Intervista con Lewis Critchley

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Lo straordinario crossover di generi differenti “The Lost Mantle of Eliah” è stato selezionato, tra i lungometraggi, per la terza edizione di Indiecinema Film Festival!

Il 17 maggio 2024, nel corso del focus sul cinema indipendente britannico, l’anteprima italiana di The Lost Mantle of Elijah sarà il piatto forte della nuova serata organizzata presso “La Bottega dell’attore”, spazio fantastico situato a Roma, in Via dei Volsci 3. Questo incredibile mix di generi, selezionato per il Concorso Lungometraggi del terzo Indiecinema Film Festival, verrà proiettato assieme a un intenso cortometraggio inglese, Fragile Reflections, presente anch’esso in concorso.
Mentre il regista di Fragile Reflections ovvero Andrew Short ci ha inviato un simpatico videomessaggio dal Regno Unito, proprio per spiegare l’ispirazione del suo lavoro, una gran bella conversazione è quella che abbiamo avuto con Lewis Critchley, che ha diretto invece The Lost Mantle of Elijah. E ora potete leggere qui la nostra intervista!

I temi di questa frizzante opera cinematografica

Lewis, potresti dirci da dove è venuta l’ispirazione iniziale per “The Lost Mantle of Elijah“, considerando tutto quel mix di avventura, fantasy e temi biblici?

Certamente. Ho tratto ispirazione dal desiderio di fondere avventura e fantasy, mentre esploravo le teorie cospirative contemporanee come le pratiche bancarie e il concetto di governanti occulti, simili a pirati. Anche esperienze personali e riflessioni sulle relazioni hanno influenzato la narrazione, con l’obiettivo di evocare lo spirito di film classici come Rio Bravo e I tre moschettieri. Il mio obiettivo era creare un’esperienza piacevole e stimolante, proprio come i film che mi hanno ispirato.

Il tuo film sembra poter essere in risonanza sia coi credenti che con gli scettici, toccando i temi della vita, del destino e delle possibili scale di valori. Puoi approfondire l’approccio che hai avuto, nel giustapporre in modo fantasioso l’Antico Testamento e lo spirito del Vangelo?

In effetti, la mia intenzione era quella di presentare una narrazione che parli sia ai credenti che agli scettici, esplorando il contrasto che vi è tra le narrazioni dell’Antico Testamento e quelle del Vangelo. Immaginando cosa accadrebbe, se personaggi come Elia dovessero riapparire in un contesto moderno, ho mirato a provocare una riflessione sui temi della fede, dell’intervento divino e della complessità della dottrina religiosa. Il film funge da scenario “what-if”, sfidando le interpretazioni tradizionali e onorando l’essenza della fede cristiana.

Un intrigante mix di generi con location affascinanti

Il tuo film raccoglie elementi dei classici film d’avventura, evocando nostalgia negli spettatori. Come ti sei predisposto ad accorpare questi elementi nella narrazione, ci sono titoli particolari di tale filone che ti stanno a cuore?

Apprezzo profondamente i classici dell’d’avventura come Star Wars: L’Impero colpisce ancora, che ha ispirato il mio amore per il cinema fin dalla più giovane età. Il mio obiettivo era catturare l’eccitazione e la meraviglia di quei film in The Lost Mantle of Elijah, enfatizzando gli effetti visivi e i luoghi del mondo reale per creare un’esperienza coinvolgente. Anche se gli adattamenti moderni spesso non sono all’altezza, credo che sia necessario rimanere fedeli all’essenza della narrazione che ha affascinato il pubblico in passato.

Le location giocano un ruolo significativo nel tuo film. Potresti evidenziare alcuni dei luoghi principali e il loro significato nel dare forma alla narrazione?

Le location, come la Chiesa Nera e la “Golden Hind“, sono state scelte con cura per evocare elementi archetipici e aggiungere profondità alla storia. Ogni luogo funge da sfondo per il viaggio dei personaggi, riflettendo le loro lotte e i loro trionfi. Le riprese in luoghi iconici come San Bartolomeo il Grande a Londra aggiungono autenticità e ricchezza visiva alla narrazione, migliorando l’esperienza cinematografica complessiva.

Effetti speciali e interpreti

Gli effetti speciali sono parte integrante del film. Come ti sei mosso per incorporare adeguatamente gli elementi in computer grafica e che ruolo giocano essi nel migliorare il racconto?

