Eisenstein: ‎La corazzata Potëmkin non è una “cagata pazzesca”

Chi era Sergej Eisenstein? In Italia decine di migliaia di persone lo conoscono soprattutto per il suo film più importante, il secondo della sua carriera da cineasta dopo Sciopero, la corazzata Potemkin, ma non per la straordinaria qualità del film.

Chi non è italiano provabilmente stenterà a crederci. Eisenstein e tutto il mondo del cinema d’arte dovrebbero ringraziare gli sceneggiatori del film comico Fantozzi, divertente adattamento del termine fantoccio, inteso come uomo fantoccio, succube dei meccanismi impiegatizi e ministeriali dell’ambiente in cui lavora.

Il popolarissimo personaggio della commedia all’italiana Fantozzi, super campione di incassi, in una famosa ed esilarante scena, vista da milioni di italiani, guida la rivolta dei suoi servili colleghi di ufficio, obbligati con la forza a guardare il film nel cineclub dittatoriale del capo dell’azienda per cui lavorano. Ad un certo momento Fantozzi esplode di rabbia e frustrazione, ed urla: ” La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!”

Involontariamente, nel fare satira sui capi aziendali e su una certa cultura intellettualistica di sinistra, gli scrittori del film hanno creato un potente strumento di diffusione della cultura cinematografica. Almeno per quelli che, dopo aver visto il film di Fantozzi, si sono incuriositi e hanno cercato di sapere di più. Non su quelli che hanno dato per scontato che fosse comunque un lungo e noioso film di propaganda per intellettuali di sinistra. Una cagata pazzesca, appunto.

Uno dei rari momenti del franchise di film in cui il ragionier Fantozzi smette di essere un servile codardo per diventare il capo di una piccola rivoluzione. Una condizione di frustrazione in cui si sono identificati milioni di persone.

In realtà la fama del regista russo nel mondo e nella storia del cinema è enorme e va ben oltre il personaggio interpretato da Paolo Villaggio in Italia. La corazzata Potemkin, non è una cagata pazzesca, come diceva Fantozzi nel suo sfogo di rivolta. E’ uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, ispirazione di generazioni di registi.

Chi era Sergej Michajlovič Ėjzenštejn

Eisenstein

Eisenstein è nato a Riga, in Lettonia, il 23 gennaio 1898, sotto il segno dell’acquario. Come molti altri grandi registi degli inizi della storia del cinema è un personaggio eclettico e multiforme, che attraversa esperienze traumatiche come la guerra e si ricicla in diversi mestieri e attività.

E allo stesso tempo regista, sceneggiatore, scrittore, scenografo e soprattutto montatore dei tuoi film. Il montaggio, la sua centralità nell’opera cinematografica, sono l’elemento fondamentale dell’importanza e delle innovazioni apportate al cinema da Sergej Eisenstein e dagli altri registi dell’avanguardia russa degli anni 20 e 30, come Dziga Vertov, il regista che inseguiva la realtà e che realizzò il suo capolavoro con il film L’uomo con la macchina da presa e Tre canzoni su Lenin.

Il giovane Eisenstein vagò a lungo con la famiglia nei primi anni del 900, a causa delle rivoluzioni che laceravano il paese. Finché si stabilì a San Pietroburgo iniziando a studiare arte e materie umanistiche, mentre i suoi genitori divorziavano.

Durante la rivoluzione di ottobre si schierò con le forze comuniste e andò a combattere sul fronte con l’Armata rossa, fino a distinguersi come soldato di valore e a ricevere ruoli di comando.

Finita la guerra Si trasferì a Mosca e iniziò a frequentare il circolo culturale e teatrale più importante dell’epoca, il Proletkult, che era focalizzato sull’arte al servizio del proletariato e degli ideali comunisti.

La corazzata Potemkin

La corazzata Potemkin

La corazzata Potemkin è una delle opere più celebri e potenti della storia del cinema. La risposta russa ai colossal di David Wark Griffith. Fu prodotta dal Goskino, l’istituzione russa che produceva, distribuiva o censurava i film in Unione Sovietica, nel 1925.

Protagonisti è l’equipaggio della Corazzata russa Potemkin. Il film mescola realtà e fantasia, rielaborazioni storiche, raccontando la rivoluzione russa del 1905. E’ un film commemorativo commissionato dal governo ed Eisenstein che fu scelto grazie all’apprezzamento del suo primo film, Sciopero.

