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Free Cinema

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Il Free Cinema inglese fu un movimento cinematografico che emerse in Gran Bretagna nella seconda metà degli anni ’50 e durò fino alla metà degli anni ’60. Fu una risposta alla produzione cinematografica britannica convenzionale e commercializzata, che si concentrava prevalentemente sulle storie della classe media e sulle convenzioni narrative tradizionali. Il Free Cinema ha influenzato la storia del cinema nei decenni successivi.

Il Free Cinema era caratterizzato da una visione del cinema come forma d’arte personale e sperimentale, che cercava di esplorare la realtà britannica attraverso film documentari e drammatici indipendenti e innovativi. Gli artisti del Free Cinema cercavano di portare la loro visione personale e la loro esperienza nel cinema britannico.

Il movimento era composto principalmente da tre registi: Lindsay Anderson, Karel Reisz e Tony Richardson. Nel 1956, organizzarono una serie di proiezioni di cortometraggi, chiamata “Free Cinema”, alla National Film Theatre di Londra. La serie consisteva in cortometraggi realizzati da giovani registi britannici che cercavano di esplorare la vita quotidiana della classe operaia e dei giovani del dopoguerra.

Tra i film più importanti del Free Cinema ci sono “Saturday Night and Sunday Morning” di Karel Reisz del 1960, “This Sporting Life” di Lindsay Anderson del 1963 e “A Taste of Honey” di Tony Richardson del 1961. Questi film si concentravano sulla vita della classe operaia, sulla povertà, sulla solitudine, sulla sessualità e sulla disillusione.

Il Free Cinema influenzò notevolmente la nuova onda del cinema britannico degli anni ’60, noto anche come British New Wave. Il movimento portò alla creazione di una nuova generazione di registi, come Ken Loach, che continuò a esplorare le stesse tematiche attraverso il cinema sociale.

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Come nasce il Free Cinema

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Karel Reisz

Il Free Cinema inglese è nato alla fine degli anni ’50 come risposta alla produzione cinematografica britannica convenzionale e commercializzata dell’epoca. I registi del movimento, tra cui Lindsay Anderson, Karel Reisz e Tony Richardson, erano insoddisfatti delle limitazioni creative imposte dal sistema cinematografico britannico e cercavano di esplorare nuove forme espressive attraverso il cinema.

In particolare, il movimento cercava di creare film documentari e drammatici che riflettessero la realtà britannica contemporanea, con un’attenzione particolare alla vita della classe operaia e dei giovani del dopoguerra. Questi registi credevano che il cinema dovesse essere una forma d’arte personale e sperimentale, in grado di esprimere la visione del mondo e l’esperienza individuale degli artisti.

Il Free Cinema prese il nome da una serie di proiezioni di cortometraggi indipendenti, organizzata nel 1956 da Lindsay Anderson, Karel Reisz e Tony Richardson presso la National Film Theatre di Londra. Questi cortometraggi erano caratterizzati da uno stile innovativo e personale, e affrontavano temi come la solitudine, la povertà, la sessualità e la disillusione.

Il movimento ha avuto un grande impatto sulla cultura cinematografica britannica, influenzando la nuova onda del cinema degli anni ’60 e dando vita a una nuova generazione di registi indipendenti e innovativi.

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I registi del Free Cinema

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Lindsay Anderson

Gli esponenti principali del Free Cinema inglese sono stati tre registi: Lindsay Anderson, Karel Reisz e Tony Richardson. Questi registi hanno lavorato insieme per organizzare la serie di proiezioni di cortometraggi indipendenti che ha dato il via al movimento.

Lindsay Anderson è stato uno dei registi più rappresentativi del Free Cinema. Ha diretto alcuni dei film più importanti del movimento, come “This Sporting Life” (1963) e “If….” (1968), che hanno affrontato temi sociali e politici attraverso uno stile innovativo e sperimentale.

Karel Reisz è stato un altro importante regista del Free Cinema. Il suo film “Saturday Night and Sunday Morning” (1960) è considerato uno dei capolavori del movimento. Il film racconta la storia di un giovane operaio che cerca di sfuggire alla monotonia della vita in fabbrica e dei weekend passati nei pub.

Tony Richardson, infine, è stato il regista di “A Taste of Honey” (1961), un altro film importante del Free Cinema. Il film racconta la storia di una giovane ragazza che cerca di sopravvivere in una Manchester post-bellica, affrontando temi come la povertà, la sessualità e l’omosessualità.

