloccato in casa da solo durante il lockdown. E’ un momento di riflessione interiore sulla propria vita, sulla perdita del padre, sui cambiamenti della società intorno a lui. Un momento anche di uscite trasgressive per fare passeggiate nella pineta dietro casa che sembrano pedinamenti di un film di azione, ricerca impossibile di un bar aperto per prendere un caffè, simbolo della socialità perduta.

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Sàmara

Luis, un giovane saltimbanco sensibile e fantasioso, va in cerca della mitica città di Sàmara, dove si dice che la gente viva felicemente d’arte e tutti gli artisti vengano trattati come re e celebrati per il loro talento. Sulla strada incontra Rosita, una ballerina di cui si innamora, e Morito, un ragazzo figlio di artisti di strada in cerca del suo destino. Ispirato dal cinema di Pasolini e di Fellini, il film di Massimo D’Orzi è un viaggio simbolico attraverso i labirinti del nostro mondo interiore, alla ricerca della purezza.

Appennino, di Emiliano Dante – 2017

Un diario cinematografico sulla ricostruzione dell’Aquila. Un percorso intimo e ironico, lirico e geometrico, dove il racconto della vita in un’area sismica diviene lo strumento per riflettere sul senso stesso del fare cinema. Un film indipendente da vedere assolutamente per l’identificazione totale del regista Emiliano Dante tra vita e cinema, tra esperienza esistenziale e creazione artistica.

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Abacuc, di Luca Ferri – 2015

Abacuc film indie da non perdere, estremamente sperimentale, di avanguardia, che sfida lo spettatore con invenzioni uniche attraverso la quotidianità di un surreale personaggio che non si dimentica facilmente. Il regista Luca Ferri realizza un film sull’architettura e su ripetizioni ottiche e sonore ossessive, dadaiste, che sfidano apertamente lo spettatore e lo invitano ad una visione non convenzionale particolarmente riuscita.

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Festa, di Franco Piavoli – 2018

Il maestro del cinema di poesia Franco Piavoli, autori di capolavori del migliore cinema indipendente come “Il pianeta azzurro” e “Voci nel tempo”, torna a filmare la quotidianità di un paese nel giorno di festa. Franco Piavoli, autore dell’opera “La terra azzurra”, torna in regia per registrare la “notte del giorno di festa”, tra Leopardi e Pascoli. Cosa rappresenta, dal punto di vista materiale oltre che simbolico? Non richiede nessun tipo di orpelli, Festa, e arriva dritta nel cuore dello spettatore senza stratificazioni, senza alcun tipo di deviazione dal corso, senza alcuna aggiunta. Cinema lirico e di poesia di un regista che ha sempre vissuto e lavorato lontano dall’industria cinematografiche. Non c’è niente di più lontano dal cinema del cinema indipendente di Franco Piavoli.

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Tides, di Alessandro Negrini – 2018

Un fiume in Irlanda protagonista, con le sue maree e con la voce da una giovane attrice. Uno dei migliori film indipendenti degli ultimi anni, da non perdere, magico, poetico, dove le immagini del regista Alessandro Negrini, italiano che vive a Dublino, ci trasportano nei territori del sogno. L’autenticità delle immagini e del vissuto dell’autore tracciano anche qui una notevole lontananza dai codici estetici e narrativi del cinema mainstream.

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Lo specchio e la canaglia, di V. De Filippis – 2020

Regista, sceneggiatore e scenografo, compositore della colonna sonora, tecnico del montaggio e della post-produzione, infine attore protagonista, Valerio De Filippis realizza un film indipendente misterioso che non assomiglia a nessun altra rivisitazione di Riccardo III. Folle, pittorico, frammentato, libero.

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Mancanza purgatorio, di Stefano Odoardi – 2016

Immagini insolite e potenti, un film indipendente enigmatico da vedere assolutamente, un percorso onirico tra anime semi-dannate in attesa. Ispirato da Omero, Paul Éluard, Allen Ginsberg. Stefano Odoardi compone un’Odissea densa di echi.

