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Commedia all’italiana: 18 titoli da non perdere

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La commedia all’italiana inizia con I soliti ignoti di Mario Monicelli (Big Deal on Madonna Street) nel 1958, e con Divorzio all’italiana di Pietro Germi (1961). Tra le tante commedie all’italiana sono stati realizzati alcuni dei capolavori cinematografici di tutti i tempi.

Più che un genere particolare, il termine indica un periodo (dalla fine degli anni Cinquanta ai primissimi anni Settanta circa) in cui il settore cinematografico italiano stava creando le migliori commedie sul mercato mondiale, con alcuni tratti consueti come satira dei costumi, sfumature farsesche e grottesche, un solido concentrato su questioni sociali “piccanti” legate al sesso, separazione, controllo delle nascite, matrimonio del clero, slancio economico della nazione e i suoi numerosi effetti, l’impatto religioso nonché un assetto borghese dominante, spesso caratterizzato da una notevole sfondo di infelicità e insoddisfazione sociale. Mario Monicelli fu tra i più noti registi cinematografici della commedia italiana.

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Le storie della Commedia all’Italiana

Come ha affermato Monicelli, la Commedia all’italiana è qualcosa di veramente legato alla cultura popolare italiana, è un groviglio di storie collegate alla povertà in Italia dopo la fine della seconda guerra mondiale. In ogni tipo di trama dei film di questo genere c’è una banda di ladri, fuorilegge, individui scaltri e a volte meschini e opportunisti che vogliono sbarcare il lunario. Tuttavia, ognuno ha i suoi problemi, attribuibili all’ignoranza, all’incompetenza, ai mezzi inadeguati, all’amore non corrisposto nonché a numerosi altri ostacoli.

L’intero racconto ruota attorno a questi personaggi ed invitano il pubblico ad avere una visione precisa e chiara dei problemi degli italiani di quel periodo, nonché della tristezza e della gioia dell’Italia intera. Il gruppo di imbroglioni, raggiungendo il loro scopo, alla fine della storia generalmente si ritrova ingannato e schiacciato economicamente ed emotivamente peggio di prima. Chi appare meglio nel racconto è sempre il più potente, sia nell’arena politica che in qualche altro contesto sociale. Ciò che fa ridere il pubblico sono le azioni dei personaggi durante tutta la preparazione dei loro piani.

L’elemento della disperazione è presente in modo significativo in tutti i racconti della commedia italiana, non solo la presa in giro delle persone scaltre che cercano di aumentare la propria ricchezza, ma anche una ironia amara oltre che un destino tragico dei protagonisti. 

Basti pensare  alla tragica fine del film Il sorpasso (Dino Risi) o alla fine del film I soliti ignoti in cui i ladri hanno smesso di lavorare al loro colpo, perdendo tutto ciò che avevano. Un’ulteriore caratteristica importante di questo tipo di commedia è la sensazione, sebbene la condizione sociale degli individui che occupano le storie sia incredibilmente precaria, i personaggi principali hanno effettivamente mostrato una grande volontà di vivere, di godere, di desiderare. Ciò che rompe questa sensazione è una comicità grottesca italiana, che attira subito lo spettatore. 

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Negli anni Sessanta e Settanta tali storie si fondono con la satira. Anche in questi racconti, come in Signore e signori buonanotte (1976 ), l’abilità nel materializzare scene satiriche tipicamente italiane è incredibilmente graffiante. I personaggi protagonisti sono presi di mira da personaggi potenti, incredibilmente maleducati, negativi, sensuali, legati alle maschere della Commedia dell’arte.

La commedia all’italiana cessò di esistere negli anni Ottanta, periodo in cui gli attori primari erano invecchiati, cambiati da una categoria comica incentrata maggiormente sul lato offensivo e ripugnante dei personaggi, che seguiva modelli estremamente americani. Con lo stile americanizzato della commedia in Italia, il genere della Commedia all’italiana è scomparso. 

