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Film horror italiani da vedere assolutamente

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Indice dei contenuti

I film horror italiani sono esplosi nel mondo della produzione cinematografica italiana nella seconda metà degli anni ’50. In realtà il cinema horror italiano non ha mai seguito un corso unitario e, con alcune eccezioni, ha sofferto dei limiti di produzione del cinema underground e alternativo, ma ha comunque avuto un impatto duraturo nel tempo e in molti casi ha suscitato interesse e valutazioni favorevoli da parte della critica mondiale, producendo molti film imperdibili. Mario Bava e Dario Argento sono tra i registi più apprezzati della categoria horror italiana e considerati maestri del cinema horror in tutto il mondo.

Gli inizi del cinema horror italiano

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Ci sono antecedenti dei film horror italiani degli anni ’50, come La bestia di Frankenstein del 1920 e Il caso Haller del 1933, Il cinema horror prese piede in Italia solo alla fine degli anni ’50, quando alcuni registi specializzati sul cinema di genere iniziarono a produrre film in cui c’è un propensione al soprannaturale e al cupo fino a quel momento lontano dal gusto dominante degli italiani. Il primo vero film horror italiano in assoluto è stato I vampiri di Riccardo Freda nel 1957, con sfumature fantascientifiche e con una trama che sottolinea sia la categoria degli investigatori che il realismo italiano. Freda dirige, 2 anni dopo, Caltiki il mostro immortale, influenzato dal fortunato Fluido Mortale con Steve McQueen.

Mario Bava, che fino ad allora era stato un fotografo professionista nei film di Freda, ha debuttato alla regia con La maschera del demonio nel 1960. Il film è basato su Vij di Gogol e tratta il tema della sessualità in modo morboso, senza disdegnare i riferimenti al voyeurismo e alla necrofilia. La maschera del demonio è considerata tra le opere d’arte dei film horror italiani, insieme a una svolta del barocco gotico: da essa Freda trasse motivazione per produrre L’orribile segreto del dr. Hichcock (1962) e Lo spettro (1963).

Mario Bava continuerà la sua professione di regista spaventoso con altri film con thriller e film di fantascienza come The Three Faces of Fear (1963), Terror in Space (1965), che influenzerà Ridley Scott di Alien e Chain Reaction (1971), ed ha fondato dell’intera categoria slasher. A verificare l’inaspettato aumento di appeal della dei film horror italiani ci furono altri film firmati da Renato Polselli (L’amante del vampiro, 1960) e Giorgio Ferroni (Il mulino delle donne di pietra , 1960), oltre a numerosi esempi di film peplum costituiti da Ercole al centro della terra (1961) di Bava e Maciste all’inferno (1962) di Freda.

Pupi Avati ha esordito alla regia con Balsamus, l’uomo di Satana (1968) e Thomas e gli indemoniati (1969). Dopo questi 2 esempi di cinema paranormale, tornerà anni dopo con La casa dalle finestre che ridono (1976), che strizza l’occhio al folklore dei padani.

Film horror italiani dopo gli anni ’60

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Il cinema horror italiano degli anni Ottanta e Settanta fu influenzato dal teatro del Grand Guignol e dalle ribellioni giovanili contro l’establishment e i tabù e fu convalidato come uno dei più spaventosi e importanti dell’epoca. Con Profondo Rosso del 1975, Dario Argento crea la rottura conclusiva con la categoria del Giallo italiano e 2 anni dopo torna con Suspiria, altro lavoro predestinato ad acquisire un eccezionale riscontro di pubblico e critica e in cui ottiene risultati geniali con la fotografia. Il successo internazionale rende L’Anticristo (1974) di Alberto De Martino, influenzato da L’esorcista (1973), un film di culto. Racconta la storia di Ippolita Oderisi, soffermandosi sulla forte sofferenza interiore che la renderà vittima del diavolo. Altrettanto fortunato il regista Lucio Fulci, secondo il quale i film horror non dovrebbero essere portatori di messaggi socio-politici, ma piuttosto un’esperienza sensoriale e visiva. Dopo aver diretto Zombi 2 (1979), predestinato a ottenere un fantastico successo di pubblico, Fulci è tornato nella categoria horror con … E vivrai nella paura! L’aldilà (1981), rivisitazione cruenta di Amityville Horror. Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato ha inaugurato il ricco filone del film horror con found footage.


Caratteristiche dei film horror italiani

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A differenza di quanto avviene in molte altre nazioni dove si sceglie la componente soprannaturale, nel cinema horror italiano è generalmente l’aspetto umano e la sua psicologia all’origine del male. Anche il cinema horror italiano ha sviluppato nel tempo una propria identità: è elegante, efficace nelle ambientazioni e nei costumi, si ispira spesso allo stile del cinema d’avanguardia degli anni ’30, con molte scene violente, abbondanza di sangue ed effetti di luce e di colore molto curati. Oltre a non tralasciare costantemente componenti di fantascienza, l’horror italiano tende a prediligere protagoniste donne che, a seconda dei casi, sono donne fatali, carnefici o vittime. Il più delle volte, i film horror italiani sono stati etichettati come film trash o film di serie B. Nonostante ciò, alcuni film horror di autori italiani sono riusciti a catturare l’attenzione di registi stranieri e spesso a influenzarli.

I migliori film horror italiani da guardare

I vampiri (1957)

I Vampiri è un film horror italiano del 1957 diretto da Riccardo Freda e terminato dal direttore della fotografia del film, Mario Bava. Nel cast Gianna Maria Canale, Carlo D’Angelo e Dario Michaelis. Il film ha a che fare con una serie di omicidi di ragazze che vengono scoperte con tubi di drenaggio del sangue. I giornali parlano di un serial killer chiamato il Vampiro, che motiva il giovane giornalista Pierre Lantin a indagare sui delitti.