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Guarda Mancanza-Purgatorio


Mistero di un impiegato, di Fabio Del Greco – 2019.

Un film indipendente da non perdere, tra fantascienza e dramma esistenziale, che tratta temi importanti come quello del controllo delle masse e l’uso della tecnologia a fini di controllo. Un film distopico ispirato dall’opera “orwelliana” e dalla realtà osservata negli ultimi anni sul complesso sul controllo sociale digitale con potenti immagini del passato del protagonista, interpretato dallo stesso regista, a varie epoche della sua vita: immagini girate nell’arco di circa 30 anni di attività da filmmaker del regista Fabio Del Greco, utilizzate qui per la prima volta.

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Oro & Piombo, di Emiliano Ferrera – 2020.

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Un film indipendente spettacolare come un film di un grande Studio è qualcosa di raro. Un sentito omaggio al cinema di Sergio Leone con un cast eccezionale, un’ottima fotografia e una ricostruzione scenografica che non ha nulla da invidiare ai western più famosi.

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Casa Occupata, di Federico Mattioni – 2020

Una grande stanza, un pianista solitario, una misteriosa presenza e il mondo fuori, entro strade solitarie, attorno a una piscina, lungo un fiume, sempre lei, ancora lei. Vacui ricordi di una storia d’amore. Un assiduo gioco di specchi attende l’uomo, quando a bussare alla sua porta sarà una strana donna fin troppo somigliante all’anima che dimora nella sua casa. 

Un’opera poetica dalla struttura linearmente intellegibile che si rifà all’immaginario dei film gotico-romantici, della vita oltre la morte e dell’amore oltre ogni concreto ostacolo al vivere, con al centro il suo indissolubile mistero e la caducità dell’amore terreno, il senso di appartenenza alla propria dimora e il desiderio di evadere dagli attanaglianti ricordi del passato che ti legano ancora al presente.

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Giorno 122, di Fulvio Ottaviano, Stefano Soli – 2016

Un gruppo di sopravvissuti a un incidente ferroviario si ritrova isolato sull’Appennino tosco-emiliano. Dopo aver atteso invano i soccorsi, i superstiti si mettono in cammino nella foresta innevata, alla ricerca di viveri e di un riparo. Ma cosa sono quelle strane strisce arancio che solcano il cielo? “Giorno 122” è un occhio puntato sull’animo umano: egoismo, brutalità e interessi personali portano il pianeta al collasso e l’uomo ritorna la belva delle origini.

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Il gigante pidocchio, di Paolo Santangelo – 2018

Gaspare è un uomo alto, imponente, le braccia grosse da pastore e una faccia simpatica. Ha cominciato a fare il pastore a 14 anni e da allora non ha più smesso, neppure nei giorni di festa. D’altronde la sua filosofia di vita è fare, agire, essere in continuo movimento. Immobilità e azione, inerzia ed energia, la speranza in un futuro migliore e il duro ritorno alla realtà quotidiana. In questi territori Paolo Santangelo racconta la sua particolare storia con lo stile della docufiction, dipingendo il ritratto sfuggente di un uomo che si definisce un gigante fra i pidocchi.

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La finestra di Alice

Gabriele, traduttore e aspirante scrittore, ha appena ereditato un appartamento di cui non riesce a sostenere le spese. Si trova così costretto ad affittare una stanza a uno spagnolo di nome Fabio Fernandez il quale, a poco a poco, gli invade la vita.

La finestra di Alice è il terzo film del regista Carlo Sarti. Una storia di amicizia tra l’introverso Gabriele e il carismatico Fabio con una notevole sensibilità nel descrivere in modo empatico i dettagli di esistenze precarie.