Oltre a questi tre registi, altri importanti esponenti del Free Cinema includono John Schlesinger, che ha diretto il film “Billy Liar” (1963), e Ken Loach, che ha diretto il film “Kes” (1969). Questi registi hanno continuato a esplorare le tematiche sociali e politiche del movimento attraverso il cinema sociale degli anni ’60 e ’70.

Perché è finito il Free Cinema?

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Tony Richardson

Il Free Cinema inglese ha avuto una vita relativamente breve, durata solo pochi anni alla fine degli anni ’50 e all’inizio degli anni ’60. Il movimento ha iniziato a declinare alla fine degli anni ’60, quando molti dei suoi principali esponenti hanno iniziato a lavorare all’estero o ad abbandonare il cinema.

Ci sono state diverse ragioni per la fine del Free Cinema. In primo luogo, il movimento ha avuto difficoltà a trovare un pubblico più ampio al di fuori della cerchia degli intellettuali e dei cinefili, in parte a causa della natura sperimentale e non commerciale dei film del movimento.

In secondo luogo, molti dei registi del Free Cinema sono stati attratti da nuove sfide e opportunità all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, dove hanno avuto l’opportunità di lavorare con budget più elevati e di raggiungere un pubblico più vasto.

In terzo luogo, la cultura cinematografica britannica ha subito una trasformazione negli anni ’60, con l’avvento della nuova onda del cinema e la crescente popolarità dei film commerciali di genere. Questi cambiamenti hanno portato a una maggiore attenzione per il cinema di intrattenimento e a una riduzione dell’interesse per il cinema sperimentale e sociale del Free Cinema.

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I film del Free Cinema da vedere

Ci sono diversi film del Free Cinema che sono considerati capolavori del movimento e che vale la pena vedere assolutamente. Ecco alcuni esempi:

Sabato sera, domenica mattina (1960)

È un film drammatico britannico del 1960 diretto da Karel Reisz e tratto dall’omonimo romanzo di Alan Sillitoe. Il film è considerato uno dei capolavori del cinema britannico degli anni ’60 ed è noto per aver lanciato la carriera dell’attore Albert Finney.

La trama segue la vita di Arthur Seaton, un giovane operaio di una fabbrica nella città industriale di Nottingham. Arthur è un uomo duro e ribelle che non sopporta l’idea di essere intrappolato in una vita monotona e alienante. La sua unica fuga dalla realtà è l’alcol e le donne, e così inizia una relazione con la moglie del suo capo, Brenda, che finisce per diventare incinta.

Il film esplora i temi della classe lavoratrice, dell’alienazione, della ribellione e dell’individualismo. Arthur rappresenta la voce dei giovani proletari che vogliono liberarsi dalle catene della società, ma il suo desiderio di libertà viene contrastato dalle conseguenze delle sue azioni. Alla fine, Arthur deve fare i conti con le conseguenze delle sue scelte e cercare di trovare un equilibrio tra la sua vita privata e la sua posizione nella società.

Il film ha avuto un grande impatto sulla cultura britannica degli anni ’60 ed è stato lodato per la sua rappresentazione realistica della vita operaia. La performance di Albert Finney come Arthur Seaton è stata acclamata dalla critica e ha contribuito a farlo diventare uno degli attori più rispettati del Regno Unito. Il film è considerato un classico del cinema britannico ed è ancora oggi ampiamente studiato e apprezzato dagli studiosi del cinema.

Gusto di miele (1961)

È un film britannico del 1961, diretto da Tony Richardson e basato sull’omonima pièce teatrale di Shelagh Delaney. Il film ha avuto un grande impatto sulla cultura popolare britannica dell’epoca e viene ancora oggi considerato un classico del cinema britannico.

La trama del film segue la giovane adolescente Jo (interpretata da Rita Tushingham), che vive con la madre Helen (interpretata da Dora Bryan), una donna irresponsabile e alcolizzata. Quando Helen si sposa con un nuovo uomo e parte per una luna di miele, Jo rimane sola e decide di cercare lavoro per mantenersi. Durante la sua ricerca, incontra un marinaio nero, Jimmy (interpretato da Paul Danquah), con cui inizia una relazione. Quando Jo scopre di essere incinta, decide di tenere il bambino e di affrontare la situazione da sola.

