70 documentari da non perdere

Indice dei contenuti

Introduzione

Il documentario è un film, breve o lungo, girato filmando la realtà senza una sceneggiatura prestabilita, senza un intento di manipolazione dei fatti reali. Il regista si rende disponibile a seguire il flusso degli accadimenti reali della vita, con l’intento di portare sullo schermo gli eventi come si svolgono effettivamente. 

Il film documentario acquista quindi un valore diverso dal cinema di finzione: è un documento, una testimonianza di quello che è stato filmato, di un epoca storica, di un luogo, di persone.  

Cos’è il documentario

Nel cinema di finzione la realtà è mediata da l’immaginazione del regista e degli sceneggiatori. Infatti i personaggi e gli ambienti vengono manipolati e organizzati per essere filmati con la macchina da presa in un certo modo, per esprimere il mondo interiore del regista. 

Ci sono certi film che vogliono raccontare una storia nel modo più verosimile possibile e dove si crea un patto con lo spettatore. Come ad esempio i film ispirati ad una storia vera, o il cinema verità. Lo spettatore, pur sapendo che è una messa in scena con attori, sospende il suo giudizio per immergersi nell’impressione di realtà. Questo patto implicito è alla base della godibilità dello spettacolo cinematografico. Se il film pretende di creare questa impressione di realtà e fallisce arriva presto il disinteresse dello spettatore. 

Ci sono invece film che esplicitamente raccontano una storia attraverso uno stile non realistico, rendendo palese la messa in scena e la costruzione filmica della finzione. In questo caso il regista diventa agli occhi dello spettatore un cantastorie: quello che racconta potrebbe essere vero, oppure potrebbe essere una bugia, ma non importa. Quello che importa è quanto affascinante e coinvolgente sia il suo racconto. 

La visione del regista nel documentario

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Dziga Vertov

Nella realtà la differenza tra cinema documentario e cinema di finzione è molto complessa e coinvolge importanti questioni filosofiche e spirituali. È possibile che un regista filmi una realtà oggettiva in modo totalmente imparziale? Anche se non è il regista ad imporre una visione, come nel caso dei documentari di propaganda, essa è sempre presente e la realtà viene sempre manipolata. 

Anche nei cosiddetti documentari di osservazione, in cui l’autore cerca di scomparire andando alla ricerca di un’immagine totalmente realistica, diventando una sorta di Osservatore supremo, anche lì è presente la manipolazione tipica del cinema. 

È il regista Infatti a scegliere cosa osservare In quale luogo con quale angolo di osservazione. Il regista che sceglie Cosa mettere in risalto e cosa no se scegliere un primo piano o un campo lungo. Il film In pratica, pur essendo un documentario puro non fa altro che rispecchiare il mondo interiore e la personalità del regista o dell’ideatore. 

La realtà è organizzata è assemblata secondo la sua specifica sensibilità ed i suoi interessi. La narrazione è organizzata secondo la sua visione del mondo ed i suoi valori. Non è sbagliato affermare quindi che anche il cinema documentario è un cinema di artifici, un mondo costruito da chi lo crea. La realtà assoluta non è percepibile dall’essere umano. 

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Breve storia del cinema documentario

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Fratelli Lumiere

La nascita del Documentario

Il cinema nasce proprio con il film documentario, nelle proiezioni delle prime pellicole dei fratelli Lumiere girate in Francia. Successivamente gli inventori del cinematografo manderanno decine di operatori in giro per il mondo a filmare paesi lontani: luoghi esotici mai visti dalle persone meno abbienti che potevano ora essere conosciuti sul grande schermo. Il cinema documentario ha la capacità di spalancare finestre di mondi altrimenti inaccessibili nel nostro spazio e nel nostro tempo. 

Il documentario di viaggio

Il cinema ha sempre rappresentato per il pubblico la possibilità di fare viaggi in altri mondi, stando seduti su una poltrona. Ancora oggi, anche se il mondo è radicalmente cambiato e molti luoghi lontani sono diventati facilmente raggiungibili, guardiamo i documentari per scoprire luoghi e persone lontani. Mondi che probabilmente nella vita reale non incontreremo mai. O che forse decideremo di raggiungere proprio dopo aver visto un documentario. 

Alcuni tra i primi brevi documentari consistevano in paesaggi filmati che venivano proiettati nelle fiere. Si chiamavano Hale’s Tours, ed erano proiezioni di paesaggi che gli spettatori vedevano dal finestrino di finte carrozze ferroviarie, realizzati fra il 1905 e il 1912 dallo statunitense George C. Hale. 

Un ricco banchiere parigino, Kahn, promosse negli anni Dieci e Venti Les archives de la planète, facendo filmare ad una squadra di operatori varie parti del mondo destinate ad un utopico catalogo enciclopedico-geografico. Un altro regista di film di viaggi fu l’italiano Luca Comerio. Le sue riprese sono state utilizzate come materiale di repertorio nel film Dal Polo all’Equatore, nel 1986.

Il documentario negli anni 20

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Il documentario ha capacità di moltiplicare in modo incredibile la conoscenza e la percezione della realtà. il documentario di esplorazione poteva regalare agli spettatori sia l’emozione di un’avventura pericolosa sia la conoscenza di mondi lontani. I luoghi che attraeva maggiormente i filmakers erano sicuramente i ghiacci dei poli. 

The great white silence (1924) di Herbert G. Ponting, Fu uno dei primi importanti film di esplorazione. I materiali firmati furono prima usati in conferenze, poi rimontati con una colonna sonora nella 1933, con il titolo di 90° South

South (1917) di Frank Hurley, è un film documentario dedicato un’altra spedizione al Polo Sud, quella di E. Shackleton. La lista di film di esplorazione girati in Gran Bretagna è lunga. Il più importante forse è The epic of Everest (1924) di Joel B.L. Noel. 

Negli Stati Uniti sono da vedere assolutamente Grass (1925) e Chang (1927, Elefante) di Ernest B. Schoedsack e Merian C. Cooper, gli autori del futuro King Kong. Sono film girati fra Kurdistan, Turkestan e nel Nord della Thailandia. 

Simba, the king of beasts (1928) di Martin e Osa Johnson, è stato girato in Africa; in Francia, La croisière noire (1926) di Léon Poirier e, in epoca sonora, La croisière jaune (1933) di André Sauvage, sulle spedizioni promozionali della Citroën in Africa e in Asia; Voyage au Congo (1927), in cui Marc Allégret segue lo zio André Gide nel suo viaggio africano, seguito nel 1952 dal film biografico Avec André Gide

In Unione Sovietica viene realizzato Documento su Shanghai di Jakov M. Blioch, Turksib (1929) di Viktor A. Turin, sulla costruzione della linea ferroviaria tra il Turkestan e la Siberia. Sale per la Svanetia, del 1930, del georgiano Michail K. Kalatozov. In Germania troviamo i film di montagna di Arnold Fanck, che si specializzò nel genere, come Der heilige Berg (1926) e La tragedia di Pizzo Palù, nel 1929. Die letzten Segelschiffe (1926-1930) di Heinrich Hauser, sugli ultimi velieri. Il genere dei film di esplorazione era diventato talmente popolare che qualcuno decise di parodiarlo, come nel film breve, Crossing the Great Sagrada (1924) dell’inglese Adrian Brunel.

