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Cinema d’autore: Che fine ha fatto l’arte nel cinema negli ultimi 40 anni?

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Indice dei contenuti

Che fine ha fatto il cinema d’autore?

La storia del cinema, in particolare quella del cinema d’autore, è una storia complessa come quella delle altre Arti e più In generale come la storia dell’umanità. È stata soggetta a molti tranelli, modi di pensare fuorvianti, così come è stata ricca di creatività e di genialità. Il cinema d’autore è spesso in stretta relazione con il cinema indipendente e raramente trova spazio nelle grandi produzioni industriali, spesso costrette a compiacere il pubblico con un linguaggio più standardizzato per massimizzare i profitti e ridurre il rischio della produzione.

Majakovskij già negli anni 20 aveva centrato un punto fondamentale non solo del cinema, ma della società umana nella sua totalità. 

Per voi il cinema è spettacolo.

Per me è quasi una

concezione del mondo.

Il cinema è portatore di movimento.

Il cinema svecchia la letteratura.

Il cinema demolisce l’estetica.

Il cinema è audacia.

Il cinema è un atleta.

Il cinema è diffusione di idee.

Ma il cinema è malato. Il capitalismo gli ha gettato negli occhi una manciata d’oro. Abili imprenditori lo portano a passeggio per le vie, tenendolo per mano. Raccolgono denaro, commovendo la gente con meschini soggetti lacrimosi.

Questo deve aver fine.

Il comunismo deve togliere il cinema di mano agli speculatori.

Il futurismo deve far evaporare le acque morte: gli stagnamenti e il moralismo.

Senza questo avremo o il tip-tap d’importazione americana, o i soli “occhi con la lacrimuccia” dei vari Mogiuchin.

La prima di queste due possibilità ci è venuta a noia.

La seconda ancora di più.

Se provate a sostituire il cinema con la vita in questa poesia di Majakovskij otterrete un effetto ancor più potente, che allarga ulteriormente la sua critica. Di fatto non c’è una grande differenza tra cinema e vita, il cinema è lo specchio della vita

Queste parole di Majakovskij acquistano ancor più significato considerando la sua storia, e il regime in cui viveva. Majakovskij però centra un punto che va ancora più al di là della libertà limitata dei regimi totalitari. Si tratta della manipolazione dell’arte e dei media per fini politici, ideologici e commerciali, attraverso cui, in società apparentemente democratiche, si riesce a plasmare il modo di pensare delle persone in modo occulto. 

Il tramonto del vero cinema d’autore

Il grande tracollo del cinema d’autore inizia più o meno alla fine degli anni settanta con l’affermarsi prepotente della televisione. La televisione è stata per 50 anni il media capace di influenzare le masse in tutto il mondo. 

La televisione ha iniziato le sue trasmissioni ispirandosi al cinema e mantenendo per più di vent’anni un linguaggio audiovisivo di alta qualità. Con l’arrivo della televisione commerciale poi il linguaggio delle immagini è andato progressivamente degradandosi, fino a diventare un folle supermarket schizofrenico. 

Divertente ed esilarante il punto di vista di Federico Fellini negli anni 80 quando gira film come intervista con Ginger e Fred dove la televisione è una specie di mellstrom che avanza inglobando tutto, in una specie di grande fenomeno di isteria collettiva. 

Fellini, nel suo libro capolavoro fare un film, racconta che quando accendeva la televisione aveva l’impressione di collegarsi in diretta con un manicomio: il sadismo dei presentatori di telequiz nel torturare i concorrenti che grondano sudore, processioni di ragazze seminude vestite come galline, idiozia demenziale e cinica degli spot commerciali. 

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Lo sguardo di Fellini era uno sguardo puro di un uomo geniale, ed era capace di cogliere questa follia che alla maggior parte delle persone sfuggiva. Gli altri inventavano scuse, è la società che sta cambiando e bisogna accettare il progresso. Ma intellettuali del calibro di Fellini e Pier Paolo Pasolini non credevano a queste bugie: vedevano chiaramente l’affermarsi di una specie di manicomio a livello globale. 

Oggi parlare di questo dopo 50 anni di trasmissioni in diretta nelle nostre case è semplicemente assurdo: la follia è diventata il mondo in cui viviamo. Ma basterebbe leggere il libro di Fellini Fare un film per ribaltare completamente la nostra visione. 