L’ultimo film che rispecchia ancora fortemente i personaggi della commedia italiana è Il marchese del Grillo, diretto da Mario Monicelli (1981). Alberto Sordi interpreta un ricco Marchese di Roma viziato. Fa battute sul popolo a non finire, come se fossero giocattoli del suo soggiorno. Il suo cinismo burlone non viene meno anche dal potere di papa Pio VII. Questo film riflette ancora molto bene il carattere del tipico uomo burlone degli anni Sessanta, che si preoccupa solo di se stesso e anche di ciò che ha, non si prende cura degli altri così come dei più bisognosi. Il film è basato su una storia vera.


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Attori della commedia all’italiana

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Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi e Nino Manfredi sono stati i cinque protagonisti della commedia italiana negli anni ’60 e ’70, seguiti da altri come Stefania Sandrelli, Monica Vitti, Giancarlo Giannini, Mariangela Melato, Catherine Spaak; o star come Enrico Maria Salerno, Claudia Cardinale.

Registi della commedia all’ italiana

Nel 1961 Dino Risi dirige Il sorpasso, attualmente un film di culto, poi Una vita difficile, I mostri, In nome del Popolo Italiano e Profumo di donna.

Le opere di Mario Monicelli includono La grande guerra, I compagni (Comrades), L’armata Brancaleone, Vogliamo i colonnelli (We Want the Colonels), Romanzo popolare (Come Home and Meet My Wife ) e Amici miei.

Vari altri notevoli cineasti della categoria furono Pasquale Festa Campanile, Ettore Scola, Luigi Comencini, Steno, Antonio Pietrangeli, Nanni Loy e Lina Wertmüller, e gli autori di sceneggiature Age & Scarpelli, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Rodolfo Sonego, Suso Cecchi d’Amico, oltre a Sergio Amidei.

La commedia all’italiana: i film che non puoi assolutamente non vedere

Ecco una selezione di 17 film della commedia all’italiana, alcuni veri e propri capolavori, in un periodo di tempo di 30 anni.

Guardie e Ladri (1951)

È una commedia dall’inizio alla fine con solo gli ultimi 10 minuti drammatici. Ancora una volta, il film manipola il realismo dell’Italia contemporanea con una caratterizzazione solida e anche dettagliata dei suoi personaggi. Diretto dal duo Monicelli e Steno, è considerato tra le migliori interpretazioni di Totò. È molto divertente, ma è anche con una rappresentazione formidabile dell’Italia e degli italiani. 

Ferdinando Esposito, interpretato da Totò, è un truffatore che, con il compagno Amilcare, ama eseguire le sue truffe sui turisti che visitano il Foro Romano. Dopo aver derubato un americano di 50 dollari, viene inseguito da un poliziotto, Lorenzo, che gli permette di scappare. Per non perdere il lavoro, Lorenzo deve catturarlo di nuovo.

Un americano a Roma (1954)

Questo film, ambientato negli anni ’50, vede come protagonista Alberto Sordi nei panni di Nando, un ragazzo romano che rimane a stretto contatto con gli Stati Uniti e anche con il suo stile di vita. Il sogno di Nando consiste nel trasferirsi negli USA, ma nel frattempo rimane in Italia dove “importa” i modi di essere e anche le tradizioni americane. Il lato comico del film risiede nello sforzo di Nando di copiare l’americano ordinario in Italia, producendo alcune scene davvero esilaranti che hanno fatto piangere dal ridere numerose persone. 


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I Soliti Ignoti (1958)

Questa opera d’arte comica diretta da Mario Monicelli viene solitamente indicata come l’inizio della commedia all’italiana. La forza del film sono i personaggi. “I Soliti Ignoti” è una “satira” basata sull’opera francese “Rififi”, pubblicata anni prima. “Rififi” si concentra nella storica ed epica scena dell’irruzione di 30 minuti. Sebbene I soliti ignoti fosse un film pieno di star, la maggior parte degli attori non era ancora conosciuta nel cinema; sono i casi di Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, che in seguito divennero attori iconici e leggendari del cinema italiano.