Negli anni Venti il documentario si mescola con la finzione grazie agli straordinari film di Robert Flaherty: Nannok l’eschimese, L’ultimo Eden e L’uomo di Aran. Flaherty inventò il cinema documentario poetico, un genere con cui si confrontarono artisti come Jean Epstein e Luchino Visconti

Nel 1929 il regista Dziga Vertov, convinto della superiorità del documentario sul cinema di finzione, condensa la sua esperienza di documentarista di propaganda, di teorico del montaggio e il suo talento cinematografico per girare un documentario di avanguardia che segnerà la storia del cinema: il documentario sperimentale d’avanguardia L’uomo della macchina da presa

Il sonoro nel documentario

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Negli anni trenta, con l’arrivo del sonoro, la produzione di documentari e dei film di finzione diventa molto più costosa. I mezzi di registrazione del sonoro erano molto pesanti e limitavano le possibilità dei documentaristi di spostarsi agilmente nei viaggi. 

Un uso molto originale del sonoro per aggirare questo problema produttivo è Entusiasmo, noto anche come Sinfonia del bacino del Don. Il regista Dziga Vertov, dopo il cineocchio, teorizza il radio-occhio mettendo in pratica, con vero entusiasmo, il nuovo strumento. 

Egli utilizza il sonoro in sincronia e contrappunto in un gioco di voci, rumori, musica che compongono, con un montaggio molto complesso e stratificato, in un momento in cui il missaggio dei suoni era ancora impossibile, la prima grande sinfonia documentaristica e astratto del cinema sonoro. Il film resta un esempio senza successori. 

A causa delle difficoltà tecniche pochi altri registi cercano di utilizzare il sonoro in presa diretta nei loro film documentari. Qualche esempio lo possiamo trovare in La croisière jaune, Campo de’ Fiori, Housing problems (1935) degli inglesi Edgar Anstey e Arthur Elton. Anche i cinegiornali usano il metodo del doppiaggio registrando suoni e voce narrante in studio Successivamente le riprese. Solo pochi registi decidono di registrare i rumori di ambiente e di suoni sul luogo reale delle riprese, per poi inserirlo in post produzione. 

Il documentario e l’uso creativo del sonoro

Alcuni registi scelgono un uso creativo del sonoro nel loro film documentari, confermando quello che disse anni dopi Jean Luc Godard: ogni grande film documentario è un film di finzione. 

In Philips radio (1931) il regista Ivens fa un uso ritmico del sonoro. Mentre in North sea (1938) di Watt è usato come strumento di immedesimazione realistica. In alcuni film inglesi il suono è usato come strumento letterario e poetico: Coal face (1935) di Cavalcanti, Night mail (1936) di Watt e Basil Wright, Listen to Britain (1942) di Jennings. In Las Hurdes ‒ Tierra sin pan (1932) di Luis Buñuel usa voce e musica in modo apparentemente convenzionale, ma in realtà sono in conflitto con le immagini di estrema povertà mostrata nel film. 

Il documentario di finzione

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Sergej Eisenstein

Negli anni Trenta il cinema documentario Si mescola con la finzione Incomincia ad utilizzare attori non professionisti con la direzione dei registi.  Ad esempio in Hunger in Waldenburg di Phil Jutzi, Chang, L’or des mers, un documentario svizzero di propaganda. Ein werktag (1931) di Richard Schweizer; l”incompiuto ¡Qué viva México! (1931-32) di Sergej M. Ejzenštejn, Redes (1935) di Strand e Fred Zinnemann, Man of Aran (1934) di Flaherty. The edge of the world (1937), girato da Michael Powell nelle isole Shetland, Una manciata di riso (1938), girato in Tailandia dall’ungherese Paul Fejos e dallo svedese Gunnar Skoglund. Native land, Fires were started (1943) di Jennings, un film documentario sui vigili del fuoco durante un blitz tedesco su Londra.

Il documentario e il Neorealismo 

Neorealismo italiano deve moltissimo al cinema documentario, da cui trae enorme ispirazione. Uomini sul fondo (1941) e Alfa Tau! (1942) di Francesco De Robertis e La nave bianca (1941) di Roberto Rossellini sono i primi esempi di documentari neorealisti. Come ha detto Jean-Luc Godard, “tutti i grandi film di finzione tendono al documentario, così come tutti i grandi documentari tendono alla finzione”. 

Il documentario e la televisione

Dopo l’arrivo della televisione, essa si è dedicata alla diffusione del documentario divulgativo, mentre il cinema ha continuato a proporre il documentario come film d’essai con contenuti artistici, drammaturgici ed estetici di alto livello. Negli ultimi anni il documentario è stato rivalutato rispetto ai film di finzione. I film documentari hanno vinto i premi più prestigiosi nei festival di tutto il mondo. La distinzione tra documentario e film di finzione è ormai obsoleta. 

La voce narrante nei documentari

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Robert Flaherty

Le prime voci narranti negli anni 30 e 40 erano spesso affidate ad una voce maschile. Era un metodo molto impersonale che non donava personalità al film. Sembrava quasi che fosse un’unica voce narrante uguale per tutti i documentari, tanto che molti la soprannominarono In modo ironico la voce di Dio. 

Alcuni registi cercarono di dare ai propri film una narrazione sonora più originale, interpretando in alcuni casi essi stessi il ruolo della voce narrante. Ad esempio in Nieuwe gronden, in The land (1942) di Flaherty, in The battle of San Pietro (1944) di John Huston

In altri film fu impiegata una voce popolare, come quella di Ernest Hemingway e di Orson Welles in Spanish Earth. In The 400 million (1938), entrambi di Ivens; in Native land (1942) di Leo Hurwitz e P. Strand, con voce dell’attore nero Paul Robeson. Nei documentari dell’inglese Humphrey Jennings, London can take it (1940) con la voce del radiocronista statunitense Quentin Reynolds. 

In Words for battle (1941) la voce di Laurence Olivier, The true story of Lili Marlene (1944), voce di Marius Goring, A diary for Timothy (1945) voce di Michael Redgrave. Let there be light (1946) di Huston, con voce del padre Walter Huston, un documentario sui soldati affetti da disturbi psicotici, censurato fino al 1980.

Cinema indipendente e documentario

Se c’è un genere preferito dal cinema indipendente e di avanguardia è sicuramente il documentario, perché permette, senza gli artifici del cinema di finzione, di sperimentare nuovi linguaggi e realizzare opere importanti senza disporre di grandi budget. La differenza tra cinema documentario e finzione non ha motivo di esistere perché anche l’autore del documentario, se filma la realtà, la filtra attraverso la propria visione del mondo. 

Niente è reale quanto lo sguardo soggettivo di chi osserva. Anche il documentarista crea il suo film partendo dal suo immaginario, facendo delle scelte di racconto, di inquadrature, di montaggio e di suono. Il documentario interpreta e reinventa la realtà come il cinema di finzione, utilizzando “pezzi” di vita reale. 

Tipi di documentario

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Orson Welles

Il falso documentario

It’s all true e F for fake: con questi due titoli Orson Welles sperimenta il falso documentario da pioniere. Il falso documentario è un genere nel quale gli eventi sono messi in scena attraverso il metodo della finzione, ma vengono presentati come testimonianza di fatti e azioni reali. Il regista può utilizzare attori dirigendoli come in un film di finzione ma facendo credere al pubblico che sia tutto vero, registrato in presa diretta con la realtà, senza il suo intervento. 

In realtà il falso documentario è un’invenzione molto più antica. Tra i primi film che possiamo citare c’è il capolavoro Haxan, la stregoneria attraverso i secoli di Benjamin Christiansen, un film che miscela horror, documentario e film saggio. In questo film si passa con incredibile disinvoltura da una ricca messa in scena fantasy, a sequenze in cui la narrazione è portata avanti come un (falso) documentario scientifico. 

Il falso documentario ha trovato, tra la fine degli anni novanta e gli inizi degli anni 2000, una grande applicazione nel cinema Horror. Molti film horror come ad esempio The Blair Witch Project, sono girati con stile realistico, spesso con la cinepresa usata a mano, per creare un’impressione di realtà che rende più spaventosa la narrazione. 

