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John Ford, i capolavori del western e il mito della fondazione americana

Indiecinema Film Festival 2022

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Indice dei contenuti

Introduzione

John Ford è stato uno dei più famosi registi, tra i pochi cineasti a vincere 4 Oscar alla regia. Regista già dall’era del cinema muto, John Ford è uno dei più grandi registi più importanti della storia del cinema, riconosciuto un maestro da colleghi come Akira Kurosawa, Martin Scorsese, Sam Peckinpah, Sergio Leone, Clint Eastwood, Wim Wenders, e François Truffaut. I loro film sono stati influenzati dallo stile cinematografico di John Ford. Secondo Orson Welles John Ford è stato il più grande regista di sempre. Della sua lunga e complessa filmografia si sono occupati grandi critici cinematografici, da Truffaut a Jean-Luc Godard.

Alla popolarità di John Ford, maestro dei film western, è legata anche alla collaborazione con attori famosi. Il volto che evocano i film di John Ford immediatamente è quello di John Wayne, con cui ha girato 21 film, ma anche Victor McLaglen, Henry Fonda, John Carradine e Lee Marvin.


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Chi era John Ford

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John Ford nasce in una famiglia di immigrati irlandesi arrivati negli Stati Uniti nel 1872. La famiglia si stabili nello Stato del Maine e John nacque a Cape Elizabeth, il primo febbraio 1894. Dopo aver frequentato senza troppa convinzione le scuole ed un Accademia Navale lavora per breve tempo in una fabbrica di calzature. Poi decide di raggiungere il fratello Francis Ford che era diventato attore e regista di b-movies presso la Universal. John Ford iniziò a firmarsi con il suo nome nel 1923 dopo aver già diretto una decina di film. Il nome con cui veniva accreditato precedentemente era Jack Ford.

John Ford non ha mai rivelato troppo degli inizi della sua carriera cinematografica. I suoi primi film sono stati per molti anni dichiarati perduti dalla Fox, fino agli anni sessanta e settanta, in cui alcune delle prime opere di John Ford sono state ritrovate. In esse sono già presenti i temi fondamentali della sua filmografia: i valori della vita quotidiana, la famiglia, la patria e l’immigrazione.

All’inizio della sua carriera nel mondo del cinema John Ford fa i lavori più umili all’interno di grandi Studios come trovarobe, assistente alla regia, comparsa, controfigura, attore in piccoli ruoli. La sua esperienza più formativa, come lui stesso racconta, fu quella di comparsa in Nascita di una nazione di David Griffith. John Ford era solo un ragazzino ma sul set fece amicizia con il leggendario regista americano che gli trovò anche un nuovo lavoro quando fu licenziato dal suo incarico di trovarobe. Nei decenni successivi i due registi diventarono molto amici e si frequentarono fino a tarda età.


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I primi film

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John Ford riuscì a dirigere il suo primo cortometraggio nel 1917. Era un film intitolato Il tornado, prodotto dalla Universal. Era una sceneggiatura che era stata rifiutata da molti registi e che nessuno voleva realizzare. John Ford non solo diresse il film, ma interpretò anche l’attore protagonista, dando dimostrazione di una grande prestanza fisica. Come stuntman e cowboy girò scene pericolose, saltando perfino da un cavallo su un treno in corsa.

In questo periodo risale l’inizio della collaborazione con l’attore Harry Carey, un interprete teatrale che amava le avventure del west. John Ford e Carey svilupparono una collaborazione artistica vincente. Scrissero insieme decine di sceneggiature utilizzando come base di partenza romanzi western di serie B. Erano dei film che in alcuni casi venivano girati con lo stesso intreccio narrativo in versioni diverse, ambientate in location differenti, in pochi giorni.

Si capisce quindi come John Ford fosse dotato di uno spirito imprenditoriale notevole e di una gran voglia di lavorare. Al contrario non si è mai ritenuto un artista o un intellettuale, ma piuttosto un semplice mestierante. Per tutta la sua carriera ha collaborato sempre con le stesse persone con le quali ha sviluppato un solido rapporto professionale, un clan che ad Hollywood veniva soprannominato la Ford stock company.