All’epoca della sua uscita il film fu percepito come un oggetto originale e strano per seguaci del genere horror. Le scene davvero spaventose si riducono a poche sequenze. Il film stabilì il requisito di un design estetico che sarebbe stato la struttura per molti film horror italiani simili: ragnatele, porte che cigolano, degenerazione e un’illuminazione fantastica. Qualsiasi individuo curioso di cinema horror italiano dovrebbe vederlo: un film ignorato e sottovalutato, con suggestioni dal cinema neorealista.

Caltiki, Il mostro immortale (1959)

Caltiki, Il mostro immortale è un film horror di fantascientifico in bianco e nero del 1959. La storia del film riguarda un gruppo di scavatori che esplorano rovine Maya e incontrano un mostro che è una palla informe e amorfa. Possono combatterlo con il fuoco. Una cometa, che in precedenza è passata vicino alla Terra nel periodo del crollo del popolo Maya, dovrebbe tornare, aumentando l’opportunità di un collegamento tra la cometa e il mostro.

Recitazione approssimativa e restrizioni di un piccolo budget da B movie ostacolano la riuscita del film. La trama è così banale da risultare divertente. Molti anni dopo è stato rivalutato come coinvolgente e interessante amalgama di fantascienza e horror. Esso rimane una dimostrazione delle abilità di Bava, in particolare la sua incredibile capacità di creare atmosfere e scene scioccanti.

L’amante del vampiro (1960)

La storia e la sceneggiatura del film sono state scritte dal regista Renato Polselli e dagli autori della sceneggiatura Giuseppe Pellegrini ed Ernesto Gastaldi. Poiché Dracula interpretato da Christopher Lee aveva avuto grande successo in Italia i produttori aspiravano a realizzare i propri film sui vampiri. Il film fu girato al castello di Artena nel tardo 1959 in 3 settimane. Renato Polselli ha infatti dichiarato che gli scheletri nelle scene della cripta del vampiro erano veri e propri scheletri. L’inquadratura del volto del vampiro è stato un effetto speciale fatto in casa, un calco del viso con il gesso, con una maschera di gomma adesiva su di esso. La tecnica consisteva nel mettere uno strato di cenere tra la gomma e il gesso.

La maschera del demonio (1960)

Nella Moldavia del XVII secolo, la principessa Asa Vajda, sospettata di stregoneria, viene condannata dall’Inquisizione e muore maledicendo la sua stessa famiglia, responsabile del suo destino. Nel diciannovesimo secolo, i medici Kruvajan e Gorobec, mentre si recano a una conferenza medica, trovano la bara di Asa lungo il tragitto e la svegliano accidentalmente. Lei si propone sistematicamente di vendicarsi…

Il film fu stroncato dalla critica italiana mentre fu subito apprezzato in Francia come opera d’arte “pittorica”. E’ sicuramente uno dei migliori film di Bava con sequenze di grande fascino e orrore. La versione inglese è stata devastata da un doppiaggio mediocre. La critica inglese lo ha apprezzato relativamente a causa della sua produzione a basso costo. Negli successivi il film fu rivalutato e considerato tra i migliori film horror mai realizzati: un festival del proibito che libera un interesse adolescenziale per il mondo soprannaturale, acclamato come il capolavoro dell’horror gotico italiano. La cinematografia in chiaroscuro meravigliosamente composta, lo stile espressionistico e la regia forniscono al film un atmosfera unica. Il cinema nella sua forma più abbondante e grandiosa, traboccante di immagini altisonanti.

Occhi senza volto (1960)

L’insegnante Génessier, un noto chirurgo estetico specializzato in trapianti, è responsabile di un incidente automobilistico da cui suo figlio Christiane, che ama, è uscito vivo ma con una faccia terribilmente mutilata. Con l’aiuto di un assistente attira le ragazze nel suo laboratorio, per eliminare la pelle dai loro volti e usarla per le ferite di suo figlio. Un’operazione così difficile che Génessier è tenuta a duplicarla regolarmente, dopo ogni fallimento degli innesti. Christiane, una maschera sul viso, non sa ancora assolutamente a nulla…

La critica francese dichiarò che si trattava o di una ripetizione dell’espressionismo tedesco o semplicemente di una frustrazione per il salto del regista da regista di documentari a film di categoria. La stampa inglese disse che quando un regista come Georges Franju fa un film horror non si possono cercare allegorie o livelli di lettura, trovando il film insignificante. Eyes Without a Face ha avuto una riedizione nelle sale nel settembre 1986 in concomitanza con retrospettive al National Film Theatre di Londra e alla Cinémathèque Française. Con il ripristino dell’interesse, il film ha iniziato a essere rivalutato. La critica francese nei confronti del film è stata notevolmente più favorevole di quanto non fosse alla sua uscita iniziale. Il pubblico ha scoperto la natura poetica del film paragonandolo al lavoro del poeta e regista francese Jean Cocteau. Franju utilizza una strana poesia in cui l’impatto di Cocteau è evidente.