Si tratta della tecnica del found footage, dove il ritrovamento di un video costituisce il principio della narrazione. In alcuni casi come in Non aprite quella porta il found footage costituisce solo una piccola parte del film, ed è inserito dentro una struttura generale di finzione. In The Blair Witch Project invece il pretesto del found footage è la base per la narrazione e lo stile dell’intero film, dall’inizio alla fine. 

Altri registi famosi invece come Woody Allen usano il falso documentario attraverso la creazione di cinegiornali con uno stile molto realistico, simile ai cinegiornali di propaganda. Un esempio è il film di Allen Zelig, dove le avventure del personaggio principale vengono raccontate attraverso questi finti inserti giornalistici. 

Il mockumentary

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Federico Fellini, Block-notes di un regista

Mentre il falso documentario ha un intento narrativo ed il tono con cui il narratore racconta la vicenda è verosimile, il mockumentary ha un intento di manipolazione della realtà con effetti di parodia. Nel mockumentary il regista può spingersi in un territorio astratto, dove usa la realtà per prendersi gioco della realtà. Il mockumentary quindi è principalmente una questione di stile. 

Il narratore usa l’estetica del documentario ma gli eventi sono evidentemente irreali, grotteschi, eccessivi. Come ad esempio in quello strano oggetto cinematografico che è Blocknotes di un regista di Federico Fellini: un capolavoro che porta il genere mockumentary ad un livello ancora mai sperimentato. 

Docufiction

La docufiction non va confusa con il falso documentario o il mockumentary. Si tratta in genere di film in cui alcuni eventi della narrazione vengono ricostruiti con la finzione, a causa dell’impossibilità di filmarli realmente. Ad esempio documentari il cui c’è bisogno di ricostruzioni d’epoca con attori, documentari in cui è necessaria una messa in scena del passato, del futuro. Oppure un presente che non è possibile filmare. 

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Documentari cult da vedere assolutamente

Nanook l’eschimese (1922)

“Nanook l’eschimese” è un film documentario muto americano del 1922 diretto da Robert J. Flaherty. Segue la vita di Nanook, un cacciatore inuit, e della sua famiglia mentre lottano per sopravvivere nel duro ambiente artico. Il film è stato girato nella penisola di Ungava del nord del Quebec, in Canada, ed è considerato uno dei primi film a documentare la vita dei popoli indigeni.

Il film è stato un successo di critica e commerciale, ed è stato elogiato per la sua realistica rappresentazione della vita inuit. Ha anche avuto un profondo impatto sullo sviluppo del cinema documentario. L’uso di tecniche non fiction da parte di Flaherty, come l’illuminazione naturale e le inquadrature lunghe, ha contribuito a stabilire un nuovo standard per i documentari.

Sebbene il film sia stato elogiato per il suo realismo, è stato anche criticato per la sua natura messa in scena. Alcuni critici hanno sostenuto che Flaherty ha manipolato gli Inuit per creare scene più drammatiche. Altri hanno sostenuto che la rappresentazione della vita inuit del film è romanticizzata e imprecisa.

L’uomo con la macchina da presa (1929)

Dopo alcuni anni passati a realizzare documentari di propaganda Dziga Vertov realizza il suo capolavoro, ispirato dalle teorie sul cinema della realtà e del Kinoglaz. Una sinfonia visiva sperimentale, dalle radici futuriste. Una giornata qualunque di un cine-operatore che vagabonda senza scopo apparente in città alla ricerca della vita da filmare.

Certe opere d’arte come L’uomo con la macchina da presa hanno una qualità di arte oggettiva. Nell’arte soggettiva l’artista non considera chi guarda l’opera d’arte, si limita a tirare fuori il proprio mondo interiore. L’opera d’arte oggettiva invece ha una qualità intrinseca che può essere trasmessa per migliaia di anni. Capolavoro da inserire tra i documentari da vedere.

Guarda L’uomo con la macchina da presa

Berlino, sinfonia di una città (1927)

Uno dei più importanti film di avanguardia del genere “sinfonia della città”, sullo stile “L’uomo con la macchina da presa” di Dziga Vertov, ispirato alle teorie del montaggio sovietico. Il film segna il passaggio dell’artista Walter Ruttmann dal cinema astratto al cinema della realtà. Pilastro del cinema documentario, da non perdere.

A proposito di Nizza (1930)

Primo documentario del mitico Jean Vigo, girato nel 1930. Con una vecchia cinepresa usata comprata con i soldi prestati dal padre di sua moglie, Jean Vigo gira un documentario su Nizza. L’incontro con Boris Kaufman cambia il progetto iniziale del regista francese, che sarà influenzato dall’operatore di Dziga Vertov. La natura e le location turistiche di Nizza: casinò, carnevali, spiagge, bar con i tavolini al sole. La Nizza alto-borghese viene confrontata con i quartieri poveri.

Taris, o del nuoto

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Documentario di Jean Vigo sul nuotatore francese Jean Taris, specializzato nello stile libero, campione di nuoto in Francia nel 1929. Commissionato a Jean Vigo dalla redazione sportiva di un notiziario francese della Gaumont, il regista utilizza il lavoro su commissione per sperimentare innovative tecniche di ripresa: primissimi piani con sguardi verso la cinepresa, scene al rallentatore, bruschi tagli sonori tra rumori e silenzi, riprese subacquee.

Tre canzoni su Lenin (1934)

Il film più famoso mentre il regista Dziga Vertov era in vita, un grande successo del cinema documentario socialista. Un documentario sperimentale che celebra Lenin con l’uso del suono e canzoni popolari. La liberazione delle donne musulmane in Uzbekistan, filmati del suo funerale di Lenin, le sue apparizioni pubbliche e uno dei suoi discorsi registrato dal vivo. Tra i documentari da vedere fondamentali, per chi ama il genere.

Notte e nebbia (1955)

“Notte e nebbia” (Nuit et brouillard) di Alain Resnais, è un documentario del 1955 sull’Olocausto. Il titolo è un riferimento alla frase tedesca “Nacht und Nebel”, che significa “notte e nebbia” e che era il nome di un decreto nazista che autorizzava l’internamento in campi di concentramento e la successiva eliminazione fisica attraverso le camere a gas di tutti gli oppositori del regime.

Il film è composto da una serie di immagini in bianco e nero di filmati d’archivio, fotografie e oggetti appartenuti ai deportati, alternate a riprese a colori dei campi di concentramento di Auschwitz e Majdanek, così come si presentavano nel 1955, anno di realizzazione del film. Il commento audio, letto da Jean Cayrol, è poetico e riflessivo, e si concentra sulla necessità di ricordare l’orrore dell’Olocausto e di impedire che si ripeta.

“Notte e nebbia” è un film importante e commovente, che ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’Olocausto. È stato un successo di critica e di pubblico, e ha vinto numerosi premi, tra cui il Leone d’oro al Festival di Venezia.

La casa è nera (1962)

La casa è nera è un film lirico, trascendente, che pone uno sguardo carico di compassione e religiosità verso un’umanità dolente. L’unica sorgente di armonia si trova fuori del lebbrosario, nella natura: dentro invece regna la sofferenza.

Poco conosciuto al tempo della sua uscita, La casa è nera è diventato negli anni successivi il punto di riferimento del cinema iraniano. Può essere considerato il primo film che ha dato vita al movimento della New Wave iraniana. Forough Farrokhzad, famosa poeta iraniana femminista dallo stile controverso e modernista, fu una delle più importanti voci femminile della poesia e del cinema iraniano. Imperdibile.

