Massimiliano Perrotta, i paradossi artistici tra cinema e teatro

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Massimiliano Perrotta è nato a Catania il 3 settembre 1974 e vive a Roma. Regista teatrale, drammaturgo, poeta, critico culturale, è anche regista cinematografico e sceneggiatore. Si è laureato all’Università La Sapienza di Roma in lettere moderne con indirizzo discipline dello spettacolo, discutendo con il professor Orio Caldiron la tesi “Cinema dell’anarchia e destrutturazione narrativa in Marco Ferreri: Non toccare la donna bianca”.

Perrotta è un artista fortemente ancorato alle sue origini siciliane: «L’incanto immobile, ipnotico e disperante degli scenari terrosi senz’acqua. La sferza del sole e l’arsura della bocca mitigata dalle bevande agrumate. La complessità raffinata delle trame letterarie. L’attitudine al filosofare capzioso che risolve nell’aforisma un pensiero saturo, spesso cifrato quanto enigmatico. Il pudore del cuore e il lirismo nostalgico dei sentimenti, stipati gelosamente nella segretezza del viso. Lo sdegno per lo Stato assente, la vocazione alle istituzioni delusa dalla coazione alle logiche mafiose, corporative, clientelari.

Massimiliano Perrotta riassume nella sua persona i tratti identitari e culturali del nostro Sud, della Sicilia» (sono parole della critica Ilaria Mulè apparse su Mag On). «Forse è l’essenza di certa cultura siciliana, indagatrice di paradossi, sogni e verità, presente nella migliore tradizione siculo-orientale, da Giuseppe Bonaviri a Sebastiano Addamo, da Manlio Sgalambro a Maria Attanasio. E non a caso l’autore li ha “attraversati”, durante il suo percorso di formazione, coniugando vis polemica e dialettica, ma usando più mezzi espressivi, l’occhio cinematografico e la rappresentazione teatrale, recentemente la critica letteraria attraverso riflessioni argute e originali» (così Domenico Trischitta su SicilyMag).

Per il critico Italo Moscati «Massimiliano Perrotta è un autore di teatro, e non solo, che è provvisto di molti pensieri. Non gli piace la tranquillità dei testi che denunciano qualsiasi cosa nel mondo, cerca le dimensioni non previste, vuole essere senza puntiglio un innovatore che conosce innovatori, come Samuel Beckett ad esempio».

Gli inizi cinematografici

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Perrotta debuttò nel 2001 con il cortometraggio “Expo”, giallo metafisico ambientato nel cuore di Roma, sulle scale del Palazzo delle Esposizioni, che ottenne una Menzione speciale della giuria all’Alternative Film Festival e venne trasmesso da RaiNews24.

Nel 2007 girò il video “Mineo”, breve omaggio al paese siciliano dove visse fino ai suoi diciannove anni. “Mineo” venne proiettato a Biella alla Cittadellarte / Fondazione Pistoletto nell’ambito del Festival Internazionale del Videoracconto di Promozione Territoriale.

Bonaviri ritratto

Sempre nel 2007 Massimiliano Perrotta realizzò “Bonaviri ritratto”, documentario sul grande scrittore siciliano con le testimonianze di prestigiosi critici letterari (Walter Mauro, Salvatore Silvano Nigro, Walter Pedullà, Sarah Zappulla Muscarà) e del maestro Ennio Morricone, che con Bonaviri firmò la cantata “Ode”, debuttata a Frosinone in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del Conservatorio Licinio Refice. “Bonaviri ritratto” venne proiettato in numerosi festival e istituzioni culturali (Dar Bach Hamba di Tunisi, Centre Culturel Italien  di Parigi, Cineteca Nazionale di Roma, al Campidoglio di Roma per commemorare la scomparsa dello scrittore). La Fondazione Giuseppe Bonaviri produsse il documentario e lo rese disponibile in dvd.