Ercole al centro della Terra (1961) 

È un film peplum fantastico horror italiano diretto da Mario Bava e Francesco Prosperi. Di ritorno dalla guerra, Ercole scopre la sua amata, Diane, priva di sensi. Secondo l’oracolo Medea, l’unico metodo utilizzato da Ercole per riportarla in vita è scoprire una pietra spirituale sepolta nelle profondità della Terra, nel regno dell’Ade. Lui per questo inizia un viaggio all’inferno, accompagnato da Télémaque e Thésé, dopo aver consegnato Diana al re Lico. Non capisce che è lo stesso Lico ad avvelenare Diane, e si prepara a tenerla per sé…

L’Orribile Segreto del Dr. Hichcock (1962) 

E’ un film horror italiano del 1962, diretto da Riccardo Freda e composto da Ernesto Gastaldi. Il film è interpretato da Barbara Steele e Robert Flemyng. La storia è ambientata nel 1885 e parla del dottor Bernard Hichcock (Robert Flemyng), un necrofilo il cui orribile segreto del titolo è drogare la moglie, Margaretha (Maria Teresa Vianello), per macabri giochi sessuali. Un giorno le somministra involontariamente un’overdose di un farmaco nuovo che rallenta il battito cardiaco e crede di averla uccisa. Dopo averla seppellita in una cripta, lascia Londra. Dodici anni dopo, torna e si risposa nella sua vecchia casa. La sua nuova moglie, Cynthia (Barbara Steele), inizia a pensare di vedere Margaretha in giro per casa tua. Dopo che Cynthia si ritrova con i vecchi giochi macabri del dottor Hichcock, presume che stia tentando di ucciderla.

Il film è controverso e sembra un inno alla necrofilia. La fotografia include notevoli bagliori di colore e la storia è avvincente, indipendentemente da molte idee prese in prestito da varie fonti, da Vampyr di Dreyer, Jane Eyre, Rebecca e Strange Case of Dr. Jekyll e Mr. Hyde. L’esperienza di regia di Riccardo Freda e del cameraman Raffaelle Masciocchi sono evidenti con l’uso del colore, della luce, ed estetica di grande impatto. Che un film sugli entusiasmi di un necrofilo possa anche essere lanciato nel 1962 è un segreto censorio a sé stante o, forse, una chiara testimonianza del metodo in cui i film horror sono stati formalmente ignorati a tutti i livelli culturali in quel momento.

Lo spettro (1963)

E’ un film horror italiano del 1963 diretto da Riccardo Freda, che utilizza lo pseudonimo di “Robert Hampton”. Il film è interpretato da Barbara Steele e Peter Baldwin. Nel 1910 in Scozia, il malato dottor Hichcock (Elio Jotta), costretto sulla sua sedia a rotelle, organizza sedute spiritiche in cui la sua cameriera, Catherine (Harriet Medin), funge da medium. Secondo la teoria di Hichcock, colpi di tossina mortale seguiti da un rimedio potrebbero curare il suo handicap. Il più giovane dottor Livingstone (Peter Baldwin) rimane con lui per somministrare regolarmente questo trattamento pericoloso. La moglie di Hichcock, Margaret (Barbara Steele), scopre che affrontare il coniuge è sempre più difficile. Il film sui fantasmi che è un superbo allenamento al Grand Guignol: un film horror sgangherato, lunatico, spaventoso, senza una vera e propria trama.

I tre volti della paura (1963)

Il film è composto da 3 episodi, ognuno dei quali rappresenta una racconto terribile. Il telefono: Rosy trascorre una notte particolarmente impegnativa, intercettata al telefono da un perfetto sconosciuto che le rivela la sua morte… I Wurdalak: un vampiro gestisce usa una donna per infestare la campagna slava. L’ultima goccia: forse la signorina Chester non avrebbe dovuto davvero prendere l’anello tra i suoi clienti appena scomparsi…

La caratteristica più inquietante del film è la sua scenografia, in particolare gli interni. pittoricamente fantastici. La sceneggiatura e il doppiaggio sono metodi sopra la media”. L’episodio “La goccia d’acqua” è il migliore delle 3 storie ed è stata definita “l’opera più spaventosa di Bava”. “The Wurdalak” è una “piccola opera d’arte” grazie anche all’interpretazione di Karloff che ricorda qualcosa de La notte dei morti viventi. Si tratta di una fantastica antologia dell’orrore, piena di suspense e paura per tutto la durata.

La frusta e il corpo (1963)

Il corpo e la frusta è un film horror gotico italiano del 1963 diretto da Mario Bava con lo pseudonimo di “John M. Old”. Il film ha a che fare con Kurt Menliff (Christopher Lee) che viene ostracizzato da suo padre per la sua relazione con una serva e per il suo suicidio. In seguito torna per recuperare il titolo e la sua precedente fidanzata Nevenka (Daliah Lavi), che ora è la compagna di suo fratello. Menliff viene poi scoperto ucciso, tuttavia i residenti pensano che il suo fantasma sia effettivamente tornato a perseguitare il castello per vendetta.

La censura italiana ha vietato il film dalle sale cinematografiche a causa delle scene sadomaso. Definito da alcuni critici lento, al limite della parodia e poco originale, altri hanno indicato questo lavoro adatto ad un pubblico appassionato di ambientazione gotica e di fantasmi, con una cinematografia eccezionale. Alcuni hanno dissero che è il film di Mario Bava al culmine della sua esperienza visiva, con una notevole fotografia, una sceneggiatura divertente, e un cast notevole.

Danza macabra (1965)

È un film horror soprannaturale diretto da Sergio Corbucci e Antonio Margheriti, interpretato da Barbara Steele, Georges Rivière, Margarete Robsahm. Gli spiriti oscuri infestano il castello di Providence e, secondo la leggenda, chiunque vi avesse passato la notte sarebbe morto. Per il giornalista Alan Foster, tutto questo è spazzatura e sceglie di stabilirsi lì al tramonto. Inizia la sventura… Una sceneggiatura innovativa e la buona recitazione di Georges Rivière, videocamera, musica e velocità lenta per logorare le terminazioni nervose. Il film fa anche uso di molti cliché ma comunque rimane davvero spaventoso e spettrale.

