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I film gotici italiani da non perdere

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Indice dei contenuti

Il primo prototipo dei film gotici italiani fu Il mostro di Frankenstein (1920) di Eugenio Testa. A lungo considerato perduto, è comunemente considerato il primo film horror italiano e l’ultimo fino a I vampiri di Riccardo Freda (1956) 3 decenni e mezzo dopo.

Per tutto il periodo fascista, le commedie borghesi del “telefono bianco” erano di gran moda in Italia, mentre una rigida censura teneva sotto controllo i film dell’orrore. Negli anni che seguirono l’Italia recuperò il tempo perduto; e gli anni ’60 videro un’ondata di film gotici italiani oscuri e violenti.

I film gotici italiani sono nati quasi per gioco: Riccardo Freda ha scommesso con i produttori Ermanno Donati e Luigi Carpentieri che un film horror soprannaturale potesse essere girato anche in Italia. I due, non del tutto persuasi, accettano e danno un piccolo budget a Freda, noto per la sua capacità di girare film in poco tempo.

La produzione è problematica e Freda lascia il set a metà delle riprese chiedendo a Mario Bava, direttore della fotografia, di finire il lavoro. Si tratta di Vampiri, il primo film horror dell’allora fertile mercato cinematografico italiano.

Nel ’57 il film pone le basi della categoria e integra componenti di orrore tradizionale come l’inquietante castello con componenti di pura modernità: gli abominevoli omicidi non sono infatti un’antica maledizione tuttavia la Duchessa Du Grand è consumata dalla fontana della giovinezza e si inietta il sangue delle ragazze nel suo corpo. Gli incassi del film sono modesti, 124 milioni di lire, ma il genere del film gotico italiano è inaugurato.

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Il film di Freda fu il primo ma ci è voluto il successo mondiale di Black Sunday di Mario Bava per iniziare questa nuova era dei film gotici italiani. Adattato da The Viy di Nikolai Gogol, il film di Bava segue la resurrezione di una strega del XVII secolo, interpretata da Barbara Steele, nella sua primo ruolo significativo, mentre si propone di possedere il corpo dei suoi discendenti e vendicare la sua morte.

Maestro della luce, dell’ambientazione e del significativo movimento della macchina da presa, fin dall’inizio Bava mostra uno stile visivo che lo distingue dai registi dei film gotici americani e britannici. La fotografia monocromatica del film ha un fascino oscuro e celestiale, sottolineato da minuti di inquietante surrealismo.

I vampiri (1957)


I vampiri (1957)
è un film gotico horror italiano diretto da Riccardo Freda e con Mario Bava come direttore della fotografia. Il film è ambientato a Parigi e racconta la storia di una serie di omicidi di giovani donne, che vengono ritrovate dissanguate. Il giornalista Pierre Valentin (Carlo D’Angelo) indaga sul caso e diventa convinto che l’autore degli omicidi sia un vampiro.

Trama

Il film inizia con la scoperta del corpo di una giovane donna, trovata morta nel suo appartamento. L’ispettore di polizia M. Legrand (Dario Michaelis) indaga sul caso, ma non riesce a trovare alcun indizio. Il giornalista Pierre Valentin, invece, è convinto che l’assassino sia un vampiro.

Pierre inizia ad indagare per conto suo e scopre che la vittima era stata vista in compagnia di una donna misteriosa. La donna, che si fa chiamare Giselle (Gianna Maria Canale), è la nipote di una nobildonna, la duchessa De Grand. Pierre si reca al castello della duchessa per indagare, ma Giselle lo seduce e lo fa ubriacare.

La mattina dopo, Pierre si sveglia e scopre che Giselle è scomparsa. Torna al castello per cercarla e trova il corpo di una seconda vittima. Pierre è convinto che Giselle sia il vampiro e che sia responsabile degli omicidi.

Pierre affronta Giselle, che si rivela essere una vampira. Giselle tenta di uccidere Pierre, ma lui riesce a sconfiggerla. Il film si conclude con Pierre che racconta al mondo la storia di Giselle e degli altri vampiri.

Commento

I vampiri è un film importante nella storia del cinema horror italiano. Il film è spesso considerato il primo vero film horror italiano, anche se presenta elementi di altri generi, come il gotico e la fantascienza.

Il film è stato elogiato per la sua atmosfera cupa e sinistra, per la sua scenografia gotica e per la fotografia di Mario Bava. I vampiri è un film classico del cinema horror italiano, che ha contribuito a definire il genere.

La maschera del demonio (1960)

La maschera del demonio (1960) è un film horror italiano diretto da Mario Bava e basato sul racconto “Viy” di Nikolaj Vasil’evič Gogol’. Il film è ambientato in Moldavia nel XVII secolo e racconta la storia di una principessa, Asa Vajda, che viene condannata a morte per stregoneria e sepolta viva.