Il primo lungometraggio che riuscì a dirigere si chiamava Centro! e fu girato nel 1917 insieme ad Harry Carey. Il film racconta lo scontro tra coltivatori e allevatori di bestiame. In esso è già presente la sensibilità figurativa delle inquadrature e lo stile di regia che porteranno John Ford a realizzare anni più tardi capolavori come Sentieri selvaggi.

Nel 1920 Ford conclude la sua collaborazione con la Universal, con la quale aveva realizzato una trentina di film, e firma un contratto con la Fox, con cui lavorerà per ben 10 anni. In questi film successivi affinerà il suo gusto per l’inquadratura estremamente figurativa, quasi dei quadri in movimento. Spesso si tratta di riprese in campo lungo dove gli spazi e i personaggi sono ben organizzati e ordinati in scenografie tipiche del paesaggio del West.

Il primo film realizzato per la Fox fu intitolato Amici per la pelle ed era la storia di un emarginato che sopravvive con piccoli furti e si redime grazie all’amicizia con un bambino orfano. Il film racconta l’esistenza di due individui emarginati che vengono sbeffeggiati e umiliati dalla società. L’intreccio ricorda vagamente Il monello di Charlie Chaplin. Nel 1923 realizza un film più convincente con attori famosi. Si tratta di Ladro d’amore, ambientato nel sud degli Stati Uniti, tra battelli fluviali e case coloniali dipinte di bianco. Il protagonista è John Gilbert. E’ in questo film che Jack Ford decide di firmarsi per la prima volta come John Ford e fare un salto di qualità.

John Ford ed il Western

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La frase più celebre di John Ford era questa: “Mi chiamo John Ford e faccio western”. Questa frase è molto sbrigativa e significativa. Il regista ha una forte consapevolezza di essere solo un mestierante al servizio di un’industria, che classifica i suoi prodotti in categorie specifiche e generi. Hollywood crea i generi e insieme ai generi cerca gli attori e registi più adatti per realizzarli. 

John Ford non aveva alcuna pretesa artistica di essere un cineasta, autore dei propri film come molti registi europei. Altri registi come lui partecipavano alla creazione di ricchezza della macchina dei sogni ed era al servizio del pubblico, pronto a soddisfare le sue richieste.

Hollywood aveva creato è consolidato il cinema narrativo e gli aveva dato certe regole rigide in cui i film venivano girati. Vietato scoprire e far notare al pubblico i mezzi tecnici del set, vietato agli attori guardare direttamente in macchina, vietati gli errori di continuità che mettono in pericolo la verosimiglianza dell’universo del film. La narrazione classica cerca la totale verosimiglianza dell’universo filmico. Il Western si evolve insieme al cinema narrativo e sono pochi i casi, alla sua nascita, di film western realizzati da produzioni indipendenti. 


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La nascita del western

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Da La grande rapina al treno del 1903, di Edwin Porter, dai western di Griffith come Il massacro del 1912 e di Thomas H. Ince Il cuore di un indiano del 1912, il genere Western si si afferma come il principale genere che valorizza i codici del cinema narrativo. I film western si basano su un montaggio lineare e un découpage classico, della divisione stereotipata tra buoni e cattivi. 

Si avvale anche di leitmotiv narrativi che ritornano in molte storie, come la ferrovia, il contrasto tra natura e società, tra uomo bianco e pellerossa. Il western racconta la conquista mitica dei territori dell’Ovest e la nascita della nazione americana. Territori selvaggi popolati da personaggi barbarici che devono essere civilizzato. Lo scenario degli sconfinati deserti si oppone a quello delle piccole cittadine. 

In principio il pellerossa è visto sempre come un individuo pericoloso è negativo. Con il passare degli anni questa concezione si attenuerà fino al totale capovolgimento negli anni 70, quando ad apparire come negativo sullo schermo sarà l’uomo bianco. Il cinema Western degli anni trenta e quaranta sarà accusato di imperialismo e di razzismo. Nel 1924 John Ford dirige il suo primo film Il cavallo d’acciaio. John Wayne esordisce nel western sonoro Il grande sentiero The Big Trail del 1930. 