The Endless Summer (1966)

“The Endless Summer” è un film sul surf documentaristico del 1966 diretto da Bruce Brown. Il film segue due surfisti, Mike Hynson e Robert August, in un viaggio intorno al mondo per trovare le migliori onde da surf. Attraversando l’Africa, l’Australia, le Hawaii e altri luoghi esotici, i surfisti incontrano nuove culture e affrontano sfide emozionanti sulle loro tavole da surf. “The Endless Summer” è stato acclamato come uno dei più influenti film di surf di tutti i tempi e ha aiutato a diffondere la cultura del surf a livello globale.

“The Endless Summer” segue la storia di due giovani surfisti, Mike Hynson e Robert August, che decidono di viaggiare intorno al mondo alla ricerca delle migliori onde da surf. Il film li mostra mentre attraversano diverse parti del mondo, incontrando nuove culture e sfide lungo la strada. Nel corso del loro viaggio, i surfisti incontrano persone che condividono la loro passione per il surf e affrontano difficoltà come le barriere linguistiche e culturali, nonché le condizioni atmosferiche avverse. Tuttavia, nonostante questi ostacoli, i due surfisti continuano a perseguire il loro sogno e a godere delle onde che cavalcano.

Il film è stato acclamato per la sua colonna sonora e le sue immagini spettacolari, oltre che per il suo messaggio di avventura e libertà. “The Endless Summer” ha anche influenzato molte generazioni di surfisti e ha contribuito a diffondere la cultura del surf a livello globale.

Titicut Follies (1967)

Titicut Follies (1967) è un documentario diretto dal regista statunitense Frederick Wiseman che esplora le dure realtà dell’ospedale statale di Bridgewater per i criminali malati di mente, un istituto correzionale del Massachusetts a Bridgewater, Massachusetts.

Il film segue la vita quotidiana dei pazienti, che vengono spesso trattati con disprezzo e crudeltà dal personale. Il film descrive anche le dure condizioni dell’ospedale, tra cui sovraffollamento, scarsa igiene e mancanza di cure.

Salesman (1968)

Salesman (1968) è un documentario americano diretto da David Maysles, Albert Maysles e Charlotte Zwerin. Segue quattro venditori di Bibbie porta a porta mentre viaggiano in America cercando di vendere Bibbie costose a cattolici operai.

Il film è considerato un punto di riferimento nel cinema diretto. È stato girato in uno stile altamente naturalistico, con i registi che utilizzavano una narrazione e un’interferenza minime. Ciò ha permesso al film di catturare le emozioni e le lotte crude dei quattro venditori, nonché le vite quotidiane delle persone con cui interagivano.

Il film è stato elogiato per la sua onestà e le sue intuizioni sulla vita degli americani ordinari. È stato anche criticato per la sua rappresentazione dei venditori, che a volte sono stati mostrati come manipolatori e sfruttatori.

Apollo 11 (1969)

Apollo 11 (1969) è un film documentario acclamato dalla critica che racconta la prima missione con equipaggio a sbarcare sulla Luna. Diretto da Todd Douglas Miller, il film utilizza filmati d’archivio, registrazioni audio e interviste agli astronauti per creare un’esperienza coinvolgente e immersiva per gli spettatori.

Apollo 11 segue gli astronauti dell’Apollo 11 – Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins – dal loro addestramento alla NASA al loro viaggio sulla Luna e al loro storico atterraggio il 20 luglio 1969. L’uso da parte di Miller di filmati d’archivio e registrazioni audio è magistrale, permettendo agli spettatori di sentirsi come se fossero lì con gli astronauti mentre sperimentano gli alti e bassi della loro missione.

Le interviste con gli astronauti sono anche rivelatrici, fornendo approfondimenti sulle loro motivazioni, le loro paure e il loro senso di realizzazione. Il montaggio e la narrazione ponderati di Miller intrecciano questi elementi per creare un ritratto completo e commovente di questo traguardo storico.

Gimmie Shelter (1970)

Gimme Shelter (1970) è un documentario che racconta il tour statunitense dei Rolling Stones del 1969 e culmina nel disastroso concerto gratuito di Altamont. Diretto da Albert e David Maysles e Charlotte Zwerin, il film è uno sguardo crudo e senza paura al lato oscuro del movimento controculturale degli anni ’60.

Il film segue i Rolling Stones mentre viaggiano da una città all’altra, esibendosi in stadi sold out e riempiendo le arene con fan urlanti. Tuttavia, il tour è segnato da violenza e caos, con il concerto gratuito di Altamont che ne rappresenta il punto più basso. Il concerto, che era destinato a essere un raduno pacifico di hippy e fan del rock, è degenerato in caos e violenza, culminando nell’uccisione a coltellate di Meredith Hunter.

F for Fake (1973)

F for Fake (1973) è un film documentario rivoluzionario diretto da Orson Welles. Il film è un’esplorazione labirintica della natura della verità e dell’illusione, utilizzando come punto di partenza la storia di Elmyr de Hory, un noto falsario d’arte.

Intrecciando interviste, filmati d’archivio e la narrazione caratteristica di Welles, F per falso si addentra nel mondo dell’arte, dell’inganno e del potere dei media. Welles esamina i modi in cui la realtà viene spesso manipolata e distorta, e mette in discussione la nostra capacità di distinguere tra realtà e finzione.

F for Fake è stato un successo critico e commerciale. È stato elogiato per la sua struttura innovativa, i suoi temi complessi e la magistrale narrazione di Welles. Il film è stato citato come uno dei documentari più importanti mai realizzati.

Koyaanisqatsi (1982)

Koyaanisqatsi è un film documentario sperimentale del 1982 diretto da Godfrey Reggio. Il titolo è una parola della lingua hopi che significa “vita fuori equilibrio”. Il film è un’esplorazione della natura e della civiltà, utilizzando immagini di paesaggi naturali e urbani, insieme a una colonna sonora minimalista di Philip Glass.

Il film inizia con immagini di paesaggi naturali, come fiumi, foreste e montagne. Queste immagini sono accompagnate da una colonna sonora di Glass che crea un senso di pace e tranquillità. Man mano che il film procede, le immagini diventano più urbane e frenetiche. Vengono mostrati paesaggi urbani, fabbriche e automobili. La colonna sonora di Glass diventa più intensa e cacofonica.

Il film termina con immagini di una città che brucia. Queste immagini sono accompagnate da una colonna sonora di Glass che crea un senso di caos e distruzione.

Koyaanisqatsi è un film potente e provocatorio che ha avuto un profondo impatto sul cinema sperimentale. Il film è stato elogiato per la sua bellezza visiva e per la sua colonna sonora coinvolgente. Ha anche suscitato discussioni sul rapporto tra natura e civiltà.

Cuore di tenebra: l’apocalisse di un regista (1991)

Cuore di tenebra: l’apocalisse di un regista (1991) è un documentario dietro le quinte che racconta la produzione dell’epico film di guerra del 1979 Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. Diretto da Eleanor Coppola, il film offre uno sguardo sincero e spesso angosciante sulla realizzazione del film, che è stata afflitta da numerosi problemi e battute d’arresto.

Cuore di tenebra: l’apocalisse di un regista è stato elogiato per la sua onestà, le sue intuizioni sul processo di produzione cinematografica e la sua rappresentazione della discesa di Coppola nella follia. Il film ha vinto numerosi premi, tra cui un BAFTA Award per il miglior documentario, ed è considerato uno dei migliori documentari mai realizzati.

Baraka (1992)

Baraka è un film documentario senza narrazione o commento. Esplora i motivi per mezzo di una raccolta di eventi naturali, vita, attività umane e fenomeni filmati in 24 paesi in 6 continenti in un periodo di 14 mesi. Il film prende il nome dall’idea sufi di baraka, che indica l’essenza, la benedizione o il respiro.

Il film è il seguito di Ron Fricke del film documentario non verbale Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio. Fricke è stato direttore della fotografia e collaboratore del film di Reggio, e per Baraka ha iniziato da solo a perfezionare e ampliare le strategie fotografiche utilizzate su Koyaanisqatsi.