Trama

Il film inizia nel XVII secolo, in Moldavia. La principessa Asa Vajda viene condannata a morte per stregoneria e sepolta viva in una cappella diroccata. Duecento anni dopo, il dottor Kruvajan e il suo assistente Gorobec si fermano nella cappella per riparare la loro carrozza. Kruvajan accidentalmente rompe un cristallo che contiene il corpo di Asa, liberandola dalla sua tomba.

Asa è ora una vampira e inizia a uccidere gli abitanti del villaggio. La prima vittima è una giovane donna, Katia, che Asa uccide e poi assume la sua forma. Asa inizia a sedurre Kruvajan, che inizia a sospettare che qualcosa non vada bene con lei.

Commento

La maschera del demonio è un film horror classico che è stato elogiato per la sua atmosfera inquietante, le sequenze horror memorabili e la performance iconica di Barbara Steele. Il film è stato anche un successo commerciale, guadagnando oltre un milione di dollari al botteghino.

Elementi horror

La maschera del demonio presenta alcuni elementi horror classici, come:

  • La presenza di un vampiro, una creatura soprannaturale che si nutre di sangue umano.
  • Scene di omicidio e violenza grafica.
  • Atmosfera cupa e inquietante.

Elementi gotici

La maschera del demonio presenta anche alcuni elementi gotici, come:

  • L’ambientazione in un villaggio remoto e desolato.
  • La presenza di un castello gotico.
  • La presenza di elementi soprannaturali, come il vampirismo.

Interpretazioni

Barbara Steele ha interpretato Asa Vajda in modo magistrale, rendendola una figura iconica del cinema horror. Steele è riuscita a rendere Asa sia affascinante che inquietante, creando un personaggio che è allo stesso tempo attraente e terrificante.

Il mulino delle donne di pietra (1960)

Il mulino delle donne di pietra (1960) è un film horror italiano diretto da Giorgio Ferroni e con Pierre Brice, Scilla Gabel, Wolfgang Preiss, Dany Carrel, Liana Orfei, Marco Guglielmi, Olga Solbelli.

Trama

Hans von Arnam è un giovane scrittore che si reca in un villaggio fiammingo per studiare un antico mulino a vento. Il professor Gregorius Wahl, proprietario del mulino a vento, avverte Hans di stare lontano dalla sua figlia Elfi: i due infatti nascondono un terribile segreto.

Hans, però, è affascinato da Elfi e inizia a frequentarla. La ragazza gli racconta la storia del mulino, che è stato costruito da un gruppo di donne di pietra che hanno sacrificato la loro vita per salvare il villaggio da una terribile maledizione.

Hans scopre che Elfi è una delle donne di pietra e che è stata riportata in vita da suo padre per potersi vendicare degli abitanti del villaggio. Hans cerca di salvare Elfi, ma viene catturato dalle donne di pietra.

Nel finale, Hans riesce a sconfiggere le donne di pietra e a salvare Elfi. Il villaggio è salvato e Hans e Elfi possono finalmente vivere felici insieme.

Commento

Il mulino delle donne di pietra è un film horror che combina elementi di gotico e fantasy. Il film è ambientato in un villaggio fiammingo del XVII secolo, che crea un’atmosfera cupa e inquietante.

Il film è stato elogiato per la sua atmosfera, per le sue sequenze horror e per la sua interpretazione di Scilla Gabel, che interpreta Elfi.

Elementi gotici

Il mulino delle donne di pietra presenta anche alcuni elementi gotici, come:

  • L’ambientazione in un villaggio remoto e desolato.
  • La presenza di un castello gotico.
  • La presenza di elementi soprannaturali, come le donne di pietra.

L’orribile segreto del Dr. Hichcock (1962)

L’orribile segreto del Dr. Hichcock (1962) è un film horror italiano diretto da Riccardo Freda e con Robert Flemyng, Maria Teresa Vianello, Barbara Steele, Harriet Medin e Kurt Kasznar.

Trama

Nel 1885, il dottor Bernard Hichcock, un chirurgo di fama, uccide accidentalmente la moglie Margaretha durante un festino. Anni dopo, Hichcock torna a casa con la nuova moglie, Cynthia, e scopre che Margaretha non è morta.

Margaretha è stata trasformata in una mummia vivente da un’antica maledizione e sta cercando vendetta su Hichcock. La donna inizia a sedurre e uccidere le giovani donne che vivono nella casa, tra cui Cynthia.

Hitchcock scopre la verità sulla moglie e la affronta. Margaretha tenta di ucciderlo, ma lui riesce a sconfiggerla e a sigillarla in una cassa di piombo.

Commento

L’orribile segreto del Dr. Hichcock è un film horror gotico che combina elementi di suspense e horror. Il film è ambientato in un’atmosfera cupa e inquietante, che crea un senso di tensione e suspense.

Il film è stato elogiato per la sua interpretazione di Barbara Steele, che interpreta Margaretha. Steele è riuscita a rendere il personaggio sia affascinante che inquietante, creando una figura che è allo stesso tempo attraente e terrificante.

