Luis Bunuel

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Luis Bunuel è stato indubbiamente uno dei registi più influenti di tutti i tempi e il più importante regista spagnolo. Nasce a Calendar, un piccolo paese dell’ Aragona, in Spagna il 22 febbraio del 1900. Viene mandato a studiare in un collegio di Gesuiti. Con molta probabilità questa esperienza fatta di rigide regole e monotona quotidianità contribuisce a creare la sua profonda avversione verso le istituzioni cattoliche.

Luis Bunuel nel periodo universitario

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Finalmente trasferitosi a Madrid per studiare all’università ha possibilità di essere libero di conoscere ciò che più gli interessa: la letteratura e la filosofia. Tra gli amici del periodo universitario ci sono il poeta Federico Garcia Lorca e Salvador Dalì, il pittore surrealista con cui stringerà un lungo sodalizio. Il giovane Luis Bunuel legge e si appassiona a Darwin, Sodoma e Gomorra, i vangeli apocrifi, Il marchese de Sade, l’anarchia, il Futurismo e il Simbolismo.

Ma la Spagna gli sta stretta e si trasferisce a Parigi, dove può immergersi e fare amicizie nel fermento dei movimenti artistici. E’ qui che che conosce il cinema di Buster Keaton e del mitico regista tedesco Fritz Lang, e fa da assistente al regista Jean Epstein.

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Il periodo parigino

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Luis Bunuel e Salvador Dalì

A Parigi con Salvator Dalì scriverà e produrrà nel 1928 quello che è da considerare il primo film surrealista: Un chien andalou. Un film rivoluzionario che si scaglia con violenza contro il clero e la società borghese con una serie di immagine oniriche, simboli e libere associazioni. L’immagine del rasoio che taglia la pupilla di una donna resterà scolpita per sempre nell’immaginario cinematografico mondiale.

Segue il film L’age d’or, dove racconta uno strano rapporto tra Gesù Cristo e il marchese de Sade. Bunuel riuscì a farsi finanziare il film da due ricchi filantropi e in piccola parte da Salvador Dalì. In L’age d’or ci racconta dell’uomo travolto da passione e istinti primordiali: scorpioni, imperialismo dell’antica Roma, fascismo, citazioni di Sodoma e Gomorra.

Un film potente e sovversivo che non può non essere notato e sembra avere un potere distruttivo. Distrugge i rapporti di chi lo aveva prodotto, i due filantropi che finiscono per litigare tra loro e con gli autori del film. La sala cinematografica dove veniva proiettato viene distrutta da un gruppo di fascisti. L’age d’or viene infine sequestrato e proibito dal questore. Solo negli anni cinquanta sarà possibile vedere nuovamente il film nelle sale cinematografiche.

Luis Bunuel negli Stati Uniti

Luis Bunuel inizia a spostarsi tra gli Stati Uniti, il Messico e la Spagna, trovando parecchio ostacoli a causa del suo spirito rivoluzionario e anticlericale: persone bigotte e conformiste, che spesso ricoprono ruoli di potere, pronte ad indignarsi e a combattere contro il contenuto dei suoi film. Viene licenziato ad esempio dal museo d’arte di New York perché scoperto ateo dai dirigenti dell’azienda tramite la biografia che Salvador Dalì aveva scritto su di lui. Prova anche a lavorare come doppiatore a Los Angeles, senza grande continuità.

In Messico

Si trasferisce in Messico dove nel cinema dominano cliché commerciali e personaggi stereotipati. Nel paese domina una visione maschilista e tradizionale e Bunuel non riesce ad esprimere nelle sue opere la sua autentica visione del mondo. Nel 1934 sposerà l’attrice e ginnasta messicana di origini francesi Jeanne Rucar, con cui rimarrà legato 49 anni, fino alla sua morte. È costretto a girare alcuni film privi di spessore per sopravvivere. Gli ci vorranno alcuni anni perché ritrovi la sua personale cifra stilistica, spostandosi continuamente tra Messico, Spagna e Francia.

Riesce a realizzare Finalmente uno dei suoi capolavori del periodo messicano I figli della violenza, ispirato da Sciuscià di Vittorio De Sica e dal Neorealismo italiano. Un film che sembra anticipare lo stile di Pierpaolo Pasolini e i suoi “ragazzi di borgata”. Una storia di ragazzini di periferia segnati dalla violenza e dall’abbandono di ogni istituzione. Per la chiesa, la famiglia e lo stato questi giovani, semplicemente, non esistono e sono destinati alla morte o alla condanna. Un dramma realista con numerosi spunti onirici e visioni surrealiste, privo dell’ironia tipica del regista. Uno stile quasi documentaristico, in cui Luis Bunuel ci fa capire che il surrealismo poteva essere anche fatto in un modi diverso, avvicinandosi al cinema del reale.

Il Messico che cerca di promuovere nel cinema i valori tradizionali con una mentalità arretrata sembra paradossalmente un terreno fertile per Bunuel, che sa insinuare nelle storie dei dubbi circa il suo vero punto di vista. Anche se le storie rispettano i cliché messicani i personaggi e la visione del mondo rimangono ambigui, senza tracciare precisi confini tra bene e male, tra tradizione e anarchia.

