John Ford, i capolavori del western e il mito della fondazione americana

La fase la frase più celebre di John Ford era questa: “MI chiamo John Ford e faccio western”. Questa frase è molto sbrigativa e significativa. Il regista ha una forte consapevolezza di essere solo un mestierante a servizio di un’industria, che classifica i suoi prodotti in categorie specifiche e generi. Hollywood crea i generi è insieme ai generi cerca di attori e registi più adatti per realizzarli. 

John Ford non aveva alcuna pretesa artistica di essere un cineasta, autore dei propri film come molti registi europei. John Ford e altri registi come lui partecipavano alla creazione di ricchezza della macchina dei sogni ed era al servizio del pubblico, pronto a soddisfare le sue richieste.

Hollywood aveva creato è consolidato il cinema narrativo e gli aveva dato certe regole rigide in cui i film venivano girati. Vietato scoprire e far notare al pubblico i mezzi tecnici del set, vietato agli attori guardare direttamente in macchina, vietati gli errori di continuità che mettono in pericolo la verosimiglianza dell’universo del film. La narrazione classica cerca la totale verosimiglianza dell’universo filmico. Il Western si evolve insieme al cinema narrativo e sono pochi i casi, alla sua nascita, di film western realizzati da produzioni indipendenti. 

La nascita del western

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Da La grande rapina al treno del 1903, di Edwin Porter, dai western di Griffith come Il massacro del 1912 e di Thomas H. Ince Il cuore di un indiano del 1912, il genere Western si si afferma come il principale genere che valorizza i codici del cinema narrativo. I film western si basano su un montaggio lineare e un découpage classico, della divisione stereotipata tra buoni e cattivi. 

Si avvale anche di leitmotiv narrativi che ritornano in molte storie, come la ferrovia, il contrasto tra natura e società, tra uomo bianco e pellerossa. Il western racconta la conquista mitica dei territori dell’Ovest e la nascita della nazione americana. Territori selvaggi popolati da personaggi barbarici che devono essere civilizzato. Lo scenario degli sconfinati deserti si oppone a quello delle piccole cittadine. 

In principio il pellerossa è visto sempre come un individuo pericoloso è negativo. Con il passare degli anni questa concezione si attenuerà fino al totale capovolgimento negli anni 70, quando ad apparire come negativo sullo schermo sarà l’uomo bianco. Il cinema Western degli anni trenta e quaranta sarà accusato di imperialismo e di razzismo. Nel 1924 John Ford dirige il suo primo film Il cavallo d’acciaio. John Wayne esordisce nel western sonoro Il grande sentiero The Big Trail del 1930. 

Cecil B. Demille realizza un film che fonde diverse leggende storie ed eroi del west con La conquista del West, The Plainsman, del 1936. Il genere Western esplode grazie a John Ford nel 1939 che realizza il capolavoro Ombre Rosse Stagecoach

Il primo capolavoro di John Ford: Ombre rosse

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Ombre rosse, ispirato a Boule de suif, un racconto di Guy de Maupassant, è la storia di una diligenza in viaggio minacciata dagli indiani sullo sfondo della Monument Valley, un paesaggio da quel momento in poi diverrà molto frequente nei film di genere Western. Nel film si confrontano due archetipi universali. quello del microcosmo e del luogo chiuso sia in senso fisico che morale, sociale e psicologico, e quello del viaggio e degli spazi sconfinati. 

 La Monument Valley è la scenografia perfetta dove si consumano i drammi di nove personaggi in cerca di una nuova consapevolezza della propria vita: Ringo, Dallas, il medico ubriacone Dr Boone, un giocatore misterioso, la moglie incinta di un ufficiale, un venditore di alcolici, un banchiere ladro e i due alla guida della diligenza, lo sceriffo Wilcox e il suo aiutante Buck . L’intimità forzata di questi personaggi nella diligenza e poi nella locanda, fanno esplodere i conflitti che la regia di John Ford mostra in modo impeccabile. I posti a sedere nella diligenza, l’incrocio di sguardi di seduzione, le decisioni da prendere sul viaggio, la condivisione dei pasti in cui emergono visioni contrastanti sul razzismo.

Inquadrature claustrofobiche negli interni e profondità di campo in esterni, musiche che variano rapidamente con i mutamenti dell’azione. Mitica la scena dell’assalto alla diligenza con un cameracar alla velocità di oltre 60 Km orari e l’utilizzo di stuntman, dove il salto acrobatico di un indiano sulla diligenza sarà citato molti anni dopo da Steven Spielberg in I predatori dell’arca perduta.

Civiltà e natura selvaggia

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La diligenza è un mondo chiuso, il mondo della civiltà è popolato da personaggi eterogenei, e attraversa le barbarie, un pezzo di civiltà in viaggio nella natura selvaggia della Valle, continuamente minacciata dall’assalto dei pellerossa. Nello stesso tempo anche le diverse personalità all’interno della diligenza entrano in conflitto tra di loro. Ognuno di questi personaggi rappresenta un modo di vivere, uno stereotipo, un tipo di moralità. Militari, criminali e banchieri che rispecchiano moralità e immoralità, corruzione e lealtà. Alcuni rappresentano i valori riconosciuti dalla collettività e le sue aspirazioni; altri le richieste indipendenti dell’individuo. Lo spessore di Ombre rosse sta proprio nell’evolversi di questi personaggi da una visione del mondo all’altra e nel loro cambiamento interiore. 

