L’impatto sismico de L’Esorcista di William Friedkin ha definito il genere horror esorcista, trasformando l’esorcismo in uno spettacolo di guerra religiosa. Ma oltre a questo capolavoro canonico, il tema ha trovato nuova vita, diventando uno strumento diagnostico per le ansie della società.
Questi film utilizzano la violazione del corpo e dell’anima non per esplorare il conflitto tra Paradiso e Inferno, ma per sezionare la psiche umana. La possessione diventa la manifestazione fisica del trauma generazionale, il sintomo di una crisi di fede in un mondo secolarizzato, il crollo psicologico di fronte a un dolore insopportabile. Il cinema “art-horror” ha revitalizzato il sottogenere, spostando l’attenzione dal demone esteriore ai demoni che coltiviamo dentro di noi.
Questa guida è un percorso che unisce i pilastri fondamentali, dai film più celebri alle produzioni indipendenti più audaci. Dalla paranoia del “Satanic Panic” degli anni ’80 alla crisi di fiducia nelle istituzioni catturata dal found footage, fino all’attuale ondata di “elevated horror” che inquadra la possessione come una malattia dell’anima. Ecco una selezione di opere che non si limitano a spaventare, ma osano interrogare.
Cos’è l’esorcismo

L’esorcismo è la pratica spirituale di scacciare le forze sataniche, i jinn o altre entità spirituali da un individuo, o un luogo, che si pensa si sia posseduto. A seconda delle credenze spirituali dell’esorcista, ciò potrebbe essere fatto spingendo l’entità a prestare giuramento, eseguendo dei rituali o semplicemente ordinandole di andarsene in nome di un potere superiore. La pratica è antica e fa parte del sistema di credenze di molte culture e religioni.
La pratica di ascoltare o recitare la Paritta iniziò molto presto nella storia del buddismo. È una pratica buddista di recitare versetti specifici del canone pali per respingere i demoni. Nello Sri Lanka, i buddisti singalesi evocano il Buddha insieme all’essere divino Suniyam per gestire e combattere forze soprannaturali malvagie in un rituale chiamata yakto. Il rituale del giorno del Fantasma Esorcista diventa parte dell’usanza tibetana. I templi e le abbazie in tutto il Tibet organizzano grandi eventi di danza spirituale, il più grande al Palazzo del Potala a Lhasa. Le famiglie puliscono le loro case e consumano una zuppa di noodle chiamata “Guthuk. Nella notte, gli individui portano torce, gridando le parole di esorcismo.
La preghiera nell’esorcismo cristiano

Nella pratica cristiana, l’individuo che esegue l’esorcismo, indicato come esorcista, è tipicamente un membro della Chiesa cristiana. L’esorcista potrebbe utilizzare preghiere e metodi spirituali, gesti, segni, icone, amuleti e così via. L’esorcista tipicamente evoca Dio, Gesù o vari angeli e arcangeli per intervenire con l’esorcismo. Gli esorcisti cristiani protestanti il più delle volte pensano che l’autorità offerta loro dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo (la Trinità) sia l’unica fonte della loro capacità di scacciare i diavoli. Gli individui posseduti non sono considerati malvagi in sé stessi, né responsabili delle loro azioni, poiché si pensa siano sotto il potere di una forza satanica che porta a danni a sé e agli altri.
Gli esorcisti considerano l’esorcismo un rimedio e non una punizione. I riti tradizionali tengono conto di questo, assicurandosi che non ci sia violenza nei confronti dei posseduti. Ci sono versetti biblici, come Giovanni 13:27, che comunicano implicitamente che le appartenenze demoniache possono essere volontarie, come mostrato in persone come Giuda Iscariota, che volontariamente si vendette al Diavolo. L’esorcismo iniziò a diminuire negli Stati Uniti nel 18° secolo e non ebbe luogo quasi mai fino alla seconda metà del 20° secolo, quando il grande pubblico vide un forte aumento a causa delle luci della ribalta che stavano ottenendo gli esorcismi. C’è stato un aumento del 50% nella varietà di esorcismi effettuati tra l’inizio degli anni ’60 e la metà degli anni ’70.
Esorcismo cattolico

Nel cattolicesimo si praticano gli esorcismi nel nome di Gesù Cristo. Una pratica comparabile è il ministero della liberazione. La differenza tra il ministero di liberazione e l’esorcismo è che l’esorcismo è svolto da sacerdoti a cui è stata offerta l’approvazione unica dalla chiesa cattolica, mentre il ministero di liberazione è una preghiera per le persone che sono angosciate e desiderano recuperare ferite psicologiche provocate da demoni.
Nella pratica cattolica, l’individuo che compie l’esorcismo, chiamato esorcista, è un sacerdote appositamente eletto. L’esorcista recita le preghiere secondo il rito e può utilizzare oggetti spirituali, icone e sacramentali. L’esorcista evoca Dio, in particolare il Nome di Gesù Cristo, insieme ai membri della Chiesa Trionfante e all’Arcangelo Michele per intervenire nell’esorcismo. Secondo la tradizione cattolica, sono spesso necessari un certo numero di esorcismi settimanali per diversi anni per espellere una forza satanica profondamente radicata. La preghiera di San Michele contro Satana e gli angeli ribelli, attribuita a papa Leone XIII, è pensata come la più grande preghiera della Chiesa cattolica contro i casi di proprietà diabolica. Anche il Santo Rosario ha un potere di intercessione ed esorcista.
I migliori film horror indipendenti sull’esorcismo da vedere
Parte I: Il Nuovo Canone – Trauma e Fede nell’Era Moderna
Questa sezione analizza una nuova ondata di film indipendenti acclamati dalla critica, in gran parte associati al movimento “elevated horror. L’argomento centrale è che questi film utilizzano la possessione non come un evento soprannaturale casuale, ma come la terrificante manifestazione letterale di traumi ereditari, collassi psicologici e le pericolose estremità della fede.
