Green Pass: “L’ora più buia”, anche per il cinema

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di Stefano Coccia

Introduzione

Green Pass: “L’ora più buia”, anche per il cinema. Questo era il titolo che volli dare a un (neanche troppo) breve scritto, buttato giù a ridosso del 6 agosto 2021, infausta data che vedeva entrare in vigore quell’odioso lasciapassare verdognolo, entrato poi a far parte prepotentemente delle nostre vite, in tutte le modalità – sempre più catastrofiche – assunte finora. La rabbia, oggi, se possibile, è ancora più forte. Ma ciò non impedisce che essa possa essere utilizzata ed incanalata in modo costruttivo, come strumento di crescita personale.

Anche perché tale editoriale venne rifiutato da tutte le riviste di cinema con le quali ero in contatto, visto che, a detta di direttori e caporedattori, il sottoscritto si faceva portavoce di un punto di vista troppo parziale, radicale ed estremista; mentre molti critici e giornalisti quindi “colleghi” parevano essersi docilmente piegati a quelle inique prevaricazioni, attuate in riferimento a qualcosa che avrebbe dovuto rimanere una libera scelta, in campo sanitario, invece di trasformarsi in sopraffazione e ricatto. “Parziale”? “Radicale”? “Estremista”

A rileggere ora quanto scrissi la scorsa estate, oltre ad apparire sinistramente profetico per quanto concerne il delirio distopico generatosi nel paese, è un punto di vista che risulta persino limitato, inferiore alla reale entità del danno. Un danno subito in pari misura dall’assetto democratico del paese, da un senso di civiltà e solidarietà sociale andato completamente in frantumi, dal già precario equilibrio economico di nuclei famigliari finiti pesantemente sotto attacco, nonchè da un sistema culturale che, anche per il carattere pavido, conformista e servile di molti cinematografari e teatranti, ha finito per togliere altro ossigeno ai teatri più piccoli e per svuotare nuovamente le sale cinematografiche. Ad ogni modo buona lettura. E lo spirito di rivolta sia sempre con voi, anche in questa “ora più buia” della civiltà occidentale, che anche all’arte ha inferto un colpo durissimo.


Agosto 2021: arrivo del green pass

green-pass

Ebbene sì, anche se ciò al sottoscritto continua ad apparire surreale, grottesco, il momento fatidico del “green pass” quale diktat nazionale è arrivato. Già da qualche giorno siamo in balia di questa follia instituzionalizzata. Nonostante le maestose proteste di piazza. Nonostante l’evidente violazione di determinati diritti civili. Nonostante le più elementari forme di buon senso. Nonostante l’artificiosità e l’arbitrarietà delle urgenze sanitarie messe sul piatto, per giustificare una misura spropositata, che, occorre dirlo da subito, si configura sotto ogni punto di vista non quale reale necessità medica, bensì come decisione politica (presa per giunta a ricasco di analoghe misure imposte da un patetico, contestatissimo, disastroso leader francese) dal sapore inevitabilmente repressivo, vessatorio, autoritario.

Era dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (quando cioè si assisteva al crollo di altri regimi, fautori di divisioni profonde all’interno della popolazione) che discriminazioni così gravi non venivano giustificate e persino incensate a livello istituzionale, con tanta leggerezza. Alla faccia dei diritti di base del cittadino e della Costituzione stessa. Diciamolo senza mezzi termini: il 6 agosto 2021 la democrazia italiana ha subito uno stupro di gruppo, ma non è ancora nelle condizioni di andare in Questura a denunciare i suoi aggressori. Speriamo ovviamente che tale possibilità si manifesti più avanti.

Green pass, il disastro del cinema

Però noialtri qui ci occupiamo spesso di cinema. Vediamo perciò quale abominio si prospetta per la già barcollante cultura cinematografica del paese, anzi, per la cultura in genere. Ovvero quei cinema, teatri, mostre e musei già spinti a pochi centimetri dal precipizio da una gestione dell’epidemia di Coronavirus qui in Italia parimenti draconiana, nonché insensibile al grido di dolore proveniente dal mondo dell’arte e dai più svariati comparti della vita sociale. I nomi dei responsabili del precedente scempio, quello verificatosi nel corso del 2020, vi saranno certamente noti, quasi superfluo indugiarvi ancora.

