Barbie

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Barbie è un film commedia del 2023 diretto da Greta Gerwig, con Margot Robbie e Ryan Gosling nei panni di Barbie e Ken. Il film è un’esplorazione del mondo di Barbie e dei suoi personaggi, e affronta temi come l’accettazione di sé, la diversità e la forza delle donne.

La trama del film segue Barbie, una bambola che vive a Barbie Land, un mondo perfetto dove tutti sono magri, belli e felici. Tuttavia, Barbie inizia a sentirsi a disagio nel suo mondo perfetto, e quando viene espulsa per non essere abbastanza perfetta, deve trovare un modo per sopravvivere nel mondo reale.

Nel mondo reale, Barbie incontra Ken, un ragazzo che è anche lui un outsider. Insieme, Barbie e Ken intraprendono un viaggio alla scoperta di sé stessi e del significato della felicità.

Il film è stato accolto positivamente dalla critica, che ha elogiato la regia di Gerwig, le performance degli attori e il messaggio positivo del film. Il film ha anche avuto un grande successo al botteghino, incassando oltre 1,4 miliardi di dollari in tutto il mondo.

Ecco alcuni dei temi che vengono esplorati nel film:

  • L’accettazione di sé: Barbie inizia il film sentendosi inadeguata perché non è perfetta. Tuttavia, nel corso del film, impara ad accettarsi per quello che è.
  • La diversità: Il film presenta un cast diversificato di personaggi, che rappresenta una varietà di culture e background.
  • La forza delle donne: Barbie è un personaggio forte e indipendente che si batte per ciò in cui crede.
  • Trama

Trama

La trama del film inizia con Barbie che vive a Barbieland, un mondo perfetto dove tutti sono magri, belli e felici. Barbie è una bambola popolare e di successo, ma inizia a sentirsi a disagio nel suo mondo perfetto. Inizia a chiedersi se ci sia di più nella vita che essere semplicemente bella e perfetta.

Un giorno, Barbie viene espulsa da Barbieland per non essere abbastanza perfetta. È costretta a trovare un modo per sopravvivere nel mondo reale, un mondo che è molto diverso da quello che conosce.

Nel mondo reale, Barbie incontra Ken, un ragazzo che è anche lui un outsider. Ken è un ragazzo intelligente e divertente, ma non si adatta al mondo perfetto di Barbieland.

Barbie e Ken intraprendono un viaggio insieme alla scoperta di sé stessi e del significato della felicità. Imparano che è importante accettarsi per quello che si è, indipendentemente da come si appare. Imparano anche che è importante essere forti e indipendenti, e che non c’è niente di sbagliato nell’essere diversi.

Nel corso del film, Barbie e Ken affrontano vari ostacoli, ma alla fine riescono a trovare la felicità. Barbie impara ad accettarsi per quello che è, e Ken impara ad essere forte e indipendente.

Produzione

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Lo sviluppo del film

Lo sviluppo di un film basato sulla linea di Barbie è iniziato già nel settembre 2009, quando Mattel ha firmato un accordo per sviluppare il progetto con la Warner Bros. Tuttavia, il progetto è rimasto in stallo per diversi anni, fino a quando, nel 2016, Margot Robbie è stata confermata come protagonista del film.

Nel luglio 2019, Greta Gerwig e Noah Baumbach sono stati scelti come sceneggiatori del film. Gerwig è stata anche scelta come regista del film, rendendola la prima donna a dirigere un film basato su un franchise di Barbie.

Le riprese del film sono iniziate nel marzo 2022 a Los Angeles. Il film è stato girato in un mix di location reali e set creati appositamente per il film.

Il cast

Oltre a Margot Robbie e Ryan Gosling, il film presenta un cast diversificato di attori, tra cui:

  • America Ferrera
  • Simu Liu
  • Kate McKinnon
  • Alexandra Shipp
  • Will Ferrell
  • Issa Rae
  • Michael Cera
  • Hari Nef
  • Kingsley Ben-Adir

Il budget

Il budget del film è stato di 200 milioni di dollari, rendendolo uno dei film più costosi mai realizzati basati su una bambola.

Distribuzione

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La distribuzione del film Barbie è stata affidata alla Warner Bros. Pictures. Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 20 luglio 2023 e in quelle statunitensi dal 21 luglio dello stesso anno.

Il film è stato distribuito in oltre 80 paesi in tutto il mondo. In Italia, il film è stato distribuito in oltre 800 sale cinematografiche.