Hereditary (2018)
Dopo la morte della loro matriarca segreta, la famiglia Graham inizia a svelare segreti criptici e sempre più terrificanti sul proprio lignaggio. Il lutto si trasforma presto in un incubo da cui è impossibile svegliarsi, quando scoprono di essere pedine in un piano orchestrato da un culto demoniaco per evocare un potente demone di nome Paimon.
Hereditary di Ari Aster è l’esempio per eccellenza della possessione come trauma generazionale. Il film trascende la semplice narrazione di un culto per sezionare come il demone Paimon non si limiti ad attaccare la famiglia Graham, ma ne sfrutti la disfunzione preesistente, il dolore e la storia di malattie mentali. Il titolo stesso è un agghiacciante doppio senso: il male non è solo un’eredità spirituale, ma è intrecciato al DNA psicologico della famiglia, un disturbo ereditato tanto quanto una maledizione. La possessione finale di Peter non è un atto casuale di malvagità, ma il tragico e predeterminato culmine di un fato familiare, dove il trauma non elaborato diventa un portale per l’inferno.
Il vero orrore del film risiede nel fallimento della comunicazione. I Graham sono “stranamente distanti l’uno dall’altro, occupando per lo più stanze diverse della casa”, incapaci di articolare il proprio dolore. In questo vuoto di parole, il demone trova la sua voce. Il culto offre ad Annie una forma perversa di terapia e connessione che la sua stessa famiglia le nega. La possessione, quindi, non è solo il risultato di un rito occulto, ma la conseguenza diretta di un silenzio familiare. Il demone parla quando la famiglia non vuole o non può più farlo, trasformando una tragedia soprannaturale in un dramma profondamente umano sulla nostra incapacità di connetterci.
Una visione curata da un regista, non da un algoritmo
In questo video ti spiego la nostra visione
The Witch (2015)
Nel New England del 1630, una famiglia di puritani devoti viene bandita dalla propria comunità e si stabilisce ai margini di una foresta sinistra. Quando il loro figlio neonato scompare misteriosamente, la paranoia e il sospetto iniziano a corrodere i loro legami, portandoli a credere che una forza malvagia si annidi nel bosco e, forse, tra di loro.
Il capolavoro folk horror di Robert Eggers, The Witch, mette in scena un esorcismo alla rovescia. Invece di espellere un demone, il film documenta meticolosamente il processo attraverso cui una fede repressiva e paranoica spinge una giovane donna, Thomasin, direttamente tra le braccia del diavolo. L’estrema devozione religiosa della famiglia si trasforma in un veleno, portandoli a interpretare ogni sventura — il raccolto fallito, la possessione del giovane Caleb — come un segno del peccato e dell’influenza satanica, conducendoli alla loro stessa rovina.
Il film esplora la paura dell’autonomia femminile. La nascente femminilità di Thomasin la rende un capro espiatorio ideale in una società patriarcale che teme il potere della donna. La sua scelta finale di “vivere deliziosamente” non è una semplice corruzione, ma un atto di liberazione da un sistema oppressivo che l’aveva già condannata. Eggers mantiene intenzionalmente una tensione ambigua: la strega è reale o è una proiezione dell’isteria collettiva? La genialità del film sta nel costringere lo spettatore ad adottare la mentalità puritana, per la quale la strega deve esistere, perché la loro visione del mondo non ammette altre spiegazioni. L’orrore non risiede nell’esistenza del male, ma nel fatto che la loro stessa fede crea una realtà in cui il male è l’unica risposta possibile, trasformando la loro pietà in una profezia di dannazione che si autoavvera.
Saint Maud (2019)
Maud, un’infermiera profondamente devota e da poco convertita al cattolicesimo, si convince di avere una missione divina: salvare l’anima della sua paziente terminale, Amanda, un’ex ballerina edonista. La sua fede si trasforma presto in un’ossessione pericolosa, mentre le sue esperienze di estasi religiosa si confondono con un terrificante crollo psicologico.
Saint Maud esplora l’inquietante ambiguità tra l’estasi religiosa e il crollo psicologico alimentato da trauma, colpa e solitudine. Qui, la possessione non è demoniaca, ma divina — o almeno così crede la protagonista. Questa “possessione di Dio” si rivela altrettanto terrificante di qualsiasi demone. La fede zelante di Maud è un meccanismo di difesa contro un trauma passato e una profonda solitudine; la sua missione di “salvare” Amanda è un disperato tentativo di dare un senso alla propria vita e ottenere la redenzione.
Il film di Rose Glass decostruisce il tropo dell’esorcismo. La forza “possessoria” è apparentemente Dio. L'”esorcista” è Maud stessa, una donna che cerca di invitare questa presenza, non di scacciarla. La “vittima” è Amanda, che non ne vuole sapere nulla. Glass dimostra che il desiderio di purezza spirituale, quando distorto dal trauma e dall’isolamento, può essere altrettanto distruttivo e violento di qualsiasi entità demoniaca. L’orrore non nasce dalla perdita della fede, ma dal suo abbraccio terrificante e assoluto, culminato in un’immagine finale che chiarisce brutalmente il divario tra la percezione di Maud e la cruda realtà.
The Blackcoat’s Daughter (2015)
Due studentesse, Kat e Rose, vengono lasciate sole nel loro collegio cattolico durante le vacanze invernali. Mentre una forza malvagia e invisibile sembra stringere la sua morsa sulla scuola deserta, una terza giovane donna, Joan, fugge da un istituto psichiatrico e si dirige inesorabilmente verso di loro.