Essendo però un film su commissione il giovane regista ventisettenne fu più volte ammonito di rispettare i rigidi tempi di consegna della pellicola. Eisenstein si rese conto che girare l’intera sceneggiatura prevista non sarebbe stato possibile. Si concentrò su alcuni episodi, tra cui quello più celebre, ambientato sulla scalinata di Odessa. Una scalinata dalle forme geometriche che subito affascinò il formalista Eisenstein.

Eisenstein decise di ingaggiare ad Odessa gente comune, cittadini e marinai. Solo qualche attore di teatro è un professionista. Voleva volti autentici che fossero in grado di rispecchiare il proletariato. Eisenstein trasforma la cronaca storica in tragedia in cinque atti. Le inquadrature, i volti, i luoghi non sono filmati con un occhio documentaristico ma hanno la luce, l’espressività e la forma di un intenso dramma.

Le sue idee teoriche del cine pugno si concretizzano in una successione di inquadrature scioccanti, traumatiche, travolgenti, che si susseguono in un rapido montaggio che disorienta. L’obiettivo del regista era far sentire lo spettatore al centro del dramma che si svolge sullo schermo.

Il montaggio delle attrazioni

Eisenstein

Il montaggio delle attrazioni, immagini frammentate sfuggenti, a volte indecifrabili, che durano meno di 3 secondi, confondono le idee del pubblico e creano un senso di smarrimento. Lo spettatore viene travolto da un ritmo forsennato senza la linearità temporale della narrazione classica e deve ricostruire e decifrare con la sua mente quello che sta guardando.

Le scelte di ripresa, i soggetti e le angolazioni delle inquadrature creano un forte valore simbolico delle immagini, mai visto prima. Una delle cose più assurde che accade durante la lavorazione de La Corazzata Potemkin è che la sera stessa della premiere il regista lavorava ancora al montaggio, mentre le proiezioni al teatro Bolshoi dei primi rulli erano già partite. Il regista fece appena in tempo a consegnare l’ultima bobina. Sembra incredibile, a causa del ritmo sostenuto e il numero di inquadrature, ma secondo le fonti storiche La corazzata Potemkin è stato montato in soli 12 giorni

Il film ebbe una buona distribuzione in Russia ma non arrivò in Occidente. Per decenni fu proibito, prima da Hitler e poi dai paesi del blocco sovietico. In Europa occidentale ci furono le prime proiezione nel 1960. Ma bisognerà aspettare la fine degli anni 70 e i primi anni 80, la fine della guerra fredda, affinché le copie de La corazzata Potemkin venissero distribuite liberamente, e programmate in rari casi in televisione. La versione integrale fu introvabile e fu distribuita solo negli anni ’80 in home video, in edizione limitata.

Non è vero che la corazzata Potemkin, uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, è un film-mostro di 18 bobine come dice va Fantozzi. Dura solo 75 minuti. Ma grazie al suo ritmo travolgente sono 75 minuti che volano via.

Guarda la corazzata Potemkin

Ottobre

Eisenstein

Il successo del suo primo film La corazzata Potemkin fu tale che il governo russo lo chiamò per dirigere il film che doveva celebrare la rivoluzione d’ottobre del 1917. Il titolo era appunto Ottobre. Un film con grande budget in cui fu lasciata totale autonomia artistica, per la commemorazione del decimo anniversario della rivoluzione di ottobre.

Interpretato da migliaia di cittadini, soldati ed operai che vissero i giorni della rivoluzione d’Ottobre in prima persona. Ma lo stile sperimentale di Eisenstein in Ottobre, e nel film successivo, dal titolo Il vecchio e il nuovo, realizzati entrambe alla fine degli anni 20, non piacque molto al regime, che lo rimonto sottoponendolo a vari tagli.

Lo stile grandioso e sperimentale di Eisenstein non poteva non essere notato dagli studi di Hollywood. Lo chiamarono a dirigere due film di fantascienza, tra cui il primo adattamento de La guerra dei mondi.

Eisenstein ad Hollywood e in Messico

Eisenstein

Ma il sistema americano, dove predominava la figura del produttore nel taglio finale del film, non piacque ad Eisenstein. Fu impossibile trovare un accordo e il regista russo non realizzò i film, assegnati successivamente a registi più accomodati, come Josef Von Steirberg.

Esenstein tentò allora di realizzare un documentario durante il suo successivo viaggio in Messico, un film dal titolo Que viva Mexico. Eisenstein si accordò con il produttore per ricevere la pellicola girata a Mosca. Era il più grande teorico del montaggio che il cinema avesse avuto e montare il film per lui era il vero atto creativo. Ma la pellicola non arrivo mai a Mosca. Il produttore concluse il montaggio del film di sua iniziativa, con l’aiuto dello scrittore Upton Sinclair, che aveva collaborato all’ideazione e alla produzione di Que viva Mexico.

