Film indipendenti e cult

Luis Bunuel: un surrealista anarchico in cerca di una patria

Luis Bunuel nasce a Calendar, un piccolo paese dell’ Aragona, in Spagna il 22 febbraio del 1900. Viene mandato a studiare in un collegio di Gesuiti. Con molta probabilità questa esperienza fatta di rigide regole e monotona quotidianità contribuisce a creare la sua profonda avversione verso le istituzioni cattoliche.

Luis Bunuel nel periodo universitario

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Finalmente trasferitosi a Madrid per studiare all’università ha possibilità di essere libero di conoscere ciò che più gli interessa: la letteratura e la filosofia. Tra gli amici del periodo universitario ci sono il poeta Federico Garcia Lorca e Salvador Dalì, il pittore surrealista con cui stringerà un lungo sodalizio. Il giovane Luis Bunuel legge e si appassiona a Darwin, Sodoma e Gomorra, i vangeli apocrifi, Il marchese de Sade, l’anarchia, il Futurismo e il Simbolismo.

Ma la Spagna gli sta stretta e si trasferisce a Parigi, dove può immergersi e fare amicizie nel fermento dei movimenti artistici. E’ qui che che conosce il cinema di Buster Keaton e di Fritz Lang, e fa da assistente al regista Jean Epstein.

Il periodo parigino

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Luis Bunuel e Salvador Dalì

A Parigi con Salvator Dalì scriverà e produrrà nel 1928 quello che è da considerare il primo film surrealista: Un chien andalou. Un film rivoluzionario che si scaglia con violenza contro il clero e la società borghese con una serie di immagine oniriche, simboli e libere associazioni. L’immagine del rasoio che taglia la pupilla di una donna resterà scolpita per sempre nell’immaginario cinematografico mondiale.

Segue il film L’age d’or, dove racconta uno strano rapporto tra Gesù Cristo e il marchese de Sade. Bunuel riuscì a farsi finanziare il film da due ricchi filantropi e in piccola parte da Salvador Dalì. In L’age d’or ci racconta dell’uomo travolto da passione e istinti primordiali: scorpioni, imperialismo dell’antica Roma, fascismo, citazioni di Sodoma e Gomorra.

Un film potente e sovversivo che non può non essere notato e sembra avere un potere distruttivo. Distrugge i rapporti di chi lo aveva prodotto, i due filantropi che finiscono per litigare tra loro e con gli autori del film. La sala cinematografica dove veniva proiettato viene distrutta da un gruppo di fascisti. L’age d’or viene infine sequestrato e proibito dal questore. Solo negli anni cinquanta sarà possibile vedere nuovamente il film nelle sale cinematografiche.

Luis Bunuel negli Stati Uniti

Luis Bunuel inizia a spostarsi tra gli Stati Uniti, il Messico e la Spagna, trovando parecchio ostacoli a causa del suo spirito rivoluzionario e anticlericale: persone bigotte e conformiste, che spesso ricoprono ruoli di potere, pronte ad indignarsi e a combattere contro il contenuto dei suoi film. Viene licenziato ad esempio dal museo d’arte di New York perché scoperto ateo dai dirigenti dell’azienda tramite la biografia che Salvador Dalì aveva scritto su di lui. Prova anche a lavorare come doppiatore a Los Angeles, senza grande continuità.

In Messico

Si trasferisce in Messico dove nel cinema dominano cliché commerciali e personaggi stereotipati. Nel paese domina una visione maschilista e tradizionale e Bunuel non riesce ad esprimere nelle sue opere la sua autentica visione del mondo. Nel 1934 sposerà l’attrice e ginnasta messicana di origini francesi Jeanne Rucar, con cui rimarrà legato 49 anni, fino alla sua morte. È costretto a girare alcuni film privi di spessore per sopravvivere. Gli ci vorranno alcuni anni perché ritrovi la sua personale cifra stilistica, spostandosi continuamente tra Messico, Spagna e Francia.

