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Hitchcock: biofilmografia e 9 film meno noti da non perdere

Chi era Alfred Hitchcock? 

Figlio di una modesta famiglia di commercianti, il padre era un commerciante di frutta e verdura, Alfred Hitchcock studiò in un severo collegio di padri Gesuiti. Dopo la perdita del padre si iscrive ad una scuola di ingegneria navale. Dopo la fine della guerra trova lavoro come pubblicitario presso la Henley Telegraph and Cable Company. Il suo interesse a lavorare al cinema arriva quando la Famous Players-Lasky aprì una filiale a Londra. Lavora prima in ufficio che si occupa dei sottotitoli, poi passa alla sceneggiatura e alla regia. I primi film, Number 13 (1922) e Always Tell Your Wife (1923), non sono particolarmente riusciti. 

Gira altri due film muti: Il labirinto delle passioni (1925) seguito da Il pensionante (1926). Il pensionante è la prima opera particolarmente riuscita di Hitchcock, amata sia dalla critica che dal pubblico. Nel frattempo cambia produzione, inizia a lavorare con la British International Pictures con cui gira il suo primo film sonoro, Ricatto, del 1929. Era stato scritto e concepito come un film muto, ma con l’arrivo della nuova tecnologia Hitchcock cambia la sceneggiatura poco prima delle riprese. Da quel momento in poi si diverte ad apparire come comparsa in tutti i suoi film, fino a diventare alcuni decenni più tardi anche un noto personaggio televisivo. Hitchcock crea con la sua personalità un brand fortissimo per tutti gli amanti del thriller, un genere da cui non si allontanerà mai. 

I film di Hitchcock a Hollywood 

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Alla metà degli anni trenta la sua fama di maestro del brivido arriva ad Hollywood con il film L’uomo che sapeva troppo, del 1934. Nel 1939 decide di spostarsi a lavorare ad negli Stati Uniti nella Mecca del cinema. Nel 1940 realizza Rebecca. Il film vince l’Oscar per la migliore attrice e porta sotto le luci della ribalta la giovane Jean Fontaine. 

Hitchcock si deve accontentare solo di una nomination come miglior regista. Nel corso della sua carriera seguiranno altre cinque nomination: Il sospetto (1941), Prigionieri dell’oceano (1944), Io ti salverò (1945), La finestra sul cortile (1954), Psyco (1960)

Negli anni 40 Hitchcock torna in Inghilterra solo per realizzare due documentari di propaganda. Tornato a Hollywood gira Notorious. Nel cast ci sono due star di quegli anni Cary Grant e Ingrid Bergman. Il film è un enorme successo commerciale. 

Nel 1948 gira il suo primo film a colori Nodo alla gola, dove sperimenta qualcosa di mai realizzato fino ad allora: un piano sequenza che dura tutta la durata del film. Il periodo però non è dei migliori la sua casa di produzione, Transatlantic, fallisce, Hitchcock è costretto per un periodo a insegnare regia all’Università di Los Angeles. 

I capolavori di Hitchcock degli anni 50-60 

Nel 1951 riesce a riprendere la sua attività e Nel 1955 inizia la famosa serie televisiva Alfred Hitchcock presenta, con cui diventa anche un noto personaggio televisivo. Negli anni successivi realizza una serie di capolavori, uno dopo l’altro: Caccia al ladro (1955), La donna che visse due volte (1959), Gli uccelli (1963).

Il cinema secondo Hitchcock di Truffaut 

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Nel 1966 il libro-intervista realizzato da François Truffaut Il cinema secondo Hitchcock contribuisce a cambiare l’opinione sia della critica che del pubblico sulla sua opera. I critici americani non lo ritenevano un autore cinematografico di cinema d’essai ma un intrattenitore, un professionista del thriller. 

I critici francesi invece vedevano la sua filmografia in un altro modo: un grande autore con uno stile personale e riconoscibile che, per una serie di motivi, riusciva a lavorare con grandi budget all’interno degli Studios. Hitchcock sapeva usare e creare le star, sapeva rispettare i generi e le esigenze del cinema industriale. 

