Film classici: l’impero di Hollywood alla conquista del mondo

Tra il 1930 e il 1945 l’industria di Hollywood si consolida e incomincia a produrre i film classici. Nel 1929 il crollo della borsa di Wall Street è uno tsunami che travolge l’intera nazione. Il difficile periodo della grande depressione inizia nel 1929 e si protrae fino alla fine degli anni trenta, con una ripresa clamorosa dell’economia all’inizio degli anni 40 con la Seconda Guerra Mondiale. 

I vantaggi di esportazione ed egemonia culturale degli Stati Uniti nascono dai nuovi equilibri di potere che nascono dopo la Seconda Guerra Mondiale. La vittoria consentirà di esportare i film classici americani in tutto il mondo e di aumentare esponenzialmente anche il numero di spettatori interni. La crisi viene affrontata dal presidente Roosevelt con incentivi a favore dello sviluppo di grosse società con il fine di favorire il controllo dei vari settori con dei monopoli e oligopoli verticali. 

A Hollywood le politiche di sostegno economico hanno un impatto fondamentale e consentiranno ai grandi studi di crescere rapidamente fino alla fine degli anni 40. Roosevelt dà una grande ripresa dell’industria dello spettacolo e consente all’industria di Hollywood di diventare il leader mondiale dell’industria cinematografica sfruttando in anticipo la transizione al cinema sonoro. 

I film classici americani all’estero

L’egemonia economica, sociale e culturale del cinema hollywoodiano diventa indiscussa e i suoi prodotti riescono ad arrivare ovunque nel mondo. Tra gli anni 30 e 40 la storia del cinema è la storia dei film classici hollywoodiani, tranne le piccole nicchie di pubblico ancora interessate al cinema di avanguardia. In Europa si continuano a produrre film interessantissimi, spesso molto più audaci dei film classici di Hollywood, ma per il grande pubblico di tutto il mondo in cerca di intrattenimento il cinema è il mondo dei sogni dei film classici hollywoodiani. 

Nell’Europa flagellata dalla guerra e dalle dittature i film classici hollywoodiani piacciono sia a chi condivide le politiche fasciste e naziste, sia a chi le rifiuta. Nell’immediato dopoguerra i film classici americani invadono il vecchio continente, arrivando ad una percentuale di distribuzione nelle sale cinematografiche che supera l’80%. Un’egemonia culturale e dell’immaginario cinematografico che dura granitica fino ai giorni nostri. Solo la Francia, il paese che aveva inventato il cinema ed aveva dato vita alle avanguardie più vitali come l’impressionismo e il surrealismo, riesce ad attuare delle politiche di tutela della propria produzione. 

Marketing e confezione dei film classici

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Come si giustifica questa incredibile espansione ed egemonia distributiva del cinema classico di Hollywood? Il primo motivo è sicuramente la grande forza economica e i colossali budget dei film. Secondo, la qualità, la confezione, il marketing, i poster studiati nei minimi dettagli per piacere al pubblico, sono tutte cose che le produzioni cinematografiche di altri paesi non riescono a fare alla perfezione. I team di marketing degli studi di Hollywood sono numerosi e formati da persone preparatissime che studiano accuratamente il lancio di ogni film, costruendoci sopra narrazioni con vita privata dei divi o sugli avvenimenti sociali. 

Al centro di tutto questo ricco sistema c’è il produttore, che è il proprietario unico del film, l’imprenditore da cui parte ogni progetto e che decide, approva o respinge la copia finale dell’opera audiovisiva. Egli studia i gusti del pubblico, si avvale di decine di collaboratori per scegliere i progetti più proficui. Nella produzione dei film classici di Hollywood i registi, gli sceneggiatori e gli attori dipendono sempre dalla figura del produttore. Sono degli impiegati della produzione e la loro carriera è continuamente a rischio, collegata agli esiti economici dei film, dalle mode temporanee e dal gradimento del pubblico. 

Spesso accade che molti attori devono rinunciare anche alla loro vita privata per nutrire gli scandali e le riviste. Nella maggior parte dei casi sono strategie di marketing, a volte previste nei contratti, che però confondono la mente degli attori che incominciavano a vivere in una sorta di limbo tra realtà è invenzione. La loro vita sentimentale, i loro matrimoni e i loro vizi erano messi sotto gli occhi del pubblico di massa che doveva continuare a sognare anche fuori dalla sala cinematografica. 

Anche se le notizie erano inventate, o provocate indirettamente dal meccanismo in cui questi attori finivano stritolati, milioni di persone si appassionavano alle notizie e le campagne pubblicitarie funzionavano. Insomma, nell’industria dei film classici di Hollywood il marketing occupava un’importanza superiore a quello dell’ideazione e della produzione di un progetto. 