Il film di Osgood Perkins è una meditazione agghiacciante sulla solitudine come portale per l’influenza demoniaca. La narrazione, che si snoda su due linee temporali, rivela che la misteriosa Joan è in realtà una versione più anziana di Kat, la studentessa posseduta. L’isolamento totale di Kat la rende vulnerabile alla presenza demoniaca, che diventa l’unica entità che le “parla”. La sua possessione non è un attacco, ma una forma contorta di connessione nata dalla solitudine assoluta.
L’esorcismo che subisce non è una salvezza, ma una perdita tragica. Kat implora la presenza di restare, perché essere posseduta era meglio che essere sola. Il suo viaggio successivo come “Joan” è un disperato tentativo di recuperare quella connessione. L’ambientazione del collegio cattolico non è casuale: è un’istituzione che dovrebbe fornire guida e cura, ma che fallisce completamente, offrendo solo un ambiente oppressivo e freddo. Il demone riempie il vuoto lasciato da questa negligenza istituzionale ed emotiva. L’orrore del film è una critica alle istituzioni che esigono pietà ma non riescono a fornire un’autentica connessione umana, lasciando i loro protetti vulnerabili a influenze ben più oscure.
Parte II: Decostruire il Rito – Found Footage e Fedi Incrollabili
Questa sezione esamina come il sottogenere del found footage abbia radicalmente alterato la narrazione dell’esorcismo. L’argomento centrale è che il “realismo” del formato sposta il conflitto da una semplice battaglia tra bene e male a una crisi più moderna di fede contro prove empiriche. La telecamera stessa diventa un osservatore scettico, costringendo il pubblico a mettere in discussione ciò che è reale.
The Last Exorcism (2010)
Il reverendo Cotton Marcus, un carismatico predicatore evangelico che ha perso la fede, decide di partecipare a un ultimo esorcismo per un documentario, con l’intento di smascherare la pratica come una frode. Quando arriva in una fattoria isolata della Louisiana per “curare” una giovane ragazza di nome Nell, si trova di fronte a un male così puro e terrificante da scuotere le fondamenta del suo scetticismo.
The Last Exorcism utilizza il formato found footage per decostruire la fede. Cotton Marcus è un ciarlatano con una coscienza, che usa trucchi da prestigiatore per “guarire” i fedeli. La telecamera è lì per documentare la sua denuncia. Il film gioca brillantemente con l’ambiguità: Nell è veramente posseduta o è vittima di abusi e di un’isteria religiosa? L’obiettivo della telecamera ci costringe a condividere lo scetticismo di Cotton, rendendo la sua crisi di fede tangibile.
Il colpo di scena finale — il male è reale, ma legato a un culto satanico — costringe Cotton (e lo spettatore) a rivalutare tutto. Il suo viaggio da cinico truffatore a uomo di vera fede, capace di auto-sacrificio, è reso potente dal “realismo” del formato. Nei film tradizionali sull’esorcismo, la fede è l’arma. Qui, il potere iniziale di Cotton deriva dalla sua mancanza di fede, dalla sua comprensione razionale della psicologia. La telecamera è il suo strumento di razionalismo. In un mondo moderno, la vera fede può nascere solo dalla distruzione dello scetticismo. Cotton deve vedere l’inspiegabile sulla pellicola per credere, trasformando la narrazione in una parabola moderna: la fede non è più un dato di fatto, ma qualcosa che deve essere guadagnato attraverso il crogiolo di prove irrefutabili e registrate.
REC 2 (2009)
Pochi minuti dopo la fine del primo film, una squadra SWAT e un misterioso funzionario del Ministero della Salute entrano nel palazzo di Barcellona messo in quarantena. Equipaggiati con telecamere, scoprono presto che la terrificante “infezione” che trasforma le persone in mostri rabbiosi non è un virus, ma l’origine è molto più antica e diabolica.
REC 2 fonde brillantemente il genere zombie con quello della possessione. Il formato found footage, ora frammentato tra le telecamere sui caschi della SWAT e quelle di un gruppo di adolescenti, amplifica il caos e la claustrofobia. Il cambio narrativo da un virus scientifico a una piaga soprannaturale, radicata in esperimenti del Vaticano, è una svolta chiave. I posseduti non sono solo mostri senza cervello; sono intelligenti, astuti e guidati da un’unica volontà demoniaca.
Il film aggiorna il concetto di possessione per un’era virale e interconnessa. Il demone si trasmette attraverso la saliva, come una malattia, ma è una malattia dell’anima. Il formato found footage, con il suo senso di immediatezza e panico, cattura perfettamente la sensazione di un’epidemia spirituale. Il male non è più confinato in un solo corpo; è una piaga che può infettare un’intera popolazione, e la telecamera è lì per documentare la terrificante velocità della sua trasmissione.
The Atticus Institute (2015)
Presentato come un mockumentary, il film racconta la storia dell’Atticus Institute, un centro di ricerca parapsicologica degli anni ’70. I ricercatori documentano il caso di Judith Winstead, una donna con straordinarie capacità telecinetiche, scoprendo che i suoi poteri derivano da una possessione demoniaca. Il governo degli Stati Uniti interviene, tentando di trasformare la forza demoniaca in un’arma.
The Atticus Institute mescola in modo unico parapsicologia, possessione demoniaca ed elementi da thriller politico della Guerra Fredda. Il formato mockumentary, con interviste a posteriori e filmati d’archivio, conferisce una spaventosa autenticità alla narrazione. Il film presenta un mondo in cui la risposta primaria a un demone non proviene dalla Chiesa, ma dal governo e dall’esercito. Il conflitto non è tra fede e male, ma tra scienza, potere statale e una forza incontrollabile.
Il tentativo di “militarizzare” il demone è un esorcismo secolare e burocratico: un tentativo di controllare e contenere l’entità per uno scopo strategico. Il film è un commento agghiacciante sull’arroganza istituzionale. Suggerisce che le istituzioni moderne e secolari, nella loro presunzione, credono di poter gestire e sfruttare forze che non possono comprendere. Il vero orrore non è il demone in sé, ma il freddo, clinico e alla fine futile tentativo del governo di trasformare il male assoluto in uno strumento dello Stato.