Girato in 70 mm, è costituito da un mix di stili fotografici composto da slow motion e time-lapse. Per raggiungere questo obiettivo sono stati utilizzati due sistemi di ripresa. Un sistema Todd-AO è stato utilizzato per riprendere i prezzi tradizionali, ma per realizzare la serie time-lapse del film Fricke ha costruito una videocamera speciale che integrava la fotografia digitale time-lapse con movimenti gestiti in modo impeccabile.

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Nuovi documentari da vedere

Bowling for Columbine (2002)

Bowling for Columbine (2002) è un documentario diretto da Michael Moore che esamina l’elevata incidenza della violenza armata negli Stati Uniti. Esplora le ragioni alla base della violenza e propone soluzioni al problema.

Moore si reca a Littleton, in Colorado, il luogo della strage della Columbine High School, per intervistare sopravvissuti e testimoni. Visita anche fiere di armi, convention della NRA e case in cui si è verificata la violenza armata.

Bowling for Columbine è stato un successo critico e commerciale. È stato elogiato per il suo sguardo perspicace e provocatorio sulla violenza armata in America. Il film ha vinto numerosi premi, tra cui un Oscar al miglior documentario.

Una storia americana – Capturing the Friedmans (2003)

Capturing the Friedmans (2003) è un documentario disturbante e stimolante che esplora lo scandalo di abusi sessuali su minori degli anni ’80 che ha coinvolto la famiglia Friedman di Great Neck, New York.

Diretto da Andrew Jarecki, il film utilizza filmati d’archivio, interviste a familiari e amici e documenti legali per creare un ritratto complesso e inquietante del caso.

Capturing the Friedmans è stato un successo critico e commerciale. È stato elogiato per la sua rappresentazione sfumata e inquietante del caso. Il film ha vinto numerosi premi, tra cui il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival e il Premio al miglior documentario agli Academy Awards.

Grizzly Man (2005)

Grizzly Man (2005) è un documentario tedesco-americano diretto da Werner Herzog che esplora la vita di Timothy Treadwell, un appassionato di orsi americani che ha trascorso tredici estati vivendo tra gli orsi grizzly nel parco nazionale di Katmai, in Alaska.

Il film è composto interamente delle riprese video di Treadwell, che ha girato durante il suo tempo nel parco. Herzog usa queste riprese per comporre un ritratto della vita di Treadwell e della sua ossessione per gli orsi.

Le riprese di Treadwell sono spesso intime e rivelatrici, dando agli spettatori uno scorcio della sua vita quotidiana e delle sue interazioni con gli orsi. Tuttavia, a volte è anche disturbante, poiché mostra la natura a volte pericolosa degli incontri di Treadwell con gli orsi.

Herzog accosta le riprese di Treadwell ai propri commenti, che forniscono una prospettiva più critica sulle azioni di Treadwell. Herzog mette in dubbio le motivazioni di Treadwell e la sua convinzione di poter vivere in armonia con gli orsi. Mette anche in discussione l’etica delle azioni di Treadwell, poiché metteva a rischio se stesso e gli altri vivendo tra gli orsi.

The Zen Mind (2007)

The Zen Mind è un affascinante documentario di viaggio attraverso il Giappone per esplorare lo zen nel suo habitat naturale. Un diario di viaggio per esplorare la pratica dello zen moderno. Ti porteremo dal trambusto dell’ora di punta Tokyo alle tranquille montagne di Kyoto. Dai centri zen nascosti tra i grattacieli della città allo zendo in un monastero sperduto.

Tuning In (2008)

Il Tuning è una pratica che si riferisce ai momenti in cui una persona, normalmente in stato di trance, stabilisce un legame psichico con un essere spirituale. Il canalizzatore è quindi in grado di agire come intermediario dimensionale nel portare vari altri umani a toccare l’entità, insieme all’analisi dei messaggi dell’entità.

Per la prima volta in assoluto, sei dei più famosi canalizzatori americani sono presenti nello stesso film per ottenere la giusta comprensione della sensazione, insieme alle informazioni ottenute. Le entità che arrivano attraverso ciascuna con un carattere forte e distintivo sono state intervistate in dettaglio dal regista e il risultato è eccezionale: attraverso lo spazio e il tempo si scopre che le entità parlano come una sola, trasmettendo un messaggio chiaro e ampio di responsabilizzazione per l’umanità.

Home (2009)

Home è un documentario francese del 2009 di Yann Arthus-Bertrand. Il film è quasi completamente composto da riprese aeree di numerosi luoghi sulla Terra. Mostra la varietà della vita nel mondo e anche esattamente come l’umanità sta minacciando l’equilibrio ecologico della terra.

La versione inglese è stata letta da Glenn Close. La versione spagnola letta da Salma Hayek. La versione araba è stata letta da Mahmood Said. Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Dawn Breakers International Film Festival nel 2012. Prima della prima dell’evento, è stato lanciato tutto in una volta il 5 giugno 2009, nei cinema di tutto il mondo, su DVD, Blu-ray, TV, in 181 paesi. Il film è stato finanziato dal gruppo Kering. Il concept del docudrama è stato influenzato dal libro del regista, Earth from Above.

The Yoga Gurus (2009)

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In questo documentario di Jon Braeley, regista statunitense, incontriamo la spiritualità di alcuni dei maestri di yoga più illuminati del mondo e potrai avere risposte alle domande importanti sulla coscienza superiore. Girato in India tra l’Himalaya settentrionale e al Mysore, conoscerai i migliori insegnanti di yoga sia dall’est che dall’ovest.

Kymatica (2009)

Kumatica è un documentario su quando inizi a pensare che ci sia un’élite di controllo, una mano dietro le tende che porta il pianeta alla distruzione.

Quando pensi che la fine sia vicina, l’apocalisse, l’Armageddon, e quando pensi che come specie siamo condannati, è non sono loro, sei tu che hai causato questo, e per un’ottima ragione. Smettila di farti prendere dal panico per la tirannia globale e il disastro naturale e fai attenzione, perché il mondo ti sta dicendo qualcosa; ti dice esattamente cosa c’è che non va in te e come risolverlo.

I Am (2010)

I Am è un documentario americano del 2010 creato, diretto e narrato da Tom Shadyac. Il film pone la preoccupazione: “Cosa c’è che non va nel mondo, e cosa possiamo fare al riguardo?”, e scopre il viaggio individuale di Shadyac dopo un incidente in bicicletta nel 2007 che lo ha portato alle risposte “la natura dell’umanità”, “la dipendenza sempre crescente del mondo dal materialismo”, così come i “legami umani”. Girato con un gruppo di 4 persone, il film è in netto contrasto con le opere comiche più importanti del regista, come Ace Ventura: Pet Detective, Liar Liar e anche Bruce Almighty, ognuno dei quali ha lavorato insieme all’attore comico canadese Jim Carrey.

Un consiglio a Dio (2011)

Un uomo solitario si aggira la sera su una spiaggia piena di spazzatura, intento nel suo duro lavoro: raccogliere i resti degli immigrati naufraghi sulle nostre coste durante traversate disperate cercando di trovare una possibilità per una vita migliore. Sequenze di docudrama, incontri con gli sfollati nei centri di prima accoglienza, e poi progressivamente inseriti proprio nel contesto sociale italiano, producono un mosaico che racconta, anche in maniera grottesca, una situazione di emergenza preoccupante.

Un documento filmico crudo, aspro e poetico, soprattutto nelle parole di un custode di cimitero che pensa di aver effettivamente “raccolto pezzo per pezzo” le spoglie dei clandestini per riporle nelle bare, mentre il figlio di un professore di psichiatria e dirigente politico del Burkina Faso, si occupa di far riconoscere meglio il significato dei viaggi di speranza fatti dai suoi connazionali: non solo un impulso alla sopravvivenza ma anche un anelito permanente alla libertà, il recupero di un’identità.