Un altro dei risultati migliori è Adolescenza torbida, un film che racconta la storia di una ragazza scappata da un riformatorio che mette in crisi con il suo erotismo una famiglia tradizionale.

In La figlia dell’inganno trasforma la drammatica parabola di un uomo che ha perduto la figlia a causa di un inganno in un bizzarro gangster movie burlesque e surrealista. Un dramma trasformato in una divertente analisi antropologica, una visione entomologica dei comportamenti umani.

Luis Bunuel, ormai inserito nell’industria cinematografica messicana realizza alcuni film più personali e convincenti, ma soprattutto commedie e film esotici minori per guadagnarsi da vivere. Il capolavoro nascosto di questo periodo è Estasi di un delitto in cui si ispira alle atmosfere thriller di Fritz Lang e Alfred Hitchcock, filtrate attraverso il suo personalissimo stile.

Tra Francia, Spagna e Messico

Mentre vari registi europei tornano in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale Bunuel prosegue la sua vita da esule a causa della dittatura franchista in Spagna. La terra più amata rimane la Francia, ma collabora anche con coproduzioni e attrici italiane come Lucia Bosè.

Forse il miglior film del periodo messicano è Nazarin del 1957, un racconto assurdo, blasfemo e dissacrante ispirato alla vita di Gesù Cristo.

Tornato in Spagna, che sembra percorsa da una svolta liberale, gira Viridiana che viene premiato con la palma d’oro a Cannes. Film che attira le ire degli alti prelati di Roma sull’Osservatore Romano che lo condannano addirittura ad un anno di carcere per il reato di blasfemia.

Al contrario della maggior parte dei registi che con l’avanzare dell’età iniziano una parabola creativa discendente Bunuel sembra fare esattamente il contrario. Nell’ultimo periodo della sua vita la sua crescita artistica è continua. Da Viridiana in poi realizzerà tutti i capolavori, uno dopo l’altro.

L’angelo sterminatore girato in Messico, Diario di una cameriera in Francia, Simon del deserto di nuovo in Messico.

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Tornato a Parigi, la sua patria spirituale, realizza Bella di giorno, con Catherine Deneuve, La Via Lattea e Tristana. Poi il suo film più celebre Il fascino discreto della borghesia, premiato con l’Oscar per il miglior film straniero. Seguono Il fantasma della libertà e Quell’oscuro oggetto del desiderio, il suo ultimo film, racconto di una passione fatale e perversa di un uomo anziano verso una donna molto più giovane.

Una decina di capolavori in una vasta filmografia costruita nell’arco di oltre 40 anni di attività, girando film in svariate parti del mondo, costituiscono una delle carriere cinematografiche più importanti della storia del cinema, percorsa da uno spirito rivoluzionario e da una ricerca stilistica fuori dal comune. Bunuel non si è affatto interessato al cinema commerciale, tranne quando è stato costretto a farlo. Ha investito tutte le sue energie per creare dall’ispirazione surrealista uno stile unico e inconfondibile.

Nel 1981 pubblica la sua autobiografia, “Dei miei dei miei sospiri estremi” pubblicata dopo la sua morte, avvenuto a Città del Messico il 29 luglio 1983.

I film di Luis Bunuel

Un chien andalou (1929)

“Un chien andalou” è un cortometraggio surrealista diretto da Luis Buñuel e scritto in collaborazione con Salvador Dalí. Questo film è noto per la sua natura sperimentale e il suo contenuto altamente simbolico. La trama è costituita da una serie di sequenze apparentemente disconnesse e bizzarre, prive di una narrativa tradizionale.

Il film si apre con un’iconica scena in cui un uomo (interpretato da Buñuel stesso) taglia l’occhio di una donna (interpretata da Simone Mareuil) con una lama di rasoio. Questa immagine è diventata uno dei simboli più riconoscibili del cinema surrealista ed è stata interpretata in vari modi.

Successivamente, il film presenta una serie di situazioni surreali e disturbanti, tra cui un uomo che trascina due pianoforti carichi di cadaveri putrefatti e una mano con insetti che emergono dalle ferite. Queste immagini provocatorie sono aperte a interpretazioni e analisi profonde sulla psicanalisi, i sogni, e l’inconscio.

“Un chien andalou” è un’opera d’arte cinematografica che sfida le convenzioni narrative e cinematografiche dell’epoca. La sua natura provocatoria e sperimentale ha reso il film un punto di riferimento per il cinema surreale e d’avanguardia.

L’âge d’or (1930)

“L’âge d’or” è un altro notevole lavoro cinematografico diretto da Luis Buñuel e scritto in collaborazione con Salvador Dalí. Questo film è anch’esso un esempio di cinema surreale e sperimentale, ed è stato realizzato poco dopo “Un chien andalou.”

La trama di “L’âge d’or” ruota attorno a una coppia innamorata che cerca di trovare un luogo tranquillo per esprimere il loro amore. Tuttavia, sono costantemente ostacolati da situazioni strane e surreali che rappresentano critiche sociali e politiche. Il film mescola elementi romantici con una forte critica alla società borghese e alle istituzioni religiose.