La catena di montaggio e i generi

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I film classici hollywoodiani sono realizzati in una vera e propria catena di montaggio, con ruoli e compiti rigidamente definiti. I contratti sono dettagliati e i prodotti finiti vengono sottoposti ad un processo di verifica industriale. La creatività è un ingrediente tenuto in grande considerazione da Hollywood, ma solo con il fine di creare prodotti eccellenti e di controllarla e incanalarla in un business proficuo e duraturo. Il regista che lavora ad Hollywood diventa a tutti gli effetti il capo-operaio di una fabbrica. 

La grande qualità artistica dei film viene però paradossalmente dall’estero, da tutti quei cineasti emigrati che finiscono a lavorare ad Hollywood facendolo diventare il crocevia di un fermento culturale e di idee ineguagliabile. Agli autori europei e a molti registi americani non piace il modo standardizzato di lavorare di Hollywood, questa logica di produzione seriale meccanizzato, lo contestano e cercano di modificarlo e influenzarlo. Da questo conflitto e da queste influenze nascono i migliori film classici del cinema hollywoodiano, le opere più riuscite dal punto di vista artistico. 

I generi rigidamente codificati e le regole della fabbrica e dello Star System riescono in alcuni casi a valorizzare la creatività degli artisti. Le restrizioni rigide impongono agli sceneggiatori e ai registi di confrontarsi con la richiesta del pubblico di film sempre in bilico tra omologazione e novità, creatività e standard. Il pubblico ama conoscere cosa va a vedere, cosa aspettarsi da un film o da un divo. I generi e lo Star System non sono altri che modelli di decodifica per il pubblico adottati anche in gli altri settori industriali. 

L’avvento del sonoro nel cinema

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L’illusione di realtà e l’alta confezione tecnica dei film classici di Hollywood viene consolidata in modo definitivo attraverso il sonoro. Il cinema perde quella sua caratteristica di espressione per immagini evocative e diventa riproduzione di realtà completa e autonoma. Lo schermo cinematografico racchiude un mondo autosufficiente che non ha più bisogno né dell’orchestra dal vivo ne dell’imbonitore che racconta la storia. Ma non c’è dubbio che il cinema comincia a perdere la sua potenza visiva e la sua forza specifica di arte delle immagini in movimento. Il suono e i dialoghi conquistano una centralità nella narrazione della storia che appiattisce la potenza espressiva dei film muti degli anni 20

Ai produttori dei film classici degli anni 30 e 40 non interessa la ricerca di nuove forme di immagini in movimento. La sceneggiatura e i dialoghi acquistano un’importanza fondamentale per raccontare le storie. Nella maggior parte dei casi le immagini perdono valore e si mettono al servizio della narrazione. I capolavori del cinema muto, le avanguardie precedenti però avevano quasi sempre confermato che l’essenza dell’arte cinematografica non era nel racconto narrativo. Il linguaggio specifico del cinema è il tempo del montaggio, la plasticità delle forme delle inquadrature, i collegamenti spaziali e pittorici delle scene, la luce. 

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Meglio muto o sonoro?

Molti anni dopo uno dei più grandi registi della storia del cinema, Federico Fellini, afferma che il film perfetto dovrebbe essere composto solo di immagini e musica. E come lui sono tanti i maestri che riconoscono la centralità assoluta delle immagini pure. Il cinema sonoro e l’enorme sviluppo mondiale del film classico hollywoodiano segna però un punto di non ritorno. 

I grandi interpreti del muto come Charlie Chaplin e Buster Keaton vanno in crisi e devono adattarsi al nuovo linguaggio. Il cinema muto esce completamente di scena senza tornare mai più sul grande schermo tranne in rari casi, come ad esempio in Film di Samuel Beckett, L’ultimo lavoro da attore di Buster Keaton. Oppure il più recente vincitore dell’oscar The Artist. 

Il dibattito sul cinema sonoro coinvolgerà registi e studiosi di tutto il mondo, da René Clair ad Eisenstein fino a Bela Balazs e Rudolf Arnheim, in una riflessione sull’integrazione della dimensione sonora nei film. Alcuni artisti come Charlie Chaplin si schiereranno nettamente contro e continueranno a produrre per alcuni anni film muti. Ma l’industria hollywoodiana dei film classici crede da subito nelle potenzialità del sonoro e investe ingenti risorse nel perfezionamento della tecnologia dei microfoni, delle tecniche di ripresa e di post produzione audio, nella dizione degli attori. 

Da un punto di vista industriale e di business il sonoro rappresenta una nuova potenzialità. Nell’arco di pochi anni vengono prodotti centinaia di film sonori e il pubblico si abitua rapidamente al nuovo linguaggio. Il suono insomma aumenta molto le possibilità espressive del linguaggio cinematografico ma è chiaro fin da subito che dipende molto dal modo in cui viene usato in ogni film.

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