Da quando però altre sinistre figure come Mario Draghi o Enrico Letta si sono riavvicinate alla plancia di comando, per “una irata sensazione di peggioramento” (così ci togliamo lo sfizio di citare anche Giovanni Lindo Ferretti e i CSI) abbiamo cominciato a temere il peggio… e il peggio è puntualmente arrivato.
Difatti cosa sta succedendo ora? Per far capire la gravità della situazione, tentiamo la strada dei precedenti storici con un esempio, di quelli che magari provocheranno un travaso di bile a qualche lettore di Repubblica o ai “Berseker” dei centri sociali: nell’Alabama degli anni ’50 come in altre parti degli Stati Uniti poteva capitare che le persone di colore venissero segregate, al punto di doversi sedere solo in alcuni punti degli autobus o di essere escluse da determinati ambiti professionali e della vita sociale.

Ammissibile, quindi, che lo stesso stia capitando in Italia a chi semplicemente si rifiuta di sottoporsi a un vaccino ancora in fase sperimentale, contestato da più parti per l’iter di approvazione a dir poco anomalo e i molteplici casi di reazione avversa, anche letale, già registrati? Forse è anche peggio. Perché ai non vaccinati e a chi non può permettersi costosi tamponi ogni settimana il Governo italiano sta pensando di precluderli proprio, i mezzi pubblici e una “bazzecola” come l’istruzione universitaria. Si sta creando di fatto una divisione tra cittadini di Serie A e cittadini di Serie B.

Green pass, i dati del disastro

Mentre sono al vaglio tali gravissime decisioni, tale esecutivo si è “accontentato” di vietare ai non possessori del famigerato “green pass” gran parte dei luoghi di svago e di cultura, dai teatri ai ristoranti al chiuso, dalle stazioni termali ai musei, dalle sale cinematografiche alle gallerie artistiche e ai grandi eventi sportivi. Con qualche eccesso di zelo pure da parte degli organizzatori: nonostante gli spettacoli all’aperto siano ufficialmente esclusi da tali norme, ci è capitato di chiedere per il 7 agosto (senza avere il green pass) l’accredito a uno spettacolo di Antonio Rezza, sentendoci rispondere che tale odioso lasciapassare era necessario anche lì, nonostante vi fosse come tetto un cielo di stelle.

In compenso per un cavillo ancor più spregevole pare che si possa andare seza green pass alla Festa dell’Unità in programma a Bologna. Che culo. Non bastasse il lavaggio del cervello imposto attraverso lo strumento televisivo, sembrerebbe quasi che gli strateghi del PD vogliano approfittare anche di ogni occasione di indottrinamento dal vivo…

Il fatto che si stia affermando una deprecabile forma di discriminazione tra gli italiani, che andrà a mortificare ulteriormente un settore già allo sbando come quello della cultura, dovrebbe essere chiaro ai più. E invece rispetto a questo “nuovo ordine” i “collaborazionisti” abbondano, specie tra giornalisti conniventi, scrittori da salotto televisivo buono, attorucoli spaventati, cinematografari vari; il che ci fa dubitare ancora di più dello stato di salute della nostra democrazia. Se ricomparisse oggi dalle parti di Cinecittà un Solženicyn, probabilmente aggiornerebbe il suo Arcipelago Gulag integrandovi un saggio finale, Arcipelago Virus.

Neanche sbattere la realtà di fronte a questi emuli de “I ragazzi di Stepford” (per il gusto di citare un vecchio, glorioso B-movie) sembrerebbe serivire a qualcosa. In una delle nostre ultime sortite in sala, prima del 6 agosto, un dipendente del Cinema dei Piccoli osservava preoccupato che la spacconata di Macron in Francia è già costata un ridimensionamento costante dello sbigliettamento, che oscillerebbe tra il 50 e il 70% del pubblico. Un’enormità, considerando che per i transalpini la difesa degli spazi cinematogrfici è considerata (o forse era) quasi una religione.

Vediamo come sta procendendo da noi tale abominio. Il direttore di uno festival cinematografico ravennate già nel weekend pubblicava queste statistiche, a dir poco allarmanti, con a fianco un laconico “trova le differenze:

RAVENNA 5 AGOSTO 2021: Incasso: € 5.308 presenze: 843
RAVENNA 6 AGOSTO 2021: Incasso: € 800 presenze: 128

NAZIONALE 5 AGOSTO 2021: Incasso: € 1.141.237 presenze: 158.647
NAZIONALE 6 AGOSTO 2021: Incasso: € 196.205 presenze: 29.515

Venendo a dati più recenti, persino il “distaccamento” genovese di Repubblica (quotidiano per il resto sempre più incline a difendere gli orpelli più insulsi del pensiero e delle politiche liberiste/globaliste) è costretto ad ammettere, attraverso l’articolo di Alberto Bruzzone, che “Il passaporto verde svuota i cinema, gli spettatori crollati del 90%”.

