Intervista a Hristo Todorov

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Parla l’autore del corto EMBRASSE-MOI (Baciami), da noi scoperto a VITERBOshort e ora in concorso a Indiecinema Film Festival

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In concorso alla quarta edizione di Indiecinema Film Festival vi è un cortometraggio, EMBRASSE-MOI (Baciami) di Hristo Todorov, da noi scoperto qualche mese fa, grazie all’interessantissima selezione di VITERBOshort. E per un accattivante gioco di simmetrie, EMBRASSE-MOI verrà proiettato al Circolo ARCI Arcobaleno giovedì 18 settembre, cioè oggi, assieme ad altri tre corti uno dei quali è proprio CASTI quel che costi di Michelangelo Gregori, direttore artistico di VITERBOshort. Insomma, corsi e ricorsi storici…. e ne abbiamo comunque approfittato per intervista l’autore di questo emozionante lavoro cinematografico, Hristo Todorov, cineasta bulgaro attivo in Francia.   

Le idee alla base del corto

La prima domanda credo te l’abbiano fatta in molti: cosa c’era scritto nella lettera che Philippe non vuole consegnare ad Alex? E Philippe voleva davvero suicidarsi o era un test per Alex?

Per me entrambe le risposte sono corrette e l’una non contraddice l’altra. Philippe pensa davvero al suicidio, ma allo stesso tempo lancia dei segnali ad Alex, sperando che lo fermi. Ecco perché gli offre il libro e scrive la lettera d’addio proprio mentre Alex esce dal bagno, così da poterlo sicuramente vedere. Philippe è uno scrittore, quindi si comporta nella vita reale come se fosse un romanzo. Allo stesso tempo Philippe è troppo orgoglioso e un po’ egoista, quindi non vuole sembrare debole agli occhi del ragazzo. Ecco perché Philippe non dice nulla direttamente, e ha paura che Alex possa leggere la lettera: questo lo farebbe apparire debole. E sì, per me questa è una lettera d’addio perché sta davvero pensando al suicidio. Ma spera disperatamente che Alex non glielo permetta. Questa è la mia versione della storia, ma l’ho fatta apposta per non spiegare tutto chiaramente nel film, quindi se qualcun altro ha un’altra interpretazione, può anche essere corretta.

Da dove arriva l’idea? Hai preso spunto da qualche storia reale o è frutto solo della tua creatività?

 Mi sono ispirato a diversi lungometraggi che ho visto a un festival cinematografico LGBT+. Questi film raccontavano storie diverse sulle relazioni omosessuali tra uomini con una grande differenza d’età. Ma, naturalmente, in Embrasse-moi ho messo molto della mia esperienza personale e anche della mia creatività. Alex e Philippe non hanno veri e propri prototipi, sono entrambi immagini collettive di molte persone reali che ho incontrato nella mia vita. E c’è un po’ di me in entrambi, dato che ho un’età esattamente a metà tra Philippe e Alex.

La location e il cast

I protagonisti sono entrambi molto affascinanti ma soprattutto bravi; la loro interpretazione è davvero intensa, gli sguardi, il linguaggio del corpo, catturano lo spettatore. Hai fatto dei casting o li avevi già visti e scelti prima?

Dopo aver terminato la sceneggiatura, ho pubblicato un annuncio su un sito web francese molto popolare tra i registi, in cui dichiaravo di essere alla ricerca di due attori: un ragazzo di circa 25 anni e un uomo più anziano sulla cinquantina. Naturalmente, per evitare sorprese, ho specificato che nel film ci sarebbe stata una scena gay soft ed erotica. In seguito ho ricevuto molte candidature, soprattutto per il ragazzo più giovane, e tra queste c’era anche Tom Vallejo. Quando ho visto il suo profilo, mi sono ricordato di aver già visto questo attore in un cortometraggio e che mi era piaciuto molto. Il fatto che mi avesse mandato la sua candidatura è stato un buon segno. Ho proposto a Tom di incontrarci per parlare della sceneggiatura, ha accettato e, una volta incontrato, ho capito subito: quello era Alex! Lui e nessun altro!

