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Il buddismo e 3 documentari per capirlo meglio

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Indice dei contenuti

Il buddismo è una delle principali religioni mondiali ispirata ad una tradizione molto antica e dagli insegnamenti di Gautama il Buddha, e nel mondo sono circa 400 milioni i suoi seguaci. È praticato soprattutto in Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Laos, Birmania, Bhutan e Mongolia, Cina e Tibet. È la religione di stato in Cambogia e Bhutan. 

Il buddismo è una serie di pratiche, discipline, scritti sulla crescita personale e spirituale, tradizione orale tramandata e filtrata da diverse culture orientali nel corso dei millenni, con una grande varietà di ramificazioni. Questi insegnamenti sono riuniti in scritture chiamate Canoni: i principali sono il Canone Pali, il Canone cinese e il Canone tibetano. 

Oltre che una religione è considerato anche una filosofia esistenziale che ispira uno stile di vita non materialista, rivolto alla compassione, all’altruismo e alla meditazione. Ci sono diversi tipi di buddismo, ognuno nato della cultura del paese in cui si è sviluppato. 

Il buddismo non è focalizzato sulla fede in un Dio ma si concentra su alcune discipline che consentono la trascendenza verso i mondi superiori. La meta principale del buddismo è l’illuminazione raggiungibile da qualsiasi essere umano. La meditazione è lo strumento principale attraverso cui prendere conoscenza con il mondo esterno ed interno e raggiungere il centro di se stessi ed il proprio equilibrio interiore. Attraverso la meditazione possiamo liberarci del nostro ego e sviluppare l’amore e la compassione verso gli altri e la nostra felicità. Il Dharma secondo il buddismo è la via che porta all’illuminazione. 

Dove nasce il buddismo

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Il Buddhismo nasce in India, nel VI secolo a.C.. e fu creato da Gautama il Buddha. La vita del Buddha non ha testimonianze storiche concrete ed è rimasta avvolta nel mistero. La scoperta di alcuni reperti archeologici ha fatto supporre che sia nato nel Nepal meridionale, a Lumbini, intorno all’anno 565 a.C.. 

In alcune versioni dei Canoni buddisti troviamo informazioni sulla sua vita. La nascita del Buddha fu preceduta da miracoli e premonizioni: durante molte incarnazioni il suo spirito aveva raggiunto una grande consapevolezza ed era pronto per l’illuminazione. Prima di essere soprannominato il Buddha il suo nome era Siddartha Gautama ed era un ricco principe, figlio di un importante re dell’India settentrionale e di una regina di grande bellezza. La donna partorisce il Buddha in un bosco a seguito di un sogno in cui un elefante bianco la penetrava senza alcun dolore. Appena nato il piccolo Buddha disse:

“Per conseguire l’Illuminazione io sono nato, per il bene degli esseri senzienti; questa è la mia ultima esistenza nel mondo” 

Durante i festeggiamenti per la nuova nascita un vecchio saggio di nome Asita fece l’oroscopo al nuovo nato e scoppiò in lacrime. Disse che il destino del bambino era di diventare un monarca universale o un saggio destinato ad indicare al mondo la via dell’illuminazione. Le sue erano contemporaneamente lacrime di gioia e di dispiacere. Gioia per il fatto che fosse nato un essere così straordinario. Dispiacere per il fatto che, essendo già vecchio, non avrebbe potuto assistere alla realizzazione del Buddha che avrebbero cambiato il mondo. 

La madre morì 7 giorni dopo il parto. Il padre, negli anni successivi, fu molto preoccupato che la profezia del vecchio Asita si avverasse: era un re guerriero e voleva che il figlio diventasse un guerriero come lui. Siddartha senza conoscere nulla di ciò che esisteva fuori dalla sua dimora regale, si avventurò fuori ad esplorare il mondo, e vide un vecchio mendicante e un cadavere. Conobbe la vecchiaia e la morte e ne rimase così turbato da riflettere a lungo sul senso della vita umana. Decise così a 29 anni, di lasciare la sua famiglia e le sue ricchezze per viaggiare e vivere in povertà assoluta come un asceta. Abbandonò la sua casa di notte con il suo cavallo bianco, mentre tutti dormivano. 