Elementi gotici

L’orribile segreto del Dr. Hichcock presenta anche alcuni elementi gotici, come:

  • L’ambientazione in un castello gotico.
  • La presenza di elementi soprannaturali, come la mummia vivente di Margaretha.

I tre volti della paura (1963) 

I tre volti della paura è un film a episodi del 1963, diretto da Mario Bava. È un film horror che esplora tre diversi temi: la vendetta, il vampirismo e il delitto.

Trama

Il telefono

Helen, una giovane donna, è perseguitata da un misterioso telefono che suona a tarda notte. La voce dall’altro capo le racconta che sta per morire.

Helen inizia a indagare sull’identità dell’uomo che la sta terrorizzando. Scopre che l’uomo è un suo ex amante, Frank, che è morto in un incidente stradale. Frank è ossessionato da Helen e vuole vendicarsi della sua morte.

Helen riesce a sconfiggere Frank e a sfuggire alla sua vendetta. Tuttavia, l’esperienza la ha segnata profondamente e non sarà mai più la stessa.

I wurdalak

Vladimir D’Urfe, un nobile russo, è in viaggio con la sua famiglia quando si imbatte in un cadavere acefalo con un pugnale intarsiato conficcato nella schiena. Il cadavere è quello di un wurdalak, un vampiro che si nutre del sangue dei vivi.

Vladimir e la sua famiglia vengono perseguitati dai wurdalak. I wurdalak sono creature feroci e spietate che non si fermano davanti a nulla per nutrirsi.

Vladimir e la sua famiglia riescono a sconfiggere i wurdalak, ma l’esperienza è stata terribile. Vladimir è cambiato per sempre e non sarà mai più lo stesso.

La goccia d’acqua

Mary, un’infermiera, si occupa di un’anziana signora, Marta, che soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo. Marta è convinta che una goccia d’acqua che cade dal soffitto sia un presagio di morte.

Mary cerca di aiutare Marta a superare la sua ossessione, ma è una sfida difficile. Marta è convinta che la goccia d’acqua sia un segno del fato e non può essere convinta del contrario.

Mary scopre che la goccia d’acqua è in realtà il sangue di un uomo che è stato ucciso da Marta. Marta è un’assassina e la goccia d’acqua è un segno del suo crimine.

Mary riesce a sconfiggere Marta e a fermare il suo omicidio. Tuttavia, l’esperienza è stata terribile e Mary è cambiata per sempre.

Commento

I tre volti della paura è un film che ha influenzato generazioni di registi horror. È un classico del cinema horror che continua a essere apprezzato dai fan di tutto il mondo.

Bava ha utilizzato tecniche innovative per creare un’atmosfera di suspense e paura. Ad esempio, ha usato la fotografia in bianco e nero per creare un’atmosfera gotica e inquietante. Ha anche usato tecniche di montaggio e illuminazione per creare effetti di shock e sorpresa.

I tre volti della paura è un film che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. È un film che è destinato a rimanere un classico del cinema horror per molti anni a venire.

Elementi gotici

I tre volti della paura è un film che contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come un castello gotico, un cimitero e un ospedale abbandonato.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come Frank, il fantasma vendicativo, i wurdalak, i vampiri cannibali, e Marta, l’assassina psicopatica.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la morte, la vendetta, il vampirismo e il delitto.

Lo spettro (1963)

Lo spettro (1963) è un film horror italiano diretto da Riccardo Freda. È un film in bianco e nero che racconta la storia di una giovane donna, Helen, che viene perseguitata da un misterioso spettro.

Trama

Helen è una giovane donna che vive in una villa con il suo fidanzato, Robert. Una sera, Helen riceve una telefonata da un uomo che le dice che sta per morire. Helen è terrorizzata e inizia a indagare sull’identità dell’uomo.

Helen scopre che l’uomo è Frank, il suo ex amante che è morto in un incidente stradale. Frank è ossessionato da Helen e vuole vendicarsi della sua morte. Frank inizia a perseguitare Helen, apparendole in visioni e tentando di ucciderla.

Helen cerca di sfuggire a Frank, ma è sempre più spaventata. Alla fine, Helen riesce a sconfiggere Frank e a liberarsi dalla sua ossessione.

Commento

Lo spettro è un film che è stato influenzato dal film francese I diabolici (1955). Freda ha utilizzato tecniche innovative per creare un’atmosfera di suspense e paura. Ad esempio, ha usato la fotografia in bianco e nero per creare un’atmosfera gotica e inquietante. Ha anche usato tecniche di montaggio e illuminazione per creare effetti di shock e sorpresa.

Lo spettro è un film che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. È un film che è destinato a rimanere un classico del cinema horror italiano per molti anni a venire.

Elementi gotici

Lo spettro è un film che contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come una villa gotica e un cimitero.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come Frank, lo spettro vendicativo.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la morte, la vendetta e la possessione demoniaca.