Uno dei momenti più noti del film è una scena in cui un vescovo, interpretato da Caridad de Laberdesque, viene ritratto come un sostenitore della violenza e dell’ipocrisia. Questa scena è stata particolarmente controversa all’epoca e ha contribuito alla censura del film in diversi paesi.

“L’âge d’or” è stato bandito per molti anni a causa del suo contenuto considerato scandaloso e sacrilego. Tuttavia, nel corso degli anni è diventato un punto di riferimento per il cinema surrealista e rimane una pietra miliare del genere.

Terra senza pane (1932)

“Terra senza pane” è un documentario diretto dal regista spagnolo Luis Buñuel. Questo film è anche conosciuto con il titolo inglese “Land Without Bread.” È un’opera che si distingue per la sua rappresentazione cruda e spietata della povertà e delle condizioni di vita estreme nella regione spagnola di Las Hurdes.

Il film esplora la vita degli abitanti di Las Hurdes, una zona montuosa e isolata dell’Estremadura in Spagna. Buñuel utilizza una narrazione cinica e sferzante per mettere in luce la miseria, la malnutrizione e le difficili condizioni di vita di questa comunità. Le immagini mostrano scene di estrema povertà, tra cui la lotta per ottenere il cibo e le condizioni igieniche precarie.

Una delle scene più famose del film è quella in cui una capra cade da una scogliera, una sequenza che è stata oggetto di dibattito e discussione critica. Buñuel utilizza queste immagini scioccanti per sottolineare la disperazione e l’isolamento della comunità di Las Hurdes.

“Terra senza pane” è un documentario che sfida lo spettatore a riflettere sulla disuguaglianza sociale e sulla sofferenza umana. È una testimonianza cruda delle condizioni di vita estreme in cui vivevano alcune comunità rurali spagnole all’epoca.

Gran Casino (1946)

“Gran Casino” è un film messicano diretto da Luis Buñuel nel 1946. Questo film presenta elementi drammatici e musicali ed è noto per essere uno dei pochi musical realizzati da Buñuel.

La trama di “Gran Casino” ruota attorno a due personaggi principali, interpretati da Libertad Lamarque e Jorge Negrete. La storia è ambientata in un casinò e coinvolge un’atmosfera di intrighi, tradimenti e amore. Il film presenta anche numerose esibizioni musicali, che sono diventate un aspetto distintivo del film.

La trama segue una cantante di casinò, interpretata da Lamarque, e un ricco playboy, interpretato da Negrete. Le loro vite si intrecciano nel contesto del casinò, e la storia si sviluppa attraverso una serie di eventi drammatici e musicali.

“Gran Casino” è noto per le sue performance musicali e per la combinazione di elementi drammatici e musicali nella trama. Questo film ha contribuito a consolidare la reputazione di Buñuel come regista versatile e ha attratto il pubblico con la sua miscela di musica e dramma.

Il grande teschio (1949)

“Il grande teschio” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1949. Questo film è noto anche con il titolo inglese “The Great Madcap.” È una commedia satirica che affronta temi sociali e politici attraverso l’umorismo e la caricatura.

La trama di “Il grande teschio” si concentra su un personaggio eccentrico di nome Archibaldo de la Cruz, interpretato da Fernando Soler. Archibaldo è ossessionato dall’idea di uccidere donne attraenti, ma ogni tentativo di omicidio finisce in modo strano e accidentale, e le donne sopravvivono. Il film esplora la psicologia del personaggio e offre una critica satirica della classe sociale privilegiata messicana dell’epoca.

La storia si sviluppa con una serie di situazioni comiche e bizzarre, con Archibaldo che tenta inutilmente di realizzare il suo oscuro desiderio. Il film sfrutta l’umorismo nero e il surrealismo per mettere in discussione le convenzioni sociali e morali.

“Il grande teschio” è un esempio del talento di Buñuel nel mescolare il sarcasmo con il commento sociale. Attraverso il personaggio di Archibaldo, il film esplora le ossessioni e le contraddizioni della società dell’epoca, offrendo una visione satirica e surreale.

I figli della violenza (1950)

“I figli della violenza” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1950.

La trama di “I figli della violenza” si svolge nelle strade povere e pericolose di Città del Messico ed è incentrata su un gruppo di giovani delinquenti, tra cui il protagonista Pedro. Il film esplora le loro vite difficili, segnate dalla povertà, dalla violenza e dalla disperazione. Buñuel offre uno sguardo crudo e senza compromessi sulla vita dei ragazzi di strada, mettendo in luce le circostanze che li hanno portati a diventare delinquenti.

Il personaggio di Pedro cerca di sfuggire alla sua situazione disperata, ma si trova costantemente coinvolto in situazioni tragiche. Il film è noto per la sua rappresentazione realistica e senza censura della violenza giovanile e della vita nelle baraccopoli.