The Devil’s Doorway (2018)
Nell’autunno del 1960, il Vaticano invia due preti, Padre Thomas Riley e Padre John Thornton, a indagare su un presunto miracolo in una “lavanderia della Maddalena” irlandese, una casa per “donne perdute. Armati di una cinepresa da 16mm, scoprono non solo il trattamento crudele delle donne da parte delle suore, ma anche una vera e propria possessione demoniaca.
Questo found footage, girato in 16mm per evocare l’epoca, utilizza un orrore storico reale — le lavanderie della Maddalena — come sfondo. La presenza demoniaca nel film non è un invasore esterno, ma una conseguenza diretta del male umano perpetrato tra quelle mura. La crudeltà sistematica, l’abuso e l’ipocrisia dell’istituzione religiosa sono i “peccati” che evocano il demone. La possessione della giovane ragazza incinta è la manifestazione soprannaturale degli orrori reali che ha subito.
Il film esegue una sorta di esorcismo sulla storia stessa. Suggerisce che i “demoni” che combattiamo sono spesso quelli che creiamo con la nostra stessa crudeltà. Mettendo in scena questo dramma, la narrazione implica che il vero male non è soprannaturale, ma umano, e che gli atti di possessione più terrificanti sono quelli che gli uomini commettono gli uni contro gli altri in nome della fede.
Noroi: The Curse (2005)
Il film si presenta come l’ultimo documentario incompiuto di Masafumi Kobayashi, un acclamato giornalista del paranormale scomparso in circostanze misteriose. Il filmato assembla una serie di eventi apparentemente scollegati — strani rumori, una bambina sensitiva, una donna ossessiva — che convergono lentamente verso la terrificante verità su un antico demone chiamato Kagutaba.
Noroi è un capolavoro di horror mockumentary a combustione lenta, la cui efficacia risiede in una narrazione complessa e tentacolare che sembra spaventosamente reale. A differenza dei film occidentali sull’esorcismo, che si concentrano sullo scontro fisico, Noroi tratta la presenza demoniaca come un mistero da risolvere. L’orrore è epistemologico: risiede nella raccolta e nel collegamento di informazioni. Il formato mockumentary è essenziale, poiché il film stesso è la bacheca delle prove.
Il film ridefinisce l’horror della possessione come un atto di investigazione. Il terrore non sta in ciò che il demone fa, ma in ciò che è e in come la sua influenza si diffonde attraverso una rete nascosta di maledizioni e rituali dimenticati. Noroi suggerisce che il male più terrificante non è quello che ti affronta direttamente, ma quello che puoi comprendere solo quando è troppo tardi, mettendo insieme gli indizi che si è lasciato alle spalle.
Parte III: Oltre il Vaticano – Possessione Globale e Folk Horror
Questa sezione esplora film indipendenti che separano la possessione dal suo tradizionale quadro giudaico-cristiano. L’argomento centrale è che questi film arricchiscono il sottogenere esplorando diverse credenze culturali — dallo sciamanesimo coreano alla brujeria latinoamericana — presentando la possessione come un fenomeno radicato nelle tradizioni popolari, nelle maledizioni ancestrali e nelle ansie locali.
The Wailing (2016)
In un tranquillo villaggio rurale della Corea del Sud, una misteriosa malattia inizia a diffondersi poco dopo l’arrivo di uno straniero giapponese. Un poliziotto locale, Jong-goo, viene trascinato in un’indagine da incubo quando sua figlia inizia a mostrare gli stessi sintomi, costringendolo a confrontarsi con sciamani, demoni e la sua stessa fede vacillante.
The Wailing è un’epopea che mescola magistralmente i generi, creando un mondo di profonda ambiguità morale in cui il protagonista è intrappolato tra forze contrastanti. Nei film sull’esorcismo, scegliere una parte — credere in Dio — è la via per la salvezza. The Wailing presenta un’alternativa più terrificante: qualsiasi scelta è quella sbagliata. La fede di Jong-goo, o la sua mancanza, è costantemente messa alla prova, e ogni decisione che prende, basata sui consigli di figure spirituali, lo porta più a fondo nella trappola.
In un mondo saturo di credenze contrastanti (sciamanesimo, cristianesimo, folklore), la fede stessa diventa un’arma usata contro il credente. L’orrore non sta nello scegliere il bene contro il male, ma nella paralizzante consapevolezza di non poter distinguere la differenza. Il tentativo stesso di combattere l’oscurità potrebbe essere proprio ciò che la fa entrare.
The Medium (2021)
Una troupe di documentaristi si reca in un villaggio rurale della Thailandia per filmare la vita di Nim, una sciamana che funge da medium per la divinità locale Bayan. Le riprese prendono una piega terrificante quando sua nipote, Mink, inizia a mostrare segni di possessione da parte di un’entità molto più malevola e caotica.
Questa coproduzione tailandese-sudcoreana utilizza il formato found footage per immergere lo spettatore nel mondo dello sciamanesimo Isan. Il film esplora temi di ruoli spirituali ereditari, maledizioni ancestrali e dinamiche di potere di genere. La possessione non è un evento singolo, ma una faccenda complessa che coinvolge più spiriti e una linea di sangue maledetta.
Il film parla del terrore dell’entropia spirituale. Quando le tradizioni sacre vengono abbandonate e i confini infranti (simboleggiati dalla statua decapitata di Bayan), il risultato non è la libertà, ma un’invasione del caos in cui qualsiasi spirito può entrare. L’orrore è la perdita di un mondo spirituale coerente, sostituito da una terrificante anarchia soprannaturale.
When Evil Lurks (2023)
. Ignorando gli avvertimenti e le regole per gestire il male, innescano accidentalmente un’epidemia di possessione che si diffonde come una piaga inarrestabile, costringendoli a una disperata fuga.