Sicilia di sabbia (2011)

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Sicilia di sabbia è un documentario di Massimiliano Perrotta, girato nel 2015. Si tratta di un viaggio sulle tracce di Pier Paolo Pasolini, un ritratto della Sicilia di oggi tra mito e trasformazione. Il film ci svela il viaggio di Pasolini per il reportage giornalistico “La lunga strada di sabbia” del 1959. Perrotta ci descrive, attraverso dettagli e personaggi, come la modernità ha cambiato la Sicilia, e cosa è rimasto della tradizione.

Video su carta (2011)

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Video su Carta è documentario sperimentale di Antonello Matarazzo, un viaggio attraverso l’immaginario di Perino & Vele, alla ricerca del movente creativo della produzione dei due artisti campani. Tre autori, due visioni a confronto, quella di un pittore-regista, Antonello Matarazzo, e quella di Perino & Vele, in cui la peculiarità della tecnologia audiovisiva e quella della cartapesta si incontrano, si urtano e si armonizzano in un dialogo incessante dal quale scaturiscono infinite possibilità.

Samsara (2012)

Completato in un periodo di 5 anni in 25 diverse nazioni in tutto il mondo, è stato girato in 70 mm in formato elettronico. Il film è stato presentato in anteprima al Toronto International Film Festival 2011 e ha ottenuto un’uscita limitata nell’agosto 2012.

Il sito Web principale descrive il film: “Espandendosi sui temi che hanno trattato in Baraka (1992) e Chronos (1985), Samsara scopre le meraviglie di il nostro mondo dal mondano al trascendente, considerando i limiti incomprensibili della spiritualità dell’umanità e anche l’esperienza umana. Né un documentario convenzionale né un diario di viaggio, Samsara sembra di più una meditazione guidata non verbale.

Inner Worlds, Outer Worlds (2012)

C’è una vibrazione campo che collega tutte le cose. È stato chiamato Akasha, Logos, l’OM primordiale, la musica delle sfere, il campo di Higgs, l’energia oscura e mille altri nomi nel corso della storia. È il legame comune tra tutte le religioni, tutte le scienze , e il legame tra i nostri mondi interiori e i nostri mondi esterni.

Talking with Buddha (2012)

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Cos’è il buddhismo tibetano? Questo film è un viaggio tra i monasteri buddisti tibetani per incontrare alcuni dei grandi Lama del buddismo, sullo sfondo delle montagne dell’Himalaya e del canto ritmico delle preghiere. Un documentario per migliorare la salute mentale e trovare una felicità duratura. Il buddismo è una scienza interiore per lo sviluppo della mente consapevole e può essere usato per trasformare l’energia negativa in positiva.

Hampi – Valley of the Kings (2012)

https://youtu.be/iI4gBqGschU

Documentario del 2012, girato nel piccolo villaggio di Hampi, luogo che era una volta la capitale di un impero che si estendeva in tutta l’India meridionale. Ma con le fortificazioni della città antica in rovina, Hampi ha poche difese contro le forze di sviluppo invasori. Negli ultimi 15 anni, il turismo è cresciuto del 75% e ora minaccia lo stile di vita della comunità locale e la ricca diversità della fauna selvatica che vive nelle vicinanze.

Pezzi (2012)

Pezzi (2012) è un documentario italiano diretto da Luca Ferrari. Il film segue la vita di Massimo, un uomo che vive nella periferia di Roma. Massimo è un ex detenuto che ha sofferto di tossicodipendenza e alcolismo. È un uomo tormentato e violento che cerca disperatamente di trovare un posto nel mondo.

Il film è girato in un modo crudo e realistico. Ferrari non cerca di edulcorare la vita di Massimo. Mostra le sue cadute e le sue risalite, le sue speranze e le sue delusioni.

Pezzi è un film potente e commovente che offre uno sguardo senza filtri sulla vita ai margini della società. È un film che ci fa riflettere sulla natura della sofferenza umana e sulla possibilità di redenzione.

Viramundo (2013)

La vita e l’arte di Gilberto Gil, musicista e uomo influente nella storia più recente del Brasile. Da musicista creatore del movimento del Tropicalismo a primo uomo di colore nominato ministro della Cultura in Brasile. Gil viene arrestato nel ’69 durante una manifestazione e mandato in esilio.

Gil e Veloso non si scoraggiano e portano lo spirito rivoluzionario del movimento musicale Tropicalia in giro per il mondo. La loro musica diventa popolare a livello mondiale. La musica per Gil è un veicolo di emozioni, di idee e di filosofie di vita. Nato con una mescolanza di etnie, africana, amazzonica ed europea, Gil crede in un mondo in cui le differenze siano fonte di scambio e arricchimento, anziché di conflitti. Documentario da non perdere.

Foudre 1 e 2 (2013)

Film in due parti: una leggenda – documentario in quattro stagioni. L’autunno segue un cacciatore di fulmini, associato a Baal, il dio dei fulmini siriano. L’inverno si impegna ad analizzare la malinconia, lo stadio finale della depressione e i modi in cui può essere superato.

Una canzone per il paradiso (2013)

Tra le strade del centro storico di Genova, come visioni, riappaiono tutti i grandi della canzone d’autore: Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Fabrizio De André. I 4 cantautori arrivano qui via mare direttamente attraverso via del Campo, dove il mare in realtà non è mai esistito. Una scena resa possibile dal maestro degli effetti speciali Sergio Stivaletti.

Una canzone per il Paradiso di Francescantonio è un viaggio nel tempo in cui Gino Paoli, superstite del gruppo storico dei cantautori, e don Gallo, il prete rivoluzionario, ci accompagnano nei luoghi che hanno visto vivere e proliferare i cantautori-poeti genovesi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana.

Ego etiam advenus (2013)

Il documentario nasce dall’attività laboratoriale proposta dalla regista e da una ricercatrice ad un gruppo di ragazzi arrivati in Italia in seguito alla Guerra Civile in Libia e ospiti in un agriturismo nella campagna lecchese. Ritessendo il filo del laboratorio, le immagini e le voci del video si intrecciano per ripercorrere le tappe di un percorso migratorio che è un percorso di vita.

Dialogo con Silvano (2013)

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Ritratto del grande regista indipendente italiano Silvano Agosti su Francy Bonzi, Alda Merini e altri grandi temi della vita umana: sensualità, amore, creatività, spiritualità.

Sulle orme di Buddha (2014)

Sulle orme di Buddha è un viaggio attraverso l’India che ripercorre lo stesso percorso che Buddha ha fatto per arrivare all’ illuminazione. Siddhartha Guatama visse 2500 anni fa in un’antica terra chiamata Maghada, conosciuta oggi come Bihar, lo stato più povero dell’India. Nacque a Lumbini (oggi Nepal) in una nobile famiglia. All’età di ventinove anni rinunciò a ogni ricchezza e, come un vagabondo senzatetto, si mise alla ricerca della natura della nostra esistenza. Per cercare la verità.

L’ultimo resort (2014)

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Quando Andrew Miners arrivò per la prima volta nel villaggio dell’isola indonesiano di Babitim, fu colpito da due cose: il paradiso tropicale che lo circondava ed i cadaveri degli squali mutilati sparsi per la spiaggia. Andrew ha deciso di costruire un resort per immersioni ecologiche sull’isola, che è circondata da uno degli ecosistemi più ricchi e più bio-diversificati del mondo.