“I figli della violenza” è stato un film influente nel cinema messicano e ha ricevuto riconoscimenti internazionali per la sua potente narrazione. Buñuel ha affrontato temi sociali ed economici complessi attraverso questo film, offrendo uno sguardo profondo e spietato sulla vita dei giovani emarginati.

Adolescenza torbida (1951)

“Adolescenza torbida” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1951.

La trama di “Adolescenza torbida” si concentra sulla vita di Francisco Galván de Montemayor, un uomo di mezza età interpretato da Arturo de Córdova, che è ossessionato da una giovane ragazza di nome Gloria, interpretata da Delia Garcés. Francisco è sposato con una donna più anziana ma è attratto dalla bellezza e dalla giovinezza di Gloria.

Il film esplora la complessa relazione tra Francisco e Gloria, con l’ossessione di Francisco che lo porta a compiere azioni sempre più audaci per avvicinarsi a lei. La storia offre un ritratto psicologico dei personaggi principali e affronta temi di desiderio, gelosia e moralità.

“Adolescenza torbida” è un dramma romantico con elementi di suspense psicologica. Il film è noto per la sua rappresentazione della passione e dell’ossessione amorosa, ed è uno dei lavori di Buñuel che esplora il tema del desiderio e della moralità in modo intenso.

La figlia dell’inganno (1951)

“La figlia dell’inganno” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1951. Questo film è noto anche con il titolo spagnolo “La hija del engaño.”

La trama di “La figlia dell’inganno” si svolge in un ambiente di lusso e segue le vicende di una giovane donna di nome Isabelle, interpretata da Rosario Granados. Isabelle è l’erede di una ricca famiglia, ma il suo destino prende una piega inaspettata quando scopre di essere stata adottata e che la sua vera madre era una prostituta. Questa scoperta la porta a intraprendere un viaggio emotivo alla ricerca delle sue origini.

Il film esplora temi di identità, segreti di famiglia e redenzione. La storia offre una profonda riflessione sulla natura umana e sulla società. La regia di Buñuel conferisce al film un tocco di drammaticità e critica sociale.

“La figlia dell’inganno” è un film che mescola elementi di melodramma e critica sociale ed è noto per il suo stile distintivo e la sua capacità di esplorare questioni complesse attraverso la narrazione cinematografica.

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Salita al cielo (1952)

“Salita al cielo” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1952.

La trama di “Salita al cielo” segue il viaggio di un gruppo di passeggeri messicani mentre intraprendono un viaggio in autobus verso una località remota. Durante il viaggio, emergono dinamiche sociali complesse tra i personaggi, ognuno con le proprie storie e personalità. Il film mette in luce le differenze di classe, le tensioni e le relazioni interpersonali che si sviluppano all’interno del gruppo.

Il film è noto per il suo approccio satirico alla società messicana dell’epoca, evidenziando le disuguaglianze e le assurdità della vita quotidiana. L’acutezza intellettuale di Buñuel e il suo commento sociale sono evidenti in tutto il film.

“Salita al cielo” è una riflessione stimolante sulla natura umana e sulla società, utilizzando lo spazio confinato di un autobus come microcosmo per esaminare le dinamiche più ampie della cultura messicana e delle distinzioni di classe.

Una donna senza amore (1952)

“Una donna senza amore” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1952. Questo film è noto anche con il titolo inglese “A Woman Without Love.”

La trama di “Una donna senza amore” segue la storia di Lucia, interpretata da Rosario Granados, una donna della classe alta messicana che è sposata con un uomo più anziano, ma insoddisfatta della sua vita coniugale. Quando un giovane e affascinante dottore entra nella sua vita, Lucia inizia a sentire risvegliarsi la passione e l’attrazione.

Il film esplora temi di desiderio, tradimento e insoddisfazione coniugale. È una storia di amore e conflitto ambientata nell’alta società messicana, con una narrazione drammatica e intensa.

“Una donna senza amore” è un esempio del talento di Buñuel nel narrare storie complesse e umane. Il film offre una riflessione sulla natura dell’amore e della felicità, esplorando le emozioni e le scelte dei personaggi principali.

Il bruto (1953)

“Il bruto” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1953.

La trama di “Il bruto” ruota attorno a un personaggio di nome Pedro, interpretato da Pedro Armendáriz, un lavoratore di una fabbrica di sapone. Pedro è noto per la sua forza fisica e la sua brutalità, ed è temuto dai suoi colleghi. La sua vita prende una piega inaspettata quando inizia una relazione con la moglie di un collega, interpretata da Katy Jurado.

Il film esplora temi di desiderio, violenza e rivalità. La storia mette in luce il conflitto tra Pedro e il marito tradito, e la sua relazione con la donna aggiunge ulteriori complicazioni. “Il bruto” offre uno sguardo su una comunità operaia messicana e le dinamiche di potere e desiderio che si sviluppano al suo interno.

Il film è noto per la sua rappresentazione di personaggi complessi e per l’uso dell’ambientazione industriale per riflettere su temi sociali e umani. La regia di Buñuel contribuisce a creare una narrazione drammatica e coinvolgente.

El (1953)

“El” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1953. Questo film è noto anche con il titolo inglese “This Strange Passion” o “This Strange Passion of Mine.”