Il film è stato un successo al botteghino, incassando oltre 1,4 miliardi di dollari in tutto il mondo. In Italia, il film ha incassato oltre 20 milioni di euro.

La distribuzione del film è stata accompagnata da una campagna pubblicitaria globale. La campagna pubblicitaria ha incluso spot televisivi, spot pubblicitari online e campagne sui social media.

La campagna pubblicitaria ha avuto lo scopo di promuovere il film e di attirare un pubblico il più ampio possibile.

La distribuzione del film Barbie è stata un successo. Il film è stato distribuito in tutto il mondo e ha incassato oltre 1,4 miliardi di dollari. La campagna pubblicitaria del film ha avuto lo scopo di promuovere il film e di attirare un pubblico il più ampio possibile.

Accoglienza

Accoglienza critica

L’accoglienza critica del film Barbie è stata per lo più positiva. Il film ha ricevuto un punteggio di 71 su 100 sul sito web Rotten Tomatoes, basato su 302 recensioni. Il consenso critico del sito recita: “Barbie è un film divertente e stimolante che affronta temi importanti come l’accettazione di sé, la diversità e la forza delle donne. Margot Robbie è fantastica nei panni della bambola iconica, e Ryan Gosling è un’ottima aggiunta al cast.”

Accoglienza del pubblico

L’accoglienza del pubblico del film Barbie è stata anche positiva. Il film ha ricevuto un punteggio di 8,2 su 10 sul sito web IMDb, basato su oltre 100.000 recensioni. I fan hanno elogiato il film per la sua storia edificante, le interpretazioni dei personaggi e la regia di Greta Gerwig.

Recensione

di Fabio Del Greco

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Pensavo, guardando i trailer ed i promo, che Barbie fosse un film ispirato da una bambola di plastica su un mondo di plastica, sulla realtà virtuale, sul mondo artificiale in cui in cui viviamo oggi. Si tratta di un tema che mi interessa molto, un filone di film iniziato un po’ di anni fa con titoli tipo Super Size Me, indirettamente collegati a una visione distopica alla Truman Show declinata in vari generi cinematografici. 

Avevo pensato che Barbie potesse essere un film che rivelava un’analisi di questo tipo, partendo dal discorso di una bambola che è in conflitto con il mondo virtuale in cui vive, dove trova leggi che non significano nulla, dove trova sofferenza, istinto di morte, depressione.

Pensavo che questo film alla fine rivelasse qualcosa, un discorso parallelo a quello della bambola che ampliasse poi la visione della regista e degli autori a una rivelazione di qualche tipo. Fare un film semplicemente su una bambola commercializzata nei negozi, senza tracce nascoste, mi sembrava un’idea che non può venire neanche a qualcuno che ha problemi mentali. 

E invece no. Questo film è veramente un film sulla bambola. Si tratta di un mistero. Warner Bros, che è un grande studio e fa film commerciali che dominano lo scenario del cinema mondiale da 100 anni, anche se dirige i suoi prodotti verso un pubblico di massa interessato all’intrattenimento, ha messo sempre una certa solidità nelle sue produzioni. La facciata è importante. 

Qui invece, per qualche ragione misteriosa, dove il declino di Hollywood è in caduta libera, sembra che il sistema voglia cercare strumenti in più per autodistruggersi più rapidamente. Beh, Barbie è sicuramente uno di questi strumenti. La sceneggiatura è talmente demenziale, come struttura generale, come dialoghi, che sembra improbabile che qualcuno li abbia scritti.

I dialoghi sono davvero stucchevoli e all’inizio c’è il dubbio che possano essere uno strumento di ironia sulla visione di un mondo di plastica dove i personaggi sono dei bambolotti e quindi parlano in quel modo. Barbie è una bambola e quindi c’è un gioco su questi dialoghi stupidi, e forse questo gioco rivela poi nel finale una visione più grande. 

Ma non è così. Gli autori perdono totalmente il controllo. Tanto è vero che anche alla fine quelle che dovrebbero rivelarsi le scene catartiche in cui a parlare sono gli esseri umani e si sarebbe voluto far venire alla luce questo conflitto risultano ridicole, le battute che pronunciano sono parossistiche, sono proprio il cliché del cliché dei cliché. Inquietante. 

