Film distopico: 9 titoli indipendenti selezionati da vedere assolutamente

In un film o romanzo distopico il cuore della storia è una distopia, una realtà immaginaria proiettata nel futuro imminente di una società totalitaria e totalmente negativa. Può assumere caratteristiche violente oppure invisibili e subdole. 

Può essere un mondo distopico evidente e concreto oppure nascosto e invisibile. L’immaginario distopico nasce da percezioni e situazioni del presente per immaginare un futuro oscuro, l’esatto contrario dell’utopia, che invece ha un valore positivo. Nella società distopica l’essere umano affronta situazioni terribili e spaventose. La politica è repressiva e la tecnologia è usata per spiare gli individui e privarli di qualsiasi privacy e libertà personale. 

Le nuove paure di un mondo distopico

Non è un mistero che la distopia oggi è tornata all’attenzione del mondo. Il romanzo 1984 di George Orwell è di nuovo uno dei bestseller più letti dei paesi occidentali. La causa principale di queste nuove percezioni negative e paure è probabilmente la grande trasformazione tecnologica e digitale che stiamo vivendo e l’affermarsi di leader politici che non riescono a evitare le crisi di ogni tipo, che si succedono rapidamente. 

A questi cambiamenti si è aggiunta la pandemia covid 19 che ha creato nelle strade del mondo quegli scenari che eravamo abituati a vedere solo nei film di fantascienza come L’ultimo uomo sulla Terra. Strade deserte e isolamento domiciliare per tutta la popolazione mondiale, coprifuoco, distanziamento sociale e paura dell’altro, alienazione e paura della malattia. 

La nascita del cinema distopico

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Sono innumerevoli i film che hanno utilizzato ambientazioni di questo tipo, a cominciare ad esempio dalle interpretazioni horror distopiche come La notte dei morti viventi di George Romero. O il più recente Contagion, che tratta in maniera più diretta il tema del virus. A confermare l’interesse e la fascinazione dei cineasti per un mondo distopico e negativo è la grande quantità di cortometraggi e film indipendenti realizzati negli ultimi due anni sul tema durante il lockdown globale. 

I film distopici all’Indiecinema Film Festival

Tra i 45 film in concorso dell’Indiecinema Film Festival cinque trattavano tematiche legate al virus e ambientavano le loro storie in un contesto distopico. Questo interesse del cinema nei confronti della distopia si giustifica innanzitutto per il meccanismo narrativo: quello che i film sanno fare meglio, come hanno spiegato grandi maestri della storia del cinema, è raccontare il conflitto esteriore, la lotta dell’individuo contro la società. 

L’uomo contro la società

Al contrario del teatro focalizzato di più sul conflitto interpersonale tra i personaggi, diversamente della letteratura e del romanzo capaci di profonde indagini interiori, il cinema dà il meglio di sé quando l’uomo lotta contro forse esterne. Ovviamente questo non è sempre vero. 

Ci sono molti cineasti che hanno realizzato film completamente focalizzati sul conflitto interiore o interpersonale. Una buona sceneggiatura comprende nel suo sviluppo tutti e tre livelli di conflitto. Ma resta evidente che il conflitto esteriore, il protagonista che lotta contro il mondo esterno e la società, è quello più adatto all’opera cinematografica. 

Molti grandi registi, a partire da Fritz Lang, hanno scolpito le loro testimonianze dentro film che raccontano le loro esperienze nelle dittature del ventesimo secolo. Orrori e società distopiche che ora appartengono al passato e alla storia. Ma il mondo distopico nei film e nei romanzi è sempre qualcosa che deve ancora manifestarsi, un brutto presagio che appartiene al futuro. 

1984, il romanzo di George Orwell

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La più celebre opera d’arte distopica con cui il concetto stesso di distopia spesso viene identificato e 1984 di George Orwell. Il Grande fratello è diventato famoso in tutto il mondo e non smette mai di essere di un attualità impressionante. Forse perché Orwell ha centrato in questo romanzo uno dei nodi fondamentali dell’esistenza umana: l’istinto di sopraffazione dei poteri oscuri nei confronti dei cittadini. Un fenomeno che possiamo osservare a livello globale a tutte le latitudini. 

Per fortuna è un fenomeno che ha anche una funzione positiva: quella di far crescere la ribellione e la consapevolezza delle persone nei confronti di chi vuole dominarle e sfruttarle. Più il mondo distopico e violento e più genera un mondo migliore. Nelle opere letterarie e cinematografiche però il lieto fine non è così frequente. 

In 1984 Winston Smith si arrende al lavaggio del cervello del regime totalitario del Grande Fratello. In molti film il protagonista non sopravvive alla mostruosità della distopia. Ma per fortuna la realtà conferma che è vero il contrario. I tentativi di eliminare la dignità e la libertà dell’individuo falliscono e contribuiscono a creare un mondo migliore, anche se il prezzo da pagare è alto. 

Recuperare il potere interiore

Se la libertà e il benessere non fossero già adesso in nostro potere, dovremmo sempre sperare in qualcuno disposto a concedercele. E anche se le cose andassero bene, vivremmo comunque nella paura di perdere ricchezza e libertà a causa di un cambiamento sfavorevole di chi detiene il potere. Questa è la vita che conduce alla schiavitù e allo psico-penitenziario: la speranza di avere qualcosa di meglio e la paura di perdere ciò che si crede di possedere già. Ma consegnare libertà e ricchezza nelle mani del mondo esterno, costituisce già di per sé uno stato di schiavitù.