Eisenstein sotto il controllo del regime

Il viaggio di Eisenstein negli Stati Uniti incomincio a destare sospetti tra i dirigenti della regime Sovietico che gli ordinarono di tornare in patria. Lo incaricarono di girare una serie di film sulle gesta dell’eroe Russo nazionale Ivan IV, con la supervisione di alcuni membri del partito per avere la sicurezza che film fosse fatto secondo la loro visione. Eisenstein realizzò con successo la prima parte dei film, Ivan il terribile, con l’approvazione di Stalin, ricevendo anche il prestigioso premio Stalin, che era stato creato come la risposta russa al premio Nobel. Ma i due film successivi della saga non convinsero gli stalinisti. Bloccarono la produzione e distrussero gran parte della pellicola del terzo film su Ivan il terribile, di cui sono sopravvissute solo alcune scene.

Eisenstein qualche anno dopo a soli 50 anni per un attacco cardiaco 11 febbraio 1948 a Mosca.

Le teorie di Eisenstein

Eisenstein è il più importante teorico del montaggio della storia del cinema. Sono stati molti i registi a comprendere che il montaggio è il vero fulcro della creazione cinematografica. Ma Eisenstein sviluppò le sue idee con una serie di studi teorici e di pubblicazioni, in maniera più approfondita di come avesse fatto chiunque altro. La sua idea di cinema è una rappresentazione frammentata, dove le singole inquadrature si succedono velocemente, per analogie dei significati, per simboli. Gli diede il nome di montaggio delle attrazioni.

La teoria del montaggio delle attrazioni sosteneva che il montaggio non doveva raccontare la vicenda in modo tradizionale e cronologicamente corretto. Ma che l’accostamento di inquadrature diverse, rapide, traumatiche, a volte simboliche, dovesse spingere lo spettatore all’emozione e al pensiero per ricostruire la vicenda a cui stava assistendo.

Uno dei grandi registi della storia del cinema che ha raccolto in maniera esemplare le indicazioni teoriche sul montaggio delle attrazioni di Eisenstein è, ad esempio, Alfred Hitchcock. Le tecniche di manipolazione del montaggio di Eisenstein superavano la linearità temporale della storia ed avevano l’obiettivo di generare emozioni e suspense attraverso il ritmo e le associazioni di idee provocate dal montaggio.

Il Cine-pugno

Eisenstein

Lo spettatore è chiamato attivamente a fare un’interpretazione degli eventi che guarda sullo schermo. Un’interpretazione che spesso è soggettiva. Le inquadrature sono violente, i primi piani drammatici, le azioni rapide, coinvolgenti e spettacolari. Il cinema per Eisenstein doveva essere un pugno sferrato sugli occhi del pubblico. Una teoria a cui diede il nome di Cine-pugno. La dilatazione e la manipolazione temporale attraverso il montaggio trova forse la sua massima espressione nella celebre scena de La corazzata Potemkin girata sulla scalinata di Odessa. Una carrozzina di un neonato precipita dalle scale durante uno scontro violento dopo che la madre è stata uccisa.

L’eredità di Eisenstein

La scena della scalinata di Odessa fu ripresa molti anni dopo da Brian De Palma per girare il finale di un altro capolavoro, Gli intoccabili, con una serie di visioni, prospettive e dilatazioni temporali modernizzate della scena girata da Eisenstein, ambientata in questa occasione nella stazione storica di Chicago.

Eisenstein fu così innovativo e moderno nelle sue teorizzazioni da concepire addirittura le idee di base che molti anni dopo, negli anni sessanta, avrebbero portato Jean Luc Godard a ideare i propri film. Eisenstein alla fine degli anni Venti era famoso in tutto il mondo. Continuava a riflettere e a teorizzare sul cinema pensandolo come uno strumento di riflessione filosofica, a riflettere sull’importanza della forma rispetto al contenuto.

La sua ricerca d’avanguardia si scontrò presto con le esigenze di Stalin che invece voleva film tradizionali di propaganda. Eisenstein, lavorando per un regime totalitario, ha Paradossalmente piantato i semi delle libere avanguardie cinematografiche degli anni 50 e 60. La visione musicale, ritmica, di decostruzione della scena e della frammentazione del montaggio, le sue idee di sonoro asincrono, le immagini che rifiutano la linearità temporale sono tutte idee che sono state riprese nella storia del cinema da molti registi.

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