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Silvano Agosti, i film come opera di un artista totale

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Indice dei contenuti

Nato a Brescia nel 1938 Silvano Agosti si diploma in regia al Centro sperimentale di cinematografia a Roma, nel 1962. Aveva in precedenza approfondito lo studio del montaggio cinematografico alla scuola di cinema di Mosca, dove aveva incontrato Lev Kuleshov.

Il pensiero di Silvano Agosti

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Silvano Agosti considera ogni persona come il più alto capolavoro della natura. Nel 2009 ha fatto domanda ufficiale alle Nazioni Unite e all’Unesco affinché l’essere umano sia riconosciuto come patrimonio dell’umanità. La pratica è stata accolta e se accettata l’aspetto divino di ogni essere umano sarà certificato ufficialmente esisterà anche da un punto di vista burocratico.

E’ un’azione provocatoria a favore dei diritti dell’uomo, contro le guerre, la povertà, la fame nel mondo, la violenza e le discriminazioni di ogni genere. Queste ingiustizie saranno ancora più riconoscibili e forse in un futuro ricorderemo la storia umana solo come una serie di brutti episodi del passato. Nel suo prezioso romanzo Lettere dalla Kirghisia Silvano Agosti descrive una società illuminata e fondata sul benessere di tutti gli esseri umani e non sul profitto.

I primi cortometraggi e sceneggiature

Nel 1965 Dopo alcuni cortometraggi e le prime esperienze di montaggio di film con Lino Del Fra e Cecilia Mangini e sceneggiatore e con lo pseudonimo di Aurelio Mangiarotti del film I pugni in tasca di Marco Bellocchio suo compagno al corso di cinema al centro sperimentale di cinematografia. Collabora anche alle musiche per il film insieme a Ennio Morricone.

L’esordio come regista

Due anni dopo il produttore del film Enzo Doria lo fa esordire come regista de Il giardino delle Delizie esplorazione originale quanto sei veramente amputata della censura di un rapporto coniugale dove le chiavi di lettura psicoanalitica interagiscono con il simbolismo e l’iconografia dell’omonimo trittico di Geronimo Bosch. 

I film di Silvano Agosti negli anni 70

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Nel 1971 dirige NP Il segreto, con Irene Papas e Francisco Rabal, apologo fantascientifico sulla società dei consumi rivoluzionata dall’invenzione di una macchina per rendere commestibili rifiuti. Contemporaneamente lavora al montaggio di diversi film: con Salvatore Samperi per Grazie zia, con Marco Bellocchio per Nel nome del Padre, Il Gabbiano e altri registi, firmando si spesso con degli pseudonimi. Nel 1974 gira a Brescia un cortometraggio documentario sulla Strage di piazza della Loggia, Brescia 1974 – Strage di innocenti.

Documenta gli episodi salienti della contestazione ad Atene con Altri seguiranno, film sulla Grecia dei Colonnelli e La strage di Brescia. L’11 marzo 1975 con Bellocchio, Sandro Petraglia, Stefano Rulli inizia all’ospedale psichiatrico di Colorno, vicino Parma, le riprese di Matti da slegare sulla condizione dei manicomi alla luce della nuova psichiatria antiautoritaria. 

Nel 1977 lo stesso gruppo realizza per la televisione La macchina cinema, un’inchiesta esistenziale intensa e commovente sulle vite bruciate dal cinema. Nel più alto dei cieli è invece un ambizioso film in stile surrealista su dei seminaristi bloccati nell’ascensore che li sta portando dal Papa. 

I documentari 

Dal 1976 al 1978 insegna montaggio al centro sperimentale di cinematografia continuando una intensa attività di documentarista. Realizza un film sul cantautore Francesco Guccini, sul santone indiano Osho e Indira Gandhi

Poi gira D’amore si vive, viaggio attraverso le varie forme di tenerezza e di sessualità, girato nella città di Parma. La sua attività di documentarista culmina in Quartiere che riprende il tema della deriva dei sentimenti nella modernità mettendo in scena 4 storie d’amore ambientate nel quartiere Prati di Roma. Agli stessi temi dedica ancora Bell’amore nel 1990. 