Awake: The Life of Yogananda (2014)

Awake: The Life of Yogananda è una biografia non convenzionale sullo Swami indù che portò lo yoga e la meditazione in Occidente negli anni ’20. Personalizzando la propria ricerca dell’illuminazione e condividendo le sue lotte lungo il sentiero, Yogananda ha reso gli antichi insegnamenti vedici accessibili a un pubblico moderno, attirando molti seguaci e ispirando milioni di persone che praticano yoga oggi.

Girato in 3 anni con la partecipazione di 30 nazioni in tutto il mondo, il documentario dà uno sguardo al mondo dello yoga, antico e moderno, orientale e occidentale e verifica anche perché milioni di persone oggi hanno trasformato il loro interesse verso il mondo interiore, limitando il mondo mondano in cerca di autorealizzazione.

Habitat (2014)

Documentario di Emiliano Dante, Habitat è la storia di tre ex compagni di tenda rimasti a L’Aquila. Dopo il terremoto Alessio prima diventa uno squatter, poi un agente immobiliare; Paolo, che viveva affittando le sue proprietà in centro, si dedica anima e corpo alla pittura. Emiliano, che aveva già realizzato un documentario in tendopoli, analizza dall’interno la realtà alienante dei progetti C.A.S.E., subendo e affrontando il loro essere “non luoghi”, cioè luoghi senza identità, lontani tanto dal tessuto urbano quanto da quello storico e culturale della città.

Memorie, in viaggio verso Auschwitz (2015)

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Documentario da non perdere del regista indipendente Danilo Monte, è un intimo e potente sul viaggio compiuto dal regista insieme al fratello alla ricerca di un ricordo. Gli ultimi anni della sua vita Roberto li ha passati tra carcere, droga, comunità e libri di storia e il dialogo in famiglia spesso è mancato. Danilo allora, per il trentesimo compleanno del fratello, decide di regalargli un viaggio in treno verso il campo di concentramento di Auschwitz.

Il popolo di re Heruka (2015)

Documentario di Isabel Russinova sulla storia del popolo Romanes attraverso le immagini di uno scarno e cupo reportage, che mostra le condizioni di vita del popolo oggi: i disagi, le aspettative, i drammi fatti di discriminazioni e persecuzioni. Ma comunque prevale la personalità e l’unicità di un popolo libero, colorato, felice, musicale. Ballate, leggende , filastrocche e poesie tramandate da voce a voce da centinaia di anni.

Planetary (2015)

Planetary ci chiede di ripensare a chi siamo veramente, di riconsiderare il nostro rapporto con noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda – di ricordarlo.

In una straordinaria esplorazione visiva, il film intreccia le immagini delle missioni Apollo della NASA con visioni della Via Lattea, i monasteri buddisti sull’Himalaya e i suoni cacofonici del centro di Tokyo e Manhattan, con interviste intime di rinomati esperti tra cui gli astronauti Ron Garan e Mae Jemison (la prima donna afroamericana nello spazio), il celebre ambientalista Bill McKibben, il vincitore del National Book Award Barry Lopez, l’antropologo Wade Davis, l’esploratrice del National Geographic Elizabeth Lindsey e il capo della scuola buddista tibetana Kagyu, il 17° Karmapa. Gettano nuova luce sui modi in cui la nostra visione del mondo sta influenzando profondamente la vita sul nostro pianeta.

Another World (2016)

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Altro documentario da vedere della filmmaker francese Manuela Morgaine. Le acque serene e placide della Senna e quelle tormentate e mortali del Mediterraneo dei migranti. Le parole della poesia di Erri De Luca “Mare Nostrum” accompagnano inedito found footage nel documentario sperimentale della regista.

Merci de ma repondre (2016)

Documentario italiano indipendente girato nel 2016, da inserire tra i documentari da vedere. Un piccolo palloncino verde viene lasciato volare da un ragazzino francese. Trascinato dai venti percorre 1500 chilometri e atterra su un balcone a Rovigo. Attaccato a esso c’è un messaggio di un dodicenne, Rohnan, con il suo indirizzo e un ringraziamento per la risposta. I registi partono alla volta di Quins, la cittadina francese da cui il palloncino proviene, filmando il loro viaggio. Dubbi, riflessioni, persone intervistate, esperienze che diventano uno straordinario percorso interiore.

Il nemico (2016)

Quanto è stereotipata, quanto è viva la parola “partigiano”? Massimo Zamboni, chitarrista e co-fondatore dei CSI, a quindici anni dallo scioglimento della storica band post-punk italiana vorrebbe riunire i membri attorno a un nuovo progetto sul tema partigiano, condividendo pensieri e canzoni. Non una “reunion”, forse un nuovo inizio.

Oleg e le arti strane (2016)

Un documentario da vedere, un racconto toccante e anticonvenzionale: immersione nella creatività del compositore russo Oleg Nikolaevich Karavaichuk, autore di colonne sonore per registi come Sergej Paradžanov e Kira Murátova. Il regista Andrés Duque è riuscito a filmare, poco prima della morte, una delle figure più originali del panorama musicale russo, Oleg Nikolayevich Karavaichuk.

Chirurgo ribelle (2016)

Straordinario documentario che racconta l’esperienza del chirurgo svedese Erik Erichsen, dopo aver prestato servizio per trent’anni in un ospedale in patria, stanco della burocrazia ha deciso di trasferirsi in un posto dove può fare più tranquillamente ciò che davvero ama: operare. In Etiopia, dove ci sono solo tre medici ogni centomila abitanti, il dottor Erichsen e sua moglie Sennait lavorano in un piccolo ospedale da campo ad Aira.

Vita nova (2016)

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Vita nova è un film che racconta l’esperienza di fecondazione assistita vissuta da Laura e Danilo, coppia artistica e nella vita, attraverso procedure invasive, tempi di attesa, ansie, speranze, frustrazioni. All’alba di questa difficile prova decidono di filmarsi. Un film autobiografico che racconta dell’aspirazione di diventare genitori, del miracolo della vita come qualcosa da conquistare e del percorso di coppia in cerca di un figlio nella società di oggi.

Ogni opera di confessione (2016)

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Interessante documentario di osservazione “pura”, da vedere. Un uomo ha deciso di acquistare un attico in una discussa zona della città. Dalle vetrate di questo immobile ci si accorge di un’enorme area in disuso. Si tratta di un complesso industriale dal passato glorioso, che giace in attesa di un articolato processo di riqualificazione. Intanto una famiglia rom sosta da tempo in un camper, interagendo con gli spazi di queste strutture, mentre un anziano operaio, sogna di volare per l’ultima volta. Sono suoni e gesti che legano il paesaggio all’uomo e che rappresentano una dignità comune nell’affrontare le stagioni che intanto scorrono.

Appennino (2017)

Appennino, di Emiliano Dante, è un diario cinematografico che inizia dalla lenta ricostruzione de L’Aquila, la città del regista, e prosegue con i terremoti nell’Appennino centrale del 2016-17, fino al lunghissimo ed estenuante asilo dei nuovi terremotati a S. Benedetto del Tronto. Un racconto intimo e ironico, lirico e geometrico, dove la questione di vivere in un’area sismica diviene lo strumento per riflettere sul senso stesso del fare cinema del reale. Flusso di immagini, di racconti paralleli, di sguardi sulla realtà, riflessioni che si intersecano: il regista stesso Emiliano Dante si fa oggetto e soggetto della storia.

France, quasi un autoritratto (2017)

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Documentario sperimentale su un cinefilo accanito, filmmaker, saggista cinematografico, insegnante. Chi è veramente Francesco Ballo? Forse è tutte queste cose insieme, e altre ancora: un tifoso dell’Inter, un esperto di vini, un attento jazzofilo… Filmmaker veramente indipendente fuori da ogni logica commerciale, Francesco si racconta in questo documentario, guidando lo spettatore attraverso il suo mondo, la sua vita piena di passioni e la sua creatività.