La frusta e il corpo (1963)

La frusta e il corpo (1963) è un film horror italiano diretto da Mario Bava. È un film in bianco e nero che racconta la storia di una giovane donna, Helen, che viene perseguitata dal fantasma di suo padre, un sadico nobile che l’ha maltrattata da bambina.

Trama

Helen è una giovane donna che vive in una villa con il suo fidanzato, Robert. Una sera, Helen riceve una telefonata da un uomo che le dice che sta per morire. Helen è terrorizzata e inizia a indagare sull’identità dell’uomo.

Helen scopre che l’uomo è suo padre, che è morto in un incendio. Il padre di Helen era un sadico nobile che l’ha maltrattata da bambina. Il padre di Helen è tornato come fantasma per tormentarla e vendicarsi di lei per avergli resistito.

Helen cerca di sfuggire al padre, ma è sempre più spaventata. Alla fine, Helen riesce a sconfiggere il padre e a liberarsi dalla sua ossessione.

Commento

La frusta e il corpo è un film che è stato influenzato dal film italiano La maschera del demonio (1960). Bava ha utilizzato tecniche innovative per creare un’atmosfera di suspense e paura. Ad esempio, ha usato la fotografia in bianco e nero per creare un’atmosfera gotica e inquietante. Ha anche usato tecniche di montaggio e illuminazione per creare effetti di shock e sorpresa.

La frusta e il corpo è un film che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. È un film che è destinato a rimanere un classico del cinema horror italiano per molti anni a venire.

Elementi gotici

La frusta e il corpo è un film che contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come una villa gotica e un cimitero.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come il padre di Helen, il fantasma sadico.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la morte, la violenza domestica e la possessione demoniaca.

Danza macabra (1964)

Danza macabra è un film horror a episodi diretto da Antonio Margheriti e Sergio Corbucci. È un film che combina elementi gotici, noir e fantastici.

Trama

Alan Foster è un giornalista che viene inviato a un castello per intervistare lo scrittore Edgar Allan Poe. Poe racconta ad Alan tre storie di fantasmi, che si intrecciano tra loro:

  • La storia della principessa racconta di una principessa che viene uccisa dal suo amante e che torna come fantasma per vendicarsi.
  • La storia del nobile racconta di un nobile che viene ucciso dal suo servo e che torna come fantasma per perseguitare la sua famiglia.
  • La storia del giornalista racconta di Alan Foster, che viene posseduto da un demone e che inizia a commettere omicidi.

Commento

Il film è noto per le sue atmosfere cupe e misteriose, create da una fotografia in bianco e nero e da una colonna sonora inquietante. Il film è anche noto per le sue scene di violenza e suspense, che hanno contribuito a renderlo un classico del cinema horror.

Elementi gotici

Danza macabra contiene numerosi elementi gotici, tra cui:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come un castello gotico, un cimitero e un ospedale abbandonato.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come la principessa fantasma, il nobile fantasma e il demone che possiede Alan Foster.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la morte, la vendetta, il vampirismo e la possessione demoniaca.

I lunghi capelli della morte (1965)

I lunghi capelli della morte (1965) è un film horror italiano diretto da Antonio Margheriti. È un film in bianco e nero che racconta la storia di una donna, Helen, che viene perseguitata dal fantasma di sua madre, una strega condannata a morte.

Trama

Helen è una giovane donna che vive in un castello con il suo fidanzato, Kurt. Una sera, Helen riceve una telefonata da sua madre, che le dice che sta per morire. Helen è terrorizzata e inizia a indagare sull’identità dell’uomo.

Helen scopre che l’uomo è sua madre, che è stata accusata di stregoneria e condannata a morte. La madre di Helen è tornata come fantasma per vendicarsi di coloro che l’hanno condannata a morte e per reclamare sua figlia come sua seguace.

Helen cerca di sfuggire a sua madre, ma è sempre più spaventata. Alla fine, Helen riesce a sconfiggere sua madre e a liberarsi dalla sua ossessione.

Commento

I lunghi capelli della morte è un film che è stato influenzato dal film italiano La frusta e il corpo (1963). Margheriti ha utilizzato tecniche innovative per creare un’atmosfera di suspense e paura. Ad esempio, ha usato la fotografia in bianco e nero per creare un’atmosfera gotica e inquietante. Ha anche usato tecniche di montaggio e illuminazione per creare effetti di shock e sorpresa.

I lunghi capelli della morte è un film che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. È un film che contiene numerosi elementi gotici che contribuiscono a creare un’atmosfera di suspense e paura.

Elementi gotici

I lunghi capelli della morte è un film che contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come un castello gotico e un cimitero.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come la madre di Helen, la strega fantasma.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la morte, la vendetta, la stregoneria e la possessione demoniaca.

Un angelo per Satana (1966)

Un angelo per Satana (1966) è un film horror italiano diretto da Camillo Mastrocinque. È un film in bianco e nero che racconta la storia di una giovane donna, Harriet, che viene posseduta da un demone.

Trama

Harriet è una giovane aristocratica che torna dal collegio e inizia a mostrare preoccupanti segni di squilibrio fino a macchiarsi di crimini orrendi.

