Film indipendenti e cult

Indipendenza contro dipendenza, arte contro industria: Il conflitto della storia (del cinema)

La storia del cinema rispecchia in un certo senso la storia dell’intera società. Il conflitto principale, che riguarda numerose attività umane, è: indipendenza o dipendenza, libertà o schiavitù, creatività o esecuzione meccanica? Questo dilemma del cinema è in realtà il fulcro del più grande dilemma della storia dell’umanità. Il dilemma che si ripropone continuamente all’interno delle nostre vite senza mai abbandonarci.

In ogni epoca, in ogni settore, ad ogni latitudine ed in ogni cultura l’uomo anela alla libertà e alla valorizzazione della sua individualità, mentre la società, il mondo del lavoro, le relazioni sociali lo costringono in una realtà molto limitata, una costante condizione di compromesso o di vera e propria schiavitù. Il conflitto prende la forma del potere contro il popolo, dei ricchi contro i poveri, dei privilegiati contro gli oppressi. Ma la sua natura principale è sempre la stessa. Molte persone non riescono a vedere chiaramente l’origine del conflitto e si perdono nei dettagli, rivolgendo la loro protesta contro i ricchi, i potenti e i privilegiati. Ma non riescono a capire che anche loro, nella maggior parte dei casi, sono un ingranaggio del sistema. 

L’indipendenza del cinema delle origini

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Il cinema nasce nel 1895, ufficialmente grazie al Fratelli Lumiere. In realtà, da decenni, diversi inventori stavano perfezionando la nuova tecnologia, tentativo dopo tentativo, con una serie di prototipi e marchingegni che si erano progressivamente avvicinati al Cinematografo inventato dai due fratelli parigini. Edison e molte altre personalità hanno dato il proprio contributo per il perfezionamento del Cinematografo nel corso del diciannovesimo secolo. 

Appena nato il Cinematografo è un’invenzione libera, indipendente dal potere, disponibile a tutte le possibili sperimentazioni. Può intraprendere tutte le strade possibili. È una nuova forma di espressione, una nuova forma d’arte, e in tanti si avvicinano ad esso per creare dei film ed esplorare le potenzialità del nuovo mezzo, che può riprodurre su grande schermo i sogni e l’immaginario. 

Dai primi film documentari dei fratelli Lumière alle storie fantastiche di Méliès, il Cinematografo conquista in pochi anni il mondo, ottenendo un grande successo. Viene perfezionato sempre di più, aprono teatri sempre più confortevoli, il cinema entra con prepotenza nell’olimpo delle grandi invenzioni per lo sviluppo della civiltà, e diventa anche una florida attività commerciale.

Arte cinematografica ed avanguardie artistiche

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Negli anni 20 il numero di movimenti e di film sperimentali di avanguardia è impressionante e si raggiunge una grande varietà artistica. Impressionismo, espressionismo, surrealismo film dadaisti, futuristi: il cinema si mescola con le altre arti alla ricerca della sua identità, tra letteratura, musica, e soprattutto pittura. Sono i più importanti registi di quegli anni che danno specificità al linguaggio cinematografico, come nel caso delle avanguardie russe.

Come Eisenstein, Vertov in Unione Sovietica. Come l’impressionismo di Jean Epstein in Francia. Come ad esempio il regista svedese Robert Christiansen, che in un solo film, Haxan, anticipa L’invenzione del finto documentario, il film saggio alla Godard e il cinema gotico. Invenzioni del genere con il passare dei decenni saranno sempre più rare. Nel meccanismo creativo del cinema, in cui si fanno strada i miglioramenti tecnologici uno dopo l’altro fino all’avvento del sonoro, qualcosa si inceppa. 

Il cinema perde la sua potenza sovversiva e di sperimentazione artistica, la sua dimensione sacra, e viene monopolizzato da strani personaggi. Si incomincia a produrre film con intenti diversi. Non è più l’espressione individuale dell’artista e la sua ricerca della verità, il fulcro delle produzioni. Non è neanche la buona intenzione di ritrarre la realtà in modo onesto e costruttivo. Il cinema indossa i vestiti della propaganda, diventa un mezzo di comunicazione di massa, il più potente strumento di persuasione occulta. 


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L’indipendenza manipolata dal potere

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Di fronte al grande schermo il piccolo spettatore si sente travolto dalle immagini che plasmano il suo inconscio. La propaganda politica del cinema sovietico e degli altri regimi totalitari però concedeva ancora una grande libertà creativa. Dentro la struttura narrativa costruita per la persuasione delle masse i registi potevano inserire la loro arte e stupire il pubblico. Il livello crolla vertiginosamente quando i film diventano dei prodotti industriali seriali. Hollywood costruisce per prima questa tipologia di industria cinematografica impersonale, dove il regista non è altro che un impiegato al servizio della catena di montaggio. 

È in questa fase, negli anni trenta, che il cinema perde la sua forza vitale di indipendenza e di avanguardia. I film sono tecnicamente perfetti, illuminati, colorati da fantastiche scenografie. Vengono create a tavolino le star del cinema, una specie di Dei irraggiungibili che rappresentano il sogno dell’uomo comune. Le storie sono pianificate con meticolosità per favorire l’identificazione del pubblico più vasto possibile. 