I film d’autore e i cambiamenti sociali

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Ma si tratta semplicemente dell’evoluzione della società e dei gusti del pubblico oppure è qualcosa di voluto? A mio parere è qualcosa di voluto: è una pianificazione sistematica di distruzione del cinema d’arte, sostituito in maniera quasi totale da prodotti che possano essere utili per raggiungere certi scopi. Scopi commerciali, certo, ma soprattutto scopi spirituali, di impoverimento interiore delle masse. 

Scopi commerciali? Sicuramente, ma non è l’aspetto principale. Il vero interesse sta nell’influenzare profondamente il modo di pensare e di sentire delle persone. Il cinema ha perso il suo predominio nel mondo dei media, ma il grande schermo è ancora fondamentale per creare modi e stili di vita in tutto il mondo. Per influenzare lo spirito dell’essere umano

Attraverso i mezzi della propaganda significa semplicemente imporre personaggi mediocri e senza talento e costruirci sopra un fenomeno artistico, pianificando ogni strategia utile. È quello che sta venendo dagli anni 80 in poi. È un fenomeno che oggi copre almeno il 90% delle produzioni cinematografiche. 

Sono tutti i progetti e personaggi creati a tavolino, senza un reale valore interiore, ma propagandati come grandi fenomeni artistici destinati a cambiare il consumo dei film, Il consumo dell’arte. Sono pupazzi, così come sfilate di carri allegorici di carnevale sono i luoghi deputati alla loro promozione. 

Sinceramente mi sembra che non sia difficile percepire questo, Perché in fondo sia un sentimento diffuso tra tante persone. Ma è qualcosa che rimane seppellito all’inconscio, che non si riesce ad ammettere neanche a se stessi. 

Il cinema d’autore come entertainment 

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Si è andato affermando progressivamente quindi il concetto di entertainment, creato perfettamente negli Stati Uniti d’America e poi diffuso nel resto del mondo. I registi degli anni 20 che lavoravano a fianco dei pittori dei movimenti di avanguardia non avrebbero affatto capito. 

I fratelli Lumière e Méliès, che avevano proiettato le pellicole nelle fiere di paese, avrebbero potuto comprendere il concetto di intrattenimento. Ma si sarebbero domandati: ora il cinema non si sta evolvendo verso qualcosa di più elevato? 


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Il periodo d’oro del cinema d’autore

Gli anni 20 sono stati il periodo più radicale nel pensare il cinema come arte, col supporto del mondo della pittura e con le rivoluzionarie teorie del montaggio sovietico. Un mix di arte figurativa e ritmo musicale che ha dato al cinema delle potenzialità esplosive. Ma subito dopo negli anni trenta il concetto di intrattenimento si è affermato insieme alla nascita di Hollywood. 

Un altro grandioso periodo per il cinema come arte è stato quello degli anni 60. Dalla Nouvelle Vague francese ai grandi autori nel resto del mondo, i film hanno avuto un momento magico, in cui sono state create migliaia di opere d’arte. 

Jean Luc Godard è forse oggi l’ultimo dei veri innovatori dell’arte cinematografica. Jean-Luc Godard non realizzarebbe mai una serie TV per i canali dello streaming come hanno fatto Scorsese, Sorrentino e tanti altri registi di film d’autore. Jean Luc Godard è un altro dei giganti della storia del cinema e dell’arte che assiste dall’alto dei suoi 90 anni ad uno stravolgimento del linguaggio cinematografico incomprensibile, ridotto ad una omologazione senza precedenti.

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Jean-Luc Godard e altre centinaia di film makers di quell’epoca hanno usato il cinema per creare nuove forme d’arte. Negli anni Venti i registi si ispiravano al Futurismo, all’Espressionismo, alla pittura impressionista per realizzare le loro opere. Infatti vedere un film di quell’epoca o vedere un film della Nouvelle Vague è un po’ come entrare in una galleria d’arte. 

Perché ghettizzare il cinema d’autore?

Poi è arrivato l’entertainment. Ma perché questa affermazione così potente è al giorno d’oggi assoluta del cinema come intrattenimento? Potrei avanzare questa ipotesi. L’intrattenimento serve a dare emozioni al pubblico, non a trasformare e ad elevare la sua visione del mondo. Forse bisogna fare in modo che le persone rimangano come dei bambini sulle montagne russe? 