E faceva tutto questo senza rinunciare a creare come fanno i grandi artisti: diventare un mezzo di comunicazione tra l’opera d’arte e mondi sconosciuti. Gira film scavando nelle sue paure irrazionali e le trasforma in paure dell’inconscio collettivo. 

Fino agli anni 60 Alfred Hitchcock era considerato un buon artigiano, un creatore di thriller inserito nel sistema commerciale hollywoodiano, ma non era considerato un grande artista del cinema. 

Alfred Hitchcock, da intrattenitore ad artista 

I cineasti e critici francesi della Nouvelle Vague, tra cui Truffaut, Chabrol, Rivette, Rohmer, scrissero una serie di articoli sui Cahiers du cinema, la rivista diretta dal padrino del movimento Andre Bazin, che sovvertivano le idee tradizionali su certi film e su certi registi. Una delle loro tesi principali era che il cinema classico americano non era da considerare sempre cinema commerciale, quando dietro di esso c’era un regista dalla forte personalità. Cineasti che secondo il loro pensiero erano assolutamente dei grandi artisti e geni del cinema ma che riuscivano a lavorare all’interno del rigido sistema degli Studios. 

Tra di essi c’erano sicuramente Howard Hawks, Alfred Hitchcock e Orson Welles. Nei confronti di Alfred Hitchcock di cineasti francesi da Nouvelle veg conducono una vera e propria campagna promozionale che si diffonde ovunque. L’articolo fondamentale fu scritto nell’ottobre 1954 da Alexandre Astruc in un editoriale dal titolo Quando un uomo… 

I temi di Alfred Hitchcock 

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” Quando un uomo da 30 anni e attraverso 50 film racconta grossomodo sempre la stessa storia, quella di un’anima alle prese con il male, e mantiene lungo questa linea unica lo stesso stile fatto essenzialmente di un modo esemplare di spogliare i personaggi e immergerli nell’universo astratto delle loro passioni, mi sembra difficile non ammettere che ci si trova, per una volta, di fronte a ciò che appare sempre più raro in questa industria: un autore di film. “

La carriera di Hitchcock proseguirà per più di vent’anni dopo questo articolo e l’opera di promozione da parte dei cineasti dei Cahiers du cinema. Ma la suo stile e le sue tematiche rimarranno personali e coerenti fino alla fine della sua carriera, confermando quello che diceva Astruc. 

Ma mentre la carriera di Orson Welles non venne spesso premiata dal successo commerciale e il regista diventò un pericolo finanziario da evitare per gli Studios, i film di Hitchcock furono quasi tutti dei grandi successi commerciali e contribuirono a creare pregiudizi da parte di una certa critica che guardava con sospetto ai registi di Hollywood che incassavano al botteghino. 

Hitchcock, maestro del brivido 

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Uno dei motivi fu probabilmente che Hitchcock si specializzò in un solo genere che non abbandono mai. Il pubblico lo identificò nei decenni come il maestro del brivido e gli rimase fedele fino all’ultimo film. Già dagli inizi del suo percorso in Inghilterra Hitchcock si concentra sul genere thriller e sulla suspense. I temi morali che focalizzeranno la sua attenzione negli anni successivi sono la colpa e il peccato, la realtà e l’apparenza, l’angoscia e sospetto. 

I simboli del film di Hitchcock 

Per fare questo Hitchcock utilizza storie e azioni reali che acquistano però una dimensione fortemente simbolica. La vertigine, il senso di sprofondare e di affondare sono paure profonde dell’inconscio che percorrono gran parte della sua filmografia. Partendo da location e personaggi concreti i film di Hitchcock diventano durante la narrazione sempre più astratti e simbolici: i volti le luci gli oggetti i movimenti di macchina a spirale, le inquadrature dall’alto o dal basso non sono più semplici artifici registici ma vere e proprie gallerie iconografiche dell’inconscio. Questa capacità di Alfred Hitchcock di trasformare i dettagli e le immagini della realtà in un viaggio misterioso ed irrazionale, alla scoperta delle paure più nascoste, ne fa uno dei più grandi registi della storia del cinema. 

