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Franco Piavoli: il cinema come arte etica e poesia dell’universo

Indice dei contenuti

Chi è Franco Piavoli

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Franco Piavoli è uno dei migliori registi di tutti i tempi nel settore del cinema indipendente e del documentario. Nato a Pozzolengo in provincia di Brescia, nel 1933. Frequenta il liceo classico e si laurea in giurisprudenza a Pavia nel 1956. Completa la propria formazione dedicandosi allo studio della botanica e dell’ecologia. Poi si appassiona alla pittura e alla fotografia, e si confronta con con il giovane fotografo compaesano Ugo Mulas.

Franco Piavoli si laurea e diventa avvocato, poi insegnante di diritto ed economia nelle scuole superiori. Segue con tenacia le sue passioni: una vita e una poetica maturate a stretto contatto con il territorio d’origine, la bellissima provincia bresciana, l’anfiteatro delle colline moreniche, fonte costante di ispirazione.

I primi film di Franco Piavoli

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Dopo i primi film sperimentali di cui non resta traccia, realizza i cortometraggi in formato amatoriale degli anni 60: Le stagioni, Domenica sera, Emigranti, Evasi, sono premiati in numerose rassegne e lasciano intravedere in forma già compiuta la visione del mondo dell’autore e una padronanza sicura del mezzo cinematografico.

Il Pianeta azzurro

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Alla fine degli anni 70 Silvano Agosti decide di produrre personalmente il suo primo lungometraggio a Franco Piavoli, Il pianeta azzurro. Presentato con successo in concorso al festival di Venezia. Aiutato dalla moglie Neria, Piavoli torna a lavorare dopo lunga pausa secondo la dimensione appartata che predilige. Per Franco piavoli la narrazione tradizionale non esiste, il suo è un cinema poetico e lirico, una partitura che esalta i processi naturali del creato adottando un ribaltamento delle tradizionali gerarchie spazio-temporali, in cui l’attenzione ritmi della natura conta più di ogni abituale convenzione rappresentativa.

I film successivi

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Alla metà degli anni 80 è regista di opere liriche prodotte dalla Rai. Il Parco del Mincio racconta il penoso degrado del fiume inquinato è offeso dall’incuria umana. In Nostos – il ritorno il mito di Ulisse si fonde con i temi della ricerca e della comprensione delle origini dell’uomo, utilizzando la potenza espressiva delle immagini e del sonoro. I dialoghi del film sono ispirati a suoni di antiche lingue Mediterranee.

Il racconto del successivo Voci nel tempo, ambientato a Castellaro Lagusello e nei luoghi all’autore più familiari, scandisce il flusso dell’età e delle stagioni cercando di evitare il lirismo e statico e di maniera. Il film Al primo soffio di vento e una dolorosa riflessione sulle inquietudini della condizione umana.

Nel 2004 realizza un ispirato un mediometraggio dedicato all’amico poeta Mantovano, Umberto Bellintani, ritratto a partire dalle intenso rapporto epistolare con Alessandro Parronchi.

Lo stile del cinema di Franco Piavoli

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Il cinema di Franco Piavoli è un cinema di relazioni. Il principio di causalità domina tutta la visione dell’autore. La contemplazione e la scoperta delle leggi che sembrano governano il mondo sembrano essere gli interessi principali del regista, che coincidono con una visione profondamente etica delll’arte nella tradizione antica

Nel cinema di Franco Piavoli ogni elemento vitale acquista ai nostri occhi valore grazie alle corrispondenze che intrattiene di volta in volta con ciò con cui entra in contatto diretto, in un percorso evolutivo che dalla nascita conduce alla morte, come in Il pianeta azzurro.

Con un passato senza storia le cui tracce archetipiche sono nel profondo dell’essere umano e in esso continuano a lavorare, come in Nostos. Con le diverse fasi della parabola esistenziale come in Voci nel tempo. Secondo traiettorie vitali che segnano la ciclicità come forma privilegiata di una poetica debitrice alle lezioni di Leopardi, Lucrezio, Esiodo, Omero.