Lo spettatore si emoziona, si spaventa, si diverte, produce adrenalina, esce stordito e appagato dal cinema, come sotto effetto di una ottima droga, e tutto finisce lì. Il film d’arte invece può cambiarti la vita ed espandere in te una nuova visione del mondo più consapevole. Ma il discorso non finisce qui. C’è bisogno di far credere al pubblico che un certo tipo di prodotti audiovisivi siano arte, celebrando e pubblicizzando essi in ogni modo possibile. 

Abituando il pubblico alla giostra del Luna Park lo si può stordire e rendere sempre più inconsapevole. L’arte figurativa e il ritmo della visione per lo spettatore cinematografico medio non ha alcuna importanza: lui è in cerca di adrenalina per una serata di emozioni forti. Ma c’è sempre una piccola nicchia di persone che non crede a certe fandonie e rimane in cerca del film d’arte. Come fare con questi testardi? 

Il finto cinema d’autore

Semplice: inventiamo il finto cinema d’essai. Creiamo una serie di personaggi attraverso premi famosi e pubblicità mediatica che rientrano in un certo disegno. Quale disegno? Politico, commerciale? Anche ma soprattutto un disegno di azzeramento spirituale. Attraverso questi autori famosi e pluripremiati, spacciati per grandi artisti, quasi nessuno spiraglio deve arrivare. Il discorso deve rimanere nella materia, nella politica, in una certa visione ideologica. In questo modo, con falsi miti e nuove mode, si plasma una società, secondo quello che chi detiene il potere ritiene opportuno. 

Ma non c’è la distribuzione democratica di internet e le grandi possibilità di accedere oggi a qualsiasi contenuto? Sì c’è, ma manca il pubblico. Il pubblico non ha la capacità e lo spirito critico per scegliere con la propria testa, al di là di ogni influenza pubblicitaria, di ogni premio, di ogni celebrazione. 

Ti è mai capitato di andare in un ristorante stellato che compare sulla prestigiosa guida gastronomica e di mangiare una schifezza? In realtà è una cosa che accade molto di frequente. Ciò che si dice di quel posto non corrisponde alla percezione delle tue papille gustative. Ma sono pronto a scommettere che 99 persone su 100 faranno finta di nulla, mentre cenano con gli amici. Non crederanno alle loro papille gustative. Se tutti dicono che così è probabilmente così è. 

La coscienza critica della percezione di un’opera d’arte è praticamente la stessa cosa. Se tutti parlano di quel determinato film, se tutti lo celebrano, se vince tanti premi, se il regista è famoso, anche se a me non convince, probabilmente è una grande opera d’arte. Lo spirito critico è una materia in via di estinzione. Siccome non ce l’ho, mi adatto a quello che dicono gli esperti, così faccio anche una bella figura con i miei amici alternativi. 

Gli esperti del cinema d’autore

Per lo spettatore medio un’alternativa semplicemente non esiste: quello di cui si parla, quello di cui parlano tutti, quello di cui parla l’esperto è il Cinema con la C maiuscola. Le alternative quindi esistono, ma lo spettatore medio è sordo e cieco: risponde solo agli stimoli che vengono dal rumore pubblicitario e mediatico. Con un pubblico del genere è facile guidare la giostra: basta premere il pulsante per farla partire e aspettare. Tutto avviene in modo automatico. 

Subito trovi una moltitudine di persone pronte a dire che i tempi stanno cambiando che bisogna accettare l’evoluzione delle cose. Sciocchezze. Queste persone hanno una scarsa comprensione di quello che accade intorno a loro. La verità è che se i governi ed i media avessero promosso il vero cinema d’autore nel corso dei decenni adesso avremmo una società completamente diversa, più consapevole. Una società fatta di persone che sono più difficile da manipolare. Perché proprio questa è la funzione dell’arte, e il cinema, fatto in un certo modo, è arte. 

La distruzione del cinema d’arte, o meglio la sua mistificazione in prodotti che non hanno nulla a che vedere con L’arte, è stata voluta. Anche tutte le altre arti sono state demolite. Sentite spesso dialoghi tra amici o ai tavolini di un bar sulla pittura che ha attraversato i secoli? Sulla grande letteratura. Se siete fortunati potete ascoltare una conversazione sull’ultimo fumettista alla moda senza talento lanciato dai media mainstream: un’altra, l’ennesima mistificazione, del talento e dell’arte. 