Gli effetti visivi hanno giocato un ruolo cruciale nel dare vita al mondo di The Lost Mantle of Elijah. Ho dedicato molto tempo e risorse, per garantire che gli elementi CG si integrassero perfettamente con gli effetti ottenuti sul set, creando un’esperienza visivamente sbalorditiva e coinvolgente per il pubblico. Sfruttando una tecnologia all’avanguardia come Unreal Engine, siamo stati in grado di ampliare i confini della narrazione e offrire uno spettacolo visivo davvero accattivante.

Il film presenta uno stuolo assai diversificato di personaggi. Come hai proceduto al casting? E hai avuto esperienze valide, positive con gli attori?

Il casting è stato un processo collaborativo, in cui ciascun attore ha portato il proprio talento e la propria energia, unici, al progetto comune. Mi sono affidato a una combinazione di connessioni personali e reti professionali per mettere insieme il cast, assicurandomi che ogni ruolo fosse ricoperto alla perfezione. Lavorare con attori come Paul Asmar e Tayo Oyekoya è stato un piacere e la loro dedizione al proprio mestiere ha elevato il film a uno standard più alto.

Dalla colonna sonora ai nuovi progetti in cantiere

La musica gioca un ruolo fondamentale nel dare il tono giusto alla storia. Puoi dirci qualcosa sul tuo modo di fondere suoni e immagini e se ci sono state ispirazioni specifiche per la colonna sonora?

La musica è stata fondamentale per catturare la scala epica e la profondità emotiva della narrazione. Ho lavorato a stretto contatto con il compositore, per creare una colonna sonora che completasse le immagini e migliorasse la narrazione. Traendo ispirazione da film classici come Star Wars e da compositori britannici come William Walton, abbiamo creato una colonna sonora che è entrata in risonanza con il pubblico e che ha aggiunto livelli di complessità ai temi esplorati nel film.

Oltre ad accompagnare in giro “The Lost Mantle of Elijah”, sappiamo che hai altri progetti cinematografici in cantiere. Potresti fornirci qualche dritta sui tuoi prossimi lavori, ossia “Beasts of Nemesis” e “Soulmate”?

Beasts of Nemesis è un emozionante film di fantascienza che esplora i temi della magia, dell’intelligenza artificiale e della natura della coscienza. Con un cast di talento e un team di produzione internazionale, promette di essere un’esperienza cinematografica indimenticabile. Soulmate, invece, è un altro lungometraggio di fantascienza basato su una mia sceneggiatura originale, che approfondisce i temi dell’amore, del sacrificio e della redenzione. Entrambi i progetti mettono in mostra la mia passione per questo tipo di narrativa e l’impegno per superare i confini del genere.

Le tue esperienze con la società E Signs sembrano aver influenzato anche il percorso cinematografico. In che modo il tuo background nel design e nell’installazione ha influenzato il tuo stile visivo e il tuo approccio al cinema?

Il mio background nel design e nell’installazione è stato prezioso nel plasmare il mio stile visivo e il mio approccio al cinema. L’attenzione ai dettagli e alla maestria pratica che ho affinato tramite E Signs si traduce perfettamente nel mondo del cinema, permettendomi di creare ambienti coinvolgenti e visivamente sorprendenti. Che si tratti di progettare set complessi o di incorporare effetti concreti, le mie esperienze mi hanno fornito la competenza e le conoscenze per dare vita sullo schermo alla mia visione creativa.

Infine, come percepisci il panorama dei registi indipendenti che affrontano generi complessi come il fantasy nel Regno Unito, vedi opportunità di crescita e innovazione in tale settore?

Il Regno Unito offre numerose opportunità per i registi indipendenti che desiderano esplorare generi complessi come il fantasy. Con i suoi paesaggi diversi e il ricco patrimonio culturale, non manca l’ispirazione per i narratori. Sebbene esistano certamente delle sfide, come il finanziamento e la distribuzione, credo che con passione, perseveranza e innovazione, i registi indipendenti possano ritagliarsi la loro nicchia e lasciare il segno in tale ambito. Finché ci saranno storie da raccontare e un pubblico desideroso di viverle, il futuro apparirà luminoso per il cinema indipendente nel Regno Unito.

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Stefano Coccia

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