La trama di “El” si concentra su Francisco Galván de Montemayor, interpretato da Arturo de Córdova, un uomo di mezza età con una profonda ossessione per i piedi femminili. Francisco è sposato con una donna più anziana ma è tormentato da fantasie sessuali legate ai piedi delle donne. Questa ossessione lo porta a compiere atti inquietanti e a isolarsi dal mondo esterno.

Il film esplora le oscure profondità della mente del protagonista e offre una critica sociale sulla repressa sessualità e le convenzioni sociali dell’epoca. La narrazione di Buñuel è complessa e ricca di simbolismo, con immagini e sequenze che riflettono l’angoscia interiore di Francisco.

“El” è un esempio del cinema di Buñuel che sfida le norme e affronta temi tabù in modo audace. Il film è noto per il suo approccio psicologico e simbolico alla narrazione, che invita lo spettatore a riflettere sulla complessità dell’essere umano.

L’illusione viaggia in tranvai (1953)

“L’illusione viaggia in tranvai” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1953.

La trama di “L’illusione viaggia in tranvai” si svolge nella città di Città del Messico e segue le vicende di due tramvieri, uno di nome Tarrajas e l’altro di nome Pelon, interpretati rispettivamente da Fernando Soler e Lilia Prado. I due amici sono incaricati di condurre un vecchio tram per un’ultima corsa prima della sua demolizione.

Durante il viaggio, emergono dinamiche complesse tra i personaggi, tra conflitti personali e riflessioni sulle loro vite. Il film offre una rappresentazione pungente del mondo del lavoro e della classe operaia messicana, con uno sguardo critico verso le disuguaglianze sociali.

“L’illusione viaggia in tranvai” è noto per il suo umorismo sottile e la sua critica sociale. Buñuel utilizza il contesto del tranvai come metafora per esplorare le aspirazioni e le delusioni della vita quotidiana. Il film è un esempio dell’abilità di Buñuel nel combinare il realismo sociale con l’umorismo e il surrealismo.

Cime tempestose (1954)

“Cime tempestose” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1954. Tuttavia, è importante notare che questo film non è basato sul celebre romanzo “Cime tempestose” di Emily Brontë. La versione di Buñuel è un adattamento del romanzo, ma presenta alcune differenze significative rispetto alla storia originale.

Il film di Buñuel si concentra principalmente sulla storia d’amore tra Catherine, interpretata da Irasema Dilián, e Alejandro, interpretato da Jorge Mistral. Mentre la trama conserva alcune delle tematiche di passione e destino presenti nel romanzo, Buñuel ha apportato alcune modifiche e reinterpretazioni alla storia.

Nel film di Buñuel, la storia è raccontata attraverso gli occhi di un ospite misterioso che visita la casa di Cime tempestose. Questo approccio narrativo aggiunge un elemento di ambiguità e mistero alla trama.

“Cime tempestose” di Buñuel è noto per la sua atmosfera gotica e per l’interpretazione innovativa della storia classica. Sebbene sia un adattamento del romanzo di Emily Brontë, è un’opera distintiva che riflette la visione e lo stile unici del regista spagnolo.

Le avventure di Robinson Crusoe (1954)

“Le avventure di Robinson Crusoe” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1954.

La trama di “Le avventure di Robinson Crusoe” si basa sul celebre romanzo “Robinson Crusoe” scritto da Daniel Defoe. Il film segue le vicende di Robinson Crusoe, interpretato da Dan O’Herlihy, un marinaio naufragato su un’isola deserta dopo una tempesta. Crusoe deve imparare a sopravvivere da solo, affrontando sfide come la ricerca di cibo, la costruzione di un rifugio e la lotta contro la solitudine.

Il film esplora i temi della sopravvivenza, dell’isolamento e della resilienza umana. La narrazione segue il percorso di Crusoe mentre cerca di adattarsi alla vita sull’isola e di trovare un modo per tornare a casa.

“Le avventure di Robinson Crusoe” è noto per la sua fedeltà alla storia originale e per l’interpretazione di O’Herlihy nel ruolo principale. Il film offre una rappresentazione coinvolgente delle sfide e delle avventure affrontate dal personaggio di Crusoe durante il suo lungo isolamento sull’isola deserta.

Le rive della morte (1954)

“Il fiume e la morte” è un film diretto da Luis Buñuel nel 1954.

La trama di “Il fiume e la morte” è ambientata in un villaggio remoto in Messico e segue la storia di un uomo di nome Dionisio, interpretato da Columba Domínguez, che si trova coinvolto in un conflitto con le autorità locali riguardo ai diritti sull’acqua. Il film esplora temi di ingiustizia sociale, resistenza e lotta per la sopravvivenza in un ambiente difficile e implacabile.

La regia di Buñuel in “Il fiume e la morte” è notevole per il suo commento sociale e per le sottotrame politiche. Il film riflette il suo interesse nel rappresentare le lotte di individui emarginati e oppressi contro sistemi autoritari e autorità oppressive.