Cosimo (Memmo Carotenuto) è un gangster che è stato arrestato dopo aver tentato di rubare un’automobile. Mentre è in prigione, elabora una strategia che lo renderebbe sicuramente ricco per il resto della sua vita, quindi chiama il suo avvocato e anche la moglie per chiedere loro di chiamare qualcuno che confesserebbe il furto dell’auto.

Quella persona è Peppe (Vittorio Gassman), che approva a prendersi la colpa per il reato che non ha commesso. Invece di essere rilasciati, entrambi rimangono in carcere. Comprendendo la strategia, Peppe inganna Cosimo facendogli raccontare il suo piano. Dopo il rilascio di Peppe, si unisce alla banda di Cosimo, al fine di eseguire il piano.

La Grande Guerra (1959)

La Grande Guerra era la commedia nella sua forma più sofisticata. La sua posizione antieroica nei confronti degli exploit italiani della prima guerra mondiale – che l’establishment voleva o proclamare o, meglio ancora, non recensire affatto – ha ispirato il film. Tuttavia, ha finito per essere popolare ed è stato eccezionalmente significativo, condividendo il Leone d’Oro della Mostra del Cinema di Venezia con il Generale Della Rovere di Rossellini.

Vittorio Gassman e Alberto Sordi sono al loro meglio come due soldati il cui obiettivo è solo quello di resistere. I loro sforzi per evitare un destino di paura sono straordinariamente divertenti, date le circostanze – perché Monicelli e gli sceneggiatori Age e Scarpelli fanno bene a creare un ambiente in cui la debacle della guerra è chiaramente evocata – ma l’ironia finale del loro destino è straziante.

Il Mattatore (1960)

Tra i ruoli più significativi di Vittorio Gassman, che interpreta Gerardo, un uomo che afferma di essere una star quando in realtà è un truffatore e un ladro che si guadagna da vivere imbrogliando gli altri. È un altro grande film di Dino Risi, uscito nel 1960, diventato un punto di riferimento per la commedia italiana degli anni ’60, tra le più grandi collaborazioni di Risi e Gassman.

Anche se in confronto, “Il Sorpasso”, ad esempio, è un film più ricco e intricato, “Il Mattatore” include una componente umoristica più ricca che lo rende un film da non perdere. Estremamente supportato dall’impressionante interpretazione del suo attore principale, Vittorio Gassman, questo film ha avuto un’influenza significativa sulle commedie italiane.

Divorzio All’italiana (1961)

Vincitore del l’Oscar, il film di Pietro Germi racconta una storia eccellente con momenti divertenti molto intelligenti. Il film è pieni di movimenti della macchina da presa davvero fenomenali oltre che di una straordinaria regia di Germi e di un’ottima interpretazione di Marcello Mastroianni.

Mastroianni interpreta Ferdinando Cefalù, un uomo annoiato della moglie, tanto da volerla ammazzare. Desidera sposare Angela, una ragazza innocente che ricambia il suo amore. Indipendentemente dall’essere un aristocratico, Ferdinando desidera solo Angela e la sua giovinezza e sviluppa un piano per uccidere la moglie.

Convinto che la sua strategia funzionerà sicuramente, inizia a immaginare il piano e come gli sarà vantaggioso; tutto è abbastanza ottimista per lui. La follia e l’eccentricità di Ferdinando sono spesso rappresentate da contrazioni del corpo che Mastroianni esegue meravigliosamente durante il film.

Nonostante sia stato rilasciato nel 1961, il film è piuttosto diverso dalle commedie tipicamente realizzate all’epoca. I suoi momenti più belli sono nel ruolo di Mastroianni e nel diabolico progetto del suo personaggio.

Una vita difficile (1961)

Il film racconta la storia della politica nazionale italiana dal 1944 al 1960, dalle difficoltà della seconda guerra mondiale alla fine del fascismo e alla nascita della Repubblica italiana fino all’ascesa del Partito Comunista Italiano. Segue la vita di Silvio, che crede fortemente che il suo attivismo politico debba essere premiato ma alla fine si rende conto che l’Italia è cambiata e deve trasformarsi con essa.