Anche i film apparentemente più leggeri che inseriscono un tono di commedia è una narrazione molto classica e adatta al grande pubblico di massa, come ad esempio Intrigo internazionale, Hitchcock mantiene sempre una dimensione sotterranea che consente agli spettatori più attenti una lettura più profonda. Quello che interessa davvero Hitchcock e analizzare la natura umana. I suoi personaggi sono sempre alla ricerca della propria identità all’interno di storie angosciose e disturbanti. 

Cinema sperimentale all’interno degli Studios 

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Lo stile di Hitchcock è una sperimentazione e un’innovazione continua durante tutta la sua filmografia. Il linguaggio classico viene trasgredito continuamente nei memorabili movimenti di macchina che ci portano dal più grande al più piccolo alla scoperta di dettagli insignificanti che consentono di scoprire l’assassino, come in Giovane e innocente. Oppure vere e proprie sfide delle idee classiche del fare cinema come il film girato in un unico piano sequenza di Nodo alla gola, del 1948. O la frammentazione dell’omicidio nella doccia di Psycho, che si ispira ai modelli dell’avanguardia Sovietica. 

Nei primi film come Il pensionante, del 1927, Ricatto del 1929, L’uomo che sapeva troppo del 1956, Il club dei 39 del 1935, Sabotaggio del 1936, Giovane innocente del 1937, La signora scompare del 1938 Hitchcock crea un universo morale e psicologico in cui le sue ossessioni personali diventano uno stile visivo e registico molto riconoscibile, che successivamente perfeziona di film in film. Il thriller di Hitchcock diventa sempre di più un viaggio onirico alla ricerca di un problema fondamentale l’identità dell’individuo, la scissione tra conscio e inconscio, normalità e follia, morale e istinto. 

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Il pensionante – 1927

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E’ il primo vero lungometraggio di Alfred Hitchcock, con lo stile e la caratteristiche che lo renderanno famoso negli anni successivi: suspense, scontro tra bene e male, uno stile semplice ma appassionante. Siamo a Londra. In un buio pomeriggio invernale viene ritrovato il cadavere di una donna sulle rive del Tamigi, una folla di curiosi sia assembra per guardare. La notizia si diffonde velocemente in città: sembra che ci sia un killer che uccide donne bionde ogni martedì lasciando un biglietto con una firma: “Il vendicatore”.

Agente segreto – 1940

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Nel 1916 si diffonde la notizia che uno scrittore britannico è morto al fronte. In realtà è una copertura per iniziare una missione da agente segreto in Svizzera. Il protagonista deve uccidere una spia per preservare gli interessi inglesi in Medio Oriente. Indicato tra i migliori film stranieri del 1936 dal National Board of Review of Motion Pictures.

Sabotaggio – 1936

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Il proprietario di un cinema lavora in realtà per un’organizzazione segreta che tenta di destabilizzare la situazione politica e sociale in Inghilterra attraverso attentati terroristici. Film all’epoca difficilmente reperibile nelle sale cinematografiche fuori dal Regno Unito, sarà distribuito successivamente in molti paesi negli anni 60, dopo il grande successo di Hitchcock. 

La signora scompare – 1938

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Una giovane donna inglese in viaggio in treno verso Londra conosce una signora anziana con cui si instaura subito una piacevole amicizia. Ma poco tempo dopo la signora scompare nel nulla, tutti negano di averla conosciuta e la giovane donna ha dei sospetti che dietro la sparizione ci sia un complotto. L’ultimo film di Hitchcock in Inghilterra, è il suo testamento cinematografico inglese. Apprezzatissimo e studiato nei dettagli da Francois Truffaut. 

Jamaica Inn – 1939

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Il film è ambientato all’inizio del XIX secolo e la Giamaica è in è una taverna dove si è stabilito un covo di pirati in Cornovaglia. Di notte attirano le navi con dei segnali luminosi facendole naufragare sugli scogli. Uno dei film meno conosciuti di Hitchcock, passato quasi inosservato nelle sale cinematografiche dopo il grande successo de La signora scompare. 