Un posto tranquillo in campagna (1968)

Un posto tranquillo in campagna è un film horror italiano del 1968 diretto da Elio Petri e interpretato da Franco Nero e Vanessa Redgrave. Basata sul racconto “The Beckoning Fair One” di Oliver Onions, la trama segue un artista che si trasferisce in una villa rurale con il suo partner, dove inizia a vivere circostanze soprannaturali e spaventose.

Desideroso di lasciare la pressione della città, l’artista visivo Leonardo Ferri si prepara a trasferirsi da Milano in una casale nella campagna italiana con la sua fidanzata britannica, una gallerista di nome Flavia. Il suo agente immobiliare gli fornisce una grande casa, ma Leonardo si scopre attratto da una grande e squallida proprietà residenziale in affitto nelle vicinanze. Un pomeriggio Leonardo incontra alla casa misteriosa Attilio, il suo custode, che gli comunica che i proprietari potrebbero affittarla. Leonardo alla fine affitta la casa e inizia immediatamente a lavorare per restaurarla.

Nude… si muore (1968)

Un film horror italiano di Antonio Margheriti. Una donna viene annegata in una vasca da bagno e successivamente messa in un baule su un pick-up diretto al St. Hilda College. Tra i formatori c’è la signora Clay, un’insegnante di scienze. C’è un giovane istruttore, Richard Barrett, un istruttore subacqueo. Ci sono solo 7 ragazze nell’istituto, mentre le altre stanno facendo un viaggio. Arrivato sul posto, il bagagliaio è posizionato nel seminterrato.

Betty Ann entra in un seminterrato dove viene strangolata e fatta sparite. Inizia la ricerca della ragazza. Tutte le ragazze sono incoraggiate a non lasciare il luogo, tuttavia una, Lucille, ha un incontro con il suo allenatore Richard, con il quale ha una relazione. Lucille sceglie di uscire e va in un cottage su una collina, dove trova il corpo di Betty Ann e fugge. Quando torna incontra Richard e lo informa di ciò che è accaduto, tuttavia il corpo di Betty Ann è scomparso dal cottage…

Orgasmo (1969)

Orgasmo è un film giallo del 1969 diretto da Umberto Lenzi e interpretato da Carroll Baker, Lou Castel e Colette Descombes. L’americana Catherine West arriva qui in Italia da New York anticipata da molti giornalisti in seguito alla morte in un incidente automobilistico del marito Robert, un barone del petrolio del Texas che le ha lasciato la sua proprietà da 200 milioni di dollari. Si ritira in una villa italiana affittata dal suo austero rappresentante legale, Brian Sanders. Catherine incontra Peter Donovan, un giovane americano di Boston il cui veicolo si è rotto nelle vicinanze. Catherine all’inizio è fredda nei confronti delle sue avances romantiche. Peter riesce a sedurla e i due iniziano una relazione entusiasta.

L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

È un film Giallo horror italiano del 1970 diretto da Dario Argento, nel suo lancio alla regia. Il film è il capostipite della classifica cinematografica italiana Giallo. Alla sua uscita, il film ebbe un notevole successo incassando 1.650.000.000 di lire italiane. Fu un successo anche fuori dall’Italia. Sam Dalmas è uno scrittore americano in vacanza a Roma con la sua fidanzata inglese, Julia, che sta vivendo il blocco dell’autore ed è sul punto di tornare in America, tuttavia assiste all’aggressione di una ragazza in una galleria d’arte da parte di un tipo strano a guanti neri usando un impermeabile. Tentando di raggiungerlo, Sam viene catturato tra 2 porte di vetro azionate meccanicamente e riesce a vedere l’uomo scappare. La ragazza, Monica Ranieri, è stata aggredita e le autorità hanno preso il passaporto di Sam per impedirgli di lasciare la nazione. Si ritiene che il nemico sia un serial killer che sta eliminando le donne in tutta la città e Sam è un testimone essenziale.

Il rosso segno della follia (1970)

Hatchet for the Honeymoon è un film thriller horror italiano del 1970 diretto da Mario Bava e interpretato da Stephen Forsyth, Dagmar Lassander, Laura Betti e Femi Benussi. La storia segue John Harrington, un pazzo armato di ascia che uccide le giovani spose a causa di un trauma giovanile. La produzione del film è stata disturbata a causa dello tensione tra cast e squadra, problemi di area e un’interruzione visibile nelle riprese quando il piano di spesa è terminato. Non è stato presentato fino a un anno dopo la sua conclusione ed è stato ignorato sia dalla critica che dal pubblico, rimanendo tra i molti film strani e poco noti di Bava anche dopo che il suo lavoro ha raggiunto l’apprezzamento di molti fan trasformandosi di un culto.

John Harrington è un attraente ragazzo di 30 anni che si sente costretto a eliminare le giovani spose per un trauma giovanile. John vive in una grande villa fuori Parigi, dove gestisce una fabbrica di abiti da sposa con la mamma e sostenuta economicamente dalla moglie Mildred. Lui e Mildred non vanno d’accordo, tuttavia lei rifiuta di pensare al divorzio. Ogni volta che sente che una donna tra le modelle che operano nella fabbrica di abiti sta per sposarsi, la uccide con una mannaia mentre sta provando il suo abito da sposa, brucia il corpo e utilizza le ceneri come fertilizzante. Ogni omicidio gli fornisce una visione più chiara della sua memoria traumatica. L’ispettore Russell si preoccupa di interrogare John sulle 6 modelle che sono scomparse e sospetta di lui, ma con la mancanza di prove non è in grado di arrestarlo.