Nel 1944 lo studente romano Silvio Magnozzi (Alberto Sordi), è 2° tenente del Regio Esercito in servizio presso il Lago di Como. Dopo l’abbandono italiano dell’8 settembre 1943, Silvio si iscrive a un gruppo partigiano regionale per continuare a combattere i nazisti che ancora abitano le campagne italiane. Cercando di trovare un posto sicuro dove stare, viene mandato in un albergo. Viene trovato da un soldato tedesco che intende ucciderlo sul posto. Elena (Lea Massari), la figlia dell’albergatore, gli salva la vita uccidendo con un ferro da stiro il tedesco. Lo accompagna in un rifugio: il mulino di proprietà dei suoi defunti nonni. Per tre mesi, lui ed Elena vivono insieme. Alla fine di quel periodo Silvio va via senza neanche salutarla e si unisce ai partigiani.

Il Sorpasso (Dino Risi, 1962)

È uno dei migliori esempi di commedia all’italiana in quanto rivela l’Italia moderna degli anni ’60 con la crescita finanziaria e anche l’impennata della società “nouveau-riche”, principalmente grazie a un mercato in rapida crescita. Il duo Gassman e Jean-Louis Trintignant, fanno di questo set uno dei più magici. Le distinzioni di individualità di entrambi i personaggi, che si concludono con un destino straziante piuttosto indesiderato da parte del pubblico di riferimento della commedia, fanno di “Il Sorpasso” uno dei film più affascinanti e insoliti.

Bruno Cortona è un dongiovanni, fanatico della vita facile e appassionato della Dolce Vita italiana, che dopo aver ottenuto l’appoggio di Roberto Mariani, timido e schivo praticante di giurisprudenza che ha bisogno di passare la giornata a studiare, lo invita a passare la giornata con lui in un viaggio in auto. Un po’ scettico, Roberto accetta questa insolita richiesta dando inizio al curioso viaggio attraverso il paese.

Il duo funziona perfettamente e anche la distinzione dei personaggi si irradia davvero in un film che ci porta a capire l’Italia degli anni ’60. Nonostante le loro differenze e conflitti apparentemente inevitabili, finiscono per volersi bene.

Sembra che a Roberto piaccia Bruno più di quanto egli piaccia a Bruno. La differenza di individualità è inoltre un’allegoria e una descrizione della “nuova vita” che si stava sviluppando in Italia in quel momento.

Sedotta e Abbandonata (1964)

Sedotta e Abbandonata è una commedia all’italiana con tutti gli elementi appropriati. Satira, linguaggio forte e allusioni sessuali sono gli elementi del gioiello della commedia all’Italiana. È una storia molto densa, che si infittisce con l’avanzare del racconto. Inoltre, i personaggi cambiano molto dall’inizio, in particolare uno dei personaggi, Agnese. È la sorella di Matilde, fidanzata con Peppino, vista dalle signore come un bell’uomo, e inoltre figlia di Don Vincenzo.

https://youtu.be/IYpGW22Y8FI

Un giorno, mentre tutti dormono, Peppino seduce l’innocente Agnese, che non resiste al suo fascino e ha sempre avuto una cotta per lui. Dormono insieme e inizia una storia con molti sviluppi esilaranti.

Contrariamente ad alcuni dei film qui elencati, “Sedotta e Abbandonata” è interamente comico, con i necessari momenti drammatici come ha qualsiasi commedia italiana. È sicuramente un film d’essai da non perdere, soprattutto se ami le sfumature e l’intelligenza delle storie di Pietro Germi.

Per Grazia Ricevuta (1971)

L’annoso problema di un ragazzo italiano tra paganesimo e cattolicesimo è il tema di questo film davvero personale scritto e diretto da Nino Manfredi, che è anche protagonista. Manfredi interpreta Parisi Benedetto, quarantenne e ancora vergine che ha vissuto una sconcertata giovinezza in cui un trauma primordiale lo fece rivolgere al suo santo tutelare, un martire minore di nome Eusebio.

