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Arte e vita: appunti per il film dal titolo provvisorio “Il poeta perduto”

L’esistenza è a volte la difficile arte di camminare in equilibrio su un filo sospeso tra arte e vita.

L’arte vive nella stessa strada della vita ma in un luogo più segreto. All’ultimo piano di un condominio un po’ nascosto. L’arte è una stanza solitaria nella soffitta di un appartamento preso in affitto.

La vita invece occupa uno spazio molto più grande, dall’altra parte della strada. E’ il film colossal dove va in scena la lotta per la sopravvivenza. E’ la piazza del mercato dove uomini e donne vendono il frutto del loro lavoro. È l’ufficio caotico dove tutti si salutano e lavorano insieme ma nessuno veramente si conosce.

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Ma che fine hanno fatto tutti quei volti, quelle facce incontrate lungo la strada, che volevano essere poeti, e che sono finiti tutti con l’essere qualcos’altro? Perché di loro non si è saputo più niente? Sono i poeti perduti. Si sono perduti dall’altra parte della strada.

A volte può capitare che qualcuno faccia visita nella stanza dell’arte. Ma la stanza in cui vive l’Arte è una stanza vuota, e viene subito da chiedersi perché mai dovrei andare trascorrerci del tempo. Perché mai allontanarsi dal mercato, da tutti quelle voci e, e dal cielo azzurro per andare a stare in una piccola stanza vuota?

La vita è l’arte sono le due dimensioni dell’esistenza che ci accompagnano ogni giorno. Ma in pochi sono a conoscenza dell’esistenza dell’arte. La maggior parte delle persone vive l’esistenza dall’altra parte della strada, senza attraversare mai. Dall’altra parte a tutto quello che gli serve: l’ufficio postale, il supermercato, il bar per giocare a carte con gli amici.

Le chiacchiere, i sorrisi, la confusione della strada, I commercianti che vendono, i clienti che cercano l’affare. I ricchi e i poveri. I politici e gli artigiani. I maestri ed i discepoli. Gli eventi che svaniscono, la storia che rimane. Nella vita c’è tutto. Ma questo tutto a volte non significa nulla.

Nella vita incontri un sacco di gente, ma a volte non sai il perché. Nella vita trovi un sacco di cose, ma ci sono giorni in cui ti chiedi a cosa servono.

Molti forse non sanno trovare queste risposte, o forse vivono sereni senza che queste domande bussino mai alla loro porta. Ma se proprio sei tra i meno fortunati, per trovare le risposte devi attraversare la strada, trovare quel condominio un po’ isolato, e salire all’ultimo piano, nella stanza dell’arte.

Ma cosa c’è in quella stanza? Quella stanza vuota e solitaria in cui in pochi reputano sia necessario entrare?

Nella stanza dell’arte c’è la vita che osserva se stessa. Nella stanza dell’arte c’è la quarta dimensione, dove tutte le persone, le cose e i fatti che accadono dall’altra parte della strada convivono insieme in tutti i secoli della storia dell’umanità, coesistono in tutte le epoche possibili. E nella stanza dell’arte c’è una finestra da cui si vede tutto quello che esiste nella strada, il mercato, gli uffici, il bar, le poste, la gente che cammina su e giù lungo i marciapiedi.

La stanza dell’arte è il rifugio dal rumore di sottofondo della vita. Nella stanza dell’arte non c’è la ricchezza della vita. C’è solo un vuoto che non significa nulla. Ma da quel vuoto ogni tanto esce qualcosa che significa tutto.

Nella stanza dell’arte l’arroganza e la violenza che che quasi ti hanno ucciso ti fanno sorridere con leggerezza. Il problema che ti assilla diventa solo il volto di una maschera grottesca.

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La vita e l’arte abitano nella stessa strada, molto vicino, ma in luoghi assai diversi, Ma hanno bisogno l’uno dell’altra. L’arte ha bisogno del lavoro noioso, delle bollette da pagare, delle vacanze al mare e del pranzo di Natale. Perché è con queste esperienze apparentemente insignificanti e ripetitive che può spiccare il volo verso la quarta dimensione.

La vita non ha necessariamente bisogno dell’arte. Ma senza attraversare la strada per conoscere l’arte rischia di rimanere arida e prigioniera di se stessa, di diventare prepotente e cieca. Di non capirsi affatto.

Si può anche non attraversare la strada, si può anche non visitare mai la stanza dell’Arte, in quella soffitta un po’ dimenticata. Con la convinzione che lassù non ci sia niente di interessante di tutto quello che la vita ti offre ogni giorno dall’altra parte della strada.

Ma se qualcuno ci prova potrebbe cambiare idea. Non pensavo, non lo avrei mai pensato. Dentro quella stanza c’è l’intera strada, l’intera città, l’intero mondo. Interi mondi. Il tempo passato in quella stanza dimenticata è stato il tempo speso meglio della mia vita.

Appunti per il film “Il poeta perduto”, Fabio Del Greco.

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