Il film esplora temi importanti per l’epoca, come la povertà, il razzismo e la sessualità. In particolare, il personaggio di Jo è considerato un’importante rappresentazione del cambiamento culturale che stava avvenendo nel Regno Unito degli anni ’60, dove i giovani iniziarono a ribellarsi contro le convenzioni sociali tradizionali.

Il film è stato molto apprezzato dalla critica e ha vinto diversi premi, tra cui il BAFTA per il miglior film britannico e il Golden Globe per la migliore attrice debuttante per Rita Tushingham. Il film ha anche avuto un grande impatto sulla cultura popolare, ispirando canzoni e opere teatrali successive.

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La domenica dello sport (1963)

È un film britannico del 1963, diretto da Lindsay Anderson e scritto da David Storey, basato sull’omonimo romanzo di Storey.

Il film racconta la storia di Frank Machin, interpretato da Richard Harris, un giocatore di rugby del nord dell’Inghilterra che sogna di sfondare nel mondo sportivo. Tuttavia, la sua personalità aggressiva e il suo comportamento violento gli causano problemi sia nella vita privata che nella carriera sportiva.

Frank si innamora di una vedova, interpretata da Rachel Roberts, ma la loro relazione è tormentata dalla sua insensibilità e dalla sua mancanza di capacità di comunicazione. Nel frattempo, il proprietario della squadra di rugby, interpretato da Alan Badel, sfrutta l’abilità di Frank per i suoi scopi personali, mettendo in discussione la sua integrità come atleta.

Il film è stato acclamato dalla critica per la sua rappresentazione realistica del mondo del rugby e per le performance di Harris e Roberts. È stato nominato per due premi Oscar, tra cui Miglior Attore per Richard Harris.

Il film è considerato uno dei capolavori del cinema britannico degli anni ’60 e ha ispirato molti altri film sportivi successivi.

Il re dei giocolieri (1963)

È un film britannico del 1963 diretto da John Schlesinger e basato sull’omonimo romanzo di Keith Waterhouse. Il film è una commedia nera che racconta la storia di Billy Fisher, un giovane impiegato in una società di pompe funebri di una piccola città del nord dell’Inghilterra, che sogna di fuggire dalla noia della sua vita quotidiana e di diventare uno scrittore.

Billy è un bugiardo seriale che vive in un mondo immaginario tutto suo, dove è un uomo di successo e dove le donne si contendono il suo amore. La sua vita reale, però, è molto diversa: vive ancora con i genitori, la madre è opprimente e il padre è un alcolizzato. Billy ha anche una fidanzata, Barbara, che gli propone di fuggire insieme in una nuova vita a Londra.

Il film esplora le tensioni tra il desiderio di Billy di fuggire e la realtà della sua vita. Billy si trova costantemente a dover scegliere tra il sogno e la realtà, tra la sua immaginazione e la sua vita quotidiana, tra l’amore e la responsabilità.

Il film è noto per la sua rappresentazione realistica della vita nella classe lavoratrice britannica degli anni ’60, così come per la sua interpretazione iconica di Tom Courtenay nei panni di Billy. Il film ha ricevuto recensioni positive dalla critica ed è diventato un classico del cinema britannico.

Se… (1968)

È un film del 1968 diretto da Lindsay Anderson. Il film è stato scritto da David Sherwin e John Howlett ed è ambientato in un collegio inglese in cui gli studenti si ribellano contro l’autorità e il sistema oppressivo che li circonda.

Il film segue la storia di tre studenti: Mick (interpretato da Malcolm McDowell), un ragazzo ribelle che non si conforma alle regole del collegio; Johnny (interpretato da David Wood), un ragazzo che cerca di adattarsi al sistema, ma viene costantemente umiliato dagli insegnanti; e Wallace (interpretato da Richard Warwick), un ragazzo più giovane che cerca di trovare la sua strada nel mondo.

Il film è noto per la sua rappresentazione audace della violenza e della ribellione giovanile. Mentre gli studenti si ribellano contro le autorità del collegio, il film esplora temi di anarchia, anti-autoritarismo, violenza e libertà individuale.

Il film è stato un grande successo di critica e ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1969. È stato anche nominato per quattro premi Oscar, tra cui Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originale.

È stato un film innovativo per il suo tempo e ha ispirato molti altri film sulla ribellione giovanile e sulla critica del sistema. Il film è stato un punto di riferimento importante per il movimento punk degli anni ’70 e ha influenzato numerosi registi come Martin Scorsese e Quentin Tarantino.