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Il resto dei miei occhi

Claudia Cattelan sta preparando un film per il cinema, un progetto piuttosto insolito tra realtà e finzione. Nella fase di preparazione del film incontra e fa molti provini per cercare gli attori giusti per i suoi personaggi, ma non riesce a trovare ciò che cerca. Si sposta a Rotterdam per trovare delle location. Lì incontra un attore francese, a cui propone il ruolo di protagonista.

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The Offline

Italia, durante la durata del Covid-19. Matteo Rovere ha più di quarant’anni, è paranoico, ipocondriaco e risiede in un piccolo appartamento con la sua vecchia mamma, affrontando le sue giornate noiose in modo compulsivo. Esce davvero poco, e anche quando esce per fare la spesa o per acquistare sigarette, decontamina ogni singolo prodotto un certo numero di volte. Non entra in casa a meno che non si sia tolto le scarpe e non sia completamente svestito. Non si tocca nemmeno il viso senza prima essersi lavato completamente le mani. Insomma, la sua vita è diventata un incubo.

Vincitore di molti premi nei festival di tutto il mondo The Offline è una produzione low-budget del tutto indipendente realizzata grazie all’entusiasmo e anche alla dedizione di un team di giovani artisti, un film onesto e realistico, al di fuori delle logiche del mercato cinematografico commerciale. Una piccola gemma indipendente, interamente girata ad Ischia, con un cast per lo più di gente del posto.

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Film indipendenti internazionali

Enclave

Entrando nel conflitto, le forze della NATO amministrano il territorio per mantenere la pace. Il territorio in cui vive la piccola Nenad è quello dei serbi all’interno di una regione a maggioranza albanese. Tre ragazzi controllano le sue attività quotidiane, tra cui Bashkim, la cui famiglia si sta preparando a celebrare un matrimonio.

Indubbiamente un ottimo film, Enclave si chiede se sia possibile un connubio civile tra le nuove generazioni, tra giovani che giocano ancora tra le macerie della guerra, pensando che gli adulti non siano in grado di dialogare. Candidato all’Oscar per la Serbia come miglior film in lingua straniera nel 2015, vincitore del Bergamo Film Meeting 2016.

Irene in Time

Un papà scomparso da tempo incide sulla vita di sua figlia, Irene. Irene parla di suo padre, ricorda la sua giovinezza, associa i suoi vecchi amici e esce anche con uomini con cui vuole riempire il vuoto della sua vita. Ma i suoi incontri sono una serie di fallimenti.

“Irene in Time” fa parte della “Trilogia delle donne” di Jaglom sui problemi delle donne. Girato con il consueto stile di improvvisazione recitativa del regista indipendente californiano, i personaggi e la loro umanità sono al centro di Irene In Times, un film recitato in modo autentico, interessante, fresco, diverso dalla recitazione dei film industriali.

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Hollywood Dreams

L’aspirante attrice Margie Chizek cerca la celebrità ad Hollywood. Viene respinta dall’ambiente del cinema, si innamora, scopre gli inganni dietro il mondo della pubblicità dei film e comprende meglio la sua identità. Salvata dalla rovina da un produttore gentile, Margie riesce ad entrare nel mondo dei ricchi di Hollywood e si innamora di un giovane attore, che sta costruendo la sua carriera fingendo di essere gay. 

Hollywood Dreams di Henry Jaglom è un film sovversivo, una satira di un’industria che si basa sull’inganno. Realizzato ispirandosi alla libertà produttiva e all’improvvisazione degli attori del cinema indipendente di John Cassavetes, più rigoroso ed emozionante degli altri film di Henry Jaglom, Hollywood Dreams si concentra su una sorridente attrice che diventa improvvisamente celebre. 

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Viramundo

La vita e l’arte di Gilberto Gil, musicista e uomo influente nella storia più recente del Brasile. Da musicista creatore del movimento del Tropicalismo a primo uomo di colore nominato ministro della Cultura in Brasile.