Soggiornò presso diversi asceti come Āḷāra Kālāma che gli insegnarono ad esplorare il suo inconscio e la pratica della meditazione, la verità della nullità attraverso la quale è possibile conseguire la liberazione. Dopo molte esperienze capì che il piano materiale aveva una certa importanza e non era possibile arrivare ad uno stato di illuminazione con problemi continui di fame e sofferenza del corpo. La sua illuminazione avvenne nel villaggio di Bodhgaya, nell’odierno Stato del Bihar, dopo un lungo periodo di meditazione sotto un albero, il cosiddetto albero del bodhi. 

Viaggiando e fermandosi per studiare da diversi maestri Gautama apprese da loro la pratica del digiuno e dell’auto macerazione del corpo, ma continuava a non essere soddisfatto dei risultati. Alla fine comprese che con il corpo in pessime condizioni non era possibile raggiungere l’illuminazione, e tornò ad una dieta normale, provocando l’allontanamento degli asceti che frequentava. 

Siddharta Gautama

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A 35 anni, nel 530 a.C. In una notte di luna piena di maggio, sotto un albero di fico nei pressi di Bodh Gaya, Gautama meditò tutta la notte e si illuminò raggiungendo il Nirvana. Le settimane successive restò in meditazione sotto diversi alberi, riflettendo sul fatto se avesse dovuto diffondere al mondo la sua comprensione. 

Una comprensione che era impossibile da afferrare con la mente, che va al di là di ogni razionalità e si può solo sperimentare. Il racconto narra che Brahma Il signore del mondo venne a supplicarlo di diffondere la sua comprensione affinché il maggior numero di uomini potesse fare esperienza del Dharma. Così il Buddha iniziò a diffondere i suoi insegnamenti sul Nirvana in India. 

Dopo l’illuminazione il Buddha fece il discorso di Benares, un sermone che illustra la via di mezzo e dal quale Buddismo prende le sue basi fondamentali. La via di mezzo consiste evitare ogni tipo di eccesso nella propria vita e raggiungere il giusto equilibrio. 

Regole del buddismo

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La base del buddismo è la trasmissione orale della tradizione: non esiste un vero e proprio testo sacro del buddismo, ma una serie di insegnamenti scritti in lingue antiche come il sanscrito. Gli insegnamenti fondamentali del Buddha sono le quattro nobili verità e il nobile ottuplice sentiero. Alcuni punti fondamentali sono:

La verità dell’origine della sofferenza: la sofferenza si crea nel desiderio verso i piaceri materiali o nell’ attaccamento al piano fisico. Tutti i legami con il mondo materiale possono essere causa di sofferenza se non prendiamo da essi il dovuto distacco. Dice il Buddha: “l’unione con quel che non si ama è dolore, la separazione da quel che si ama è dolore, il non ottenere ciò che si desidera è dolore”

La verità dell’impermanenza: tutto nel mondo fisico è mentale è soggetto a decadimento e da una nascita ed una fine. La verità della fine della sofferenza: la sofferenza si dissolve con l’assenza del desiderio. La verità della vacuità: gli oggetti non hanno consistenza propria ma sono energia con un legame di interdipendenza. 

In questo modo è possibile raggiungere l’illuminazione, il Nirvana, che si può ottenere con una disciplina ed un costante addestramento, attraverso il progressivo distaccamento dal piano materiale. 

Il Buddha non nega l’esistenza delle divinità dalle precedenti tradizioni come quella vedica. Anzi, afferma con forza che i Veda esistono, ma l’attenzione del buddismo non è focalizzata sull’adorazione di un Dio. Secondo il buddismo le divinità non possono fare nulla per salvare gli esseri umani dal Samsara, il ciclo di morte e rinascita, e portarli verso l’illuminazione. 

Il buddismo sostiene la legge del Karma, il principio di causa ed effetto. Il significato di Karma è azione. Ogni azione provoca una causa ed un effetto che si ripercuoterà sulle nostre vite con il passare degli anni o nelle successive reincarnazioni. La qualità positiva o negativa delle azioni quindi influisce sulla nostra vita futura, determinando felicità o infelicità. 

Se percorriamo la giusta via fatta di azioni positive ci possiamo avvicinare sempre di più all’illuminazione fino a raggiungerla, altrimenti cadiamo sempre più in basso sul piano di inconsapevolezza. I nostri problemi alla nostra sofferenza secondo il buddismo dipendono esclusivamente da noi stessi e non da cause esterne. 