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Kes (1969)

Kes è un film britannico del 1969 diretto da Ken Loach e scritto da Barry Hines. Il film è basato sul romanzo di Hines, intitolato “A Kestrel for a Knave”. La trama segue un giovane ragazzo di nome Billy Casper (interpretato da David Bradley), che vive in una piccola città mineraria nel South Yorkshire durante gli anni ’60. Billy ha una vita difficile, non ha amici e viene bullizzato a scuola. Ma la sua vita cambia quando trova un giovane gheppio e decide di addestrarlo.

Il film affronta diversi temi, tra cui la povertà, l’oppressione sociale, la disoccupazione, la mancanza di opportunità e la lotta per l’indipendenza. In particolare, Kes esplora la relazione tra Billy e il gheppio, mostrando come la passione del ragazzo per l’addestramento del rapace gli dia un senso di scopo e di controllo sulla sua vita.

Il film è stato molto apprezzato dalla critica per la sua capacità di mostrare la realtà della vita operaia britannica degli anni ’60 in modo crudo e realistico. In particolare, la performance di David Bradley nel ruolo di Billy è stata molto elogiata. Kes è considerato uno dei migliori film di Ken Loach e un classico del cinema britannico.

Mamma non permettere (1956)

È un film britannico del 1956 diretto da Karel Reisz e Tony Richardson. Il film è una commedia musicale che segue le vicende di un gruppo di giovani musicisti che cercano di farsi strada nell’industria musicale britannica degli anni ’50.

La trama del film si concentra sul personaggio di Jeannie (interpretata da Sylvia Syms), una giovane cantante che sogna di diventare una star della musica. Jeannie incontra un gruppo di musicisti che suonano in un club locale, tra cui la chitarrista Paddy (interpretata da Melvyn Hayes) e il sassofonista Bert (interpretato da Cliff Richard). Il gruppo viene notato da un produttore discografico, ma per poter firmare un contratto, devono superare una serie di ostacoli e rivalità.

Il titolo del film, “Momma Don’t Allow”, è preso da una canzone tradizionale del jazz che appare nel film. La canzone viene suonata in varie occasioni durante il film e viene utilizzata come un tema ricorrente per legare insieme le diverse scene.

Il film è stato uno dei primi film ad affrontare la cultura giovanile britannica degli anni ’50 e la nascente scena musicale rock and roll. Il film ha ricevuto recensioni positive al momento della sua uscita e ha contribuito a lanciare la carriera di Cliff Richard, che ha ottenuto un grande successo come cantante e attore nei decenni successivi.

Noi ragazzi di Lambeth (1959)

È un film documentario britannico del 1959, diretto da Karel Reisz. Il film è stato prodotto dalla Free Cinema, un movimento cinematografico britannico degli anni ’50 che cercava di portare l’esperienza della vita reale sullo schermo.

Il documentario segue un gruppo di adolescenti provenienti dal quartiere londinese di Lambeth mentre trascorrono il loro tempo libero. I ragazzi sono stati selezionati da un’organizzazione giovanile locale, il “Alford House”, e il film esplora la loro vita quotidiana, le loro aspirazioni, le loro sfide e i loro sogni.

Il documentario si concentra principalmente sui ragazzi maschi, ma ci sono anche alcune ragazze che appaiono sporadicamente nel film. I giovani sono rappresentati come intelligenti, affascinanti e pieni di energia, ma anche come persone che vivono in condizioni difficili e che si scontrano con le limitazioni sociali ed economiche della loro classe sociale.

Il film è stato acclamato dalla critica per la sua rappresentazione autentica della vita dei giovani nella Londra degli anni ’50, e per il modo in cui ha catturato la vitalità e la spontaneità dei suoi protagonisti. Il film è stato anche un successo al botteghino, soprattutto tra il pubblico giovane.

Il film è un importante documento storico sulla vita della classe operaia londinese degli anni ’50, e ha ispirato molti altri documentari sulla cultura giovanile britannica, tra cui “Quadrophenia” di Franc Roddam.

The Singing Street (1952) 

The Singing Street (1952) è un film musicale diretto da Jean Negulesco, con protagonista la celebre cantante e attrice Doris Day. Il film è ambientato nella Dublino degli anni ’20 ed è incentrato sulla vita di una famiglia irlandese di classe lavoratrice.

Il giovane protagonista del film è Donal (interpretato da Gordon MacRae), un ragazzo che desidera diventare un musicista e cantautore di successo. La sua famiglia, tuttavia, non approva la sua passione per la musica e lo costringe a lavorare in una fabbrica di mattoni.