“Il fiume e la morte” è un’opera potente e stimolante che approfondisce le complessità della natura umana e della società. È noto per la sua rappresentazione cruda e senza compromessi delle dure realtà affrontate dai personaggi nella loro lotta per la giustizia e la sopravvivenza.

Estasi di un delitto (1955)

“Estasi di un delitto” (La vida criminal de Archibaldo de la Cruz) is a film directed by Luis Buñuel in 1955.

La trama di “Estasi di un delitto” segue la storia di Archibaldo, interpretato da Ernesto Alonso, un uomo ossessionato da pensieri omicidi sin dall’infanzia. Tuttavia, nonostante le sue fantasie oscure, sembra che la fortuna sia sempre dalla sua parte, e nessuno dei suoi desideri omicidi si avvera. Archibaldo vive una vita di lusso e apparentemente senza preoccupazioni, ma la sua ossessione continua a tormentarlo.

Il film esplora temi di destino, colpa e psicologia umana. Buñuel utilizza l’umorismo nero e il surrealismo per esplorare la mente di Archibaldo e la sua strana serie di eventi.

“Estasi di un delitto” è noto per la sua narrazione provocatoria e il suo commento critico sulla società e la morale. Buñuel sfida le convenzioni e le aspettative tradizionali, offrendo una visione complessa e provocatoria della psiche umana.

Gli amanti di domani (1955)

“Gli amanti di domani” è un film del 1966 diretto dal regista spagnolo Luis Buñuel. Il film è un esempio straordinario del talento di Buñuel nel creare opere cinematografiche cariche di profondità psicologica e sottotesti complessi.

La trama di “Gli amanti di domani” si svolge attorno a una famiglia che deve affrontare un momento di crisi quando un uomo, dopo una lunga assenza, torna improvvisamente nella loro vita. Il ritorno di quest’uomo mette in moto una serie di eventi che svelano segreti sepolti nel passato e mettono in luce le tensioni nascoste tra i membri della famiglia. Il film esplora temi come la memoria, la colpa e la ricerca di verità, il tutto con il tocco distintivo di Buñuel che sfida le aspettative degli spettatori e offre una prospettiva affilata sulla natura umana.

Con la sua capacità di mescolare abilmente l’umorismo surreale con la drammaticità intensa, Luis Buñuel offre uno sguardo penetrante nel mondo interiore dei personaggi, creando un’opera cinematografica che continua a essere ammirata per la sua profondità e complessità. “Gli amanti di domani” rappresenta un altro tassello importante nella carriera di un maestro del cinema.

La selva dei dannati (1956)


“La selva dei dannati” è un film del 1956 diretto dal regista francese Luis Buñuel.

Il film è un dramma avventuroso che si svolge in un ambiente tropicale. La trama segue un gruppo eterogeneo di personaggi che si ritrovano intrappolati nella giungla sudamericana mentre cercano di sfuggire a una rivolta politica. La storia esplora le tensioni, le alleanze e le dinamiche umane in una situazione di sopravvivenza estrema.

Luis Buñuel, noto per il suo approccio surreale e provocatorio al cinema, porta la sua firma distintiva a questo film, creando un’opera che mescola elementi di avventura, dramma e critica sociale.

Nazarín (1958)

“Nazarín” è un film del 1958 diretto da Luis Buñuel.

Il film segue la storia di Padre Nazario, un prete cattolico idealista che cerca di vivere secondo gli insegnamenti di Cristo, aiutando i poveri e gli emarginati. Tuttavia, il suo comportamento compassionevole e altruista lo mette in conflitto con la Chiesa e la società. La trama esplora le sfide e le difficoltà che Nazario incontra nel perseguire il suo ideale di vita cristiana in un mondo spietato e ingiusto.

“Nazarín” è un’opera cinematografica notevole di Luis Buñuel che solleva importanti questioni sulla fede, la moralità e la redenzione. Il film è conosciuto per la sua analisi critica delle istituzioni religiose e sociali, e offre una prospettiva profonda sulla natura umana.

L’isola che scotta (1959)

“L’isola che scotta” è un film del 1959 diretto da Luis Buñuel.

Il film è un dramma politico ambientato in una nazione sudamericana immaginaria, ma chiaramente ispirato a una critica verso regimi autoritari dell’America Latina. La trama segue la storia di Ramón, un ufficiale militare di alto rango che si scontra con il regime corrotto e autoritario del suo paese. Il film esplora temi di potere, oppressione, ribellione e le conseguenze della politica brutale sulle vite delle persone comuni.

Luis Buñuel utilizza la sua abilità unica nel mettere in scena situazioni surreali per creare un ritratto intensamente politico e sociale. “L’isola che scotta” è un’opera significativa che offre una riflessione critica sulla politica e sulla società dell’epoca.

Violenza per una giovane (1960)

“Violenza per una giovane” è un film del 1960 diretto da Luis Buñuel.

Il film affronta temi sociali e razziali complessi. La trama ruota attorno a un giovane nero di nome Traver, interpretato da Bernie Hamilton, che si trova in fuga da false accuse e si rifugia su un’isola remota dove vive un guardiano di nome Miller, interpretato da Zachary Scott. Miller è inizialmente sospettoso nei confronti di Traver, ma quando una giovane bianca di nome Evvie, interpretata da Key Meersman, arriva sull’isola, si sviluppa una complessa dinamica tra i personaggi.