Questo film riposiziona la possessione come una malattia altamente contagiosa, una peste fisica e spirituale. La Chiesa è assente (“le chiese sono morte”), sostituita da un apparato statale fallimentare di “pulitori” che dovrebbero gestire il problema. Il film suggerisce un mondo in cui il male ha vinto non attraverso una grande battaglia, ma per pura persistenza e incompetenza burocratica.
L’orrore non è solo il contagio stesso, ma il crollo sociale e l’apatia che gli permettono di prosperare. È un mondo in cui l’esorcismo non è più un rito sacro, ma un servizio pubblico ritardato e sottofinanziato. Questa burocratizzazione del male, dove la risposta a un’entità cosmica è un modulo da compilare, è forse il concetto più terrificante di tutti.
The Old Ways (2020)
Cristina, una giornalista di origini messicane, torna nella sua terra natale a Veracruz per un reportage sulla stregoneria locale. Viene rapita da un gruppo di persone del posto, tra cui una “bruja” (strega), che insistono sul fatto che sia posseduta da un demone e che debba essere sottoposta a un antico rituale di esorcismo per essere purificata.
Il film esplora la brujeria e lo sciamanesimo, offrendo una prospettiva decisamente latinoamericana sull’esorcismo. Cristina non è solo posseduta fisicamente da un demone; è metaforicamente “posseduta” da una visione del mondo moderna e cinica che l’ha disconnessa dalle sue radici. Il rituale di esorcismo, le “vecchie vie”, ha un duplice scopo.
È un tentativo letterale di espellere il demone, ma è anche un’immersione forzata nella cultura e nel sistema di credenze che lei aveva rifiutato. La sua accettazione finale dei metodi della bruja rappresenta una guarigione della sua identità culturale e spirituale. Il film inquadra l’esorcismo non come una punizione, ma come un percorso per reclamare un’eredità perduta. Per essere salvata dal demone, Cristina deve prima salvarsi dalla propria alienazione culturale.
Attachment (2022)
Maja, un’ex attrice danese, e Leah, un’accademica londinese, si innamorano perdutamente. Quando Leah ha un attacco epilettico e si rompe una gamba, Maja la accompagna a Londra, nel quartiere ebraico ortodosso dove Leah vive con la sua madre iperprotettiva e misteriosa, Chana. Maja inizia a sospettare che qualcosa di sinistro si nasconda nella famiglia.
Questo film avvolge una storia di possessione in una storia d’amore queer, immergendola nel folklore ebraico, in particolare nel mito del Dybbuk. Il titolo, Attachment, è un riferimento diretto al significato di “Dybbuk”, ma funziona su più livelli: l’attaccamento romantico, quello familiare e quello soprannaturale.
Il brillante colpo di scena del film rivela che la “possessione” non è un attacco malevolo, ma un disperato e fuorviante atto d’amore e protezione da parte della madre. Il film ridefinisce la possessione non come un atto di odio, ma come una terrificante manifestazione di un amore diventato ossessivo e patologico. L’esorcismo richiesto non è per scacciare un demone, ma per districare i legami tossici e amorevoli che stanno soffocando i personaggi.
Parte IV: La Mente come Casa Stregata – Frontiere Arthouse e Psicologiche
Questa sezione si addentra in film d’autore impegnativi, spesso surreali, in cui il confine tra possessione demoniaca e crollo psicologico è deliberatamente offuscato o cancellato del tutto. L’argomento centrale è che questi film utilizzano la struttura della possessione per condurre un’esplorazione profonda e inquietante del paesaggio umano interiore: decadimento coniugale, malattia mentale, lutto e trauma.
Possession (1981)
Un agente segreto, Mark, torna a casa nella Berlino Ovest divisa dal Muro e scopre che sua moglie, Anna, vuole il divorzio. Il suo comportamento diventa sempre più instabile e violento, trascinando Mark in un incubo surreale di tradimento, omicidio e una grottesca creatura tentacolare che Anna nasconde in un appartamento abbandonato.
Il capolavoro di Andrzej Żuławski è un’allegoria viscerale dell’orrore psicologico di un matrimonio al collasso. Il titolo stesso è un colpo da maestro di ambiguità. A un livello, si riferisce alla possessione demoniaca. A un altro, alla possessività di Mark nei confronti di Anna. A un terzo, allo stato politico di Berlino. Il film gioca costantemente con questi significati. La “possessione” di Anna da parte della creatura è la sua fuga dalla “possessione” coniugale di Mark.
Żuławski esternalizza il caos interiore del divorzio attraverso il surrealismo e il body horror. La famigerata scena della metropolitana è una “convulsione dell’anima”, una manifestazione fisica e cruda dell’agonia emotiva. La creatura che Anna nutre è l’incarnazione letterale del suo dolore, della sua rabbia e del suo desiderio. Il film pone una domanda radicale: qual è la differenza tra essere posseduti da un demone ed essere posseduti da un’altra persona in una relazione tossica? La risposta agghiacciante è che non ce n’è nessuna, ed entrambe portano alla stessa fine mostruosa e violenta.
Possum (2018)
Philip, un burattinaio per bambini caduto in disgrazia, torna nella sua fatiscente casa d’infanzia. È perseguitato da un’orribile marionetta con zampe di ragno e un volto umanoide chiamata Possum, che cerca disperatamente di distruggere senza successo. Questo lo costringe a confrontarsi con un trauma oscuro e un segreto sepolto nel suo passato, legato al suo inquietante zio Maurice.
Questo film è una profonda esplorazione del trauma infantile come forma di possessione psicologica. La marionetta, Possum, non è un’entità soprannaturale ma un contenitore fisico della sofferenza e dei ricordi repressi del protagonista. I ripetuti e falliti tentativi di Philip di liberarsi della marionetta simboleggiano la natura ineluttabile di un trauma radicato. L’estetica sporca e decadente del film rispecchia lo stato interiore di Philip.