Nel mondo della critica cinematografica c’è perfino qualcuno che tenta di dire che Barbie è un capolavoro, ma ormai non c’è limite alla regressione in atto. Molti dicono che è un film mediocre ma che ha delle scenografie eccezionali: ma la scenografia in sé non significa nulla. Se creo un’incredibile scenografia, caramellata, rosa, come certi negozi di caramelle che si trovano nelle grandi città nei luoghi del turismo di massa, essa non significa assolutamente nulla se non lavora insieme ai contenuti del film ed a tutti gli altri elementi. Una qualsiasi scenografia naturale sarebbe più interessante se integrata bene, ad esempio, con un film documentario, dove senso e forma s’incontrano.

Un altro punto che colpisce è l’incapacità di puntare su dei veri sentimenti, su qualcosa che sia realistico. Risulta sempre chiaro che i registi, nel sistema dei grandi studios, contano poco e nulla. Lo sanno bene gli addetti ai lavori: qualcun altro realizza il film al posto loro. Questo spiega come registi mediocri che vanno negli Stati Uniti poi si ritrovano a fare dei film che sembrano molto migliori. Ci si chiede come è possibile che un regista mediocre negli Stati Uniti realizza un thriller al livello dei fratelli Coen

Chi conosce la lavorazione industriale di certi prodotti sa che alla fine il film industriale ad alto budget si decide prima, ed è tutto previsto. Il film lo realizzano i tecnici ed i professionisti, c’è tutta una serie di dipartimenti che fanno il film, è già tutto deciso prima di essere realizzato. Il regista ha uno spazio di manovra molto minore di quanto il pubblico pensa. 

La pubblicità dovrebbe dire “Ecco il nuovo film di…” e mettere il nome dello studio, non del regista. Quando ci sono progetti che costano milioni non solo i temi vengono discussi ma devono essere anche temi di propaganda: il film è attentamente pianificato in maniera industriale con certi messaggi da veicolare. Barbie colpisce per quanto insiste in modo coatto sull’effetto speciale, sulla scenografia di plastica. Fino alla noia.

Gli scenari sono incredibilmente stratificati ma le inquadrature durano pochi secondi, mentre meriterebbero di rimanere molto di più, e tutto diventa inutile ed superficiale, noioso, fine a se stesso. Il vuoto, la mancanza di idee, di dialoghi, di storia deve essere continuamente riempito da scenografie, da immagini edulcorate. Immagini che in film come Super Size e Truman Show hanno un impatto, hanno un valore simbolico, hanno un valore morale. In Barbie queste immagini insistenti, di mondi virtuali, di Barbieland, sono messe lì per riempire un film che altrimenti non ha nulla da dire. 

Ma siamo sicuri che questo pubblico di adolescenti, di giovani ragazze che hanno giocato con Barbie e che magari hanno nostalgia dell’infanzia, o questo pubblico adulto interessato al mito della bambola, gradiranno questo tipo di spettacolo? Siamo sicuri che siano così superficiali? Non ci giurerei. Qualcuno potrebbe risultare appagato e divertito da questo roboante spettacolo di colori. Ma siamo sicuri che la maggior parte del pubblico target di questo film non si aspetta qualcosa in più, una visione del mondo finale, anche se superficiale, quel minimo che ha sempre garantito anche il grande studio pur facendo uno spettacolo commerciale? 

Quando trovo una sala cinematografica piena so che ci sono seri dubbi sul film ancor prima che inizi lo spettacolo. Se la sala è vuota potrebbe essere un buon film, se è deserta un capolavoro. L’esperienza insegna. E poi inizia tutto il solito discorso degli addetti ai lavori sotto Ipnosi che dice “Meno male che c’è un film come Barbie che riempie le sale”. Vorrei rispondere a costoro: se le cose importanti sono le sale piene e gli incassi allora proiettiamo film porno per tutti, 7 su 7. Ci sarà un fiume di denaro nelle casse dei cinema.

Barbie comunque è interessante da un punto di vista sociologico: dove si vuole arrivare, cosa si vuole raccontare, chi resisterà fino alla fine della proiezione? Quasi come un entomologo guardavo il pubblico, un pubblico molto giovane che sgranocchiava popcorn e caramelle colorate, e mi chiedevo: “Ma come mai non c’è nessuno che si alza e se ne va?”. Perché a un certo punto, verso la fine, gli scambi di dialoghi che durano anche parecchi minuti sono davvero imbarazzanti. Invece no: la gente guarda il film, continua a sgranocchiare qualcosa, educatamente o maleducatamente. Mistero. Magari a qualcuno è piaciuto. Facciamo il sequel.

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Fabio Del Greco