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Una vita migliore, un noir esistenzialista tra show business e microspie

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La trama del film

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Il protagonista del film Una vita migliore è Andrea Casadei, giovane investigatore specializzato in intercettazioni audio, vive a Roma, una città filmata dal regista Fabio del Greco in un bianco e nero cupo e pieno di ombre. Andrea, interpretato dallo stesso Fabio del Greco, accetta lavori su commissione da mariti traditi dalle mogli, o da madri che vogliono scoprire cosa fanno i propri figli fuori casa. 

Ma quello che lo affascina davvero delle intercettazioni audio e carpire i segreti delle persone, ascoltare per caso conversazioni in un bar, farsi un’idea di quello che anima i sentimenti e i pensieri della gente. 

Andrea incontra spesso il suo amico artista di strada Gigi a Piazza Navona con il quale condivide la passione per le intercettazioni e per le microspie. A notte fonda Andrea vaga con il suo motorino per le strade della città facendo incontri surreali come quello con un vecchio professore dell’università che ha deciso di abbandonare la sua casa per vivere nei meandri abbandonati dell’università La Sapienza. 

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In cerca del suo passato prova a ricontattare alcuni amici. Ma essi a stento lo riconoscono, sono proiettati nella vita adulta e non hanno alcun interesse a incontrarlo. Il suo amico soprannominato Ciccio Simpatia invece è addirittura scomparso: la madre gli dice che una sera è andato a comprare le sigarette e non è più tornato. 

Andrea accompagna l’amico Gigi, che è ossessionato dal raggiungere il successo nel mondo dello spettacolo, ad un provino per un film dove conosce l’attrice Marina. Tra i due si instaura una magnetica attrazione, e mentre la donna entra per fare il provino inserisce una delle sue microspie in un ciondolo che ha lasciato sul tavolo della sala d’attesa. 

Da quel momento in poi l’ ossessione di Andrea sarà intercettare le parole di Marina, entrare dalla sua vita. È l’inizio di un’indagine nei meandri esistenziali di una donna vittima della corruzione e dei falsi valori della società in cui viviamo, incapace di vivere i propri sentimenti. 

Le tematiche di Una vita migliore

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Marina è una donna alla deriva che ha perso le proprie radici. Accetta ogni tipo di compromesso, frequenta il padrone di una catena di ristoranti di carne, un uomo ricco e violento soprannominato Il buttero, che conosce politici e personaggi influenti e promette di farla recitare in produzioni cinematografiche importanti. 

Fabio Del Greco interpreta con totale aderenza al personaggio il suo ruolo. L’attrice Chiara Pavoni, risulta molto convincente nel ruolo di Marina, un personaggio enigmatico e misterioso che ha anestetizzato il suo cuore e non crede più all’amore. 

Il film centra un tema fondamentale del mondo in cui viviamo: la mancanza di amore. I valori propagandati dai mass media e dalla politica occidentale sono contro l’amore. Raccontano le persone che non esiste o suggeriscono il messaggio che è meglio evitarlo. Il successo e la bellezza esteriore, il potere sono invece valori che sono spacciati come fondamentali. La figura misteriosa e tormentata di Marina si riflette in una Roma cupa e senza anima. 

Guarda Una vita migliore


Lo stile del film

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Una vita migliore di Fabio del Greco si potrebbe definire un noir esistenzialista. Ma il regista non utilizza i codici del noir per produrre una copia da distribuire nel mercato cinematografico. Piuttosto realizza un’opera completamente personale, vive quest’esperienza sulla propria pelle, con uno stile di osservazione quasi da cronaca. Il film è una cronaca del presente, che conferma e rafforza l’evidenza della complessità della metropoli dei film noir degli anni 40. 

Il regista a proposito di Una vita migliore

A proposito del film Fabio del Greco ha spiegato come è nata la sua idea iniziale: “Fabio Del Greco: «Un giorno incontrai una ragazza molto sicura di sé e dal forte carattere. Poi conoscendola meglio scoprii che era solo una facciata. Scoppiava a piangere per delle sciocchezze, era di una fragilità insospettabile, forse aveva un esaurimento nervoso. Pensai che era quello che mi era capitato di osservare in molte persone: una facciata granitica dietro cui si celava una insicurezza totale. Forse Una vita migliore è una riflessione sull’arte di osservare, di ascoltare, insomma di quello che si fa quando si esce dal mondo reale per raccontarlo. Forse vuole parlare della sottile relazione tra i miraggi di successo propagandati dalla società di oggi, il potere e i rapporti umani più autentici. 

Girato a bassissimo budget con una troupe piccolissima, Una vita migliore è un film indipendente che fa della sua realizzazione artigianale un elemento di fascino. Il bianco e nero sgranato, le ombre nette, la confezione underground si aggancia bene all’ambientazione underground metropolitano, il sottobosco del mondo dello spettacolo della città di Roma. 

In una vita migliore la cultura ed il valore, rappresentata dal vecchio professore di Andrea che vive nei meandri più reconditi dell’Università, sembra ormai destinata alla clandestinità. 

Definito da autorevoli riviste come Cinema italiano uno dei 5 migliori film dell’anno 2007, una vita migliore va visto soprattutto perché non è un prodotto cinematografico di consumo. 

È il film di un regista che utilizza il cinema come mezzo di espressione sincero ed autentico della sua esperienza di vita. Senza i filtri, i trucchetti e le deviazioni del cinema industriale. 

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