Alejandro Jodorowsky, un artista alla ricerca dei segreti della vita

Chi è Alejandro Jodorowsky?

Alejandro Jodorowsky è nato a Tocopilla, una città sul mare nel Cile settentrionale, il 17 febbraio del 1929, da una famiglia di origini ebraiche ed ucraine. Nel 1953 si trasferisce a Parigi e comincia la sua attività teatrale. Crea il movimento teatrale Panico insieme al poeta Beppe Costa. Collabora per molto tempo con Marcel Marceau, per il quale scrive diverse opere teatrali. Si cimenta anche con la scrittura di romanzi e fumetti. 

I film di Jodorowsky

La popolarità di Jodorowsky arriva grazie al cinema. I film che lo rivelano al pubblico internazionale sono Il paese incantato e, successivamente, El topo del 1971. Nel 1973 scrive e dirige La montagna sacra e nel 1988 Santa sangre. La sua biografia è intitolata La danza della realtà. In un periodo di difficoltà economiche si è dedicato alla lettura dei tarocchi di cui è un grande esperto. Nei suoi film El topo e La montagna sacra compare anche come attore protagonista. Sono film profondamente ispirati dal surrealismo, di profonda critica sociale, pieni di riferimenti magici ed esoterici e alla lettura dei tarocchi. Santa sangre si arricchisce anche di temi psicoanalitici.

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Guarda La Montagna Sacra

Jodorowsky ha incrociato il percorso di altri artisti che hanno lavorato nel settore cinematografico con una visione di crescita interiore, realizzando film affascinanti e talvolta di grande successo. Ha collaborato come attore in due film di Franco Battiato: Musikanten del 2005, dove interpreta Ludwig van Beethoven, e Niente è come sembra, del 2007. Nel 2013, dopo vent’anni dalla sua ultima opera cinematografica, viene distribuito La danza della realtà, tratto dal suo libro autobiografico. Nel 2016 esce nelle sale cinematografiche il film Poesia senza fine, finanziato con una campagna di crowdfunding. Nel 2019 ha realizzato un documentario sulla pratica dell’ atto psicomagico di cui si occupa ampiamente in molti suoi libri. Il titolo è Psicomagia: un’arte che guarisce.

Nel 1975, dopo il successo internazionale de La montagna sacra, inizia la preparazione di un grosso progetto per adattare cinematograficamente il romanzo di fantascienza Dune di Frank Herbert. Cerca di coinvolgere artisti che erano sullo frequenza d’onde. tra psichedelia e ricerca spirituale. Le musiche sarebbero dovute essere realizzate dei Pink Floyd e nel cast c’erano personalità fuori dagli schemi come Salvador Dalì e Orson Welles. Nella troupe c’erano scenografi e costumisti  come Moebius, Chris Foss e Hans Ruedi Giger. Avrebbe dovuto essere un film Kolossal di oltre 3 ore. Ma il progetto non vide mai la luce negli anni 70. Fu realizzato solo nel 1984 con la regia di David Lynch. Sulla vicenda esiste anche un documentario del 2013 Jodorowsky’s Dune, diretto da Frank Pavich.

Jodorowsky ha avuto anche un’intensa attività letteraria, dedicata soprattutto allo studio della psicomagia, della cabala e dei tarocchi. I suoi libri che esplorano il rapporto esoterico dell’uomo con Dio. Ha scritto anche diversi romanzi, alcuni dei quali autobiografici, ed ha sceneggiato alcuni fumetti collaborando con il fumettista francese Moebius e con l’italiano Milo Manara.

Jodorowsky e la psicomagia

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Jodorowsky è stato fin da giovane un grande ammiratore di André Breton e del surrealismo. Il suo interesse per l’esoterismo nasce negli anni sessanta quando incontra una guaritrice messicana di nome Pacita. La donna era in grado di guarire i malati trasmettendo loro una fortissima energia con delle azioni che non avevano nulla in comune con la medicina tradizionale. Affascinato da questa pratica Jodorowsky gli dà il nome di Psicomagia. L’atto psicomagico è una sorta catarsi che porta le persone afflitte da un problema a cambiare la loro percezione della realtà, e di conseguenza del problema stesso.

Ad esempio propose ad una persona che aveva problemi finanziari di incollare due monete alle proprie scarpe in modo da sentire sempre il tintinnio dei soldi quando camminava. Oppure propose ad un ragazzo influenzato negativamente dalla figura autoritaria del padre di bruciare una foto del genitore e di buttare le ceneri in un bicchiere di vino, che avrebbe poi bevuto. Jodorowsky li chiama “atti effimeri”, cioè azioni apparentemente superficiali e senza nessuna utilità concreta ma in realtà capace di rilasciare una forte energia guaritrice.