La corta notte delle bambole di vetro (1971)

Quick Night of Glass Dolls è un film giallo italiano del 1971. È il lancio alla regia di Aldo Lado e ha come protagonisti Ingrid Thulin, Jean Sorel e Barbara Bach. I resti del giornalista Gregory Moore (Jean Sorel) vengono trovati in una piazza di Praga e consegnati all’obitorio. Moore vive ancora, imprigionato nel suo corpo, e ricorda angosciato come la scomparsa della sua splendida fidanzata (Barbara Bach) abbia provocato una spaventosa cospirazione.

Comincia a entrare nella sua mente. Scopre un club dove si verificano rituali occulti. Al club e trova il luogo in cui il corpo senza vita di sua moglie Mira è scomparso. Mentre Moore se ne va senza scoprirla, il custode del club dà un’occhiata al corpo di Mira, ricoperto di fiori, e crede a quanto sia ancora bello nonostante la sua morte. Alla fine, l’intera realtà diventa più chiara per Moore e arriva un finale sbalorditiva.

Una baia di sangue (1971)

A Bay of Blood è un film horror italiano del 1971 diretto da Mario Bava. Bava ha scritto la sceneggiatura del film con Giuseppe Zaccariello, Filippo Ottoni e Sergio Canevari. Il film è interpretato da Claudine Auger, Luigi Pistilli, Brigitte Skay, Nicoletta Elmi e Laura Betti. Carlo Rambaldi ha prodotto i raccapriccianti effetti speciali. La storia racconta una serie di omicidi rituali che si verificano intorno a una baia. È un film che ha influenzato i film slasher che sarebbero seguiti anni dopo, considerato tra i più grandi film horror di tutti i tempi.

Per tutta la notte nella sua tenuta sulla baia, la contessa Federica Donati in sedia a rotelle viene aggredita e strangolata a morte dal suo compagno, Filippo Donati. Un paio di minuti dopo, lo stesso Filippo viene pugnalato a morte da un aggressore, e le sue spoglie vengono poi trascinate nella baia. Dopo un indagine sul luogo del delitto, gli agenti di polizia trovano quello che ritengono essere un biglietto d’addio scritto dalla contessa, tuttavia l’omicidio di Filippo non viene chiarito. Il rappresentante immobiliare Frank Ventura e la sua fidanzata Laura complottano per prendere il controllo della baia. Dopo che la contessa ha rifiutato di ospitarli a casa tua, la coppia ha creato una strategia con Filippo per eliminare sua moglie. Per completare il loro piano, Ventura ha bisogno che Filippo firmi una serie di contratti legali. Non hanno idea, tuttavia, che lo stesso Filippo sia stato ucciso.

Non si sevizia un Paperino (1972)

Un film giallo horror italiano del 1972 diretto da Lucio Fulci, con Florinda Bolkan, Tomas Milian e Barbara Bouchet. La trama segue un investigatore privato che indaga su una serie di omicidi di bambini in una città insulare del sud Italia. La colonna sonora del film è stata composta da Riz Ortolani con la voce di Ornella Vanoni. Uscito nell’autunno del 1972 in Italia, Don’t Torture a Duckling è significativo nella filmografia di Fulci in quanto è tra i primissimi film in cui ha iniziato a utilizzare effetti violenti di sangue. Il ‘”paperino” nel titolo del film allude a una bambola di Paperino la cui testa è stata tagliata, fornendo un indizio per gli omicidi.

Nel comune di Accendura, nel sud Italia, ci sono 3 ragazzi, Bruno, Michele e Tonino. Giuseppe Barra, un sempliciotto che spia 2 concittadini che vanno con una prostituta, che diventano aggressivi quando i 3 ragazzini che li stanno spiando iniziano a prenderli in giro. Sulle colline che circondano il paese, La Magiara, una strega solitaria, esegue pratiche di magia nera, prima riesumando i resti di un bambino e poi infilando spille tra le teste di 3 bamboline di argilla. Il rituale è legata ai 3 ragazzini che prendono in giro Joseph.

Tutti i colori del buio (1972)

Sconvolta dall’omicidio di sua madre che ha visto da piccola, oltre che da un aborto spontaneo, Jane è sull’orlo della follia. Assistita da uno psichiatra e dal suo nuovo vicino di casa, cerca di liberarsi completamente dalle sue preoccupazioni, ma il suo calvario è solo iniziato. Maltrattata e minacciata da uno strano uomo dallo sguardo penetrante, cade in una spirale di paura dove niente è come appare.

Chi l’ha vista morire? (1972)

E’ un film giallo horror italiano diretto da Aldo Lado e Vittorio De Sisti, con Anita Strindberg e George Lazenby. In una stazione sciistica francese, una bambina si allontana dalla sua badante e viene uccisa da un killer con un velo nero, che seppellisce il suo corpo nella neve. Anni dopo, un’altra ragazza, Roberta Serpieri, viene scoperta annegata a Venezia dopo essere stata rapita dallo stesso identico assassino. I suoi genitori separati cercano di sapere ciò che è realmente accaduto alla loro bambina.

Il film è stato paragonato stilisticamente il film al successivo film di Nicolas Roeg, Don’t Look Now, che condivide un’ambientazione veneziana. Lado ha evitato il sangue e le scene erotiche che tipicamente ci sono in un film giallo, concentrandosi piuttosto sull’azione. La trama è inutilmente complicata, tuttavia la qualità è compensata dall’ambientazione e dalla cinematografia.