Silvano Agosti, artista totale

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Regista, sceneggiatore, operatore e montatore Silvano Agosti ritorna con il suo lavoro alla purezza del cinema delle origini. Agosti non fa alcuna distinzione tra documentario e finzione, diventa sia autore sia artigiano contro il meccanismo di produzione industriale. Agosti è un artista totale del cinema che ricopre praticamente tutti i ruoli possibili, tranne quello di attore, diventando anche produttore di un capolavoro del cinema indipendente, Il pianeta azzurro di Franco Piavoli


Guarda il documentario Dialogo con Silvano


La produzione de Il pianeta azzurro

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È lui stesso che sprona il regista Franco Piavoli, dopo aver visto alcuni suoi cortometraggi ed esserne rimasto profondamente colpito, a realizzare il film. Piavoli girava film documentaristici e poetici nel suo paese nella Pianura Padana per hobby e soddisfazione personale e non aveva intenzione di realizzare un vero e proprio film, non ne aveva neanche i mezzi. 

Silvano Agosti, consapevole di aver scoperto un grande artista, insiste per stimolare la sua creatività. Parte da Roma e lo va a trovare nel nord Italia per portargli una cinepresa e una moviola per realizzare il film in modo professionale. Lascia a Piavoli tutto il tempo e tutta la libertà che desidera per realizzare il suo film, Il pianeta azzurro, che sarà un vero e proprio capolavoro di cinema poetico. 

Silvano Agosti esercente cinematografico

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Infine Silvano Agosti apre una sua sala cinematografica a Roma, l’Azzurro Scipioni, e completa la catena produttiva del cinema diventando anche distributore  ed esercente. Il critico cinematografico Tullio Kezich si augura ironicamente una legge che obblighi tutti gli italiani a vedere Il Pianeta Azzurro. Agosti cerca di distribuire il film di Piavoli in alcune sale cinematografiche romane, ma di fronte al disinteresse degli esercenti decide di affittare un locale dove lo programmerà per anni.

Il cinema, nel rione Prati, chiamato Azzurro Scipioni ispirandosi al titolo del film di Piavoli, diverrà un punto di riferimento per i film d’autore e di impegno civile, luogo d’incontro di cineasti e appassionati di cinema. Apre anche vicino al cinema il caffè Azzurro Melies. Con la stessa indipendenza totale compie l’attività di scrittore ed editore dei romanzi che pubblica dal 1984 con L’uomo proiettile, finalista al Premio Strega, a cui seguono Il giudice, La ragion pura, La vittima fino a Il semplice oblio, di nuovo candidato al Premio Strega nel 2003. 

Uova di garofano

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Alcuni dei suoi romanzi anticipano in alcuni casi una trasposizione cinematografica, come nel caso di Uova di garofano, una delle opere più riuscite. Si tratta di un viaggio che lo stesso Silvano Agosti compie insieme a suo figlio nella loro città natale, nella campagna bresciana. Qui Silvano rievoca gli anni d’infanzia e il periodo della seconda guerra mondiale. Si tratta di un viaggio sul filo della memoria di un contadino che rivive lo shock dello scoppio di una granata che lo ha reso muto durante la guerra. Agosti racconta i tedeschi, i Partigiani, il dopoguerra con le sue paure, i giochi e le fantasie dell’infanzia. 

Altri film 

L’uomo proiettile è un omaggio dichiarato a Melies dove il regista racconta l’amore circense del protagonista per una bella ragazza. In Seconda ombra ritorna al tema della malattia mentale dei manicomi. Remo Girone nella parte di un direttore di un ospedale psichiatrico. Con La ragion pura cerca di introdurre una via d’uscita onirica ad una coppia di borghesi in crisi. Il film è interpretato dagli attori Franco Nero ed Eleonora Brigliadori. 

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