Harriet è posseduta dal demone di una statua che è stata ritrovata in un lago vicino al suo villaggio. Il demone è alla ricerca di un corpo in cui potersi incarnare e Harriet è la sua scelta ideale.

Il demone spinge Harriet a commettere crimini sempre più efferati, in un crescendo di violenza e follia. Alla fine, Harriet viene uccisa dal demone, che viene finalmente sconfitto.

Commento

Un angelo per Satana è un film che è stato influenzato dal film italiano La frusta e il corpo (1963). Mastrocinque ha utilizzato tecniche innovative per creare un’atmosfera di suspense e paura. Ad esempio, ha usato la fotografia in bianco e nero per creare un’atmosfera gotica e inquietante. Ha anche usato tecniche di montaggio e illuminazione per creare effetti di shock e sorpresa.

Un angelo per Satana è un film che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. È un film che contiene numerosi elementi gotici che contribuiscono a creare un’atmosfera di suspense e paura.

Elementi gotici

Un angelo per Satana è un film che contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come un castello gotico e un cimitero.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come Harriet, la donna posseduta dal demone.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la possessione demoniaca, la violenza e la follia.

Operazione paura (1966)

Operazione paura (1966) è un film horror italiano diretto da Mario Bava. È un film in bianco e nero che racconta la storia di un medico legale che viene inviato in un villaggio sperduto per eseguire un’autopsia sul cadavere di una giovane donna.

Trama

Il medico legale, chiamato in un paese sperduto per eseguire un’autopsia sul cadavere di una giovane donna, scopre che questa è solo l’ultima di una lunga serie di morti. Le indagini lo portano in una vecchia villa, che la gente ritiene infestata dagli spettri.

Il medico legale inizia a indagare sul passato della villa e scopre che è legata a una storia di violenza e vendetta. La giovane donna morta è la figlia di una donna che è stata uccisa in circostanze misteriose. Il suo fantasma è tornato per vendicarsi di coloro che hanno ucciso sua madre.

Commento

Operazione paura è un film che è considerato uno dei migliori lavori di Mario Bava. È un film che combina elementi gotici, noir e fantastici.

Il film è noto per le sue atmosfere cupe e misteriose, create da una fotografia in bianco e nero e da una colonna sonora inquietante. Il film è anche noto per le sue scene di violenza e suspense, che hanno contribuito a renderlo un classico del cinema horror.

Elementi gotici

Operazione paura contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come un castello gotico e un cimitero.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come il fantasma della giovane donna.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la morte, la vendetta, il vampirismo e la possessione demoniaca.

E’ una storia in cui l’ambientazione è tutto, e il risultato estetico è molto più superbo di Sei Donne per l’Assassino. Ogni aspetto della fotografia è gestito sapientemente da Bava per ottenere un impatto notevole e seducente. La storia è scritta abilmente e ottiene i risultati spaventosi che il pubblico si aspetta. Ci sono gli stessi clichè gotici di sempre ma curati in modo così magistrale da rinnovare il genere. Il film ha ottenuto applausi dal regista Luchino Visconti alla sua anteprima a Roma.

La strega in amore (1966)

La strega in amore (1966) è un film horror italiano diretto da Damiano Damiani. È un film in bianco e nero che racconta la storia di un giovane disoccupato che accetta un lavoro commissionatogli da una misteriosa vedova. Il ragazzo deve tradurre le storie erotiche scritte dal defunto marito e si mette subito all’opera. Presto, però, la situazione diventa inquietante.

Trama

Sergio è un giovane disoccupato che accetta un lavoro commissionatogli da una misteriosa vedova. Il ragazzo deve tradurre le storie erotiche scritte dal defunto marito e si mette subito all’opera. Presto, però, la situazione diventa inquietante.

Sergio scopre che la vedova, Consuelo, è una strega che sta usando le sue storie per attirare giovani uomini nella sua trappola. La strega è in cerca di un compagno e spera di trovare la sua anima gemella tra i giovani che leggeranno le sue storie.

Sergio è sempre più affascinato da Aura, la nipote di Consuelo. Aura è una giovane donna bella e misteriosa, e Sergio inizia a credere che lei sia la strega.

Commento

La strega in amore è un film che è stato influenzato dal film italiano Il ballo delle streghe (1961). Damiani ha utilizzato tecniche innovative per creare un’atmosfera di suspense e paura. Ad esempio, ha usato la fotografia in bianco e nero per creare un’atmosfera gotica e inquietante. Ha anche usato tecniche di montaggio e illuminazione per creare effetti di shock e sorpresa.

La strega in amore è un film che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. È un film che contiene numerosi elementi gotici che contribuiscono a creare un’atmosfera di suspense e paura.

Elementi gotici

La strega in amore contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come un castello gotico e un cimitero.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come la strega e la sua nipote Aura.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la stregoneria, la possessione demoniaca e la violenza.