Spasmo (1974)

Spasmo è un film giallo italiano del 1974 diretto da Umberto Lenzi e interpretato da Robert Hoffmann e Suzy Kendall. Christian e la sua dolce metà si recano in una spiaggia per fare l’amore dove scoprono una donna impiccata: in realtà si tratta di un manichino mutilato. Trovano il corpo di un’altra donna: non è morta, si chiama Barbara e senza dire come è arrivata scompare rapidamente. Christian non riesce a togliersi dalla testa Barbara: la scopre su una barca ormeggiata in un porto turistico. Lui e la sua fidanzata vanno a una festa a bordo della barca, dove incontrano Barbara e il suo amante, Alex.

L’ultimo treno della notte (1975)

È un film horror thriller italiano del 1975 diretto da Aldo Lado. Lisa, una giovane italiana che studia in Germania, torna nel suo paese natale per vedere la sua famiglia durante le vacanze di Natale. È accompagnata dalla sua amica, Margaret. Durante il loro viaggio in treno, incontrano 2 truffatori piuttosto strani. Dopo un incidente tecnico, le ragazze hanno bisogno di cambiare treno, ritrovandosi sole in uno scompartimento, fino alla discesa dal treno dei due uomini che avevano incontrato in precedenza, accompagnati da una misteriosa signora. Tra abusi e stupri, vivranno la notte peggiore della loro vita…

La casa con le finestre che ridono (1976)

È un film horror italiano del 1976 scritto e diretto da Pupi Avati. Il film è stato girato al Lido degli Scacchi in provincia di Ferrara. Stefano (Lino Capolicchio) vive in un paese delle Valli di Comacchio dove è stato chiamato per restaurare un affresco che mostra quello che sembra il martirio di San Sebastiano, che fu dipinto su un muro distrutto della chiesa da uno strano artista scomparso chiamato Legnani..

Mentre vive per un breve periodo nella casa che era di proprietà dei 2 fratelli del pittore scomparso, Stefano inizia una relazione amorosa con Francesca (Francesca Marciano) e scopre che il pittore era stato in realtà un pazzo. In particolare, Stefano scopre che l’artista, assistito dai suoi 2 fratelli altrettanto pazzi, era stato un assassino. Alcuni abitanti del villaggio vengono uccisi, incluso la sua fidanzata, e Stefano pensa che l’assassino stia tentando di impedirgli di scoprire la realtà dietro l’artista del dipinto.

Shock (1977)

È un film horror del 1987 diretto da Mario Bava. Dora, che ha vissuto il suicidio del marito, è ricoverata in un ospedale psichiatrico. Quando finalmente ritrova la sua lucidità mentale, torna a vivere nella sua vecchia casa, con Bruno, il suo nuovo amante e suo figlio Marco, nato dalla sua prima relazione coniugale. Dora gestisce l’educazione di Marco da sola poiché Bruno è sempre in trasferta a causa del suo lavoro. Quest’ultimo agisce in modo strano e Dora crede che abbia poteri telecinetici. Il ragazzino sembra davvero attratto dal muro di mattoni della cantina… Il film è stato ampiamente stroncato dalla critica alla sua uscita, valutato come uno dei tanti film horror pieni di cliché e scene di sangue già viste. La maggior parte dei critici vide in questo film l’inizio del declino del maestro del cinema horror italiano, ma comunque superiore a tanti film di genere horror americani.

Suspiria (1977)

Suzy, una giovane americana, arriva a Friburgo per prendere lezioni in un’illustre accademia di danza. L’ambiente di base della scuola sorprende la ragazza, è un ambiente inquietante e strano. Le accadono terribili disavventure: un giovane apprendista viene ucciso, un pianista cieco ha la gola tagliata al proprio animale domestico … Anche Suzy è spesso malata. Suzy scopre che la scuola era la casa di una terribile strega soprannominata la Madre dei Sussurri. E se la scuola fosse ancora sotto il suo controllo?

Ricco di suspense ma spesso rovinato da discussioni in inglese artificiose e inadeguate, Suspiria è principalmente sangue, con poca trama o intrigo, Suspiria fu ritenuto inferiore al lancio di Argento L’uccello dalle piume di cristallo (1970. Alcuni lo etichettarono come una debole replica de L’esorcista.
Argento lavora duramente con tagli d’urto, luci colorate e strani angoli di videocamera e fa un film che è una delizia per gli occhi. Negli anni successivi alla sua uscita, Suspiria è stato menzionato dalla critica come un film cult, un prototipo horror estremo applaudito da storici e critici cinematografici per il suo lavoro di colori e scenografie intricate: ogni fotogramma è composto da un’attenzione creativa e sorprendente al colore, ritenuto tra i film più spaventosi di sempre.

Inferno (1980)

Inferno è un film horror italiano di genere soprannaturale del 1980 scritto e diretto da Dario Argento e interpretato da Irene Miracle, Leigh McCloskey, Eleonora Giorgi, Daria Nicolodi e Alida Valli. La trama segue l’indagine di una ragazza sulla scomparsa di sua sorella, che viveva in un appartamento di New York City che fungeva anche da casa per una strega secolare. Un seguito tematico di Suspiria (1977), il film è la seconda parte della trilogia delle Tre Madri di Argento, sebbene sia la prima in assoluto nella trilogia a esplicitare il concetto delle Tre Madri. Tutti e 3 i film sono in parte originati dall’opera di Thomas de Quincey del 1845 Suspiria de Profundis, una raccolta di poesie in prosa in cui propone il principio di 3 “Ladies of Sorrow ” (Mater Lachrymarum, Mater Suspiriorum e Mater Tenebrarum), in concomitanza con le 3 Parche e Grazie nel folklore greco.