Looking for David (2017)

In parte mistero, in parte storia d’amore e in parte critica sociale. Dieci anni fa, l’attore/scrittore/musicista/produttore/regista David Fetzer è stato trovato morto mentre visitava la sua casa di famiglia a Salt Lake City per le vacanze di Natale. Ecco quella storia. Looking for David è il documentario che racconta gli eventi che hanno portato a quella mattina. La regista del film è Betsy L. Ross, sua madre.

Il viaggio di nozze (2017)

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Il viaggio di nozze è un film-diario che racconta luoghi materiali e interiori difficili da mostrare: una clinica ayurvedica, un ashram, il mal di testa e la voglia di avere un figlio. Il regista Danilo insieme alla moglie Laura, durante un atipico viaggio di nozze in India, provano ad affrontare alcuni importanti problemi personali.

Il mio nome è…chiedo la luna (2017)

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Documentario della regista sperimentale francese Manuela Morgaine. Provengono da Afghanistan, Mali, Nigeria, Sudan, Ciad. Sono fuggiti da una dittatura, da una guerra o da qualcosa di inimmaginabile per noi. Per un periodo di quattro mesi, imparano il francese alla Thot school, una scuola di diploma francese per rifugiati e richiedenti asilo.

Pelle vegetale (2018)

Un emozionante documentario da vedere sul misterioso rapporto tra arte e natura. L’ artista-contadino Bruno Petretto ha creato Molineddu, il luogo in cui vive e che da anni ospita artisti visivi da tutta la Sardegna, in eventi annuali, che spesso lasciano esposte le loro opere alla natura del parco e alla trasformazione che questa genera. 

Il sogno di Omero (2018)

Documentario da vedere di Emiliano Aiello, del 2018. Cosa fa sognare chi vive senza vedere? Che tipo di immagini e figure popolano la sua immaginazione e i suoi sogni? The Dream of Homer è un documentario onirico sui sogni di Rosa, Domenico, Gabriel, Daniela e Fabio: ciechi dalla nascita, accomunati dalla loro condizione e dall’abitudine di narrare i propri sogni a un registratore, un diario orale che ognuno di loro registra ogni mattina dopo essersi alzati dal letto.

Moving Sound (2018)

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Interessante documentario di viaggio del 2018, da vedere per gli appassionati del genere. L’insegnante e musicista Ed Wade-Martins si imbarca in un giro in bicicletta sponsorizzato dall’Inghilterra nel Mali dell’Africa occidentale. Oltre a raccogliere fondi per la Fresh Start Foundation, che sostiene gli orfani e altri bambini vulnerabili in Gambia, è in missione per collegare le culture con il linguaggio universale della musica.

Festa (2018)

Franco Piavoli, autore del capolavoro Il pianeta azzurro, prodotto da Silvano Agosti, torna alla regia per immortalare la “sera del dì di festa”, tra Leopardi e Pascoli. Un viaggio tra il poetico e l’antropologico. Cos’è una “festa”? Cosa rappresenta, da un punto di vista simbolico e materiale? Quali aggravi, o quali sollievi, apporta alla mente delle persone? E quale valore assume, quando si trasforma in atto collettivo? Non ha bisogno di alcun orpello, Festa, e arriva diritto nel cuore dello spettatore senza stratificazioni, senza alcuna deviazione dal percorso, senza nessuna aggiunta.

Tides (2018)

Documentario da vedere assolutamente di Alessandro Negrini, girato in Irlanda. Può il racconto di un fiume rivelare il senso di una vita imprigionata dalla Storia? Nonostante la fine del conflitto, in Irlanda del Nord c’è ancora una città con due nomi diversi: Derry, per i cattolici, Londonderry per i protestanti. Nel mezzo della città, scorre un fiume: Il Foyle, che separandoli fisicamente, ne è divenuto suo malgrado il loro confine fisico. Tides – una storia di vite e sogni persi e ritrovati, ha vinto 6 premi internazionali. Si tratta di un’autobiografia poetica e sognante di un fiume. Un flusso affascinante di immagini oniriche sui temi del confine, del tempo e del sogno.

Sheep Hero (2019)

Dal 50th festival Visions du Réel, Sheep Hero è un commovente documentario di 81 minuti su un pastore legato alla tradizione costretto a innovarsi in un mondo neoliberista in conflitto con le sue idee idealistiche. La sua lotta sarà ripagata o sarà costretto a seguire il gregge?

Cracolice (2020)

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Calabria, fine anni ’80 e prima metà degli anni ’90. Cracolice, paesino marittimo del Tirreno, è tristemente noto alla cronaca per un evento scoppiato nei primi degli anni ’90, mai smentito né confermato: a seguito dell’approdo delle famose “navi dei veleni”, la popolazione giovane smise improvvisamente di crescere, creando degli eterni adolescenti.

Colpa forse dell’approdo delle famose navi? Dopo essere inizialmente diventati i protagonisti su tutte le Tv e i giornali nazionali per via del clamore dell’avvenimento, nessuno si è più preoccupato di quei giovani abbandonandoli a sé stessi.

Gli occhi della Terra (2020)

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La crisi della biodiversità è uno dei problemi più gravi del pianeta. Per fermare i processi di estinzione delle specie servono diagnosi urgenti. Una di queste specie minacciate è la tartaruga moresca in Marocco. Un documentario da vedere a cui dedicare sicuramente una serata.

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Stekenjokk e i guardiani delle uova (2020)

Documentario selezionato al 43th Goteborg film festival, 7th Torino Underground Cinefest, Tromso Film Festival. Ogni anno, a giugno, l’agente di polizia Mimmi e la guardia forestale Håkan pattugliano il luogo più ventoso della Svezia, la valle di Stekenjokk. I ladri di uova devastano l’area in cui vengono deposte rare uova di uccelli durante la stagione riproduttiva. Migliaia di uova sono state rubate nel corso degli anni e vendute tra collezionisti minacciando l’estinzione di diverse specie, un crimine che ora è stato svelato.

Stove (2020)

Documentario di Jad Andari, girato in Libano. Il regista torna nella sua terra d’origine e si riconnette con il cuore di Bzebdine, una zona rurale del Monte Libano. Il documentario è uno sguardo intimo e ravvicinato alla vita dei suoi amici e familiari che ancora vivono lì. Un documentario affascinante che esplora le atmosfere, i volti, i sogni delle persone di questa piccola comunità montana.

La luce del sole che cambia, i ragazzini che giocano avventurandosi nella notte, i canti religiosi degli anziani, il lavoro del taglialegna, dei raccoglitori di pigne, della donna anziana che sa riconoscere le piante commestibili nei campi. Siamo dalle parti del cinema di Franco Piavoli, ma in un luogo remoto del Libano, dove i lavori più pericolosi e i ricordi dei giorni di guerra appaiono come situazioni normali, e l’unica scelta è affidarsi al volere di Dio.

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Vanda Pagani – Una Piccola Storia (2020)

“Vanda Pagani – Una Piccola Storia” è un docudramma su una donna di 97 anni che ci racconta della sua esperienza di “Piccola partigiana” a soli 16 anni, nel 1939. Piccola partigiana è la definizione con cui si è rifiutata di omologarsi a qualsiasi gruppo o organizzazione.

Vanda scelse di fare le sue scelte sulla base delle idee individuali che aveva effettivamente maturato nella Milano fascista di quegli anni. Il regista usa il linguaggio del documentario e della finzione insieme: Giulia, una giovane giornalista lascia Roma per parlare con Vanda, che abita a Civitanova Marche. Il personaggio fittizio e quello reale si incontrano in un racconto per immagini che esplora memoria e attualità.

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Adele Resilienza

Laureata in giurisprudenza, grafologa, sceneggiatrice, scrittrice, storica e critica cinematografica dal 2010.
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