Le assurdità della tessera verde

Siamo di fronte a un vero e proprio autodafè, coronamento delle nefaste linee di intevento attuate durante la pandemia, in ambito culturale, dagli ultimi due governi che si sono succeduti. Senza che ci venisse nemmeno concesso di tornare al voto, per tentare magari di ridimensionre quel senso di onnipotenza che pare aver contagiato i vertici del paese. Il ridicolo è quindi destinato ad imporsi ovunque. Se non ci sarà uno sconvolgimento in primo luogo politico, se non si farà marcia indietro rispetto alle palesi assurdità etiche, giuridiche e istituzionali fin qui stabilite, anche le redazioni delle riviste di settore dovranno forzatamente tenerne conto: gli incarichi relativi all’attualità potrebbero non essere più assegnati in base alla competenza cinematografica di ognuno, ma attraverso una divisione di fatto tra redattori vaccinati e non vaccinati.

Con questi ultimi praticamente impossibilitati a seguire festival, anteprime cinematografiche e conferenze stampa. Perché a nessun lavoratore dell’industria culturale dovrebbe essere richiesto di pagare per un tampone, da cui colleghi “privilegiati” sarebbero invece esenti. Dove andrebbe a finire la cosiddetta “libertà di stampa” in tutto ciò? Oddio, forse quella in Italia è defunta da un pezzo, nella migliore delle ipotesi moribonda… E così, ironia della sorte, l’altra testata con cui il sottoscritto collabora e per la quale, con un pizzico di preveggenza, venne scelto anni fa il nome CineClandestino, si ritrova ad esempio divisa: vi sono al momento “cineclandestini”in regola con le inique disposizioni, sì, ma anche “clandestini” e basta, privati quindi del cinema (come luogo di aggregazione).

Ci sono tanti modi di fare informazione cinematografica e chi vi sta ora scrivendo, uno che, come avrete senz’altro intuito, appartiene alla seconda categoria, troverà il modo di farsi valere anche lì. Ma con la consapevolezza di aver subito una grave ingiustizia. E continuando peraltro a lottare affinché i rapporti di forza stabiliti dal tirannico esecutivo guidato da Draghi vengano infine capovolti.

Resistenza culturale

Il direttore del Museo Cappella Sansevero

green-pass-Fabrizio Masucci

Sempre a proposito di lotta e resistenza culturale, in un momento in cui parecchie brave persone rischiano di perdere molto, non solo a livello di diritti ma anche economico, singoli casi di coerenza intellettuale e finanche eroismo meritano di essere segnalati. Vogliamo proporvene uno che ci ha particolarmente colpito, quello del presidente e direttore del Museo Cappella Sansevero, prestigiosissima istituzione museale a Napoli. Per far comprendere l’entità del suo gesto, riprendiamo volentieri un estratto dell’articolo pubblicato giorni fa dal sito FinestreSull’Arte:

“Clamoroso a Napoli: Fabrizio Masucci, presidente e direttore del Museo Cappella Sansevero, uno dei monumenti più famosi e visitati della città, scrigno di arte tardobarocca dove s’ammira il famosissimo Cristo velato di Giuseppe Sammartino, ha deciso di dimettersi dalla carica in segno di protesta contro l’applicazione del Green Pass nei musei. Com’è noto, infatti, dal prossimo 6 agosto il certificato verde, che si ottiene solo se si è vaccinati, guariti dal Covid o negativi a un tampone effettuato entro 48 ore, sarà obbligatorio per visitare tutti i luoghi della cultura.

Masucci non ci sta: a suo avviso, infatti, le regole per i musei sono già stringenti e l’obbligo di Green Pass non ha niente a che fare con ragioni epidemiologiche, ma si tratta semmai di un obbligo che rende i musei uno strumento per finalità che niente hanno a che vedere con la loro missione. “Ritengo innanzitutto utile far presente quali siano, nel rispetto delle misure imposte dall’emergenza sanitaria, le regole attualmente previste in un museo”, ha premesso nella lettera con cui spiega le motivazioni del suo gesto.

“Nel nostro caso, è stata ridotta di circa due terzi la capienza massima giornaliera, prima dell’ingresso tutti i visitatori sono sottoposti al rilievo della temperatura corporea con termometro senza contatto, è obbligatorio indossare correttamente la mascherina per tutta la durata della visita ed è stata realizzata un’apposita segnaletica orizzontale e verticale volta a garantire il rispetto della distanza interpersonale. In biglietteria e negli spazi visitabili è a disposizione dei visitatori del gel igienizzante per le mani, il percorso di visita è unidirezionale e l’ingresso e l’uscita avvengono attraverso varchi distinti, le audioguide noleggiate vengono sanificate dopo ogni singolo utilizzo e possono essere ascoltate con auricolari propri o con auricolari monouso forniti gratuitamente.