Il film mette in scena un esorcismo in due fasi. In primo luogo, Philip deve affrontare e distruggere il simbolo esternalizzato del suo trauma (il corpo della marionetta). Ma questo non basta. Il secondo e vero esorcismo è affrontare e distruggere la fonte del trauma (suo zio Maurice). Il fatto che la testa della marionetta rimanga alla fine significa che il trauma non può mai essere completamente cancellato; diventa parte di te. L’esorcismo non consiste nel tornare puri, ma nell’imparare a vivere con le cicatrici.
Luz (2018)
Luz, una giovane tassista cilena, entra in un commissariato di polizia in stato confusionale. Uno psicoterapeuta viene chiamato per interrogarla sotto ipnosi, facendole rivivere gli eventi delle ore precedenti. Ma una forza demoniaca, che la perseguita fin dai tempi della scuola cattolica, usa la seduta per trasferirsi da un corpo all’altro e raggiungerla.
Girato in 16mm con un’estetica che evoca l’horror europeo degli anni ’70, Luz è un’esperienza minimalista e onirica. Il demone in questo film non si limita a possedere i corpi; possiede la narrazione stessa. Si trasferisce da un personaggio all’altro attraverso il racconto di una storia. La sessione di ipnosi è un tentativo di controllare la narrazione del passato, ma il demone dirotta questo processo, usando la rievocazione per possedere il medico e finalmente raggiungere Luz.
Il film ritrae la possessione come un virus memetico che si diffonde attraverso la narrazione. L’atto di raccontare un evento traumatico o soprannaturale è ciò che permette all’entità di viaggiare. L’orrore non sta solo nell’essere posseduti, ma nella consapevolezza che il linguaggio e la memoria sono i veri e propri canali per il demoniaco.
A Dark Song (2016)
Sophia, una donna consumata dal dolore per la perdita del figlio, affitta una casa isolata e assume un occultista, Joseph Solomon, per guidarla in un estenuante rituale di mesi. Il suo obiettivo è evocare il suo angelo custode per poter parlare di nuovo con suo figlio, ma il suo vero scopo è molto più oscuro: la vendetta.
Questo film è una rara rappresentazione del ritualismo occulto trattato con un realismo procedurale quasi meccanico. L’orrore non deriva da un improvviso attacco demoniaco, ma dal tributo psicologico e fisico del lungo rituale stesso. L’intera narrazione è una metafora del processo del lutto. Il viaggio di Sophia attraverso le fasi del rito rispecchia le fasi del dolore, e il suo vero e nascosto movente — la vendetta — è il blocco emotivo che deve superare.
Un esorcismo consiste nel cacciare qualcosa. Il rituale di Abramelin in A Dark Song consiste nell’invitare qualcosa — un angelo custode. È una forma di “esorcismo inverso”. Il film utilizza la struttura di un’evocazione occulta per sostenere che la vera guarigione (l'”esorcismo” del dolore e della rabbia) non deriva dall’espellere un’entità estranea, but da un viaggio interiore doloroso e pericoloso per evocare il proprio “angelo migliore”: la capacità di perdonare.
Parte V: Satanic Panic e Cult Classics Rivisitati
Questa sezione rivisita film che attingono direttamente al “Satanic Panic” degli anni ’70 e ’80 o che sono diventati dei cult. L’argomento è che questi film, spesso liquidati all’epoca, offrono una finestra affascinante sulle ansie culturali e mostrano come registi indipendenti e internazionali stessero spingendo i confini del genere della possessione con risultati trasgressivi, stilistici e spesso bizzarri.
The House of the Devil (2009)
Nel pieno del “Satanic Panic” degli anni ’80, una studentessa universitaria a corto di soldi, Samantha, accetta un lavoro da babysitter apparentemente semplice ma ben pagato in una villa isolata. La notte, che coincide con un’eclissi lunare, si trasforma in una lotta per la sopravvivenza quando scopre che i suoi datori di lavoro sono membri di un culto satanico e lei è la prescelta per il loro rituale.
Il film di Ti West è un magistrale omaggio all’horror degli anni ’80, che ricrea meticolosamente l’estetica dell’epoca, dalla grana della pellicola 16mm alle acconciature. Ma questa non è semplice nostalgia; è una strategia narrativa. Replicando perfettamente la forma di un film di quell’epoca, West culla lo spettatore familiare con il genere in uno stato di comfort.
Riconosciamo i cliché: la final girl, la casa inquietante, la costruzione lenta della tensione. West usa questo comfort nostalgico come un’arma. Proprio quando pensiamo di conoscere le regole, il terzo atto, brutale e nichilista, ci strappa il tappeto da sotto i piedi. L’omaggio è una trappola, progettata per rendere l’orrore finale ancora più scioccante, sovvertendo le stesse convenzioni di genere che ricrea con tanto amore.
The Devils (1971)
Nella Francia del XVII secolo, Padre Urbain Grandier, un prete carismatico e controverso, diventa un bersaglio politico per il Cardinale Richelieu. Per distruggerlo, i suoi nemici sfruttano l’isteria sessuale e religiosa di una suora gobba e repressa, Suor Jeanne, che lo accusa di averla posseduta demonicamete, scatenando un’orgia di torture pubbliche, esorcismi di massa e violenza.
Il capolavoro censurato e controverso di Ken Russell è una satira feroce sull’intersezione tra potere politico, fervore religioso e repressione sessuale. La “possessione” delle suore non è un evento soprannaturale, ma una violenta eruzione di isteria di massa nata dalle loro vite claustrofobiche e represse. Le accuse danno loro uno sfogo socialmente accettato per i loro desideri sessuali soppressi.