Cecil B. Demille realizza un film che fonde diverse leggende storie ed eroi del west con La conquista del West, The Plainsman, del 1936. Il genere Western esplode grazie a John Ford nel 1939 che realizza il capolavoro Ombre Rosse Stagecoach

Il primo capolavoro di John Ford: Ombre rosse

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Ombre rosse, ispirato a Boule de suif, un racconto di Guy de Maupassant, è la storia di una diligenza in viaggio minacciata dagli indiani sullo sfondo della Monument Valley, un paesaggio da quel momento in poi diverrà molto frequente nei film di genere Western. Nel film si confrontano due archetipi universali. quello del microcosmo e del luogo chiuso sia in senso fisico che morale, sociale e psicologico, e quello del viaggio e degli spazi sconfinati. 

 La Monument Valley è la scenografia perfetta dove si consumano i drammi di nove personaggi in cerca di una nuova consapevolezza della propria vita: Ringo, Dallas, il medico ubriacone Dr Boone, un giocatore misterioso, la moglie incinta di un ufficiale, un venditore di alcolici, un banchiere ladro e i due alla guida della diligenza, lo sceriffo Wilcox e il suo aiutante Buck . L’intimità forzata di questi personaggi nella diligenza e poi nella locanda, fanno esplodere i conflitti che la regia di John Ford mostra in modo impeccabile. I posti a sedere nella diligenza, l’incrocio di sguardi di seduzione, le decisioni da prendere sul viaggio, la condivisione dei pasti in cui emergono visioni contrastanti sul razzismo.

Inquadrature claustrofobiche negli interni e profondità di campo in esterni, musiche che variano rapidamente con i mutamenti dell’azione. Mitica la scena dell’assalto alla diligenza con un cameracar alla velocità di oltre 60 Km orari e l’utilizzo di stuntman, dove il salto acrobatico di un indiano sulla diligenza sarà citato molti anni dopo da Steven Spielberg in I predatori dell’arca perduta.

Civiltà e natura selvaggia

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La diligenza è un mondo chiuso, il mondo della civiltà è popolato da personaggi eterogenei, e attraversa le barbarie, un pezzo di civiltà in viaggio nella natura selvaggia della Valle, continuamente minacciata dall’assalto dei pellerossa. Nello stesso tempo anche le diverse personalità all’interno della diligenza entrano in conflitto tra di loro. Ognuno di questi personaggi rappresenta un modo di vivere, uno stereotipo, un tipo di moralità.

Militari, criminali e banchieri che rispecchiano moralità e immoralità, corruzione e lealtà. Alcuni rappresentano i valori riconosciuti dalla collettività e le sue aspirazioni; altri le richieste indipendenti dell’individuo. Lo spessore di Ombre rosse sta proprio nell’evolversi di questi personaggi da una visione del mondo all’altra e nel loro cambiamento interiore. 

Ombre rosse è una grande epopea sugli spazi immensi dell’ovest e la missione della creazione di un mondo legale che trionfa sugli istinti selvaggi. Il film è intriso di valori come onore e lealtà dell’individuo e della comunità, popolato dagli archetipi e degli stereotipi che daranno vita e ispireranno i film western successivi.

Pur conservando tutti i canoni del cinema classico hollywoodiano il film porta uno sguardo più ampio e più profondo, lo sguardo morale che usa la profondità di campo per descrivere i sentimenti e le emozioni dei personaggi, riuscendo a diventare un mito universale. 

Sentieri selvaggi

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Nel 1956 John Ford firma un altro capolavoro del genere western, Sentieri selvaggi. Dopo la fine della guerra di Secessione, Ethan torna a casa dalla sua famiglia. Un giorno arriva alla fattoria il reverendo Clayton e convince Ethan a unirsi al loro gruppo per combattere gli indiani che rubano il bestiame. Inizia una lotta tra bianchi e indiani, con ripetuti assalti dei pellerossa alla fattoria fino al massacro dei genitori di Ethan e al rapimento delle figlie Lucy e Debbie. La ricerca delle ragazze per riportarle a casa durerà anni.