Il film esplora il razzismo, le tensioni razziali e le questioni morali in modo provocatorio, mettendo in discussione le norme sociali dell’epoca. Luis Buñuel usa la sua abilità nel dirigere situazioni tese e ambigue per creare un’opera che solleva domande importanti sulla società e sulla natura umana.

Viridiana (1961)

“Viridiana” è un film del 1961 diretto dal regista spagnolo Luis Buñuel.

Il film racconta la storia di Viridiana, una giovane novizia interpretata da Silvia Pinal, che sta per prendere i voti religiosi. Tuttavia, prima di prendere il velo, viene convocata dal suo zio Jaime, interpretato da Fernando Rey, un uomo di dubbia moralità. Jaime ha dei piani controversi e segreti che coinvolgono Viridiana in una serie di eventi imprevedibili.

La trama di “Viridiana” esplora profondamente temi complessi legati alla moralità, alla religione e ai desideri proibiti. Il film offre una visione critica della società e delle istituzioni religiose, sottolineando le contraddizioni e le ipocrisie presenti in entrambe. La performance di Silvia Pinal nel ruolo di Viridiana è notevole, e il film è noto per le sue scene provocatorie e disturbanti, alcune delle quali hanno suscitato scalpore al momento della sua uscita.

Con “Viridiana”, Luis Buñuel offre una riflessione audace sulla natura umana, la religione e la moralità, sfidando le convenzioni sociali dell’epoca in un modo che ha continuato a stimolare discussioni e dibattiti critici nel corso degli anni.

L’angelo sterminatore (1962)

“L’angelo sterminatore” è un film del 1962 diretto da Luis Buñuel.

Il film è un enigmatico e surreale esplorazione della condizione umana e delle convenzioni sociali. La trama ruota attorno a un gruppo di aristocratici che si ritrovano intrappolati in una casa dopo una cena. Nonostante la possibilità di andarsene, i personaggi si trovano incapaci di lasciare la residenza e sono costretti a confrontarsi con la loro stessa natura umana, rivelando gradualmente il lato oscuro della civiltà.

“L’angelo sterminatore” è un’opera cinematografica altamente simbolica che offre una satira tagliente sulla società e le convenzioni sociali dell’epoca. Il film è noto per la sua natura enigmatica e surreale, con scene che sfidano la logica e l’interpretazione tradizionale. È un’opera che stimola la riflessione e può essere interpretata in vari modi, ma rimane un capolavoro di Luis Buñuel.

Il diario di una cameriera (1964)

“Il diario di una cameriera” è un film del 1964 diretto da Luis Buñuel.

Il film è un adattamento del romanzo “Il diario di una cameriera” di Octave Mirbeau ed è ambientato in Francia alla fine del XIX secolo. La trama segue la storia di Célestine, interpretata da Jeanne Moreau, una giovane donna che diventa cameriera in una casa di campagna. Nel corso del film, Célestine osserva e interagisce con i membri eccentrici e spesso disturbati della famiglia che la impiega. La storia mette in luce le dinamiche di potere, la sessualità repressa e la corruzione nascosta all’interno della società dell’epoca.

Luis Buñuel porta il suo tocco distintivo a questo adattamento, esplorando temi oscuri e disturbanti in modo provocatorio. Il film offre uno sguardo tagliente sulla società borghese dell’epoca ed è noto per la sua critica sociale e il commento sulla condizione umana.

Simon del deserto (1965)

“Simon del deserto” è un film del 1965 diretto da Luis Buñuel.

Il film presenta una storia insolita ambientata nel deserto in cui il protagonista, interpretato da Claudio Brook, interpreta il ruolo di Simon, un asceta religioso che cerca la perfezione spirituale vivendo su una colonna di pietra alta nel deserto. La trama prende una svolta surreale quando Simon è tentato da varie tentazioni e situazioni bizzarre durante il suo ascetismo nel deserto. Il film esplora il concetto di tentazione, la lotta tra la spiritualità e il peccato, e offre una visione provocatoria della religione e della ricerca della santità.

Come spesso accade nei film di Luis Buñuel, “Simon del deserto” offre un approccio critico e surreale alla religione e alla morale, sfidando le aspettative degli spettatori e sollevando domande profonde sulla fede e la natura umana.

Bella di giorno (1967)

“Bella di giorno” è un film del 1967 diretto da Luis Buñuel.

Il film è basato su un romanzo di Joseph Kessel ed è una delle opere più celebri di Buñuel. La trama ruota attorno a Séverine, interpretata da Catherine Deneuve, una donna borghese che conduce una vita apparentemente tranquilla con il marito. Tuttavia, Séverine ha segretamente fantasie sessuali e si immerge in un mondo di prostituzione di giorno, sotto lo pseudonimo di “Belle de Jour,” per soddisfare i suoi desideri nascosti.