Nonostante ciò, Donal incontra una giovane e talentuosa ballerina, interpretata da Doris Day, e insieme decidono di formare una band. La loro musica viene ben accolta dal pubblico e i due innamorati riescono a raggiungere il loro sogno.

Il film è noto soprattutto per le sue numerose canzoni, tra cui “I Love the Way You Say Goodnight”, “Just One of Those Things” e “The Deadwood Stage (Whip-Crack-Away!)”. Il cast comprende anche altre celebrità del cinema dell’epoca, tra cui Gene Nelson, Anne Triola e James Barton.

The Singing Street è stato accolto positivamente dalla critica e dal pubblico, diventando uno dei film musicali più famosi degli anni ’50. Il film ha ricevuto tre nomination agli Oscar, tra cui una per la migliore colonna sonora originale.

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La marcia per la pace (1959)

È un documentario britannico del 1959 diretto da Lindsay Anderson, con la sceneggiatura di Colin MacInnes e la partecipazione di numerosi attivisti per la pace.

Il film segue la marcia per la pace di quattro giorni del 1958 da Trafalgar Square a Aldermaston, dove si trovava l’impianto di produzione di armi nucleari del Regno Unito. La marcia fu organizzata dal Movimento britannico per il disarmo nucleare (Campaign for Nuclear Disarmament, CND) e attirò oltre 10.000 partecipanti provenienti da tutto il Regno Unito.

Il film è noto per il suo stile documentaristico che include immagini di manifestazioni pacifiste, interventi dei leader del CND e discorsi di personaggi famosi, tra cui l’attore Michael Redgrave e il poeta laureato John Masefield.

Il film è stato accolto positivamente dalla critica e ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del disarmo nucleare nel Regno Unito. Il film è diventato un classico del cinema documentario britannico ed è stato presentato in numerosi festival cinematografici, tra cui il Festival di Cannes del 1959.

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Il Knack… e come farlo innamorare (1965) 

È un film britannico del 1965 diretto da Richard Lester. La trama segue le vicende di un giovane uomo, Tolen (interpretato da Ray Brooks), che sembra avere un “tocco magico” con le donne, e del suo coinquilino nerd, Colin (Michael Crawford), che cerca di apprendere l’arte della seduzione.

Il film è noto per il suo stile visivo eccentrico e innovativo, con una fotografia a contrasto e un montaggio veloce che lo rendono un esempio del cinema britannico degli anni ’60. Inoltre, il film contiene una colonna sonora di grande successo, con la canzone “The Knack” dei The Knack che dà il titolo al film.

Il film è stato un successo di critica e pubblico, vincendo la Palma d’oro al Festival di Cannes del 1965. Il film è stato anche un’importante influenza per il movimento del Free Cinema inglese e ha ispirato molte delle commedie britanniche degli anni ’60 e ’70, come “Alfie” e “If….”.

Il film è una satira sociale e sessuale dell’Inghilterra degli anni ’60, con un messaggio di liberazione sessuale e di sfida alle convenzioni sociali del tempo. Anche se alcune delle sue battute potrebbero oggi risultare un po’ datate o politicamente scorrette, il film resta una pietra miliare del cinema britannico e una commedia divertente e interessante.

Morgan il caso è chiuso (1966)

È un film britannico del 1966 diretto da Karel Reisz e interpretato da David Warner, Vanessa Redgrave e Robert Stephens. Il film è stato scritto da David Mercer, basato sulla sua commedia teatrale omonima.

La trama segue Morgan Delt (David Warner), un artista eccentrico e borderline, divorziato dalla moglie Leonie (Vanessa Redgrave) che ha ottenuto la custodia del loro figlio. Morgan, incapace di accettare la situazione, cerca in ogni modo di riconquistare Leonie, creando situazioni assurde e destabilizzanti per la sua famiglia e per se stesso.

Il film affronta tematiche come l’alienazione, la follia, la libertà personale e il desiderio di riscatto. La performance di David Warner, nella parte del protagonista, è stata molto apprezzata dalla critica e ha ricevuto una nomination all’Oscar come miglior attore protagonista.

È stato un film molto innovativo per l’epoca, con un approccio satirico e surreale alla tematica della malattia mentale, che in quegli anni era ancora molto stigmatizzata. Il film è diventato un cult movie e ha ispirato molti artisti e registi successivi. 

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