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Con i pensieri che nascono nel corso delle ore di una Domenica d’agosto in campagna, un silenzio sacro interrotto solo da considerazioni sulla solitudine e sulla modernità e i suoi guasti, come nel film Al primo soffio di vento. La natura e l’uomo sono gli elementi armonici, la sete di conoscenza la vera protagonista sui quali si articolano le tonalità emozionali dell’universo del lungo film che è l’intera opera di Franco Piavoli.

Pervaso da una trascendenza terrena e concreta, calata nella materia, che poi è l’unica vera trascendenza possibile, lo sguardo di Franco Piavoli abbraccia piccoli mondi, osservati con la curiosità di un entomologo.

Ingigantisce e crea tensioni sinestetiche con una partitura audiovisiva ricchissima e affascinante, fondata sulla valorizzazione del sonoro e su strutture visive classiche e lineari, al servizio di un Umanesimo lirico e consapevole. Dai primi abbozzi sino ai lavori della maturità, la linea di confine e la conciliazione fra natura e artificio.

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Agli occhi di Franco Piavoli basta un piccolo mutamento a conquistare l’occhio della sua macchina da presa. O forse potremmo definirlo un mutamento grandissimo: lo sbattere delle ciglia di un uomo, la sera che arriva, le nuvole che riempiono il cielo, il latrato lontano di un cane, un semplice respiro. Una capacità di percezione e di gratitudine delle cose del mondo che la maggior parte di noi ha perso.

L’uovo di Franco Piavoli

Di Massimiliano Perrotta

A furia di rivalutare i film di serie b, il cinema è diventato – a livello culturale – un’arte di serie b. Mentre ci sollazzavamo con le commedie scollacciate o con le scazzottate venerate da Quentin Tarantino, entravano nell’ombra maestri rigorosi come Béla Tarr o Jean-Luc Godard.

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Ormai faticano a uscire nelle sale cinematografiche persino autori un tempo di richiamo come Wim Wenders. Ancora più laterale è il cinema italiano indipendente, nonostante vanti un maestro assoluto, Franco Piavoli, autore di pochi lungometraggi ma tutti di serie a, purtroppo.

I suoi capolavori sono “Il pianeta azzurro”, poema contemplativo sulla terribile bellezza della natura, e “Voci nel tempo”, affresco sulle stagioni dell’anno e della vita. Di cosa si sostanzia la  magia di questi film? Di uno sguardo apparentemente naïf ma realmente drammatico, prensile, abile a rivelare e a correlare.

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Del 2016 è Festa, presentato a Locarno e oggi visibile in streaming su Indiecinema, il canale ideato dal regista Fabio Del Greco e interamente dedicato al cinema indipendente. Festa è un mediometraggio fatto di facce pensose, momenti sospesi, vecchie coppie danzanti, piccoli gesti significanti per raccontare la provincia italiana con gioia e con malinconia. Con poesia. Cinema di serie a, purtroppo.

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Guarda Festa di Franco Piavoli

Franco Piavoli ha sempre vissuto a Pozzolengo, un borgo dell’entroterra bresciano vicino al Lago di Garda. Faceva l’insegnante e il documentarista per passione, quando venne scoperto dal regista indipendente Silvano Agosti, che lo incitò a girare lungometraggi e gli produsse “Il pianeta azzurro”.

Ricordo un pranzo di qualche anno fa a casa di Piavoli, con tortelli di zucca e mostarda. Era mancata da poco l’amata moglie Neria Poli, suo punto di riferimento esistenziale e creativo (in qualità di aiuto regista). Per il caffè ci raggiunse una sua amica che gli propose – per l’imminente vacanza pasquale – di andare con altri amici in una lontana località esotica allora alla moda. Piavoli declinò l’invito perché non poteva perdersi il rito dell’uovo. Ci spiegò che era sua tradizione, il giorno di Pasquetta, svegliarsi all’alba, andare a piedi nel paese accanto e mangiare in fattoria un uovo appena deposto.

A Franco Piavoli per leggere il mondo basta un uovo.

Massimiliano Perrotta

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