Sul quotidiano L’Osservatore Romano Mario Spinelli scrisse: «Le immagini più belle sono quelle di Mineo, con i suoi muri assolati, il suo silenzio secolare, le stradine a scale che si inerpicano per il paese, fitte di balconi che quasi si toccano fra loro con le ringhiere in ferro battuto. E poi l’altopiano di Camuti, essenziale paesaggio dell’anima bonaviriana, con la sua misteriosa, solenne “pietra dei poeti” che ha “predestinato” e ispirato anche il nostro autore. Immagini antiche – di una Sicilia greco-araba, luminosa e fantastica – che si armonizzano con le parole dello stesso Bonaviri, ripreso in intensi primi piani mentre rievoca il suo percorso poetico e letterario».

Sicilia di sabbia

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Nel 2011 Massimiliano Perrotta ha firmato il documentario Sicilia di sabbia, viaggio nell’isola tra mito e trasformazione sulle tracce del reportage giornalistico di Pier Paolo Pasolini “La lunga strada di sabbia”, con la partecipazione del filosofo Manlio Sgalambro e dello scrittore Domenico Trischitta. Finanziato dalla Sicilia Film Commission, il documentario ha partecipato a diversi festival ottenendo il Premio Silver Flower al Flower Film Festival con la seguente motivazione: «Le tracce sulla sabbia di Pasolini divengono però anche quelle di Massimiliano Perrotta che indaga anche lui sui misteri del tempo che passa, sulla magia dei luoghi, sulle persone: Taormina, il polo industriale di Priolo, il Santuario della Madonna delle Lacrime e il delizioso borgo di Portopalo di Capo Passero. Massimiliano Perrotta, lo si vedrà nel film, dimostra amore per una terra difficile e ricca, per le sue persone, dimostra inoltre la rara capacità di reinterpretare un autore, un “classico”, come fa spesso anche nel suo lavoro teatrale, dimostra quella sapienza registica per la quale per noi è facile prevedere per lui un radioso avvenire professionale».

La critica Eliana L. Napoli sul Giornale di Sicilia scrisse: «Il regista costruisce abilmente il suo film portando avanti parallelamente due piani narrativi: il passato che evoca attraverso la presenza opportunamente sfumata dell’attore Stefano Benassi la figura di Pier Paolo Pasolini, e il presente nel quale Roberto Pensa ha il ruolo del viaggiatore moderno che ripercorre gli stessi luoghi con l’ottica di oggi. A sottolineare il passaggio da una dimensione temporale all’altra, l’uso opportuno del bianco e nero per il passato, sostituito dal colore in tonalità accese e corpose, quando l’azione si sposta ai giorni nostri». Francesco Nicolosi Fazio su Scenario così lodò “Sicilia di sabbia”: «Sulle tracce di un viaggio di Pasolini in Sicilia nel 1959, Massimiliano Perrotta ha realizzato un documentario di raro valore tecnico ed evocativo che ripercorre fisicamente e culturalmente il tragitto pasoliniano, fornendo una visione a-temporale di tutto un tratto della Sicilia orientale, caratterizzato dalla presenza di spiagge, in buona parte devastate dall’intervento umano».

Guarda il documentario


Matteotti parla

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Nel 2015, nell’ambito delle celebrazioni per il novantesimo anniversario della morte del politico antifascista Giacomo Matteotti, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Massimiliano Perrotta ha realizzato “Matteotti parla”. Il video, versione teatrale dell’omonimo spettacolo, è stato proiettato in anteprima a Roma al Senato della Repubblica. La Fondazione Giacomo Matteotti lo ha distribuito in dvd nelle scuole italiane.

Guarda lo spettacolo


Le collaborazioni cinematografiche

Perrotta ha collaborato alla scrittura di diversi lungometraggi del regista Fabio Del Greco: “Una vita migliore” (2007), “Altin in città” (2017), “Mistero di un impiegato” (2019), “La donna dello smartphone” (2020), “Slow life” (2021).