I principi del buddismo

Quali sono i principi del buddismo? La meditazione buddista è una fede o semplicemente un allenamento psicologico come molti altri? Sebbene la meditazione buddista non sia una religione, è motivata dagli obiettivi delle credenze religiose buddiste. Dopotutto, la mente umana è il cuore dell’insegnamento dei principi del buddismo. Il Dhamma, o l’insegnamento del Buddha, è probabilmente il più frainteso tra tutte le credenze religiose. Allo stesso modo, il Buddha viene paragonato a Dio e i buddisti hanno pensato alla meditazione buddista come una tecnica ipnotica per allontanarsi dalla vita reale.

La prima nobile realtà dei principi del buddismo è il dukkha, una parola pali che indica le esperienze spiacevoli come preoccupazione, disagio, dolore, paura, ecc. Il terzo nobile fatto dice che il dukkha può essere affrontato, mentre il quarto nobile fatto ci dice i metodi con cui la terza degna verità può essere raggiunta. I principi del buddismo sono quindi strettamente collegati alla meditazione buddista. È stato trasformato in un metodo o disciplina per liberare le persone dalla schiavitù dei sentimenti negativi e migliorare la natura della vita umana. Questa parte del Dhamma è conosciuta come il Nobile Ottuplice Sentiero, che include lezioni che possono influenzare l’elemento individuale e sociale della propria vita.

Si può quindi comprendere che la ragione del dolore di tutti è psicologica. La logica ci dice che quindi anche il trattamento è psicologico. Pertanto, il buddismo ha sviluppato esercizi mentali chiamati meditazione buddista, volti a curare questi problemi psicologici. La meditazione buddista è spesso confusa con altre pratiche che affermano di avere effettivamente posseduto poteri dopo aver praticato la meditazione, il che è totalmente in contrasto con l’Ottuplice Sentiero.

Alcuni individui vedono la meditazione, in cui consiste la meditazione buddista, come uno stato della vita pia. La meditazione non è un atto di conversione di un peccatore ad avere un impegno più profondo verso le sue convinzioni religiose. Gli obiettivi della meditazione buddista non differiscono molto dagli altri approcci di meditazione. In particolare, tuttavia, la meditazione buddista intende eliminare il dukkha e raggiungere il Nirvana. Secondo molti praticanti di meditazione buddista, il Nirvana è troppo difficile da esprimere a parole. Ma lo spiegano come il punto più alto di maturazione psicologica ed etica.

Poiché la meditazione buddista, come qualsiasi altra strategia, è un’esperienza personale che provoca l’autorealizzazione, deve essere praticata secondo la propria convinzione e fede che la conoscenza e la felicità sono realizzabili. Oltre 2.500 anni fa Il Buddha ha condiviso con i suoi seguaci ciò che la medicina occidentale ha effettivamente compreso meno di 200 anni fa: la sofferenza psicologica può essere altrettanto dolorosa e devastante della sofferenza fisica.

Il buddismo ci insegna che se sappiamo gestire correttamente le nostre relazioni la nostra vita sarà molto più facile. Il tuo ambiente di lavoro caotico e difficile è in realtà una serie di relazioni con il tuo datore di lavoro, colleghi, consumatori, venditori, concorrenti o fornitori. Scoprendo come affrontare adeguatamente queste relazioni con l’ambiente di lavoro, non solo aumenti le tue possibilità di successo, ma il tuo compito può infatti risultare meno impegnativo e più piacevole. 

Buddha insegnò la meditazione sulla gentilezza amorevole per sviluppare la pratica dell’amore generoso o altruistico dalla mente. Questo tipo di meditazione esiste in diversi metodi e ha sottolineato numerosi aspetti del mentore. Parla delle quattro strutture della consapevolezza basate sugli insegnamenti del Buddha. Puoi scoprire come purificarti, vincere il lamento e il dolore, rovinare il dolore e il dolore e raggiungere le istruzioni per realizzare il nirvana.

Il buddismo è una religione?

Essere critici nei confronti del buddismo non è facile. Il buddismo è la più simpatica delle principali credenze religiose e i buddisti sono i bravi ragazzi della spiritualità moderna. Splendide usanze, architettura affascinante, statue ispiratrici, storia antica, il Dalai Lama… cosa c’è che non va? Niente jihad o fatwah, niente inquisizioni o crociate, niente terroristi o pederasti, solo brave persone che sono brave persone. Buddismo significa gentilezza. Almeno, dovrebbe.