“Bella di giorno” è noto per la sua esplorazione della sessualità, della repressione e delle fantasie oscure. Il film mescola la realtà e il mondo dei sogni in modo sfumato, offrendo una visione intrigante delle complesse sfaccettature della psiche umana. La performance di Catherine Deneuve e la regia di Buñuel hanno contribuito a renderlo un classico del cinema erotico e psicologico.

La via lattea (1969)

“La via lattea” è un film del 1969 diretto da Luis Buñuel.

Questo film è una delle opere più iconiche di Buñuel ed è noto per la sua narrazione surreale e provocatoria. La trama segue due vagabondi, interpretati da Paul Frankeur e Laurent Terzieff, che viaggiano lungo il Cammino di Santiago, una delle principali rotte di pellegrinaggio religioso in Spagna. Durante il loro viaggio, incontrano una serie di personaggi stravaganti e discutono questioni religiose, filosofiche e teologiche.

“La via lattea” è un film che sfida le convenzioni narrative tradizionali ed è ricco di simbolismo religioso e metaforico. Buñuel utilizza il viaggio dei protagonisti come pretesto per esplorare le diverse interpretazioni della fede e per porre domande profonde sulla religione, la morale e la spiritualità umana. Il film è caratterizzato da scene surreali e dialoghi spesso provocatori, tipici dello stile distintivo di Buñuel.

Tristana (1970)

“Tristana” è un film del 1970 diretto da Luis Buñuel.

Il film è basato sul romanzo omonimo di Benito Pérez Galdós ed è un dramma psicologico che esplora temi di amore, potere e dipendenza. La trama ruota attorno a Tristana, interpretata da Catherine Deneuve, una giovane donna che diventa orfana e viene accolta sotto la custodia di Don Lope, interpretato da Fernando Rey, un gentiluomo più anziano. Tristana alla fine inizia una relazione romantica con Don Lope, ma questa si sviluppa in modo complesso e teso. Il film segue le dinamiche di questa relazione e le conseguenze dell’amore e della dipendenza.

“Tristana” è noto per la sua analisi approfondita dei personaggi e delle loro relazioni, così come per la sua critica sociale e il commento sulla condizione delle donne nell’epoca in cui è ambientato. La performance di Catherine Deneuve è notevole, e il film offre una prospettiva complessa sulla psicologia umana.

Il fascino discreto della borghesia (1972)

“Il fascino discreto della borghesia” è un film del 1972 diretto da Luis Buñuel.

Il film è noto per la sua narrazione surreale e satirica. La trama segue un gruppo di borghesi francesi che cercano costantemente di organizzare una cena, ma vengono costantemente disturbati da una serie di eventi bizzarri e surreali. Questi eventi includono sogni strani, incontri inaspettati e situazioni comiche.

“Il fascino discreto della borghesia” è un’opera che mescola il reale e l’irreale, sfidando la logica e le aspettative del pubblico. Il film offre una critica satirica della classe borghese e delle convenzioni sociali dell’epoca, mentre esplora il concetto di routine e di come le apparenze possano nascondere una realtà più complessa.

Come spesso accade nei film di Luis Buñuel, la trama sfugge alle convenzioni tradizionali e offre una visione surreale della società e della natura umana.

Il fantasma della libertà (1974)

“Il fantasma della libertà” è un film del 1974 diretto da Luis Buñuel.

Questo film è un altro esempio del cinema surrealista e provocatorio di Buñuel. La trama è composta da una serie di episodi surreali collegati tra loro solo in modo apparentemente casuale. Il film esplora la nozione di libertà e come sia spesso illusoria nella società moderna. Gli episodi presentano situazioni strane, dialoghi non sequitur e umorismo nero.

“Il fantasma della libertà” è un’opera che sfida la struttura narrativa tradizionale e offre una riflessione critica sulla società, la morale e il concetto di normalità. È un esempio della capacità di Buñuel di mettere in scena situazioni surreali che costringono gli spettatori a interrogarsi sulle convenzioni sociali e sul significato della libertà individuale.

Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977)

“Quell’oscuro oggetto del desiderio” è un film del 1977 diretto da Luis Buñuel.

Il film è noto per la sua struttura narrativa non convenzionale. Racconta la storia di un ricco anziano francese, Mathieu, interpretato da Fernando Rey, che si infatua di una giovane spagnola di nome Conchita. Tuttavia, i sentimenti di Conchita verso Mathieu sono enigmatici e in continuo cambiamento. Il film esplora temi del desiderio, dell’ossessione e della complessità delle relazioni umane.

Ciò che rende unico “Quell’oscuro oggetto del desiderio” è che il personaggio di Conchita è interpretato da due diverse attrici, Carole Bouquet e Ángela Molina, in modo alternato durante tutto il film, anche nella stessa scena. Questa insolita scelta di casting contribuisce al senso di mistero e ambiguità del film.

La regia di Luis Buñuel in questo film è contrassegnata dal suo caratteristico stile surreale e sovversivo, e la narrazione sfida le convenzioni tradizionali della narrazione. È una riflessione stimolante sul desiderio umano e sull’elusività della realizzazione.

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