Ecco 9 film distopici indipendenti, poco conosciuti da vedere assolutamente. 

1984, il film

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Trasposizione del romanzo di Orwell realizzata dalla televisione inglese con l’attore Peter Cushing. Un film televisivo che all’epoca della sua uscita provocò molte polemiche e diverse interrogazioni parlamentari. Praticamente sconosciuto e mai distribuito in molti paesi al di fuori del Regno Unito, è una delle versioni più interessanti del romanzo di George Orwell al cinema. 

Mistero di un impiegato

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Chi spia la vita del povero impiegato Giuseppe Russo? Tra vecchi e misteriosi nastri VHS che lo ritraggono in gioventù di cui non riesce a spiegarsi l’origine, ad una situazione familiare e sociale che non riesce a decifrare, il protagonista scopre nel corso del film il mistero che si cela dietro la sua vita. Un mistero che ha origini distopiche. Una metafora filosofica ed esistenziale sui meccanismi invisibili di condizionamento che la società riversa ogni individuo. Nello stesso tempo il film è anche una riflessione sul potere di controllo che internet e le nuove tecnologie hanno sulla nostra vita. 

Occidente

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Storia d’amore surreale ambientata in uno scenario industriale e desolato tra un regista e la sua donna. In questo caso il mondo distopico è il mondo civilizzato e industrializzato di una desolata periferia metafisica, circondato dalle ciminiere delle Industrie, svuotato di ogni umanità. La coppia prova a fuggire in un luogo al di fuori della civiltà, dove recuperare il loro sentimento d’amore e la loro dimensione umana primitiva, a contatto con la natura. Film molto particolare che usa a tratti citazioni in uno stile che ricorda molti film di Jean Luc Godard, con immagini di grande forza figurativa. Un film dalla forte carica simbolica ed evocativa che è una riflessione sulla distopia che abbiamo già creato riempiendo il mondo di fabbriche. 

Everybody is herodoc

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Un interessante cortometraggio sulla paura e sull’angoscia di quanta distopia potrebbe celarsi nell’epidemia da coronavirus. Uno scrittore non riesce più a scrivere controllato da voci e schermi che gli dicono cosa deve fare. Un personaggio che fa tornare subito alla mente il Winston Smith di 1984. 

Corona days

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Un uomo, interpretato dallo stesso regista del film Fabio Del Greco, rimane bloccato lontano da tutti a causa del lock down per il covid-19. È un momento per confrontarsi con se stesso, con i suoi ricordi, la sua voglia di libertà e di viaggio, con il bisogno di elaborare il lutto della perdita del padre. Un film in equilibrio tra finzione e documentario, gli esterni sono stati filmati con un cellulare, mentre gli interni con una macchina da presa professionale. È tutto vero: le strade deserte, l’esigenza di uscire lo stesso nascondendosi nella pineta, la ricerca ossessiva di un bar aperto per prendere un caffè, il ricordo del padre recentemente defunto. Complottismo su internet e le notizie in TV. In un nuovo mondo, che sembra uscito proprio da un film distopico. Alla ricerca di uno sguardo sulle cose al di là del tempo e dello spazio. 

Ananke

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Un virus sta mettendo a rischio l’umanità e una coppia decide di rifugiarsi in un casolare di campagna isolato dal mondo. Ma è sufficiente restare lontano da tutto e da tutti per mettersi in salvo? Girato in bianco e nero con una regia rigorosa e meditativa, con un ritmo lento e ipnotico, Ananke è un’opera prima piuttosto estrema e radicale nella sua messa in scena. Ambientato tra le montagne dell’appenino centrale, in Abruzzo, il film di Claudio Romano racconta il conflitto tra metropoli e natura, tra solitudine e società. Un film d’autore che esplora il difficile tema dell’isolamento dalla civiltà e di quanto in realtà l’uomo vi sia strettamente legato. 

L’ultimo uomo sulla Terra

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Il film che ha inventato gli zombie, anche se qui si chiamano ancora vampiri. Un mondo post apocalittico dove Vincent Price cerca di sopravvivere agli attacchi dei morti viventi ogni notte e di trovare un ancora di salvezza alla propria solitudine di giorno, vagando per una Roma deserta e piena di cadaveri. Prima la compagnia di un cane e poi l’incontro con una donna gli danno l’illusione di non essere ancora l’ultimo uomo sulla Terra. Ci sono gruppi di uomini sopravvissuti che si sono organizzati in gruppi militari armati, che si riveleranno ancora meno umani degli zombie.

Ballata dell’ipocondria

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Un breve film musicale e sperimentale sospeso tra scienza e tribalismo. In un surreale laboratorio di un bianco accecante che ricorda 2001 di Kubrick alcuni scienziati cercano di isolare il virus dell’amore per evitare che contagi l’intera umanità. I protagonisti ballano dentro tute bianche spaziali e indossano maschere che sembrano allontanare sempre di più la loro identità. Da non perdere anche per il bellissimo brano musicale in dialetto napoletano da cui nascono le immagini. 

Tao

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Cortometraggio divertente e grottesco, girato con una regia adrenalina. In un futuro distopico Europa e America si sono unite nella cosiddetta Federazione democratica. L’unico modo per gli immigrati che arrivano dai paesi più poveri per farsi accettare dalla federazione e quello di partecipare ad uno show televisivo chiamato Tao e combattere contro gli avversari per vincere il proprio permesso di soggiorno. 

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