Buddha significa Risvegliato, quindi il Buddismo può essere interpretato come il Risveglio. Sarebbe quindi naturale credere che se stavi cercando di risvegliarti, allora il Buddismo, cioè il Risveglio, sarebbe il posto dove guardare. Tale pensiero, tuttavia, rivela una pericolosa mancanza di rispetto per l’opposizione. Maya, dea dell’inganno, ha svolto il suo lavoro con suprema competenza perché la prima scintilla di autocoscienza è balenata nella testa di qualche scimpanzé e l’idea che il neofita ricercatore della verità possa semplicemente diventare buddista, dare un’occhiata ad alcuni libri, abbracciare alcuni concetti potrebbe essere un po’ ignorante.

D’altra parte, perché no? Come è possibile che questo sia stato così ribaltato? È semplicemente verità. Il fatto non dovrebbe essere, tipo, la cosa più semplice? Qualcuno che vuole scoprire qualcosa di così comune come la realtà non dovrebbe avere la capacità di farlo? Quindi qual è il problema? La questione nasce dalla verità che i buddisti, come tutti gli altri, chiedono di riparare l’inconciliabile. Non desiderano semplicemente risvegliarsi al vero, desiderano anche dare un senso al falso. Vogliono avere la loro torta e mangiarla anche loro, quindi finiscono con teorie senza senso, scuole divergenti, sagaci doppiezza e niente Buddha.

Comune della tenacia buddista nel conciliare l’inconciliabile è l’idea di Due Verità, un toccante scherzo di due parole che sembrano non capire, eppure questo tipo di pensiero perversamente irragionevole è proprio al centro della fallita ricerca della verità. Non desideriamo la realtà, desideriamo un fatto particolare; uno che non minaccia l’ego, uno che non esiste. Insistiamo su una realtà che abbia un senso di ciò che comprendiamo, non sapendo che non sappiamo nulla.

Niente del buddismo è più rivelatore delle Quattro Nobili Verità che, non essendo vere, sono di dubbia nobiltà. Costituiscono la base del buddismo, quindi è chiaro fin dall’inizio che i buddisti hanno inventato una versione proprietaria della realtà modellata più dalle forze del mercato che da qualsiasi preoccupazione specifica per la verità meno favorevole al consumatore, anche se vera. Sì, il buddismo può essere spiritualmente riempiente, persino nutriente, ma per quanto riguarda i fatti, è cibo spazzatura. Puoi mangiarlo ogni giorno della tua vita e morire esattamente come Risvegliato come il giorno in cui ti sei convertito.

Il buddismo è una classica operazione esca e interruttore. Siamo portati dalla conoscenza nella finestra, ma non appena siamo sulla porta iniziano a guidarci verso il corridoio della compassione. I buddisti potrebbero essere sinceri e cambiare il loro nome in Compassionismo, ma chi lo vuole? C’è un problema. Non possono vendere empatia e non possono fornire illuminazione. Questa pubblicità non veritiera è il tipo di gioco a cui devi giocare se vuoi avere successo in un’azienda in cui il consumatore è sempre sbagliato. Puoi fallire sinceramente o prosperare offrendo alle persone ciò che vogliono. Ciò che affermano di volere e ciò che desiderano veramente, tuttavia, sono 2 cose molto diverse.

All’osservatore esterno, gran parte della conoscenza e della pratica buddista appare focalizzata sull’auto-miglioramento spirituale. Anche su questo è difficile parlare contro, se non nel contesto del risveglio da un’idea sbagliata. Non esiste una cosa come il vero sé, quindi qualsiasi ricerca orientata al suo ingrandimento, miglioramento, elevazione, avanzamento, glorificazione, salvezza e così via, è totale incoscienza. 

È molto semplice: se il buddismo ha a che fare con l’illuminazione, gli individui dovrebbero essere illuminati. Ovviamente, il buddismo non è del tutto distinto nelle sue strategie di sopravvivenza. Questo identico abisso tra impegno ed efficienza si trova in tutti i sistemi della spiritualità umana: nel buddismo è più pronunciato. Non si intende mancare di rispetto al Buddha. Se c’era un Buddha allora è il buddismo che insulta la sua memoria, non la sana incertezza. 