Un tranquillo posto di campagna (1968)

Un tranquillo posto di campagna (1968) è un film horror italiano diretto da Elio Petri. È un film in bianco e nero che racconta la storia di un pittore che si trasferisce in una villa di campagna per trovare l’ispirazione.

Trama

Leonardo Ferri, un pittore in crisi creativa, decide di trasferirsi in una villa di campagna per trovare l’ispirazione. La villa è disabitata da anni e Leonardo è l’unico a viverci.

Ben presto, Leonardo inizia a essere tormentato da inquietanti incubi e visioni. Inizia a credere che la villa sia infestata dal fantasma di una contessa che, secoli prima, fu uccisa dal marito.

Leonardo inizia a indagare sul passato della villa e scopre che la contessa era una donna ossessionata dal sesso. Leonardo inizia a credere che il fantasma della contessa sia alla ricerca di una vittima e che lui sia il prescelto.

Commento

Un tranquillo posto di campagna è un film che è considerato uno dei capolavori del cinema italiano. È un film che combina elementi di horror, mistero e thriller.

Il film è noto per la sua atmosfera inquietante e claustrofobica. La villa di campagna, dove si svolge la storia, è un luogo oscuro e opprimente, che contribuisce a creare un senso di suspense e paura.

Il film è anche noto per le sue interpretazioni magistrali. Franco Nero è perfetto nel ruolo del pittore tormentato, mentre Vanessa Redgrave è inquietante nel ruolo del fantasma della contessa.

Elementi gotici

Un tranquillo posto di campagna contiene numerosi elementi gotici. Questi elementi includono:

  • Ambienti bui e opprimenti: Il film è ambientato in luoghi bui e opprimenti, come una villa di campagna e un cimitero.
  • Personaggi misteriosi e inquietanti: I personaggi del film sono spesso misteriosi e inquietanti, come il fantasma della contessa.
  • Temi macabri e inquietanti: Il film esplora temi macabri e inquietanti, come la morte, la possessione demoniaca e la violenza.

Tre passi nel delirio (1968)


Tre passi nel delirio
(1968) è un film collettivo italiano diretto da Federico Fellini, Louis Malle e Roger Vadim, liberamente ispirato a tre racconti di Edgar Allan Poe: William Wilson, Mai scommettere la testa col diavolo e Metzengerstein.

William Wilson

In un’antica città tedesca, un giovane aristocratico, William Wilson, è tormentato da un suo sosia, che sembra essere la sua coscienza. Il sosia lo deride e lo sfida, spingendolo a commettere atti sempre più malvagi. Alla fine, Wilson si ritrova a duellare con il sosia, che lo uccide.

Mai scommettere la testa col diavolo

Un uomo d’affari, Charles Baudelaire, fa un patto col diavolo per avere successo nella vita. Il diavolo gli concede tutto ciò che desidera, ma in cambio Baudelaire deve rinunciare alla sua anima. Baudelaire diventa ricco e potente, ma è sempre perseguitato dal dubbio e dal senso di colpa. Alla fine, si suicida.

Metzengerstein

Una giovane nobildonna, Elizabeth Metzengerstein, è ossessionata da un cavallo nero, Metzengerstein. Il cavallo è posseduto da un demone, che si impossessa di Elizabeth e la porta alla morte.

Commento

Tre passi nel delirio è un film sperimentale e visionario, che esplora il lato oscuro della natura umana. Il film è caratterizzato da una regia innovativa e da un’atmosfera onirica e inquietante.

Temi

Tre passi nel delirio esplora diversi temi, tra cui:

  • La doppia personalità: Il tema della doppia personalità è presente in tutti e tre i racconti. In William Wilson, il protagonista è tormentato da un suo sosia, che rappresenta la sua parte oscura. In Mai scommettere la testa col diavolo, il protagonista fa un patto col diavolo, che rappresenta la sua parte malvagia. In Metzengerstein, la protagonista è ossessionata da un cavallo nero, che rappresenta la sua parte animalesca.
  • Il peccato e la redenzione: Il tema del peccato e della redenzione è presente in William Wilson e Mai scommettere la testa col diavolo. In William Wilson, il protagonista è alla ricerca della redenzione, ma alla fine viene ucciso dal suo sosia. In Mai scommettere la testa col diavolo, il protagonista è un uomo d’affari che fa un patto col diavolo per avere successo nella vita. Alla fine, si suicida, cercando di espiare le sue colpe.
  • L’amore e la morte: Il tema dell’amore e della morte è presente in Metzengerstein. La protagonista, Elizabeth, è ossessionata da un cavallo nero, che rappresenta la sua passione per la vita. Alla fine, il cavallo la porta alla morte.

La bambola di Satana (1969)

La bambola di Satana (1969) è un film horror italiano diretto da Ferruccio Casapinta. È un film in bianco e nero che racconta la storia di una giovane donna che eredita un’antica bambola da una sua zia.