In Viramundo, documentario diretto da Pierre-Yves Borgeaud, Gilberto Gil compie un affascinante viaggio nelle periferie del mondo ricco e tecnologizzato. Un viaggio in simbiosi con la natura, che inizia dal Brasile e arriva in Africa passando per l’Australia. Non è una semplice tournée ma una straordinaria occasione di incontro e scambio tra le etnie e le culture.

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L’affido – una storia di violenza

Miriam Besson e Antoine Besson sono una coppia divorziata. Hanno una figlia che sta per compiere diciotto anni, Joséphine, e un figlio di undici anni, Julien. Miriam vuole tenere il figlio più piccolo lontano da suo padre, che lei accusa di essere un uomo violento. Chiede l’affidamento esclusivo di Julien: il bambino è traumatizzato non vuole più rivedere il padre.

In L’affido – una storia di violenza Xavier Legrand racconta i personaggi con grande umanità. Una vicenda drammatica in cui il piccolo Julien è destinato a perdere l’ingenuità della sua fanciullezza in una battaglia di sopravvivenza. Il film, girato con una stile sobrio ed intimista, mette in luce una visione amara e senza speranza della natura umana, con gli uomini che pur di sfuggire alla solitudine ed al fallimento, diventano persecutori violenti e assassini.

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Charlie says

Karlene Faith è una assistente sociale che lavora nel carcere femminile dove sono rinchiuse Leslie Van Houten, detta Lulu, Patricia Krenwinkel detta Katie e Susan Atkins detta Sadie. Sono tre “Manson’s Girls”, le ragazze della setta di Charles Manson, colpevoli di aver partecipato a crimini efferati, condannate alla pena di morte per l’assassinio di nove persone, compresa l’attrice Sharon Tate.

La regista Mary Harron non descrive Charles Manson come la personificazione del male, un personaggio enigmatico e maledetto. Lo tratteggia invece come un uomo mediocre, razzista, un fallito che non è riuscito a realizzare il suo sogno di diventare musicista e sfoga la sua rabbia repressa e le sue frustrazioni umiliando altri, in un crescendo di follia e di violenza.

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Tournee – Il vero burlesque

Joachim Zand, un produttore televisivo in crisi, torna in Francia dopo un lungo periodo trascorso negli Stati Uniti. Joachim aveva tagliato tutti i rapporti in Francia: amici, nemici, figli. Arriva con un gruppo di spogliarelliste californiane, in carne e chiassose, che fanno spettacoli burlesque e che vuole far esibire a Parigi.

Tournee è un film on the road dove gli spettacoli di burlesque sono stati eseguiti realmente per un pubblico dal vivo durante la produzione del film. La storia è ispirata ad un libro del 1913 di Colette sull’esperienza nelle sale da ballo all’inizio del ventesimo secolo, The Other Side of Music-Hall. Presentato al Festival di Cannes 2010 dove ha vinto il premio Fipresci, il premio più importante dei critici cinematografici, ed il premio come miglior regista.

Tournee – Il vero burlesque

Adorabili amiche

Tre amiche cinquantenni vengono invitate al matrimonio di Philippe, un loro comune amico di gioventù, che dopo molte avventure sentimentali sembra aver trovato la donna giusta, Tasha. Chantal è sola, la sua relazione con suo marito è in crisi ed il bizzarro lavoro di promotrice di cioccolata amara è un disastro. Gabrielle è una sua amica disinibita e libertina, convinta che fare sesso è l’unico modo per non invecchiare. E poi c’è Nelly, depressa e frigida, almeno così sembra.

 Una commedia amara, un road-movie con tre donne cinquantenni, tra gioia, rabbia, tristezza, divertimento e malinconia.

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La Quinta Stagione

In un piccolo paese delle Ardenne vive una comunità che sta per festeggiare la fine dell’inverno con il tradizionale falò. Un ragazzo ed una ragazza stanno scoprendo l’amore ed il desiderio. Nel villaggio arriva anche Pol, un apicoltore nomade, che si insedia al centro del paese nella sua roulotte, insieme al figlio disabile. L’allegria della festa svanisce quando avviene un fatto strano, interpretato dai paesani come un cattivo presagio: il fuoco del rogo non si accende.