Rose Elliot, una poetessa che vive da sola nell’Upper West Side di New York, acquista un libro da un antiquario, intitolato Le tre madri. Il libro, scritto da un alchimista di nome Varelli, racconta di 3 sorelle malvagie che governano il mondo con dolore, lacrime e oscurità e dimorano all’interno di diverse case che erano state effettivamente costruite per loro dall’alchimista. Mater Suspiriorum, la Madre dei Sospiri, risiede a Friburgo. Mater Lachrymarum, la Madre delle Lacrime, risiede a Roma, e Mater Tenebrarum, la Madre delle Tenebre, risiede a New York. Rose crede di risiedere nella struttura di Mater Tenebrarum e scrive a suo fratello Mark, apprendista di musica a Roma, spingendolo a farle visita. Utilizzando le idee offerte nel libro, Rose esplora la cantina del palazzo e trova un buco nel pavimento che si arriva in una sala da ballo piena d’acqua.

Zombi 2 (1979)

Una nave attracca nel porto di New York senza alcuna persona tranne uno zombi che assalta 2 delle guardie costiere. La figlia della proprietaria della barca, Anne Bowles, avverte i poliziotti presenti sul luogo del delitto al fine di acquisire dettagli sul suo papà, rimasto nelle Indie occidentali. Con l’aiuto del giornalista Peter West, scelgono di indagare sul posto. Fanno un viaggio a Matu Island con Brian Hull e Susan Barrett. Lì incontrano il dottor David Menard, che sta tentando di creare un rimedio per una malattia che riporta in vita i morti, trasformandoli in zombi cannibali.

Zombi 2 ha guadagnato di più rispetto al suo predecessore: Fulci ha iniziato a dirigere Zombi 3 prima che la malattia gli richiedesse di consegnare le redini a Bruno Mattei e Claudio Fragasso, l’ultimo dei quali avrebbe anche diretto Zombi 4. Il film non ha lo spessore del primo di Romero ma resiste bene al passare del tempo. Ritenuto tra i principali film di zombi per un uso espressivo di inquadrature specifiche per evidenziare l’azione o la paura, accecante con la sua violenza scioccante. Un film horror cult degli anni ’80, Zombi 2 è un film di zombi famoso per alcune scene cruente e assolutamente terrificanti.

Cannibal Holocaust (1980)

Un gruppo di giornalisti composto da 3 uomini e una donna fa un viaggio nella giungla amazzonica alla ricerca di veri cannibali. Rapidamente, il gruppo non manda più alcun segno di vita. Il governo federale americano sceglie quindi di inviare sul posto un gruppo di soccorso. Quest’ultimo scopre, grazie ad un popolo amazzonico, le videocassette della prima spedizione, che rivelano la terribile causa della loro scomparsa…

La casa vicino al Cimitero (1981)

Una donna rimane in una casa deserta alla ricerca del suo partner. Dopo aver trovato il suo corpo pugnalato con le forbici, viene pugnalata alla testa con un coltello e il suo corpo viene trascinato attraverso la porta di una cantina da un aggressore non identificato.

A New York City, Bob Boyle e i suoi genitori, Norman e Lucy Boyle, si stanno trasferendo nella stessa casa. L’ex collega di Norman, il dottor Peterson, che ha ucciso la sua ragazza prima di suicidarsi, era il precedente proprietario. I Boyle rimangono lì mentre Norman indaga. Bob dà un’occhiata alla foto di una casa e vede una donna al suo interno. A New Whitby, Boston, Bob aspetta nell’auto mentre sua madre e suo padre mentre raccolgono i segreti della casa. La signora della foto appare dall’altra parte della strada. La signora, Mae Freudstein, che solo Bob può vedere, lo avverte di tenersi alla larga.

Il film ha indubbiamente scene di grande impatto: la fuga di Bob dalla cantina; le particelle umane del laboratorio di Freudstein; un attacco di un pipistrello implacabile; lo sguardo alterato di Freudstein. Liquidato in Italia come un “Italian Shining” e “un condensato di fregature, luoghi comuni e convenzioni spaventose terribilmente duplicate.” La fotografia malinconica e le ambientazioni invernali sono affascinanti.

…E tu vivrai nel terrore! – L’aldilà (1981)

E’ un film horror italiano del 1981 diretto da Lucio Fulci, da una storia iniziale sviluppata da Dardano Sacchetti, e interpretato da Catriona MacColl e David Warbeck. La trama segue una signora che acquisisce un hotel nella Louisiana rurale che era il luogo di un terribile omicidio e che potrebbe essere un ingresso per l’inferno. Nel 1927, un artista e stregone chiamato Schweick si occupa di un dipinto infernale nella stanza 36 del Seven Doors Hotel, a New Orleans, in Louisiana. Custodisce le 7 porte dell’inferno, che se aperte, produrranno la distruzione del mondo e la morte dell’umanità. Viene trascinato nel seminterrato dell’hotel ed ucciso per aver praticato la magia nera. Mentre ciò accade, una signora dagli occhi bianchi profetizza l’apertura delle 7 porte dell’inferno.

È il secondo film della trilogia “Le porte dell’inferno” di Fulci. I critici contemporanei hanno applaudito il film per le sue qualità modernistiche, i risultati unici, l’arrangiamento musicale e la cinematografia, tuttavia notano le sue disparità narrative. Detestato dalla maggior parte dei critici, The Beyond è classificato tra i film più famosi di Fulci e negli anni è diventato un film di culto globale. Il film è una festa del sangue spruzzata di tocchi incredibilmente espressivi che migliora con diverse visioni: è molto più efficiente nella memoria di quanto non lo sia come una normale esperienza di visione.