Trama

Elisabeth, una giovane donna in cerca di lavoro, riceve una lettera da una zia che non vede da anni. La zia, che vive in un antico castello, è morta e le ha lasciato in eredità una bambola.

Elisabeth si reca al castello e scopre che la bambola è maledetta. La bambola è posseduta da uno spirito maligno che inizia a tormentare Elisabeth.

La bambola si manifesta in modi diversi, come apparizioni e rumori inquietanti. Elisabeth inizia ad avere allucinazioni e a perdere la sua sanità mentale.

Infine, Elisabeth scopre che la bambola è legata a un oscuro segreto del passato della sua famiglia.

Commento

La bambola di Satana è un film horror classico che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. Il film è caratterizzato da una regia efficace e da un’atmosfera macabra e inquietante.

Temi gotici

La bambola di Satana esplora diversi temi, tra cui:

  • La possessione demoniaca: La bambola è posseduta da uno spirito maligno che tormenta Elisabeth.
  • La follia: Elisabeth inizia a perdere la sua sanità mentale a causa della bambola.
  • Il segreto di famiglia: La bambola è legata a un oscuro segreto del passato della famiglia di Elisabeth.

Il rosso segno della follia (1970)

Il rosso segno della follia (1970) è un film horror italiano diretto da Mario Bava. È un film in bianco e nero che racconta la storia di un uomo d’affari che è un assassino seriale.

Trama

John Harrington, un uomo d’affari di successo, è un assassino seriale che è ossessionato dalla morte. John uccide giovani donne e le decapita, conservando le loro teste come trofei.

John è sposato con Mildred, una donna che non ha idea dei suoi segreti. John cerca di nascondere la sua identità di serial killer, ma le sue pulsioni assassine diventano sempre più forti.

Infine, John viene catturato dalla polizia e giustiziato.

Commento

Il rosso segno della follia è un film horror classico che è ancora in grado di spaventare e inquietare gli spettatori. Il film è caratterizzato da una regia efficace e da un’atmosfera macabra e inquietante.

Temi gotici

Il rosso segno della follia esplora diversi temi gotici, tra cui:

  • La possessione demoniaca: John è posseduto da un demone che lo spinge a commettere atti violenti.
  • La follia: John è un uomo folle che è incapace di controllare le sue pulsioni assassine.
  • La violenza: Il film è caratterizzato da scene di violenza grafica, che possono essere disturbanti per alcuni spettatori.

Hanno cambiato faccia (1971)

In questa allegoria sull’industrialismo, il direttore di una nota società di auto accoglie un suo impiegato nella sua casa di vacanza in campagna per offrirgli una promozione. Il vecchio uomo non è quello che sembra e la promozione ha un prezzo da pagare.

Regia: Corrado Farina. Protagonisti: Adolfo Celi, Geraldine Hooper, Giuliano Esperati, Francesca Modigliani. Il film ha vinto il Pardo d’oro per la migliore opera prima al Festival Internazionale del Film di Locarno nel 1971. A tratti il racconto perde pezzi per strada e si blocca con discorsi politici e sociali prevedibili. Se fosse stato realizzato con un budget di spesa più ampio poteva essere affascinante.

La dama rossa uccide sette volte (1972)

2 sorelle acquisiscono il loro castello di famiglia, che si dice sia infestato dal loro antenato assetato di sangue, una donna dai capelli scuri con un accappatoio rosso chiamata la Regina Rossa, che si dice prenda 7 vite ogni secolo.

Regia: Emilio Miraglia. Protagonisti: Barbara Bouchet, Ugo Pagliai, Marina Malfatti, Marino Masé.

La notte dei diavoli (1972)

Il patriarca di una ricca famiglia teme di apparire un giorno in forma di vampiro. Se ciò dovesse accadere, avverte la sua famiglia di non lasciarlo tornare a casa sua, non importa quanto li supplichi.

Regia: Giorgio Ferroni. Protagonisti: Gianni Garko, Agostina Belli, Roberto Maldera, Cinzia De Carolis. Nonostante il surrealismo delle scene iniziali il film ha i problemi di una produzione horror frettolosa e a basso budget: regia imperfetta, recitazioni meccaniche, alcune scene con effetto notte poco plausibile.

Lisa e il diavolo (1974)

Un viaggiatore trascorre la notte in una fatiscente casa per le vacanze spagnola tenuta nella morsa soprannaturale di un eccentrico maggiordomo, che sembra una rappresentazione del Diavolo che aveva visto su un vecchio affresco.

Regia: Mario Bava. Protagonisti: Telly Savalas, Elke Sommer, Sylva Koscina, Alessio Orano. Mettendo in mostra immagini oniriche e una storia lirica, potrebbe non essere un film molto facile da vedere: la sua storia lascia il pubblico a riflettere molto tempo dopo che il film è finito. Magico, spaventoso e attraente, Lisa e il Diavolo è una chicca per i fan dell’horror gotico.