Lo straordinario nell’ordinario

Conoscere Alejandro Jodorowsky può essere un’esperienza molto particolare e fuori dagli schemi. Certe persone emanano un’energia che ci capita di incontrare raramente. Sono uomini e donne che hanno un magnetismo particolare e una libertà di essere che sembra non appartenere a questo mondo. Mentre la maggior parte degli individui ci appare ordinaria anche nelle sue qualità più straordinarie Jodorowsky è un uomo che appare straordinario anche nelle sue attività più semplici. 

Nonostante la complessità dei suoi film come La montagna Sacra ed El Topo e l’aspetto quasi criptico delle sue immagini Jodorowsky dice e fa cose molte semplici, come solo le persone molto sagge sanno fare. Il suo viaggio nelle terre selvagge e nell’ignoto sembra portarci sempre, alla fine del percorso, a destinazioni molto familiari e quotidiane. Il mistero è da scoprire dietro l’apparente banalità delle cose quotidiane, ma riuscire a guardare oltre il velo delle apparenze, oltre Maya e la sua illusione, è una qualità che hanno davvero in pochi. 

Jodorowsky: un uomo alla scoperta del proprio sé

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Jodorowsky ha dedicato la sua intera vita alla poesia, alla scrittura e al cinema. Ma tutte queste sue attività hanno un unico obiettivo: la scoperta del proprio sé. Nella sua opera cinematografica è sicuramente di grande impatto l’influenza del surrealismo francese e di artisti come Salvador Dalì e André Breton. Il linguaggio dei sogni è stato di grande ispirazione per il regista cileno come per gli artisti surrealisti. L’obiettivo è stato per entrambe aprire un accesso nella vita razionale al linguaggio dei sogni e dell’irrazionale. Affermare l‘importanza dell’inconscio e la sua capacità di espandere la consapevolezza rispetto alla mente cosciente. Jodorowsky è un esploratore di mondi lontani dove si incontrano pochissime persone. E questo suo temerario viaggio lo ha portato ad incontrare quei pochi artisti che percorrevano la sua stessa strada, lontani dai territori del mainstream, anche se famosissimi. Come ad esempio David Lynch e John Lennon.

Consumismo contro crescita personale

Jodorowsky è d’accordo con altri grandi pensatori, come Pier Paolo Pasolini, nel considerare il consumismo uno dei peggiori mali dell’epoca che stiamo vivendo: la quantità, il caos e il superfluo ha riempito ogni spazio ed ha chiuso le possibilità di percepire il silenzio e la magia della vita. La qualità trionfa rispetto alla quantità. Dobbiamo esagerare in tutto, viviamo in una sorta di grande abbuffata perpetua seguita da una perpetua indigestione. Anche per i film non ha più senso guardarli per una crescita personale, per una comprensione maggiore dell’esistenza. La moda di successo è il binge watching, una sorta di dipendenza simile alla droga per dimenticare la realtà. Stordirsi consumando sempre di più. 

I film di Jodorowsky sono concepiti esattamente al contrario: ci potremmo soffermare su ogni inquadratura, su ogni singola immagine per interi minuti e coglierne le sfumature, le relazioni tra i colori e le forme, i dettagli rivelatori in secondo piano, i riferimenti a conoscenze e culture. I film di Jodorowsky sono sicuramente adatti alla pratica del sip watching: la visione parsimoniosa, attenta e consapevole dei film. Da cui si esce sempre arricchiti.

L’apparenza della realtà

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Jodorowsky approfondisce molto nei suoi scritti e nei suoi film l’idea dell’apparenza della realtà. Il mondo è un’illusione che non ci appartiene, che crea continuamente nuovi desideri che non desideriamo, che ci fa consumare ogni giorno cose di cui non abbiamo bisogno. La maggior parte delle persone sono vittime di una società completamente artificiale che fa fare agli uomini quello che è stato deciso che debbano fare. Uscire da questo Matrix non è affatto facile: siamo convinti che quella percezione sia qualcosa di nostro e non un condizionamento che subiamo dall’esterno. Però la sensazione di mancanza di libertà, di essere rinchiusi in delle specie di gabbie invisibili non ci abbandona mai.