Ma la sua fede religiosa inizia a svanire e viene espulso per lascivia. Come commesso viaggiatore di una linea di lingerie, ancora assurdamente aggrappato alla sua castità, incontra un ateo, Lionel Stander, che lo tira fuori dalle sue convinzioni e lo presenta alla figlia (Delia Boccardo) che diventa il suo primo vero legame maturo. “Una maledizione ti aiuta a vivere, una preghiera ti aiuta a morire”, gli dice il suo vecchio consigliere burbero; ma il proverbio si rivela altrettanto vero quando il cinico accetta le ultime cerimonie, rimandando Benedetto al punto di partenza.

La grande abbuffata (1973)

La grande abbuffata di Marco Ferreri, è un film quasi “mostruoso” che racconta eccessi e decadenza. 4 buoni amici si uniscono in un castello con la specifica idea di mangiare fino a morire. Rimpinzandosi esageratamente, tengono uno spettacolare banchetto nella villa, partecipando a un’orgia di sesso e di consumo. Depravato e forse oltraggioso, il film cult di Ferreri è uno di quei film da non perdere assolutamente.

Pane e cioccolata (1973)

Negli anni ’70, il boom economico italiano del dopoguerra era effettivamente crollato negli “anni di piombo”. Italiani disoccupati si sono diretti al nord in cerca di lavoro e di una vita migliore. Nino Garofalo (Nino Manfredi) va in Svizzera per lavorare. Mentre i titoli di testa scorrono, lo vediamo seduto contro un albero in un idilliaco parco svizzero mentre la gente del posto si gode i pranzi all’aperto e la musica di un’orchestra d’archi. Nino scarta un panino e lo mangia facendo rumore. Immediatamente, le canzoni si fermano. La gente guarda. È un’anteprima dei problemi che lo attendono, l’uomo strano in una terra di bambini biondi e ricchezza. 

Abbiamo già visto questo tipo di disadattato in modo divertente prima – l’immigrato di Charlie Chaplin, per esempio – ma il personaggio di Manfredi è decisamente italiano. Ciò che potrebbe essere normale a Roma o a Napoli viene qui trattato come comportamento asociale, anche criminale. Viene trattenuto per aver fatto pipì in pubblico e fischiato in un bar di attività sportive quando fa il tifo per una squadra italiana. La vena oscura della commedia all’italiana si presenta nella scena in cui si imbatte in una famiglia di compatrioti che vivono in un pollaio. Le penne volano e possiamo ridere, tuttavia sentiamo anche davvero la tristezza e la pietà.

C’eravamo tanto amati (1974)

Capolavoro di Ettore Scola, questa commedia di culto segue 3 amici nel corso di 30 anni. Gianni, Marco e Nicola, si incontrano per la prima volta come giovani ottimisti alla guida della battaglia dell’Italia per la liberazione dal fascismo. Dopo la guerra, si allontanano, con l’intenzione di realizzare i loro sogni. Nei decenni che seguono, le loro vite si intersecano, rivedendo l’impatto e l’adattamento non solo dei loro sogni e fallimenti, ma di quelli dell’Italia in generale. Una commedia romantica di personaggi cinici che si fanno facilmente corrompere, con un sapore amaro e malinconico sul tempo che passa e su come le vite cambiano con le pressioni sociali e l’incapacità di conservare la propria coerenza. E’ una di quelle commedie che si ribaltano in dramma esistenziale e che ad un certo punto, con l’intensità delle emozioni che trasmette, può rigare il tuo viso di lacrime.

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974)

La battaglia dei sessi finisce per essere una preoccupazione del conflitto di classe in questo film di Lina Wertmüller. Proprio qui i doveri di potere e opportunità sono invertiti. Mariangela Melato interpreta la parte di una signora ricca che domina sui suoi inferiori.