Il cinema d’arte può cambiare la vita

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Ci sono quadri che da soli potrebbero cambiare la vita delle persone e portarle ad una comprensione molto più estesa dell’esistenza che vivono. Ma sono opere totalmente ignorate e volutamente occultate dal sistema. Conoscete per esempio i quadri di Courbet, e le sue due opere fondamentali che hanno segnato lo sviluppo della storia, come L’origin du Monde, e Bonjour Monsieur Corbet? Probabilmente no, eppure per il loro impatto queste opere dovrebbero essere diffuse attraverso la scuola ed i mezzi di comunicazione. 

Ma il problema è sempre lo stesso. Le grandi opere artistiche sono il mezzo attraverso il quale si innalza la consapevolezza dell’essere umano, una delle funzioni fondamentali dell’arte

Ora provate ad immaginare dei piccoli cambiamenti nella programmazione serale delle TV, sulle piattaforme di streaming e nelle sale cinematografiche. Una programmazione che fa conoscere ai giovani e al grande pubblico i grandi artisti dell’arte cinematografica. 

All’inizio dopo decenni di spazzatura lo spettatore medio rimarrebbe sbigottito e annoiato. Si andrebbe a rifugiare nella cucina e a scartabellare il frigorifero, mentre sul canale nazionale passano un film di Antonioni. Ma già dopo qualche giorno, quando la sua attività cerebrale schizofrenica si placa, magari si dedicherà ad osservare ed a cercare di capire questo strano linguaggio. 

Dopo qualche settimana molti lo avranno capito e incominceranno ad apprezzarlo. Dopo qualche mese o qualche anno molti capiranno che quella cosa può cambiargli la vita, e che per anni sono stati sottoposti ad una valanga di spazzatura. Poniamo anche il caso, per assurdo e per pura follia, che ci sia qualcuno che conosce e ama questi film e che li presenti con la sua competenza, in TV in prima serata al posto del telequiz e del reality show. Oppure che ci sia un dibattito dopo il film in cui si approfondiscono i temi importanti trattati. Quanto tempo ci vorrebbe per incominciare un cambiamento radicale della società. Non molto. 

Immaginati poi che questi film siano insegnati a scuola insieme ad altre grandi opere d’arte che vengono ignorate dai programmi scolastici. I ragazzi molto più ricettivi degli adulti impiegherebbero ancor meno tempo per cambiare la loro percezione della realtà. Perché la realtà non è qualcosa di oggettivo, quello che percepiamo siamo noi. Siamo noi che creiamo la realtà. Le persone inconsapevoli che ignorano questo lasciano creare la realtà ai media mainstream, lasciano il potere creativo del pensiero a chi domina il sistema. E il sistema pensa la tua esistenza al posto tuo. 

Il cinema d’autore e la società del multiplex

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Ma subito trovi tante persone che contestano questo tipo di discorso dicendo: Ma è così importante il cinema? Sì, è importante perché il cinema è lo specchio della vita, e visioni differenti creano diverse versioni del mondo. Siamo noi che creiamo il mondo in cui viviamo. Se ci sono persone secondo le quali tutto è uno sterminato supermarket, che hanno costruito quartieri ed intere città che sono giganteschi centri commerciali, che vogliono trasformare l’essere umano in un animale che produce, consuma e crepa, questo è un problema loro. E diventa un problema anche nostro quando usciamo di casa e anziché trovare una civiltà troviamo uno sterminato deserto di offerte speciali

In fondo chi se ne frega, è un passatempo, è entertainment. In fondo che importanza ha l’arte, se non passare qualche ora in un museo a contemplare delle immagini? Queste affermazioni corrispondono esattamente a quanto si voleva costruire negli ultimi decenni: una società senza capacità di osservazione e contemplazione, senza consapevolezza, povera di spirito. Una società che ama godere, salire sulle montagne russe del Luna Park. Che crede solo a quello che si tocca con mano. 

Peccato che tutto ciò che gli è concesso toccare con mano sia un pezzo di plastica, e che c’è qualcuno che pensa la sua vita al posto suo. Ma quella società che trasmette in prima serata i film d’autore, e mostra con un dibattito di approfondimento L’origine du Monde di Courbet, dov’è? È dietro l’angolo, in un mondo invisibile. Realizzabile con pochi i necessari cambiamenti. 

Fabio Del Greco

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