Considerato dalle istituzioni cinematografiche americane come uno dei più bei film della storia del cinema, il film è basato su un romanzo di Alan Le May e su eventi di rapimenti fatti dagli indiani realmente accaduti. La forza del film sta, come in altri film di John Ford, nelle spettacolari scenografie naturali, nel simbolismo tragico evocato dai deserti e dagli spazi sconfinati. Il film è una tragedia che esplora approfonditamente tutti i temi del mito del West e gli archetipi culturali americani: il conflitto tra regole e morale, violenza e libertà, esigenza di costruire una comunità e le tensioni individualistiche, la mescolanza delle razze, villaggio e natura selvaggia, desiderio di vagabondare senza meta e il valore della famiglia.

I personaggi del film sono meno stereotipati e semplificati rispetti agli altri film di John Ford, la divisione tra bene e male non è netta. Ethan è un uomo ambiguo, fragile e pericoloso allo stesso tempo, lacerato interiormente da tensioni interiori opposte. Gli indiani sono crudeli ma allo stesso tempo rappresentano un mondo selvaggio in decadenza, destinato alla fine dall’avanzare della legge e dalla civiltà. 

Gli altri film di John Ford

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Ford realizza numerosi altri film, da Sfida infernale Darling Clementine, del 1946 a Rio Bravo Rio Grande del 1950. Gli ultimi film western degli anni 60 sono ormai western crepuscolari come come L’uomo che uccise Liberty Valance The Man Who shot Liberty Valance del 1962. 

I personaggi di John Ford si ripetono film dopo film. Sono eroi classici che incorporano in sé dei valori ed hanno un modo di pensare molto americano. Se vogliamo essere specifici, un modo di pensare molto alla Roosevelt. Una poetica lirica ed epica universale fuori dal tempo. John Ford crea uno stile semplice e rigoroso fatto di campi lunghi che valorizzano le grandi scenografie naturali che diventano protagoniste indispensabili del western. 

Nel 1939 Ford realizza Alba di Gloria con Henry Fonda un commovente ritratto di Abraham Lincoln da giovane. Si tratta del film La più grande avventura, il primo progetto a colori della sua carriera. I personaggi sono tratteggiati in maniera estremamente semplice e stereotipata, senza complessità. John Ford realizza anche film al di fuori del genere western, ma sempre di matrice esplicitamente rooseveltiana, come Furore del 1940, La via del tabacco Tobacco road del 1941, e Com’era verde la mia valle del 1941.

Il regista sviluppa una poetica e una sua personale riflessione sul conflitto tra uomo e natura, tra comunità sociale e individuo, tra singolo e collettività. John Ford riesce quindi all’interno di un meccanismo industriale e impersonale come quello dello studio System a diventare un autore con una propria personalità e una propria poetica. 

La guerra ed i documentari

Nel 1941 lavorò per l’esercito realizzando film documentari di propaganda e documentari storici. Nel 1942 partecipò alla battaglia delle Midway. rimanendo ferito ad un braccio mentre filmava gli avvenimenti. Il documentario La battaglia delle Midway è un importante testimonianza dell’evento storico. Poi realizzò il documentario didattico Sex Hygiene, sempre commissionato dall’esercito per prevenire le malattie con trasmissione sessuale. Il documentario fu proiettato nelle caserme e presso le basi militare per istruire i soldati.

Poi realizza un altro documentario, December 7th, con materiale di repertorio girato durante L’attacco di Pearl Harbour. Dopo la guarigione dalle ferite di guerra John Ford si dedicò a reperire documenti filmati che servivano per il processo di Norimberga.

Il ritorno al Western

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Dopo la guerra torno subito a realizzare western con Sfida infernale, nel 1946. Anche in questo film Ford utilizza famose canzoni popolari del West come La canzone della mamma e Bill sei grande. Sfida infernale si ispira la storia di Wyatt Earp e alla sfida all’ok Corral. E’ la storia del leggendario sceriffo interpretato nel film da Henry Fonda che Ford descrive nella sua vita quotidiana senza cucirgli addosso lo stereotipo dell’eroe. Wyatt Earp ha un desiderio di vendetta contro coloro che gli hanno ucciso il fratello, ma rinuncia e sceglie la strada della legalità. La violenza e le sparatorie sono filmate senza retorica e spettacolarizzazione, come delle sequenze inevitabilmente necessarie.

Il film successivo, Croce di fuoco, fu girato nel 1947 e prodotto da John Ford stesso con la casa di produzione fondata insieme a Marian Cooper, la Argosy picture. Ma il film fu un insuccesso e Ford decise di tornare a lavorare per le grandi case di produzione.