A bordo del suo yacht privato, oltre a molestare il suo segretario (Giancarlo Giannini che interpreta un “primitivo” meridionale), lo picchia e lo molesta. Melato brontola sui comunisti con i suoi buoni amici o si abbronza seminuda sul ponte mentre Giannini vede con il portello semiaperto in un silenzio fumante. Eppure, quando un tornado li blocca su un’isola deserta, è tempo di vendetta, tempo per l’uomo virile di dominare. Come le precedenti satire di Wertmüller (The Seduction of Mimì/Mimi metallugico ferito nell’onore, 1971; Love and Anarchy/Film d’amore e d’anarchia, 1972; All Screwed Up/Tutto a posto e niente in ordine, 1973), il film esplora i costumi sociali legati al sesso.

Fantozzi (1975)

I film di Fantozzi sono alcuni dei film comici italiani più importanti di sempre e sono in realtà carichi di modi di dire e parole che attualmente fanno parte della lingua italiana. In essi si racconta la vita di Ugo Fantozzi, un impiegato italiano incredibilmente sfortunato, che fa da quadro ai costumi e alle abitudini della piccola borghesia italiana. Scene cult in enorme quantità: Fantozzi e il suo socio Filini che giocano a tennis, Fantozzi che si butta dal balcone per prendere l’autobus e arrivare in ufficio in orario, la proiezione de La corazzata Potemkin

Amici Miei (1975)

È un altro dei tesori di Monicelli che non possono essere trascurati. “Amici Miei” è una storia di 4 amici, che più avanti nel film finiscono per essere 5 amici, che sono vecchi ancora adolescenti che cercano di passare il tempo. Tutti loro, o quasi tutti, sono ben posizionati nella vita, amano fare scherzi ad altre persone e più grandi sono gli scherzi, meglio è. Si chiamano zingari e sono negligenti e imprevedibili, lasciandosi alle spalle i loro problemi individuali.

Amici miei devia dai film generalmente realizzati fino a quel momento. Tutte le scene vengono rapidamente trasformati in umorismo e comicità. Allo stesso modo, la riunione di attori così rinomati pone il film in uno stato di grazia, diretto dalle mani magistrali di Monicelli e dalla sua meravigliosa visione. Uno dei film tra i più significativi della commedia all’italiana.

Brutti, sporchi e cattivi (1976)

È un film straordinario, non solo per i suoi momenti umoristici, ma anche per il suo stile grottesco con un potente contenuto e un linguaggio forte. Viene spesso definito una commedia grottesca poiché si discosta dalle commedie drammatiche che erano ancora in fase di lancio. Come Fantozzi, anche questo uscì nella seconda metà degli anni ’70, sviluppando un nuovo tipo di comicità italiana, costruendo una trama con elementi comici pieni di significato.

È, di gran lunga, il ruolo più duro di Nino Manfredi, dove interpreta un uomo grottesco e maleducato con un occhio solo. Giacinto vive con tutti i suoi figli, i nipoti, i loro partner e ogni tipo di “familiare” che possiate ricordare, in una minuscola capanna con più di 10 persone ammassate all’interno. Dopo aver perso l’occhio, la sua assicurazione gli ha offerto una grossa somma, che rifiuta di condividere con il resto della “famiglia” tenendola nascosta. 

“Brutti, sporchi e cattivi” fa uso di molte parolacce e scene legate al sesso. Le sue figlie sono definite da lui stesso come prostitute, così come i suoi figli sono chiamati maiali, ladri e assassini che desiderano solo rubare i suoi soldi. Il film è un capolavoro che ha cambiato il panorama della commedia italiana. 

Il marchese del Grillo (1981)

Interpretato da Alberto Sordi, questo film è ambientato nella Roma dell’Ottocento e racconta la storia di Onofrio del Grillo, un marchese che trascorre le sue giornate in completo ozio e si diverte a fare scherzi alla popolazione.

La sua vita cambia quando incontra Gasperino, un povero che gli assomiglia in modo impressionante, dandogli la possibilità di fare scherzi ancora più fantasiosi. Scena nota: il marchese è in mezzo a un gruppo di gente del popolo e afferma: “scusate, ma io so’ io e voi non siete un cazzo” (scusate ma sono che lo sono così come voi non siete niente).

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