Film indipendenti e cult

Generi di film: come l’industria cinematografica fidelizza il pubblico

I generi cinematografici vengono consolidati dai produttori della Hollywood degli anni 30 e 40 per esigenze di pianificazione produttiva. La divisione in generi di film ben codificati consente soprattutto agli Studios di raggiungere target di pubblico molto specifici. Ad ogni genere inoltre i produttori cercano sempre di collegare Star e divi ben noti. L’associazione tra un determinato genere e un determinato volto diviene un meccanismo quasi inconscio del pubblico. La produzione è organizzata in ramificazioni di generi, ed ogni genere comprende una costellazione di sottogeneri, di attori, di registi e di filosofie esistenziali. 

I generi di film vengono ereditati dai generi letterari, sperimentati e collaudati nel corso dei secoli. Ogni grande casa di produzione si specializza solo su certi generi, così come certi registi come Hitchcock, per esempio, diverranno un marchio di garanzia per il Thriller. In effetti è raro al di fuori del cinema d’autore vedere registi che spaziano in vari generi: la grande spesa necessaria per la realizzazione di un film di Hollywood crea percorsi piuttosto rigidi e una limitata possibilità di sperimentazione. Tutti vogliono andare a colpo sicuro incontro al gradimento del pubblico. Le star, le ambientazioni spettacolari ed i generi sono il modo più sicuro per fare questo. Quella che manca spesso è l’originalità e le scoperte del cinema di avanguardia europeo, ma non sono rari i casi in cui l’estro artistico e visioni del mondo non convenzionali riescono a penetrare negli Studios.

Musical

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La RKO nasce con il sonoro e si specializza nei musical. Tiene sotto contratto per lungo periodo la coppia di Fred Astaire e Ginger Rogers. Il musical nasce dell’eredità dello spettacolo di rivista, dell’operetta e dai palcoscenici di Broadway. Il genere si consolida negli anni 30, integrando alcuni codici specifici della commedia. Sono film girati in studio con una luce diffusa e sfavillante, un mondo di sogni dorati e rassicuranti. 

La Warner realizza alcuni musical come Quarantaduesima strada del 1933 che sono uno spettacolo dentro lo spettacolo. Storie che hanno come protagonisti ballerini e showman, la loro vita sul palcoscenico e nel mondo dello spettacolo. La RKO invece si avvicina di più ai territori della commedia sofisticata con il musical come Cappello a cilindro del 1936, con Fred Astaire e Ginger Rogers. 

Anche la MGM punta molto sul musical ma attraverso uno spettacolo sfarzoso e onirico che conduce il pubblico attraverso mondi immaginari come Il mago di Oz di Victor Fleming, del 1939. I colori sono sgargianti e si avvalgono della tecnologia del Technicolor. La MGM propone un cinema brillante e colorato come mezzo di evasione da una realtà in bianco e nero. 

Questa visione dello Studio MGM viene celebrata in una scena del Mago di Oz in cui Dorothy passa dal bianco e nero al colore, dalla grigia realtà al mondo della fantasia. Altri celebri musical della MGM negli anni 40 sono quelli di Vincent Minnelli come Il pirata, del 1947, oppure Un americano a Parigi del 1950. Spettacolo di varietà con Fred Astaire e Syd Charisse del 1953, realizzati dal produttore Arthur Freed. 

Horror

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L’introduzione del sonoro dà una spinta significativa anche al genere horror. E’ lo studio della Universal, quello che produce il maggior numero di film di questo genere, a realizzare le opere più importanti durante gli anni 30. Dracula di Tod Browning del 1931 con Bela Lugosi. Frankenstein di James Whale, sempre nel 1931, con Boris Karloff. Il ciclo continua con L’Uomo Invisibile e La moglie di Frankenstein. Sono film molto diversi dagli horror dell’espressionismo tedesco ma che traggono molta ispirazione dai film di Dreyer, Wiene o Murnau.

King Kong del 1933, inventa cose nuove nel genere e si avvale di importanti effetti speciali e visivi. Nei primi anni 40 il produttore Val Lewton affida la realizzazione di diversi film horror ai registi Jacques Tourneur e Robert Wise, che si specializzano in opere a basso budget. Le limitazioni delle risorse tipiche dei film indipendenti provoca una maggiore inventiva: l’orrore diventa soprannaturale, di atmosfera, il pericolo è spesso invisibile. I film come Il bacio della pantera del 1942 di Jacques Tourneur hanno un linguaggio decisamente più ricercato rispetto ai film ad alto budget. 