I film vengono prodotti in modo seriale, vengono creati generi e sottogeneri per raggiungere vari tipi di pubblico. Ogni pubblico viene agganciato con i volti degli attori famosi, che i grandi Studios legano con contratti decennali. L’idea è quella di far entrare questi personaggi in famiglia, in una routine di intrattenimento ripetitiva e rassicurante, in modo da garantire la vendita di ogni nuova produzione. 

Il prodotto standardizzato distrugge l’indipendenza

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Il cinema perde la sua personalità e la sua attrazione come nuova Arte per diventare un prodotto come qualunque altro, segnato da un ben preciso codice a barre che identifica genere, sottogenere, pubblico di riferimento, mercati, messaggi propagandistici e pubblicitari. Questi personaggi prendono il cinema e lo trasformano in un mezzo di comunicazione di massa per plasmare la società, la mente del pubblico, per raggiungere le masse e preparare il terreno per gli stili di vita che sono pianificati per il futuro.

Il cinema è il mezzo perfetto per manipolare la personalità dell’individuo. I film sono divertenti, accattivanti, realizzati con grande professionalità. Intrattengono, non fanno pensare, ed hanno anche la facoltà di veicolare messaggi non sempre espliciti attraverso la natura simbolica dell’immagine, che parla direttamente alla sfera dell’irrazionale.

Il cinema anziché continuare a evolversi per quello che era, uno strumento quasi magico per l’esplorazione della realtà, pittura che prende vita, fa la stessa fine di molte altre invenzioni. Viene strumentalizzato e usato per fini commerciali e di controllo politico e spirituale. Cioè, il cinema non propone più il punto di vista dell’artista e la sua ricerca interiore, che di riflesso diventa anche la ricerca interiore del pubblico.

Veicola semplicemente un messaggio per riempire il vuoto esistenziale dello spettatore, per mantenerlo in una specie di stato ipnotico in cui sogna mondi dorati, sogni destinati a spegnersi rapidamente all’uscita del cinema. il cinema diventa come la droga, come gli alcolici: una sostanza per dimenticare temporaneamente problemi e conflitti.

Il cinema come evasione e intrattenimento

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Il cinema è un mondo di evasione, l’isola che non c’è, una fuga della realtà che serve ad alleviare le tensioni e ad evadere dalla prigionia di una società piena di contraddizioni. Mentre l’artista di avanguardia usava il cinema per raggiungere i livelli della vera arte, nel cinema impersonale ed industriale non c’è più l’obiettivo prioritario della creazione artistica: il cinema è come una bottiglia di whiskey, uno stordimento sensoriale, un’evasione temporanea dal carcere della realtà.

Mentre l’artista di avanguardia evolveva attraverso la creazione di nuove soluzioni per accedere a nuovi livelli di consapevolezza, il film industriale serve a lenire il dolore, è un piacere limitato nel tempo che non ci indica alcuna strada. Anzi, ci propone un dolce perdersi in un labirinto di sogni. E ancora oggi questa è l’idea dominante di cinema: una sbornia per andare fuori di testa, un binge watching selvaggio per entrare nel mondo seriale dei canali mainstream.

Ma il cinema è solo un piccolo pezzo del puzzle. Sembra che questo conflitto, indipendenza contro asservimento, creatività contro ripetitività meccanica, sia qualcosa che ha invaso tutti i settori dell’attività umana, un conflitto che ognuno deve vivere ogni giorno nella sua quotidianità, a volte in modo drammatico. I palazzi, i prodotti, perfino i cibi sono diventati prodotti senza personalità, senza valore reale, prodotti alla catena di montaggio, è l’uomo ormai dà per scontato che sia così, che questa è l’unica strada possibile e “ragionevole”.

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Ci sembra normale che ogni invenzione, che ogni occasione per lo sviluppo della civiltà si trasformi in un prodotto anonimo, velocemente sostituibile, reperibile in quantità illimitate. In realtà questo approccio non porta da nessuna parte, ci conduce solo in un mondo di finzione, dove tutto sembra di plastica, dove ogni prodotto consiste in un’attraente confezione vuota. Siamo arrivati ad un punto dove le persone non comprano più il prodotto migliore, ma sono ipnotizzate dalla sua scatola colorata, divertente, seducente. Ed il mercato provvede a soddisfare la richiesta: produce scatole vuote.

Come insegna la finestra di Overton, ogni assurdità, ogni tabù può diventare un fenomeno di massa socialmente accettato a livello mondiale. Ecco che oggi questa “omologazione del tutto”, delle città, dei quartieri, degli spettacoli, dell’arte, dell’informazione, della moda, dei modi di pensare, ci appare normale. Se provi a chiedere a qualcuno che ne pensa è probabile che ti risponda: “è ragionevole che sia così”.

L’indipendenza è un concetto applicabile ad ogni settore della nostra vita. Più siamo indipendenti più possibilità abbiamo di essere libero, di arricchirci, di capire quello che ci accade. L’indipendenza è l’antidoto contro la rassegnazione di qualunque tipo: anche contro la rassegnazione materiale, la perversa ragionevolezza di una vita meccanica al servizio di una catena di montaggio, la deprimente idee della propaganda che non sei abbastanza abile e che non puoi farcela. Sono tutte bugie, in realtà le porte per raggiungere le mete più ambiziose sono spalancate. L’indipendenza è la cura per l’ipnosi.

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