Ha collaborato al soggetto e alla sceneggiatura del cortometraggio “Parole d’amare” (2004) di Gianluca Colitta ed è stato consulente per la produzione del lungometraggio del pittore Valerio de Filippis “The Mirror and the Rascal” (2019).

Il teatro di Massimiliano Perrotta

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Perrotta ha scritto e diretto gli spettacoli “Gli specchi” (2006), ”Hammamet” (2008), “Filosofi da bar”(2010), “La bussola” (2012), “Paolo Sesto” (2013), “Altrove” (2015), “Sciroppo di lamponi” (2016), “San Martino campanaro” (2016), “Lorella Saputella” (2017). Ha curato versione teatrale e regia dei monologhi di Sebastiano Addamo “Fine di una giornata” (2005) e “Quel grido” (2011),  successivamente raccolti nello spettacolo “La provincia inquieta” (2016); del monologo “Matteotti parla” (2014); dello spettacolo “Mille e una notte” (2016). Ha diretto la commedia “Spera di sole” di Luigi Capuana (2015); i drammi di Domenico Trischitta “Sabbie mobili” (2016) e “Bellini a Puteaux” (2017); i recital “Briciole d’argento” (2015), “Pagine” (2015), “Versus” (2016).

Con la regia di Orazio Alba ha debuttato il suo monologo “Masino Scacciapensieri” (2015). Con la regia di Walter Manfrè hanno debuttato i suoi drammi “I meneni” (2013, Premio Volterra Ombra della Sera per il miglior spettacolo-evento italiano dell’anno), “Mare nostrum” (2014), “L’incantesimo” (2015); e il suo corto “Donatello” (2014) nell’ambito dello spettacolo “La confessione”.

Ha scritto i corti teatrali “Matilde di Canossa” (2008), “Gocce”  (2009), “Il mantello” (2011), “Dopotutto” (2011), “L’impermeabile” (2012), “La bicicletta” (2013), “Pietro torna indietro”  (2013, premiato come Miglior corto al Festival della drammaturgia italiana Schegge d’autore), “Peonie” (2013), “Il Signor Corda” (2013), “Il corpo diplomatico” (2013), “Il solito angolo” (2014), “La casa” (2014), “La scala nascosta” (2014), “Miriam” (2014), “Casimiro” (2016), “Angelica” (2017, premiato come Miglior corto a Schegge d’autore), “Fiammetta” (2017), “Nulla osta” (2019), “Il ponte dei sospiri” (2019), “L’anima del commercio” (2020), “Francesco Giuseppe” (2021, Segnalazione della giuria a Schegge d’autore).

In occasione del debutto dello spettacolo “Hammamet”, Gianni Pennacchi scrisse sul quotidiano Il Giornale: «Non è curioso, anzi paradossale, che dopo tante commissioni d’inchiesta sempre annunciate e mai avviate, dopo estenuanti pellegrinaggi al piccolo cimitero sull’altra sponda del Mediterraneo, dopo discorsi riparatori senza alcun seguito, tocchi al teatro rendere giustizia a Bettino Craxi? È dai tempi di Eschilo che ciò avviene, dunque non stupitevi».

Così invece Ugo Grassi su Cronaca Milano recensì la prima dello spettacolo “Paolo Sesto”: «In conclusione, siamo in presenza di un dramma musicale gradevole, tanto sul piano della recitazione, molto sincera ed emotiva, quanto su quello musicale. I brani del maestro Ennio Morricone, scelti dal regista Massimiliano Perrotta e da Emanuele Senzacqua, e le danze di Isabella Venantini, costituiscono un tutt’uno con il riflessivo Paolo VI interpretato da Roberto Pensa. Pensa che risulta impeccabile anche nell’interpretare la figura di quell’oste fiducioso nel quale s’incarna un incrollabile ottimismo: un ottimismo che, nonostante tutto, vuole comunque essere sprone per lo spettatore, pregno di sana e umana speranza».