Riesce a realizzare Finalmente uno dei suoi capolavori del periodo messicano I figli della violenza, ispirato da Sciuscià di Vittorio De Sica e dal Neorealismo italiano. Un film che sembra anticipare lo stile di Pierpaolo Pasolini e i suoi “ragazzi di borgata”. Una storia di ragazzini di periferia segnati dalla violenza e dall’abbandono di ogni istituzione. Per la chiesa, la famiglia e lo stato questi giovani, semplicemente, non esistono e sono destinati alla morte o alla condanna. Un dramma realista con numerosi spunti onirici e visioni surrealiste, privo dell’ironia tipica del regista. Uno stile quasi documentaristico, in cui Luis Bunuel ci fa capire che il surrealismo poteva essere anche fatto in un modi diverso, avvicinandosi al cinema del reale.

Il Messico che cerca di promuovere nel cinema i valori tradizionali con una mentalità arretrata sembra paradossalmente un terreno fertile per Bunuel, che sa insinuare nelle storie dei dubbi circa il suo vero punto di vista. Anche se le storie rispettano i cliché messicani i personaggi e la visione del mondo rimangono ambigui, senza tracciare precisi confini tra bene e male, tra tradizione e anarchia.

Un altro dei risultati migliori è Adolescenza torbida, un film che racconta la storia di una ragazza scappata da un riformatorio che mette in crisi con il suo erotismo una famiglia tradizionale.

In La figlia dell’inganno trasforma la drammatica parabola di un uomo che ha perduto la figlia a causa di un inganno in un bizzarro gangster movie burlesque e surrealista. Un dramma trasformato in una divertente analisi antropologica, una visione entomologica dei comportamenti umani.

Luis Bunuel, ormai inserito nell’industria cinematografica messicana realizza alcuni film più personali e convincenti, ma soprattutto commedie e film esotici minori per guadagnarsi da vivere. Il capolavoro nascosto di questo periodo è Estasi di un delitto in cui si ispira alle atmosfere thriller di Fritz Lang e Alfred Hitchcock, filtrate attraverso il suo personalissimo stile.

Tra Francia, Spagna e Messico

Mentre vari registi europei tornano in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale Bunuel prosegue la sua vita da esule a causa della dittatura franchista in Spagna. La terra più amata rimane la Francia, ma collabora anche con coproduzioni e attrici italiane come Lucia Bosè.

Forse il miglior film del periodo messicano è Nazarin del 1957, un racconto assurdo, blasfemo e dissacrante ispirato alla vita di Gesù Cristo.

Tornato in Spagna, che sembra percorsa da una svolta liberale, gira Viridiana che viene premiato con la palma d’oro a Cannes. Film che attira le ire degli alti prelati di Roma sull’Osservatore Romano che lo condannano addirittura ad un anno di carcere per il reato di blasfemia.

Al contrario della maggior parte dei registi che con l’avanzare dell’età iniziano una parabola creativa discendente Bunuel sembra fare esattamente il contrario. Nell’ultimo periodo della sua vita la sua crescita artistica è continua. Da Viridiana in poi realizzerà tutti i capolavori, uno dopo l’altro.

L’angelo sterminatore girato in Messico, Diario di una cameriera in Francia, Simon del deserto di nuovo in Messico.

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Tornato a Parigi, la sua patria spirituale, realizza Bella di giorno, con Catherine Deneuve, La Via Lattea e Tristana. Poi il suo film più celebre Il fascino discreto della borghesia, premiato con l’Oscar per il miglior film straniero. Seguono Il fantasma della libertà e Quell’oscuro oggetto del desiderio, il suo ultimo film, racconto di una passione fatale e perversa di un uomo anziano verso una donna molto più giovane.

Una decina di capolavori in una vasta filmografia costruita nell’arco di oltre 40 anni di attività, girando film in svariate parti del mondo, costituiscono una delle carriere cinematografiche più importanti della storia del cinema, percorsa da uno spirito rivoluzionario e da una ricerca stilistica fuori dal comune. Bunuel non si è affatto interessato al cinema commerciale, tranne quando è stato costretto a farlo. Ha investito tutte le sue energie per creare dall’ispirazione surrealista uno stile unico e inconfondibile.

Nel 1981 pubblica la sua autobiografia, “Dei miei dei miei sospiri estremi” pubblicata dopo la sua morte, avvenuto a Città del Messico il 29 luglio 1983.

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