Qualcuno che vuole trovare qualcosa di onnipresente come la verità non dovrebbe essere in grado di farlo? Non desiderano semplicemente risvegliarsi al reale, allo stesso modo vogliono dare un senso all’errato. Non vogliamo la realtà, desideriamo una realtà specifica; una realtà che non minaccia l’ego, uno realtà che non esiste. Ciò che dicono di desiderare e ciò che vogliono veramente, sono 2 cose davvero diverse. È estremamente facile: se il buddismo riguarda l’illuminazione, gli individui devono essere illuminati.

Il buddismo Zen

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il buddismo Zen si riferisce ad un insieme di scuole buddiste giapponesi, coreane e vietnamite fondate dal monaco indiano Bodhidharma. il termine Zen in sanscrito significa visione. Negli insegnamenti del Buddha la visione è la consapevolezza progressiva che deriva dagli stati di coscienza superiori e la comprensione che si ottiene dal samadhi, cioè la concentrazione che si raggiunge con la meditazione e la calma. Dallo zen fu creato nelle scuole giapponesi il termine zazen, che indica la tipica postura in cui ci si siede durante la meditazione. Il buddismo Zen si diffuse dapprima nelle isole giapponesi e successivamente in Giappone per mezzo di alcuni monaci cinesi che viaggiarono in quel territorio.

Il buddismo Zen si diffuse in occidente intorno al 1890 nella città di Chicago, grazie ai coniugi Russell ed a dei circoli cristiani che promossero le loro pratiche buddiste. Successivamente a New York, nel 1931, fu creata la società buddista d’America. Anche a San Francisco e a Los Angeles si diffusero diversi gruppi di meditazione Zen per i giovani americani gestiti da maestri orientali. Solo alla fine degli anni sessanta però compaiono i primi maestri Zen occidentali nella città di San Francisco e alle Hawaii. Alla fine degli anni ’60 si diffuse anche in Europa, a Parigi, grazie al monaco Taisen Deshimaru, che raccolse intorno a sé molti discepoli europei del buddismo Zen.

Il buddismo Zen si differenzia del buddismo perché rifiuta di riconoscere autorità alle scritture buddiste tradizionali. Riconosce la loro importanza, come ad esempio nel caso del Sutra del loto, ma come unico fondamento indica l’esperienza diretta del Satori. Il Satori è la comprensione della realtà, guardare ed arrivare a comprendere la propria natura, la visione del cuore delle cose e la consapevolezza che la realtà, il cosmo, noi stessi e tutte le cose fanno parte di un tutto che trova la sua forma nella concetto di vacuità. Il Satori si distingue dal Nirvana: mentre quest’ultimo è un distacco definitivo dal mondo materiale il Satori promuove una partecipazione attiva e consapevole al mondo, se percepito nella sua dimensione di vacuità.

Il concetto di vacuità è stato spiegato in Occidente tramite la fisica quantistica grazie al fisico italiano Carlo Rovelli. La teoria afferma che la realtà è originata da un vuoto quantistico composta da particelle interdipendenti in un intreccio unico. Lo stesso concetto che affermava il Buddha dicendo che ogni cosa non ha vita propria ma tutte le cose esistono in relazione con il tutto.

Credenze buddhiste sulla fine del mondo

I buddisti credono in un ciclo di creazione e distruzione, quindi anche se la terra finirà, rinascerà di nuovo. Qualunque cosa è impermanente. Di seguito è riportata una descrizione del completamento del mondo secondo il Buddha.

– La terra lotterà con un periodo di siccità estrema a causa della mancanza di piogge. Tutte le piante e tutti i tipi di vita scompariranno e svaniranno dal pianeta.

– Un 2° sole apparirà all’orizzonte, provocando l’evaporazione di molti ruscelli e stagni.

– Apparirà un terzo sole che porterà all’evaporazione di molti fiumi come il Gange.

– Dopo molto tempo, nel cielo apparirà un 4° sole con conseguente evaporazione dei grandi laghi.

– Dopo un altro lungo lasso di tempo, apparirà un quinto sole e gli oceani si prosciugheranno gradualmente fino a diventare profondi un dito.

– Dopo un altro lungo lasso di tempo, apparirà un sesto sole. La crosta terrestre e il nucleo si scalderanno a livelli di temperatura intensi che portano a molte esplosioni vulcaniche, terra bruciata e cieli pieni di fumo.