Basato su eventi storici reali, il film sostiene una tesi radicale: il rituale dell’esorcismo può essere usato come arma dallo Stato. È lo strumento definitivo per mettere a tacere il dissenso, dove l’opposizione politica viene riformulata come influenza demoniaca e la tortura viene ribattezzata purificazione spirituale. Il film rivela la terrificante vicinanza tra sacro e profano, mostrando con quanta facilità i riti religiosi possano essere pervertiti in strumenti di brutale controllo statale.
Alucarda (1977)
Dopo la morte dei suoi genitori, la giovane Justine arriva in un convento isolato, dove stringe un legame intenso e immediato con un’altra orfana, Alucarda. La loro amicizia le conduce a un patto satanico in una cripta nascosta, scatenando un’ondata di possessione demoniaca, vampirismo, orge blasfeme e violenza inarrestabile che minaccia di consumare l’intero convento.
Alucarda è un capolavoro di horror surreale e trasgressivo, che fonde i temi del nunsploitation con quelli del satanic panic. Il regista Juan López Moctezuma usa un’estetica iper-stilizzata, quasi pittorica, per filmare atti “malvagi”. La possessione è inquadrata come una forma di liberazione dal convento repressivo e carcerario. Il Diavolo offre un mondo di colore, sensualità e libertà che contrasta nettamente con il mondo grigio e sporco delle suore.
Il film utilizza la blasfemia come forma di ribellione estetica e tematica. Sostiene che in un mondo di totale repressione, l’unica via verso la libertà e la bellezza passa attraverso il profano. La possessione demoniaca è un’esplosione di vita estatica, violenta e, in definitiva, tragica, di fronte a una fede mortifera e sterile.
Demons (1985)
Un gruppo eterogeneo di persone riceve biglietti gratuiti per l’anteprima di un misterioso film horror in un grande cinema di Berlino, il Metropol. Mentre sullo schermo si svolge una storia di profezie e demoni, una spettatrice si graffia con un oggetto di scena esposto nell’atrio. Presto si trasforma in un demone assetato di sangue, e l’infezione si diffonde tra il pubblico intrappolato.
Questo cult italiano, prodotto da Dario Argento, è una meta-narrazione sfrenata, energica e gloriosamente eccessiva sul cinema horror stesso. Il concetto centrale del film — dove la violenza sullo schermo si riversa letteralmente sul pubblico — è una metafora perfetta della natura contagiosa dell’horror. Un personaggio dichiara esplicitamente: “È questo cinema che uccide”.
Il cinema Metropol è un tempio dove il pubblico si è riunito per un rito: guardare un film dell’orrore. Il film-nel-film funge da incantesimo, e un oggetto di scena è la reliquia maledetta che dà inizio alla piaga. Demons ritrae l’atto di guardare l’horror come un rituale pericoloso e trasformativo. Lo schermo non è una finestra ma un portale, e gli spettatori non sono osservatori passivi ma partecipanti volontari a una cerimonia che può scatenare demoni reali.
To the Devil a Daughter (1976)
Un occultista americano, John Verney, viene contattato da un uomo che teme per sua figlia, Catherine, una giovane suora cresciuta in un convento scismatico in Baviera. Catherine è stata promessa, fin dalla nascita, a un culto satanico guidato da un prete scomunicato, Padre Michael Rayner, che intende usarla come avatar umano per il demone Astaroth nel giorno del suo diciottesimo compleanno.
Questo film rappresenta il tentativo della Hammer Horror di adattarsi al panorama post-L’Esorcista, abbandonando i castelli gotici per un’ambientazione londinese contemporanea e abbracciando nudità e gore più espliciti. L’orrore centrale del film non è solo che Catherine è posseduta, ma che il suo destino è stato segnato prima della sua nascita. Suo padre ha fatto un patto con il prete satanico per offrire sua figlia al culto.
Questa è una letteralizzazione dei temi visti metaforicamente in Hereditary. La “possessione” è un’eredità, un debito generazionale che è giunto a scadenza. Il film esplora l’idea terrificante che i peccati del padre non solo ricadono sui figli, ma possono condannarli interamente. La lotta di Catherine non è solo contro un demone, ma contro il suo stesso destino predeterminato, un orrore radicato nelle conseguenze ineluttabili delle scelte di una generazione precedente.
Parte VI: Svolte Concettuali – Satire e Inversioni Moderne
Questa sezione finale si concentra su film indipendenti contemporanei che sovvertono, satirizzano o invertono la narrazione tradizionale dell’esorcismo. L’argomento centrale è che questi film dimostrano la duratura flessibilità del sottogenere, utilizzando la possessione per commentare fenomeni moderni come la cultura dei social media, la dipendenza e la crisi della fede in un mondo secolare.
Talk to Me (2022)
Un gruppo di amici scopre come evocare gli spiriti usando una mano imbalsamata. Diventano dipendenti dal brivido di essere posseduti temporaneamente, finché uno di loro non si spinge troppo oltre e scatena terrificanti forze soprannaturali. La giovane Mia, ancora in lutto per la morte della madre, si aggrappa a questa connessione con l’aldilà, con conseguenze devastanti.
Talk to Me utilizza una brillante metafora centrale: la possessione come forma di uso di droghe ricreative e dipendenza. Le regole (limite di 90 secondi), l’euforia, la pressione dei pari e la disastrosa “overdose” si allineano direttamente all’abuso di sostanze. Il dolore di Mia per la morte della madre la rende particolarmente vulnerabile, usando la mano non solo per il brivido, ma come un disperato mezzo di fuga e connessione.
Il film ritrae un mondo in cui il soprannaturale è stato completamente mercificato. L’anima e la sua potenziale violazione non sono più questioni di fede e terrore, ma sono state ridotte a un prodotto, un brivido da consumare, registrare e scartare. L’orrore non risiede solo negli spiriti stessi, ma nel modo disinvolto e quasi nichilista con cui i personaggi trattano il portale per il mondo degli spiriti, riflettendo una cultura che cerca di trasformare ogni esperienza in contenuto condivisibile.