Ombre rosse è una grande epopea sugli spazi immensi dell’ovest e la missione della creazione di un mondo legale che trionfa sugli istinti selvaggi. Il film è intriso di valori come onore e lealtà dell’individuo e della comunità, popolato dagli archetipi e degli stereotipi che daranno vita e ispireranno i film western successivi. Pur conservando tutti i canoni del cinema classico hollywoodiano il film porta uno sguardo più ampio e più profondo, lo sguardo morale che usa la profondità di campo per descrivere i sentimenti e le emozioni dei personaggi, riuscendo a diventare un mito universale. 

Sentieri selvaggi

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Nel 1956 John Ford firma un altro capolavoro del genere western, Sentieri selvaggi. Dopo la fine della guerra di Secessione, Ethan torna a casa dalla sua famiglia. Un giorno arriva alla fattoria il reverendo Clayton e convince Ethan a unirsi al loro gruppo per combattere gli indiani che rubano il bestiame. Inizia una lotta tra bianchi e indiani, con ripetuti assalti dei pellerossa alla fattoria fino al massacro dei genitori di Ethan e al rapimento delle figlie Lucy e Debbie. La ricerca delle ragazze per riportarle a casa durerà anni.

Considerato dalle istituzioni cinematografiche americane come uno dei più bei film della storia del cinema, il film è basato su un romanzo di Alan Le May e su eventi di rapimenti fatti dagli indiani realmente accaduti. La forza del film sta, come in altri film di John Ford, nelle spettacolari scenografie naturali, nel simbolismo tragico evocato dai deserti e dagli spazi sconfinati. Il film è una tragedia che esplora approfonditamente tutti i temi del mito del West e gli archetipi culturali americani: il conflitto tra regole e morale, violenza e libertà, esigenza di costruire una comunità e le tensioni individualistiche, la mescolanza delle razze, villaggio e natura selvaggia, desiderio di vagabondare senza meta e il valore della famiglia.

I personaggi del film sono meno stereotipati e semplificati rispetti agli altri film di John Ford, la divisione tra bene e male non è netta. Ethan è un uomo ambiguo, fragile e pericoloso allo stesso tempo, lacerato interiormente da tensioni interiori opposte. Gli indiani sono crudeli ma allo stesso tempo rappresentano un mondo selvaggio in decadenza, destinato alla fine dall’avanzare della legge e dalla civiltà. 

Gli altri film di John Ford

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Ford realizza numerosi altri film, da Sfida infernale Darling clementine, del 1946 a Rio Bravo Rio Grande del 1950. Gli ultimi film western degli anni 60 sono ormai western crepuscolari come come L’uomo che uccise Liberty Valance The Man Who shot Liberty Valance del 1962. 

I personaggi di John Ford si ripetono film dopo film. Sono eroi classici che incorporano in sé dei valori ed hanno un modo di pensare molto americano. Se vogliamo essere specifici, un modo di pensare molto alla Roosevelt. Una poetica lirica ed epica universale fuori dal tempo. John Ford crea uno stile semplice e rigoroso fatto di campi lunghi che valorizzano le grandi scenografie naturali che diventano protagoniste indispensabili del western. 

I personaggi sono tratteggiati in maniera estremamente semplice e stereotipata, senza complessità. John Ford realizza anche film al di fuori del genere western, ma sempre di matrice esplicitamente rooseveltiana. Come Furore Grapes of wrath del 1940, La via del tabacco Tobacco road del 1941, e Com’era verde la mia valle How Green was My Valley del 1941. Il regista sviluppa una poetica e una sua personale riflessione sul conflitto tra uomo e natura, tra comunità sociale e individuo, tra singolo e collettività. John Ford riesce quindi all’interno di un meccanismo industriale e impersonale come quello dello studio System a diventare un autore con una propria personalità e una propria poetica. 

Spunto di riflessione

L’uomo bianco si è messo contro la natura e le comunità che vivono allo stato selvaggio nel tentativo di civilizzarla e piegarla alle sue leggi. In questo modo ha fallito miseramente ed ha creato conflitti e genocidi. Non si può essere arroganti ed avere uno spirito di conquista nei confronti della natura e delle comunità che ancora vivono in simbiosi con essa. Bisogna rispettarla e integrarla nei propri modi di vivere. E’ possibile conquistare la natura selvaggia ed i suoi popoli in nome di una legge e di una civiltà creata a tavolino dall’uomo? No, è impossibile, perché noi stessi siamo parte della natura, e quegli uomini selvaggi sono connessi a noi, sono una parte di noi. Distruggere e dominare i luoghi selvaggi è un gesto suicida, un errore che le generazioni future non devono commettere. Nel momento in cui ci mettiamo contro la natura per affermare con prepotenza le regole sociali l’energia si trasforma in odio. Se invece fruiamo insieme alla natura in totale armonia cresce l’amore e la connessione con l’altro. L’uomo deve imparare ad avvicinarsi alla natura selvaggia per connettersi ad esso. Può vivere felice soltanto insieme alla natura, non contro natura.

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