Gangsters movie

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Gli anni trenta vedono la nascita del Gangster Movie. La criminalità è il proibizionismo sono temi della cronaca degli anni 20 che influenzano tutta la produzione cinematografica degli anni 30 e 40. Il modello narrativo di questi film è spesso l’ascesa e la caduta di un gangster, che è una specie di self made man americano in negativo, destinato ad una fine tragica. I maggiori film del genere degli anni 30 sono Piccolo Cesare di Mervyn Le Roy, Nemico pubblico del 1931 di William Wellman, e Scarface del 1932 di Howard Hawks. Sono storie violente di disadattati che si trasformano in boss della malavita attraverso un percorso di ascesa al potere e violenza. Attraverso questi racconti cinematografici i boss della malavita entrano nell’immaginario collettivo. 

Noir

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Il film gangster si modifica ed assume sfumature diverse negli anni 40. I critici francesi lo definiscono Noir. In questi film il protagonista e l’ambiente metropolitano assumono qualità crepuscolari e i boss malavitosi diventano malinconici perdenti. Cinismo, disincanto e ambiguità morale impediscono una distinzione chiara tra buoni e cattivi. Il lieto fine spesso è assente: sono antieroi destinati ad un finale tragico. 

Molti noir sono tratti dai romanzi polizieschi di Raymond Chandler, Hammet, James Cain e Cornell Woolrich. L’ambientazione è urbana e notturna. I personaggi sono criminali, investigatori e donne fatali ed affascinanti connotati da un netto cinismo e pessimismo. I film più significativi sono Il mistero del falco di John Huston, nel 1941, tratto dal romanzo di Hammett, e Il grande sonno, del 1946, tratto da un romanzo di Chandler. L’attore di riferimento è Humphrey Bogart nel ruolo del detective cinico e romantico che continuerà a interpretare anche in diversi film successivi. 

Lo stile delle immagini è costruito con inquadrature molto angolate e contrastate, grandangoli e profondità di campo. L’atmosfera generata è quella di claustrofobia e degrado morale. Molti lavoratori del cinema provenienti dall’Europa collaborano alla realizzazione dei film Noir creando in essi una forte influenza espressionista. Sono proprio registi europei come Fritz Lang a realizzare i capolavori del genere Noir degli anni 40 come La donna del ritratto, La strada scarlatta e Il grande caldo, del 1953. 

Anche il regista viennese Otto Preminger realizza alcuni dei Noir più significativi: Vertigine del 1944, un Noir onirico dove confini tra realtà e fantasia si confondono. Il tema dello specchio, del ritratto, del doppio, misto al sogno e all’incubo riecheggia in tutti questi film, insieme ai quali si può inserire anche Rebecca di Alfred Hitchcock, del 1939. Un mondo oppresso dal disincanto, dal cinismo e dalla ambiguità tra bene e male, popolato da dark lady pericolose. Come in un altro grande Noir del 1945, La fiamma del Peccato di Billy Wilder (Double indemnity), tratto da un romanzo di Chandler. 

All’inizio degli anni 40 diventa Popolare anche il genere bellico con film come Arcipelago in fiamme (Air Force) del 1943 e Obiettivo Burma, del 1945, di Raoul Walsh. 

La complessità dei generi di film

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I vari generi di film si articolano in una molteplicità di sottogeneri complessa, legata ai divi disponibili, ai temi più attuali, ai cambiamenti della società e al gradimento del pubblico. Si potrebbe dire che ogni tipo di divo e ogni genere incarna un intero mondo, un certo modo di vivere e di sognare, certi canoni di bellezza, influenzando l’immaginario di moltissime persone.

I film e i generi sono costruiti tenendo conto delle Star, del marchio delle case di produzione, e di precisi universi narrativi che si sviluppano film dopo film, in una sorta di narrazione seriale che tende a fidelizzare gli spettatori nel lungo periodo, con pianificazioni e contratti decennali. Gli attori sono legati alle case di produzione con accordi di esclusiva e le collaborazioni tra Star e Studio durano molto a lungo. Una volta che il pubblico identifica un divo con un certo genere cinematografico e con un certo Studio è difficile trovare ruoli diversi, e gli attori restano ingabbiati nel cliché che gli viene costruito addosso.

Fred Astaire e Ginger Rogers fanno parte dell’universo dell’irreale e dorato del musical. Humphrey Bogart, James cagney dell’oscuro mondo del poliziesco e del Noir. Clark Gable, Claudette Colbert, Cary Grant e Katharine Hepburn della commedia e John Wayne del western. I film di ogni singolo divo ripropongono sempre gli stessi messaggi morali e la stessa visione del mondo, progetto dopo progetto, con una serie di variazioni che diventano una specie di sottogenere. Il divo è legato per sempre alla sua tipologia di personaggi e all’aspettativa del pubblico. 

In certi rari casi però la produzione decide di giocare su una specie di effetto sorpresa, e di fare interpretare a una star un personaggio a cui il pubblico non è abituato. L’apparizione dei divi nei panni dei loro personaggi standard soddisfano le aspettative e contribuiscono a creare il loro mito. Personaggi e divi che piacciono a certi segmenti di pubblico ben divisi perché ognuno è portatore di un messaggio diverso in cui ci si rispecchia. 

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