The Cleansing Hour (2019)
Max e Drew gestiscono un popolare webcast che trasmette “esorcismi dal vivo”, in realtà elaborate messe in scena. La loro fortuna cambia quando, durante una diretta, la fidanzata di Drew viene misteriosamente posseduta da un vero demone che prende in ostaggio la troupe. Di fronte a un pubblico globale in rapida crescita, il demone li sottopone a una serie di sfide umilianti.
Questo film è una satira diretta della cultura degli influencer e dello streaming dal vivo. Il finto prete “Padre Max” è l’influencer per eccellenza, con tanto di merchandising e una persona attentamente costruita. L’orrore e la commedia nascono dalla collisione di questa versione falsa e commercializzata dell’esorcismo con un’entità genuina e malevola.
Il demone usa la logica del livestream contro i suoi creatori, chiedendo confessioni e rivelando segreti per mantenere alto il numero di spettatori. In questo modo, agisce come una forma contorta e violenta di moderatore di contenuti o un guerriero della “cancel culture”. Dirotta la piattaforma per imporre una forma brutale di autenticità, suggerendo che in un mondo saturo di false identità online, forse solo un demone letterale è in grado di costringere le persone a essere oneste.
Anything for Jackson (2020)
Audrey e Henry Walsh sono una coppia di anziani satanisti che, devastati dalla morte del loro nipotino Jackson, rapiscono una donna incinta. Il loro piano è eseguire un “esorcismo inverso” per trasferire l’anima di Jackson nel bambino non ancora nato. Il rituale, però, va terribilmente storto, e invece di evocare solo Jackson, aprono le porte a una schiera di altri spiriti tormentati.
Il film sovverte il genere con la sua intelligente premessa di “esorcismo inverso”. La sua forza sta nel ritratto degli anziani satanisti, non come cattivi stereotipati, ma come una coppia amorevole e comprensibile, spinta ad atti mostruosi da un dolore profondo. Questo crea un nucleo emotivo complesso.
Il film addomestica il satanismo per fare una potente affermazione sul lutto. Suggerisce che il dolore è una forza così totalizzante da poter far sembrare ragionevoli anche gli atti più orribili e cosmici — come fare un patto con il diavolo — come una soluzione pratica a un problema personale. L’orrore e la commedia nascono dallo scontro tra la loro realtà banale e domestica e il male cosmico che cercano di controllare.
The Exorcism of God (2021)
Padre Peter Williams, un esorcista americano che lavora in Messico, è perseguitato dal ricordo di un esorcismo andato storto diciotto anni prima, durante il quale fu brevemente posseduto e costretto a commettere un terribile peccato. Quando il demone ritorna, possedendo una giovane donna in una prigione locale, Padre Peter deve affrontare il suo passato, la sua colpa e un male che minaccia di consumare la sua anima.
Questo film modernizza il concetto di guerra spirituale radicandolo nella colpa psicologica. Nella narrazione classica, il prete è un puro tramite del potere di Dio. Qui, il potere di Padre Peter è compromesso dal peccato che ha commesso. Il demone usa questo peccato passato come leva, una crepa permanente nella sua armatura spirituale.
L’arma più grande del demone non è il potere soprannaturale, ma la memoria e la vergogna del prete stesso. Suggerisce che un esorcista non può combattere un demone negli altri finché non ha esorcizzato il peccato da se stesso, rendendo la battaglia tanto interna e psicologica quanto esterna e spirituale.
Godless: The Eastfield Exorcism (2023)
Lara, una donna che lotta con una malattia mentale diagnosticata, è spinta dal suo devoto e prepotente marito a interrompere le cure mediche. Convinto che sia posseduta, la affida a un esorcista fanatico e senza scrupoli che pratica un rituale brutale e non autorizzato dalla Chiesa. Quella che dovrebbe essere una purificazione spirituale si trasforma in una discesa nella tortura e nell’abuso di fede.
Ispirato a eventi reali, questo film australiano adotta un approccio crudo e realistico, concentrandosi sull’orrore creato dall’uomo. La narrazione sostiene deliberatamente che Lara soffre di schizofrenia paranoide; la “possessione” è un’errata interpretazione dei suoi sintomi da parte del fanatismo religioso. I veri demoni qui sono metaforici: il fondamentalismo, l’ignoranza medica e il controllo patriarcale.
Godless completa la secolarizzazione della narrazione dell’esorcismo. Spoglia la storia di ogni ambiguità soprannaturale e presenta il rituale stesso come una forma di negligenza medica mortale basata sulla fede. L’orrore non è che un demone possa ucciderti, ma che le stesse persone che affermano di salvarti l’anima ti uccideranno con la loro fede.
Oltre il Rito: Una Conclusione
Il viaggio attraverso il cinema horror sull’esorcismo rivela un sottogenere tra i più vitali e adattabili del panorama contemporaneo. Questi film hanno trasceso lo spettacolo di teste rotanti e vomito verde pisello per diventare specchi delle nostre paure più profonde. Hanno trasformato la possessione in una potente metafora per il trauma, la dipendenza e l’oppressione politica.
Attraverso la lente scettica del found footage, hanno decostruito la fede, mentre espandendo i loro orizzonti in diversi paesaggi culturali, hanno dimostrato che la battaglia per l’anima è un conflitto universale. In definitiva, questi film ci costringono a guardare oltre il soprannaturale e a confrontarci con la terrificante possibilità che i demoni più pericolosi non vengano dall’inferno, ma siano quelli che creiamo, ereditiamo e portiamo dentro di noi.
Una visione curata da un regista, non da un algoritmo
In questo video ti spiego la nostra visione