Grande successo ottenne lo spettacolo “Mare nostrum”, viaggio onirico nel mistero mediterraneo, scritto da Perrotta e diretto da Walter Manfrè. Sul Corriere della Sera il critico Franco Cordelli scrisse: «Gli attori sono bravi, i migranti sono commoventi. Dispiace forse che non vi siano che loro: non, appunto, perché gli attori non convincano gli spettatori che hanno applaudito tante volta a scena aperta, ma perché i tredici, da soli, chissà, avrebbero fatto ancora di più. Gli uni e gli altri, da soli o insieme, a due e tre, o in gruppo, raccontano storie brevi o rappresentano scene brevissime, a volte fulminanti, una battuta o un lamento. Una migrante si inginocchia e ripete chinando il capo: Non dovevo partire, non dovevo partire. Un attore (bianco) pone a un attore (nero) un indovinello. Piccole cose, tutte giuste, senza sbavature».

I libri di Massimiliano Perrotta

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Ha pubblicato i libri “Cornelia Battistini o del fighettismo” (La Cantinella, 2006; traduzione in Francia: LC éditions, 2012), la versione teatrale del racconto “Fine di una giornata” di Sebastiano Addamo (La Cantinella, 2008), “Hammamet” (Sikeliana, 2010, consulenza storica di Mattia Feltri; anche in edicola con il Giornale di Sicilia; traduzione in Messico: Secretaría de Cultura de Jalisco, 2016; Premio Giacomo Matteotti della Presidenza del Consiglio dei Ministri), “Riva occidentale (Sikeliana, 2017), “Masino Scacciapensier” (Torri del Vento, 2019), “Dopoguerra” (Torri del Vento, 2020). Il dramma “La bussola” è raccolto nel volume “Autori di Schegge” (Puntoacapo, 2013).

Recensendo “Cornelia Battistini o del fighettismo” su Teatro.org, Elena Siri scrisse: «Il libro racconta l’incubo in cui tutti viviamo senza moralismo, senza false posizioni ideologiche, senza rivolta sociale, senza condannare il benessere né assolvere la società. Semplicemente racconta, e raccontando fa risuonare l’eco della ricerca, la voce della spiritualità, il sussurro del valore, il ricordo del senso della nostra vita». Così invece Lorenzo Perrona sul quotidiano La Sicilia: «“Riva occidentale” (Sikeliana, Mineo CT, 2017, pp. 48, 6 euro) è titolo della prima prova poetica di Massimiliano Perrotta, apprezzato drammaturgo e regista che opera fra Catania e Roma. E della parola scenica, queste poesie sembra abbiano assorbito la rotondità, la solidità, dentro una lingua poetica che recupera, dalle esperienze novecentesche, in particolare la lezione montaliana: l’amalgama dei diversi livelli stilistici ed esperienziali nonché, sapientemente, il verso con le sue tradizionali strumentazioni».

Su Liminateatri la critica Filippa Ilardo recensì con vibranti parole il libro “Masino Scacciapensieri”: «Ma sta proprio qui la portata eversiva, contrastiva, anarchica di questo atto: il pettinare le spiagge di Masino è un gesto estraneo al mondo che rivela le contraddizioni del mondo. È un’azione che si sottrae al circolo del bisogno-soddisfacimento. Proprio per tali caratteristiche diventa “figura” della creazione artistica. L’atto creativo, al pari dell’atto di pettinare la sabbia, facendo girare a vuoto le attività umane, le apre in possibilità; contemplazione e inoperosità possono diventare quindi operatori di metafisica che affermano, contro la religione capitalistica, il senso del sacro».

Massimiliano Perrotta e la critica culturale

Dopo aver pubblicato nel 2012 sulla rivista Mondoperaio il saggio “Lo spazio dell’utopia”, dal 2020 Massimiliano Perrotta cura un blog di critica culturale sull’Huffington Post, recensendo libri, film, spettacoli, canzoni e discutendo le idee culturali del presente.

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