– Dopo un altro ampio intervallo, apparirà un settimo sole. La terra diventerà un’intensa palla di fuoco. Le sue fiamme si diffonderanno ovunque.

Alla fine esploderà e svanirà del tutto. L’unico metodo per salvarti da questo destino è seguire l’ottuplice sentiero.

Riflessioni buddiste

In genere soddisfo le persone che dicono cose come “Ho a che fare con la consapevolezza da oltre vent’anni”. La mia azione è sempre questa: “Oh, brutta cosa! Hai provato a giocare con la consapevolezza? È molto efficiente e molto più divertente!” Grazie per aver chiesto … Tendiamo a pensare alla consapevolezza come qualcosa che si sviluppa subito dopo anni di devota meditazione. Va bene, può funzionare. La cosa sfortunata è che funziona ma è molto faticoso. Certo, vogliono sviluppare un punto di vista più chiaro sulla vita. Sì, vogliono diventare calmi e contemplativi. Naturalmente vogliono vivere in modo più significativo e con maggiore gioia. Deve essere così difficile?

Assolutamente no. Vedete, mentre la maggior parte delle persone bussa educatamente alla porta principale della meditazione per entrare nella casa della Consapevolezza, altre persone scivolano nella porta sul retro. Perché non possiamo divertirci con la consapevolezza, ballare con essa, trattarla come il nostro cugino strano preferito che sembra essere brillante piuttosto che come uno zio severo che ha un dottorato di ricerca? Perché non possiamo andare in punta di piedi verso la consapevolezza attraverso allenamenti ad occhi aperti che sono attraenti, edificanti, informativi e, divertenti? La consapevolezza dovrebbe assomigliare a un enorme gioco di nascondino mentale: “Dove sono adesso? Capito!”

La consapevolezza non appartiene al buddismo e la meditazione non è l’unico veicolo che ti porterà lì. Coloro che iniziano con esercizi semplici e soddisfacenti si trovano spesso a vedere il valore di stare seduti fermi. In effetti, numerose persone affermano che non avrebbero mai iniziato con la meditazione, tuttavia si sono divertiti così tanto a “giocare” con la consapevolezza che hanno iniziato una pratica regolare di seduta.  Subdolo? Certo, ma fa parte del gioco. Piacevole, in qualsiasi tipo di situazione, è ciò che ci fa tornare continuare. Non stai vincendo in questo grande gioco della vita se non sorridi. Se “lavorare” sulla consapevolezza non funziona per te, prova piuttosto a giocare. Spalanca le porte. Lascia che il tuo monaco interiore esca e giochi.

Preghiere buddiste

Se i cattolici hanno il rosario anche i buddisti hanno la loro variazione chiamata perline Juzu. Nel buddismo, ha un valore davvero ampio poiché i seguaci credono che usando il materiale spirituale nelle loro preghiere, otterranno l’enorme vantaggio nel trasformare i desideri terreni in illuminazione e nel scoprire che le prove della vita sono un ingresso per l’emancipazione .

Per i buddisti, i grani di preghiera sono chiamati “Japa Mala”, che sono comunemente utilizzati nel buddismo Mahayana e con meno grani costituiti in tutto da 108 grani. Il rosario di Pure: Land Buddhism è composto da 27 grani. I cinesi chiamano i loro grani di preghiera “Shu-Zhu” che significa “contare i grani” mentre in Giappone è “Juzu”.

Ci sono rosari più brevi usati anche nel buddismo, chiamati “rosari di prostrazione”, che sono utili quando si recitano ripetizioni di prostrazioni. Per coloro che hanno visto una statua di Buddha, potresti osservarlo mentre indossa un rosario di preghiera sul collo. Buddha rimase in Tibet fino alla sua morte e i buddisti tibetani usano un’imitazione dei rosari di preghiera di Buddha, che consiste in 108 grani divisi in 3 segmenti. I primi prodotti di perline buddiste provengono dal legno del Bodhi, un albero sacro che si trova nel punto in cui il Buddha fu illuminato.

Secondo un ventiseiesimo sommo sacerdote di nome Nichikan Shonin, un filo di perline Juzu è un modo per dirigere una persona di capacità media che è poi costretta a mettere in atto pratiche ascetiche. L’oggetto religioso viene utilizzato anche quando si contano la varietà di invocazioni fatte insieme alla lettura dei sutra del buddismo.