Con Philippe è stato più complicato: avevo bisogno di un uomo la cui età fosse chiaramente visibile, ma che fosse molto affascinante e seducente. Qualcuno che potesse davvero attirare l’attenzione di un ragazzo giovane, bello e sexy come Alex. Ma nessuno dei profili ricevuti mi convinceva. Già un po’ disperato, ho cliccato su un sito web di attori dove c’è un database molto ricco con molti profili diversi. Ci ho messo una notte di ricerche e finalmente ho trovato Cédric Omont: ho visto le sue foto, spezzoni di film in cui ha recitato, e mi è sembrato l’attore perfetto per interpretare Philippe. Poi ho trovato Cédric su Facebook e gli ho scritto. Un paio di giorni dopo mi ha risposto, gli ho inviato la sceneggiatura e, dato che non era a Parigi in quel momento, abbiamo fatto una videochiamata per parlare “di persona”. Ma la prima volta che abbiamo incontrato Cédric dal vivo è stata la sera prima delle riprese. In ogni caso, ero sicuro di aver fatto la scelta giusta. E ora, ogni volta che guardo Embrasse-moi, mi dico che Tom e Cédric erano davvero perfetti per i ruoli di Alex e Philippe. Si adattano perfettamente! È impossibile immaginare qualcun altro al loro posto.

Tutto si svolge in una casa, ma in pochi minuti hai raccontato un mondo intero, con ironia e sentimento. Qual è il tuo genere preferito, da spettatore e da regista?

Il mio regista preferito è senza dubbio Alfred Hitchcock. Sono stati i suoi film a suscitare in me il desiderio di diventare regista, quando avevo 12 anni.

E anche se non faccio polizieschi o gialli, né thriller né horror, in ognuno dei miei cortometraggi (che siano commedie o drammi) c’è un po’ di suspense. È l’influenza di Hitchcock su di me. A proposito, tra tutti i miei cortometraggi, Embrasse-moi è quello più vicino allo stile di Hitchcock. Anche se è un dramma gay, ci sono molti elementi thriller e l’intera storia si svolge in un unico appartamento, proprio come in Nodo alla gola, La finestra sul cortile o Il delitto perfetto.

Un altro regista che ammiro molto è François Truffaut: ha utilizzato diverse delle forme artistiche di Hitchcock, ma i suoi film sono molto umani ed emozionanti. Spero che lo siano anche i miei, almeno ci provo.

Come avete scelto la location per girare il film? E che caratteristiche doveva – nella tua mente – avere assolutamente?

Abbiamo girato Embrasse-moi nell’appartamento di un amico, che mi ha semplicemente dato le chiavi e mi ha detto: “Puoi girare qui quanto vuoi, perché tanto a quest’ora sarò in vacanza”. È stata una coincidenza meravigliosa! Con François Szabowski (il direttore della fotografia) e con gli altri membri della troupe, abbiamo avuto abbastanza tempo per preparare l’appartamento per le riprese, per arredarlo nel modo giusto, perché in realtà non appariva affatto così. Ogni dettaglio dell’arredamento è stato pensato in anticipo. François mi ha aiutato molto perché oltre a essere un cineasta, è anche uno scrittore, quindi sapeva benissimo come ricreare l’atmosfera della casa di uno scrittore. Inoltre, siamo stati fortunati che il mio amico Dick Turner, che è un pittore, ci abbia dato le sue opere per le riprese: le potete vedere sulle pareti del soggiorno. Questi stranissimi dipinti astratti aggiungono un tocco in più all’atmosfera generale del luogo e creano la sensazione che qualcosa stia per accadere… e subito dopo aver visto il film, Dick ha detto che in realtà avevamo appeso i suoi quadri a testa in giù. Ma funzionavano benissimo così!