I 39 scalini – 1935

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Un giovane canadese in viaggio a Londra rimane invischiato in una storia di spionaggio e deve difendersi da un’organizzazione segreta chiamata i 39 scalini. Ad aiutarlo troverà solo una donna di nome Pamela. Film particolarmente apprezzato dalla critica per i personaggi molto approfonditi, il ritmo serrato, la trama complessa e la suspense. 

Il caso Paradine – 1947

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Maddalena Paradine è accusata di aver ucciso il marito vecchio e cieco. Ad accettare di difenderla in tribunale c’è un famoso avvocato di nome Kean. Film fallimentare alla sua uscita, sia dal punto di vista della critica che da quello del pubblico: incassi non furono sufficienti a coprire i costi di produzione. Lo stesso Hitchcock riteneva di aver fatto delle scelte sbagliate nel cast e nella sceneggiatura. Fu rivalutato successivamente dai cineasti francesi Rohmer e Chabrol. 

Il peccato di Lady Considine – 1949

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Nella prima metà dell’Ottocento in Australia un nobile irlandese si innamora di una tormentata donna alcolizzata, moglie di un ricco imprenditore. Un film anomalo per Hitchcock, un melodramma in costume girato con la tecnica del piano sequenza, già sperimentata dal regista in Nodo alla gola. Il pubblico che si aspettava un thriller carico di adrenalina rimase profondamente deluso. Anni dopo il regista Rivette e altri critici dei Cahiers du cinema parlano di capolavoro dimenticato e sconosciuto del grande regista britannico. 

Notorious – 1946

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Secondo Francois Truffaut l’apice dell’astrazione e della perfezione stilistica di Hitchcock è il film Notorious, l’amante perduta, del 1946. Il cineasta francese lo commenta in un articolo con queste parole: “Notorious è rimasto straordinariamente moderno, contiene poche scene ed è di una purezza magnifica. È riuscito a ottenere il massimo degli effetti col minimo degli elementi, tutte le scene di suspense sono costruite attorno a due oggetti, sempre gli stessi, la chiave e la falsa bottiglia di vino. Ha raggiunto il massimo della stilizzazione e il massimo della semplicità”. 

Notorious nasce da una sceneggiatura di Ben Hetch che unisce il genere spy story con la love story. Ingrid Bergman interpreta una donna che accetta l’incarico di spiare un amico del padre, Sebastian, per riscattarsi dalla sua condizione di figlia di un criminale nazista e donna di facili costumi. Cary Grant interpreta l’agente segreto che la costringe ad accettare l’incarico ma che si innamora anche di lei. Alicia però è costretta a sposare Sebastian. 

Se nella prima parte del film La divisione tra bene e male, tra buoni e cattivi, può sembrare semplificata come nel cinema classico di Hollywood, la progressione della storia mette completamente in discussione questi valori. L’eroe buono interpretato da Cary Grant forza e costringe la donna a rischiare la vita e la lascia tra le braccia del cattivo Sebastian. Dall’altra parte il cattivo è tradito dalla donna che finge di amarlo e lo sposa, nella sua buona fede e nel suo sincero sentimento di amore. 

La finestra sul cortile – 1954

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Secondo i “giovani turchi” dei Cahiers du cinema la definizione dominante di maestro del brivido era limitante per Alfred Hitchcock. A confermare questo c’era un film come La finestra sul cortile, un geniale congegno metacinematografico, una riflessione sul osservare e sull’ essere osservato. James Stewart è un fotoreporter immobilizzato su una sedia a rotelle a causa di un incidente, e passa il tempo a spiare dalla finestra il cortile e gli appartamenti dei suoi vicini di casa che abitano di fronte a lui. Il suo personaggio allude direttamente alla condizione dello spettatore cinematografico che assiste immobile sulla sua poltrona al film. Ogni finestra di ogni appartamento che James Stewart osserva con il suo binocolo è un possibile film, un possibile mondo. 

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