Il filo conduttore dell’opera di Jodorowsky è nel mostrare che questa finzione in cui la società umana è immersa è limitata, è un’illusione che non può contagiare tutti. La verità c’è e sa come manifestarsi e raggiungere le persone ricettive. Esiste quello che molte tradizioni spirituali orientali chiamano il Grande Uno: una coscienza collettiva che lega ogni essere vivente e ogni cosa e che è in grado di trovare soluzioni a qualsiasi problema. La sua potenza e la sua perfezione enorme. La natura sai esattamente cosa fare, il pianeta sa esattamente come guarire le sue ferite. La coscienza universale crea continuamente energia positiva e va avanti da sé al di fuori di qualsiasi finzione.

Le finzioni del mondo

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Per Alejandro Jodorowsky, come per molti altri saggi e guru, le religioni fanno parte di questa finzione, sono come dei fumetti, dei fotoromanzi creati da uomini che vogliono il potere di fare da intermediari con Dio. La verità è che per mettersi in comunicazione con Dio o con la coscienza universale non c’è bisogno di nessun intermediario. Infatti negli ultimi decenni le religioni hanno perso molto potere, le gente non è più disposta a credere in certi schemi. La religiosità non c’entra nulla con le religioni, è in un vasto sentimento mistico che consente a chiunque di fare l’esperienza della vita. E l’unico Dio esistente non è fuori di noi ma nella nostra interiorità. Ogni essere vivente è una goccia dell’oceano. Se sono una goccia non posso conoscere l’intero oceano ma ne sono effettivamente parte. Nello stesso modo gli uomini non possono conoscere Dio ma comprendere che Dio è una parte di noi stessi, la parte collegata alla coscienza universale e al tutto. La visione di Jodorowsky sembra coincidere con quella di Osho, il famoso guru indiano di cui circolano centinaia di libri.

La patria e la famiglia sono concetti molto limitanti per Jodorowsky. I confini delle Nazioni sono schemi artificiali, mai esistiti nella realtà. Queste divisioni geografiche e culturali sono create da persone dominate ancora da una percezione del mondo polarizzata, dualistica, fatta di divisioni, separazioni e contrapposizione, Bene e male, bianco e nero, africano ed europeo, morale e immorale. Ma la verità è che l’unica patria possibile è l’intero pianeta, e l’unica vera famiglia è l’intera umanità. Anzi, non solo l’umanità, ma ogni cosa che esiste in natura: piante, minerali, insetti, animali…

Anche nella condanna della visione politica contemporanea troviamo delle forti assonanze tra Jodorowsky e Osho. Per il regista non c’è spazio per la politica quando ti muovi su un livello di coscienza creativo e artistico: la politica attuale non è altro che un eterna competizione, un continuo scontro di ideologie. E’ il terreno ideale di combattimento della mente polarizzata e divisa. Ma tutto ciò che di positivo nasce nella società è dovuto invece alla collaborazione, all’apertura verso gli altri, alla cooperazione per un unico obiettivo.

Arte per esplorare l’ignoto

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L’arte è lo strumento con la quale possiamo andare oltre superare i nostri limiti ed esplorare i territori sconosciuti. Con l’arte possiamo sondare la nostra interiorità per raggiungere il massimo stato di libertà possibile. L’arte non è affatto legata al successo commerciale e non è nemmeno una ricerca solitaria nutrita dall’ego dell’artista. Secondo Jodorowsky l’arte è il rumore che fanno le onde sulla superficie dell’oceano: un fenomeno che proviene dagli abissi più profondi, una propagazione di energia che nasce dalla coscienza universale e che possiamo percepire solo quando siamo in comunicazione con la nostra parte Divina.

Jodorowsky ha vissuto la maggior parte della sua vita a Parigi, dove risiede ancora oggi, con la sua seconda moglie Pascale, conosciuta all’età di 76 anni. Ogni mercoledì alle 15 Jodorowsky arrivava al caffè Le téméraire, nella dodicesima circoscrizione, per selezionare una ventina di persone che avrebbero potuto usufruire gratuitamente del suo servizio, con una sorta di artigianale estrazione della lotteria. Oppure ha organizzato spesso le sue performance al Cabaret mystique, una piccola sala di 70 posti nella libreria Le Cent Ciels, nell’undicesima circoscrizione. 

Secondo Alejandro, arrivato ormai alla veneranda età di 92 anni, compiuti il 17 febbraio del 2021, la vecchiaia non è il triste declino dell’essere umano verso la malattia e la morte, ma può essere il culmine dell’esperienza di una vita meravigliosa. Un momento sacro in cui si abbandonano tutte le illusioni del mondo esterno e ci si concentra sulla nostra ricchezza interiore. Il senso della vita per Alejandro Jodorowsky è morire felici. Non essere più la bella farfalla che danza intorno alla fiamma ma diventare noi stessi la fiamma che arde.

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