Ma oltre all’immagine, anche la musica contribuisce notevolmente a far percepire l’atmosfera del luogo. Non è stato facile per il compositore Joris Hermy, perché le emozioni della storia passano ogni minuto dal romantico al drammatico, poi al thriller, poi un po’ alla commedia, e di nuovo al drammatico… e Joris ha dovuto creare diversi temi musicali che accompagnassero questa “fontana” di emozioni contraddittorie, senza creare l’effetto di una “cacofonia”. La musica doveva rimanere omogenea, dato che il film dura solo 12 minuti. È stata una grande sfida per Joris, ma alla fine il risultato mi è piaciuto moltissimo!

Personaggi e sentimenti

Alex e Philippe rappresentano due mondi diversi, principalmente per età: Embrasse-moi confronta anche il linguaggio dei giovani con quello di chi ha un’età più matura, la loro differenza nel vivere i rapporti. La facilità con cui Alex vive i rapporti occasionali è in netto contrasto con la necessità di contatto di Philippe; ma questa leggerezza sembra essere piuttosto paura di andare fino in fondo, di vivere i sentimenti. È una cosa che hai riscontrato nella realtà moderna, nei giovani di oggi?

Penso che quando Philippe era più giovane, si comportasse esattamente come Alex: cercava piaceri sessuali rapidi, nessuna relazione seria, solo godersi la vita il più possibile. Ed è per questo che a cinquant’anni è rimasto completamente solo. Probabilmente ha perso molte occasioni per essere felice.

Alex, vedendo quanto Philippe sia disperato per la sua solitudine, in realtà teme che in futuro possa succedere lo stesso anche a lui. Sono come uno lo specchio dell’altro, ma con 25 anni di differenza.

Ma il tema principale del film è la solitudine, e più precisamente la paura di essere soli. Questo è un problema molto serio nella nostra società, soprattutto per le persone gay, ma non solo. Ecco perché, anche se Embrasse-moi è una storia gay, è rivolta a tutti, e ho molti amici eterosessuali, uomini e donne, che mi hanno detto di essersi identificati con Alex o Philippe (o con entrambi), pur non avendo lo stesso orientamento sessuale.

Quanto è importante un bacio? Oltre ad essere l’apostrofo rosa tra le parole t’amo, dà ad un rapporto sessuale quell’intimità che lo rende qualcosa di più? Emblematico come alla richiesta di Philippe Alex si ritragga spaventato, mentre quando il ghiaccio inizia a spezzarsi davvero è lui a chiedere a Philippe di baciarlo.

Il bacio è qualcosa di molto personale: è un modo di comunicare tra due persone che si piacciono e si amano. Ecco perché Alex evita di farsi baciare: non vuole alcun contatto emotivo, solo sessuale. Philippe ha bisogno esattamente dell’opposto. E l’intero film rappresenta il percorso della trasformazione da “Non bacio” a “Baciami”.

Embrasse-moi è un film che tocca i sentimenti, ma che parla di solitudine. Quanto è facile e quanto è diffuso, oggi, questo senso di solitudine? E perché, secondo te?

La solitudine è uno dei principali problemi della nostra società. In realtà, lo è sempre stata, ma prima c’erano molte regole comuni che le persone dovevano seguire: sposarsi, avere figli, creare una famiglia… Tutto questo creava una facciata dietro la quale la solitudine era meno visibile.

Oggi, che viviamo principalmente per il nostro piacere e ci preoccupiamo sempre meno delle regole della società, la solitudine è diventata più evidente e molto più forte. Questo è parecchio tipico delle persone gay, ma lo è sempre di più anche per uomini e donne eterosessuali. Siamo tutti molto concentrati su noi stessi, abbiamo una libertà che i nostri nonni non potevano nemmeno sognare, ma questa libertà ha anche delle conseguenze. Ci sentiamo soli. Questa è la grande contraddizione dei nostri tempi. Come trovare l’equilibrio perfetto? Penso che la risposta sia molto soggettiva per ogni persona. Non esiste una ricetta comune. Non è facile, ma la vita non è mai stata facile, né prima né oggi. La cosa più importante è non perdere mai la speranza. Anche se sei disperato come Philippe, un giorno Alex potrebbe apparire nella tua vita.

Michela Aloisi

Una visione curata da un regista, non da un algoritmo

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Immagine di Stefano Coccia

Stefano Coccia

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