Infine, per evitare il rischio di eventuali assembramenti o lunghe code all’esterno, è stata disposta una pianificazione degli accessi finalizzata a garantire la sicurezza dei visitatori: i biglietti sono disponibili online e ogni giorno di apertura viene messa a disposizione solo una quantità residuale di biglietti last minute, acquistabili in biglietteria fino a esaurimento, per fasce orarie esplicitamente indicate. A queste principali misure se ne affiancano altre, che tralascio di aggiungere all’elenco”.

“L’Autorità”, ricorda Masucci, “ha determinato che l’adozione di tali misure di sicurezza nei musei è compatibile con l’apertura al pubblico. Devo ritenere che, oltre che per ragionamenti di buon senso inerenti alla semplicità ed efficienza con cui si possono regolare i flussi e far rispettare le norme di sicurezza in questi luoghi, tale decisione sia stata presa e venga mantenuta in vigore anche sulla base di rilevazioni statistiche e ricerche scientifiche, che giungono alla conclusione che di tutti i principali luoghi al chiuso aperti al pubblico (assodato che si osservino alcune basilari misure di sicurezza) i musei sono quelli in cui sussiste il minore rischio di contagio”

green-pass-draghi

“Alla luce di tali evidenze, constatate dal decisore politico che ha ritenuto e ritiene tuttora di poter tenere aperti i musei”, afferma poi Masucci spiegando le ragioni delle sue dimissioni, “l’obbligo di richiedere l’esibizione del green pass per l’accesso ai musei non è legato a valutazioni di carattere epidemiologico specificamente riferite ai contesti museali, ma è stato considerato esclusivamente uno strumento utile, fra tantissimi altri, allo scopo dichiarato (in sede di conferenza stampa di presentazione, lo scorso 22 luglio, del DL n. 10) di ottenere più numerose adesioni alla campagna vaccinale.

Senza assolutamente entrare nel merito dello scopo che ha inteso prefiggersi il Governo, e non avendo ovviamente pregiudizi di sorta nei confronti dei vaccini, obietto tuttavia che i musei non debbano e non possano essere strumentalizzati (nel senso letterale di ’usati come strumento’) per ottenere qualsivoglia scopo estraneo alle loro naturali finalità, specie quando tale strumentalizzazione contribuisca inevitabilmente a compromettere, invece che favorire, la coesione sociale, in aperto contrasto con una delle più intrinseche missioni di un museo”.

Giorgio Bianchi

Sempre riguardo alle reali finalità del “Green Pass”, non poca preoccupazione desta l’accorto, coraggioso intervento di una penna fuori dagli schemi come Giorgio Bianchi, che riteniamo utile proporre quale chiosa della mini-rassegna stampa da noi approntata: “L’obbiettivo è quello di arrivare ad un sistema che coniughi liberismo sul piano economico e autoritarismo su quello sociale. Il Green pass è l’anticamera della cittadinanza a punti (social rating) su modello cinese. Se riusciranno ad eliminare il contante e a collegare l’autorizzazione per i pagamenti al lasciapassare elettronico, avranno il pieno controllo sulla vita di ciascun cittadino. Stesso discorso per le imprese, dove l’aggettivo “Green” che accompagna il termine “pass” acquisisce maggior senso, visto che gli obiettivi fittizi per il riassetto dell’economia sono riverniciati di ambientalismo.”

Conclusioni

Senz’altro minacce gravissime. Che fare, arrivati a questo punto? Come contrastarle? Come reagire? Gli studiosi e i politologi citati finora possono offrirci coordinate valide per analizzare l’entità del problema, ma lo scoramento è tanto. Perciò, visto che dopo tutto siamo cinefili, in quella che potrebbe apparire “L’ora più buia” (altra semi-citazione) vi invitiamo a serrare i ranghi contro la plateale ingiustizia, come se a guidarci ci fosse Aragorn di fronte al Nero Cancello. The Lord of Rings docet:

“Restate fermi, restate fermi!
Figli di Gondor, di Rohan, fratelli miei! Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore.
Ci sarà un giorno in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno!
Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’Era degli uomini arriverà al crollo…. MA NON E’ QUESTO IL GIORNO!
Quest’oggi combattiamo. Per tutto ciò che ritenete caro, su questa bella terra, vi invito a resistere! Uomini dell’Ovest”

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