Il filo di perline Juzu è stato costantemente utilizzato come un modo per attirare più persone in stretto contatto con i Tre Tesori, in particolare Buddha, Legge e Sacerdozio. Trattati con la massima cura, i buddisti l’hanno effettivamente considerata come una delle tre vesti necessarie per mettere in pratica i loro insegnamenti. Gli altri 2 sono soprannominati “kesa” e “koromo”.

Nella stringa di perline Juzu, centootto cerchietti hanno dimensioni simili. Come descritto dai diversi trattati come le Annotations on the Great Concentration and Insight scritti da Miao-Lo, rappresenta il numero dei desideri carnali di una persona mortale. L’intero oggetto religioso indica i cinque caratteri del Principio Mistico, l’entità del semplice che è la filosofia che ogni buddista dovrebbe avere per ottenere l’illuminazione.

I 2 grandi cerchi delle perline Juzu corrispondono ai genitori, Ho e Myo, Taho e Shakyamuni o conoscenza e realtà. La rotondità del filo di perline Juzu parla della Verità mistica insieme al vero corpo di ogni fenomeno. Immergendoti nelle vie del buddismo, scoprirai che i buddisti non separeranno mai il filo di perline di Juzu dai loro corpi nemmeno per un momento perché lo usano per superare le trasgressioni. 

La meditazione buddista viene utilizzata per le pratiche del buddismo. Consiste in qualsiasi tecnica di meditazione che abbia l’obiettivo di raggiungere l’illuminazione. Nel linguaggio classico del buddismo, la descrizione più vicina per la meditazione è bhavana che suggerisce un progresso psicologico.

Ci sono diversi tipi di meditazione integrati nelle diverse Scuole Buddiste. Ad esempio, nella tradizione tibetana vengono utilizzate innumerevoli meditazioni relative alla visualizzazione, mentre nell’usanza del Theravada ci sono più di cinquanta procedure per lo sviluppo della visione profonda e per lo sviluppo della concentrazione.

La maggior parte delle guide moderne e classiche per la meditazione buddista si ispirano ad ogni scuola. Alcuni insegnanti cercano di prendere forma, classificare e fabbricare pratiche da varie usanze buddiste. Questa è anche la prima scuola buddista mai sopravvissuta ed è diventata la fede predominante dello Sri Lanka (stimata al 70% della popolazione totale) per diversi secoli, allo stesso modo nel sud-est asiatico composto da Thailandia, Myanmar, Laos, Cambogia e alcune parti del Vietnam , Bangladesh e Cina sudoccidentale. Inizia anche ad essere popolare in Australia e Singapore.

3 documentari da non perdere sul Buddismo

Talking with Buddha

documentario-buddismo

Cos’è il buddhismo tibetano? Un documentario che ti porta in viaggio tra i monasteri buddisti tibetani per incontrare alcuni dei grandi maestri del buddismo, sullo sfondo delle montagne dell’Himalaya e del canto ipnotico dei mantra. Un film per trasformare l’energia negativa in positiva. Per la maggior parte dei laici, il buddhismo tibetano è una fede misteriosa, tuttavia esso è più una scienza che una religione, e ci apre la porta verso la felicità e la pace attraverso la quale tutti possono entrare. 

Zen mind

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The Zen Mind è un affascinante viaggio attraverso il Giappone per esplorare lo zen nel suo habitat naturale. Dal trambusto dell’ora di punta Tokyo alle tranquille montagne di Kyoto. Dai centri zen nascosti ai grattacieli della città allo zendo in un monastero sperduto, in un mondo inaccessibile e sconosciuto. È un mondo in cui la ricchezza materiale viene scambiata con ricchezza spirituale. Un diario di viaggio per esplorare la pratica dello zen moderno.

Sulle orme di Buddha

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Sulle orme del Buddha è un viaggio attraverso l’India che ripercorre lo stesso percorso che Gautama il Buddha ha fatto per arrivare all’illuminazione. Siddhartha Guatama visse 2500 anni fa in un’antica terra chiamata Magadha, conosciuta oggi come Bihar, lo stato più povero dell’India. Nacque a Lumbini (oggi Nepal) in una nobile famiglia. All’età di ventinove anni rinunciò a ogni ricchezza e, come un vagabondo senzatetto, si mise alla ricerca della natura della nostra esistenza. Per cercare la verità. Per sei anni ha vagato come uno Shramana senzatetto, come un ricercatore spirituale.

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