L’idea di partenza è geniale. Ne viene fuori un film antropologico e filosofico, diviso in quattro capitoli, con una splendida fotografia ispirata ai dipinti fiamminghi. La neve ricopre ogni cosa, anche le chiacchiere dei paesani, che lasciano spazio a lunghi silenzi metafisici. La quinta stagione è un film allegorico, carico di simboli e metafore potenti, nel quale la natura è la vera protagonista.

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Babycall

Anna e suo figlio di 8 anni Anders fuggono da un tragico passato famigliare: il padre del bambino è un uomo violento e pericoloso. Si trasferiscono in una casa segreta e Anna compra un babycall per tenere sotto controllo Anders mentre dorme. Una notte Anna si sveglia di soprassalto: dalla camera di Anders provengono dei rumori, sembra stia avvenendo un omicidio. Ma quando la madre va dal bambino sembra non sia accaduto nulla.

Noomi Rapace interpreta con bravura un personaggio inquieto e ossessionato del controllo. Una donna che non sorride mai, ombrosa, che cerca di salvare il suo fragile equilibrio mentale. Storia d’amore, maternità e violenza, tra grigi esterni cittadini e interni claustrofobici.

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Nello specchio

La storia di Daniel, un giovane che inizia una nuova vita a Londra. Daniel lotta con la sua identità di genere e la recente morte di sua madre lo costringe ad affrontare i ricordi repressi della sua infanzia. Il suo nuovo capo sfrutta la sua vulnerabilità e il mondo di Daniel sembra essere in caduta libera, quando incontra Jennifer, una drag queen di un nightclub locale, che lo aiuta ad accettare la sua vera identità.

Guarda Nello specchio

Festival in Cannes

Cannes, 1999 . Alice, un’attrice, vuole dirigere un film indipendente, ed è in cerca di finanziatori. Conosce Kaz, un affarista chiacchierone, che le promette 3 milioni di dollari se userà Millie, una star francese che ha oltrepassato la sua giovinezza e non trova più ruoli interessanti. Alice racconta la storia del film a Millie e l’attrice si innamora del progetto. Ma Rick, un importante produttore che lavora per un grande Studio di Hollywood, ha bisogno di Millie per una piccola parte in un film che deve girare in autunno, altrimenti perderà la sua star, Tom Hanks.

Un film girato con grande libertà stilistica, come un documentario, durante l’edizione del festival del 1999, che si concentra sulle performance degli attori con un metodo di improvvisazione spontaneo e fluido, ispirato dal cinema di John Cassavetes. Una commedia sentimentale leggera e commuovente, dove i conflitti e le fragilità delle star dello show business emergono progressivamente, portando a galla i temi importanti della vita.

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Queen of The Lot

Un braccialetto elettronico alla caviglia e gli arresti domiciliari non bastano a fermare l’aspirante attrice Maggie Chase (Tanna Frederick) nel rperseguire i suoi obiettivi: diventare famosa nel mondo del cinema e trovare una relazione sentimentale. Maggie vuole arrivare a diventare protagonista di film di altissima qualità e abbandonare il mondo dei B movie.

Il regista Henry Jaglom sembra aver vissuto in prima persona le frustrazione e le assurdità dell’industria cinematografica mainstream di Los Angeles e di come essa vampirizzi l’anima delle persone che sono dentro di essa. Un’altra delle qualità di Jaglom come sceneggiatore e regista è la sua capacità di saper raccontare una vicenda drammatica e allo stesso tempo amare i suoi personaggi senza sentimentalismi. Queen of the Lot è uno film indipendente con uno stile ben riconoscibile di un autore fuori dagli schemi e dalle banalità dei film commerciali. Tanna Frederick è di nuovo un’attrice appassionata e talentuosa al servizio di Jaglom.

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