Tenebre (1982)

Tenebrae è un film thriller horror italiano del 1982 scritto e diretto da Dario Argento. Il film è interpretato da Anthony Franciosa nei panni dell’autore americano Peter Neal, che, mentre è a Roma a promuovere il suo nuovo libro su segreti e omicidi, finisce per essere associato ai delitti di un serial killer che potrebbe essere stato ispirato a uccidere dal suo libro. Il film è una storia di dualismo e aberrazione sessuale ed anche un film esoterico. Tenebrae ha rappresentato il ritorno del regista al sottogenere thriller horror, che ha aiutato a promuovere negli anni ’70. Argento è stato colpito da una serie di eventi strani durante la lavorazione del film: un fan ha telefonato al regista per incolparlo delle ripercussioni psicologiche dannose provocate dal suo precedente film. La chiamata è culminata in minacce di morte contro Argento, che ha incluso l’esperienza in Tenebrae. Il regista desiderava anche raccontare degli omicidi che aveva scoperto mentre era rimasto a Los Angeles nel 1980.

Lo squartatore di New York (1982)

Una mano umana in decomposizione viene scoperta a New York City. Le autorità la riconoscono come proveniente da Anne Lynne, un modella. Il tenente Fred Williams (Jack Hedley), l’investigatore della polizia che sta esaminando l’omicidio, intervista l’impicciona padrona di casa della ragazza, la signora Weissburger (Babette New). Lo informa che durante il suo spionaggio quotidiano e dei suoi inquilini ha sentito di recente la donna al telefono che si preparava per incontrare un uomo che parlava con una strana voce da anatra.

La cattiveria e il sangue freddo del film sono il suo fascino principale, anche se non è sicuramente per i gusti di tutti. Fulci gira scene di sesso squallido con omicidi profondamente misogini e espliciti, riempie le trame con colpi di scena, un’etnografia amorale della vita cittadina moderna, sesso in vendita e violenza gratuita. Lo squartatore di New York è un film spaventoso per eccellenza, che va oltre e rende lo spettatore complice. Girato in luoghi inquietanti di una Grande Mela che non esiste più, il film di Fulci è forse il giudizio supremo del degrado cittadino e dell’isolazionismo aggravato dal vivere urbano contemporaneo.

Demoni (1985)

Viene organizzata una sessione cinematografica per promuovere un film horror. A 2 amici vengono forniti i biglietti d’ingresso e vanno alla proiezione di notte. Nella sala del cinema vengono mostrati diversi oggetti che esisteranno nel film, tra cui una maschera da diavolo. Tra gli spettatori qualcuno usa la maschera sul viso e si fa male alla guancia. Durante la proiezione, gli eventi che accadono nel film vengono replicati nella realtà. La donna ferita alla guancia viene posseduta una terribile forza satanica e inizia ad aggredire gli altri spettatori, trasformandoli a loro volta in bestie feroci. Il panico regna al cinema, tutte le uscite sono inspiegabilmente bloccate. Il piccolo gruppo di sopravvissuti tenta di organizzarsi contro le forze sataniche …

Opera (1987)

A seguito della scomparsa della cantante principale, la giovane cantante Betty accetta il ruolo di Lady Macbeth nell’opera di Verdi, nonostante la sciagura che la gente dice causi il personaggio a chi lo interpreta. Diventa vittima di un fan pazzo con il quale sembra avere una connessione misteriosa. Opera offre molto dello stile del regista Dario Argento, che qui suona i suoi acuti in modo decadente e sanguinolento, forse l’ultima film degno di nota di Argento, un buon film che merita di essere visto per la sua serie di omicidi sopra la media.

La chiesa (1989)

È un film horror italiano del 1989 di Michele Soavi. Per tutto il Medioevo, i cavalieri teutonici salvano un’intera città implicata nell’eresia e nella stregoneria. Per ripulire il luogo, sui resti di questi abitanti del villaggio ritenuti discepoli di Satana viene costruita una cattedrale. Questa costruzione dovrebbero seppellire le forze del Male per l’eternità. Secoli dopo, durante i lavori di bonifica della struttura, una ragazza, Lisa, trova una pergamena nascosta nel muro dei sotterranei della chiesa e contatta un giovane esperto, Evan, per analizzarla. Quest’ultimo tenta di analizzarla ma risveglia, senza capirlo, demoni. Mentre la chiesa blocca un gruppo di visitatori a causa di un sistema erroneamente messo in atto da Evan, i diavoli escono dalla tomba comune per prendere il controllo dei loro corpi e spingerli a fare atrocità nel mezzo loro.

Due occhi diabolici (1990)

È un film horror italiano in 2 episodi diretto insieme nel 1990 da George Romero e Dario Argento, adattamento di 2 noti racconti di Edgar Allan Poe. “The Weird Case of Mr. Valdemar”, diretto da Argento, racconta la storia di un uomo scomparso ipnotizzato da 2 malvagi. “The Black Feline” di Romero racconta di un gatto porta la follia nella vita di un fotografo professionista specializzato nel fotografare delitti. Film insolito per un adattamento di Poe, non ha nessuno dei tratti distintivi di Romero e di Argento.

Suspiria (2018)

A più di quarant’anni dalla sua uscita, il classico spaventoso di Dario Argento ha un remake, diretto da Luca Guadagnino. Ambientato in una scuola di danza, dove dove avvegono omicidi di ragazze, Suspiria usa per il suo ruolo principale Dakota Johnson, circondata da Chloë Grace Moretz, Mia Goth, e Tilda Swinton e Sylvie Testud come istruttrici oppressive e forse di più. Tra i film spaventosi più attesi del 2018 è un film che trasforma il film originale di Dario Argento in qualcosa di completamente diverso, con un linguaggio registico rigoroso che ne fa molto di più di un semplice horror soprannaturale: uno straordinario film d’autore.

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