Le orme (1975)

Alice Cespi, che vive da sola a Roma, è torturata da un frequente mal di testa a causa di un film che ha visto da giovane intitolato “Footprints on the Moon”, in cui un astronauta viene condannato a morire sulla Luna da un uomo malvagio. Viene licenziata dal lavoro e tornata nel suo appartamento scopre una cartolina che mostra un vecchio hotel in una località chiamata Garma. Decide di andare a Garma, un’isola turca, e prenota un hotel quasi vuoto. Le persone del posto affermano di averla vista pochi giorni prima, ma aveva lunghi capelli rossi.

Registi: Luigi Bazzoni, Mario Fanelli. Protagonisti: Florinda Bolkan, Peter McEnery, Nicoletta Elmi, Caterina Boratto.

La casa dalle finestre che ridono (1976)

Stefano, giovane conservatore, viene incaricato di conservare un discutibile murale situato nella chiesa di un paesino sperduto.

Regia: Pupi Avati. Protagonisti: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Giulio Pizzirani. I fan dei film horror italiani classici potrebbero trovare questo film gotico diverso dai tanti titoli di questo genere cinematografico, ma proprio per questo supera i suoi contemporanei: un persistente e frustrante senso di paura si espande in modo quasi intollerabile.

Anima persa (1977)

Occasioni insolite continuano ad accadere in una vecchia tenuta di Venezia, ed è subito evidente che qualcosa di strano è in soffitta.

Regia: Dino Risi. Protagonisti: Vittorio Gassman, Catherine Deneuve, Danilo Mattei, Anicée Alvina.

Sette note in nero (1977)

Una chiaroveggente trova uno scheletro in un muro della casa del suo partner e cerca di scoprire la realtà di ciò che è accaduto alla vittima.

Regia: Lucio Fulci. Protagonisti: Jennifer O’Neill, Gabriele Ferzetti, Marc Porel, Gianni Garko. Un piccolo thriller estremamente efficace, sapientemente diretto e avvincente. Le scene finali sono davvero spaventose. Si tratta di un film dell’orrore sperimentale, molto più interessante di tanti film horror moderni.

Schock (1977)

Una coppia è spaventata nella loro casa nuova infestata dal fantasma crudele del precedente coniuge della signora, che ha il loro bambino.

Registi: Mario Bava, Lamberto Bava. Protagonisti: Daria Nicolodi, John Steiner, David Colin Jr., Ivan Rassimov. Una storia dal ritmo crescente su una casa infestata, che utilizza meno effetti video e sonori degli altri film di Bava, ed è anche meno spaventoso e piuttosto prevedibile. Forse uno dei film meno riusciti del maestro italiano del film gotico.

Suspiria (1977)

Un principiante americano di un’illustre accademia di balletto tedesca capisce che la scuola è una copertura per qualcosa di sinistro in mezzo a una serie di macabri omicidi. Regia: Dario Argento. Protagonisti: Jessica Harper, Stefania Casini, Flavio Bucci, Miguel Bosé. Dario Argento è un regista che sa esattamente come realizzare un thriller.

Il film ti inchioda alla sedia, ti tiene in tensione, ti mette dubbi nella testa. E’ un’opera accattivante, di classe, strana e molto audace, con una splendida fotografia di Vittorio Storaro. Drammatico e trascinante, anche se indebolito da discussioni artificiose, Suspiria è principalmente sangue e paura. L’intreccio è ridotto al minimo e rispetto ai suoi film precedenti il regista preferisce focalizzarsi sull’estetica.

Pensione paura (1978)

Una mamma e suo figlio gestiscono un hotel durante le ultime fasi della seconda guerra mondiale. La mamma improvvisamente muore e la bambina si ritrova sola con i suoi squallidi visitatori. Regia: Francesco Barilli. Protagonisti: Luc Merenda, Leonora Fani, Francisco Rabal, Jole Fierro.

Buio Omega (1979)

Un giovane tassidermista sconvolto riesuma sua moglie appena deceduta, porta il suo corpo nella casa in affitto della sua famiglia e continua ad imbalsamare i suoi resti, con l’aiuto della sua strana cameriera. I suoi attacchi di follia stanno solo iniziando.

Regia: Joe D’Amato. Protagonisti: Kieran Canter, Cinzia Monreale, Franca Stoppi, Sam Modesto. Uno dei migliori film di D’Amato nel genere horror gotico, anche se rimane comunque nel cesto del cinema trash low budget. Il regista si avvicina al soggetto con una specifica quantità di stile non riscontrabile in lavorazioni comparabili.

Le strelle nel fosso (1979)

Una bella signora è venerata dai contadini di una provincia del nord Italia. Gli uomini si raccontano vicendevolmente storie di nascita, morte, amore e il ciclo della vita per divertirsi insieme.

Regia: Pupi Avati. Protagonisti: Lino Capolicchio, Gianni Cavina, Carlo Delle Piane, Roberta Paladini. Pupi Avati torna all’ispirazione horror e fantastica dei suoi primi film ma perde lungo la strada la genuinità dei lavori precedenti e realizza un film spesso manieristico.

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