Un altro tema fondamentale del cinema di John Ford è il viaggio. I suoi film sono vere e proprie odissee. Viaggi di contadini che abbandonano terre aride in cerca di una vita migliore, marinai che attraversano gli oceani. Spesso le vicende delle storie personali dei protagonisti si incrociano con i cambiamenti di un’intera comunità. I personaggi dei film di John Ford sono spesso consapevoli della loro responsabilità sociale ed hanno un forte senso di appartenenza ad un gruppo. Su questi temi realizza una trilogia che lo riporta al successo. Nel 1940 gira Il lungo viaggio di ritorno, mentre nel 1949 e nel 1950 dirige i due film I Cavalieri del Nord Ovest e Rio Bravo. John Ford torna ad avere grande popolarità presso il pubblico.

Ultimi film

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Nel 1951 realizzò per conto della Marina statunitense il documentario di This is Corea. Nel 1952 invece gira Un uomo Tranquillo ambientato in Irlanda e vince un nuovo Oscar come miglior regista. Nel 1953 realizza un remake di un suo film di venti anni prima, Il giudice, con il nuovo titolo Il sole splende in alto. Nel 1955 gira il suo primo film con la tecnica del cinemascope: La lunga linea grigia. Seguono La nave matta di Mister Roberts, nel 1955. Al contrario delle idee della produzione Ford vuole ancora una volta come protagonista il suo amico e collaboratore Henry Fonda, mentre la Warner avrebbe preferito Marlon Brando. Il film fu avvelenato da una serie di conflitti e di divergenze con la produzione e l’attore finì con l’abbandonare il set, lasciando il ruolo a Mervyn LeRoy.

Nel 1960 John Wayne gira La battaglia di Alamo come produttore, attore e regista. Il film è l’ultimo esempio di western classico. Un nuovo tipo di film western si affermò negli anni ’60. John Ford non si fecetrovare impreparato. Realizzò con James Stewart Cavalcarono insieme, nel 1961, sul tema del razzismo. Poi L’uomo che uccise Liberty Valance (1962), che racconta la violenza che si impadronisce della società. Il grande sentiero, del 1964, riflette sullo sterminio dei nativi americani, mentre il film seguente, Il magnifico irlandese (1965) fu un ritorno all’Irlanda. Dopo aver lavorato per tre mesi alla sua pre-produzione, Ford partì per l’Irlanda girare il film. Ma dopo due sole settimane fu costretto ad abbandonare il set per motivi di salute, e la regia fu affidata a Jack Cardiff.

La carriera registica di John Ford si concluse con un clamoroso insuccesso di critica e di pubblico nel 1966, con Missione in Manciuria. Ford non potè più avvicinarsi ai set cinematografici: le regole rigide dei contratti assicurativi con lo Studio lo proibirono a causa del peggioramento della sua salute. Così John Ford abbandonò per sempre il cinema, Nel 1973 morì di cancro a Palm Springs.

Spunto di riflessione

L’uomo bianco si è messo contro la natura e le comunità che vivono allo stato selvaggio nel tentativo di civilizzarla e piegarla alle sue leggi. In questo modo ha fallito miseramente ed ha creato conflitti e genocidi. Non si può essere arroganti ed avere uno spirito di conquista nei confronti della natura e delle comunità che ancora vivono in simbiosi con essa. Bisogna rispettarla e integrarla nei propri modi di vivere. E’ possibile conquistare la natura selvaggia ed i suoi popoli in nome di una legge e di una civiltà creata a tavolino dall’uomo? No, è impossibile, perché noi stessi siamo parte della natura, e quegli uomini selvaggi sono connessi a noi, sono una parte di noi. Distruggere e dominare i luoghi selvaggi è un gesto suicida, un errore che le generazioni future non devono commettere. Nel momento in cui ci mettiamo contro la natura per affermare con prepotenza le regole sociali l’energia si trasforma in odio. Se invece fruiamo insieme alla natura in totale armonia cresce l’amore e la connessione con l’altro. L’uomo deve imparare ad avvicinarsi alla natura selvaggia per connettersi ad esso. Può vivere felice soltanto insieme alla natura, non contro natura.

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