Aldo Lado

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Negli annali del cinema italiano Aldo Lado si pone come una figura unica e accattivante. I suoi film, spesso caratterizzati da un’atmosfera inquietante, immagini inquietanti ed esplorazione del tormento psicologico, hanno raccolto un seguito di culto sia tra i cinefili che tra gli appassionati di horror. Come regista, Lado possedeva una straordinaria capacità di attingere ai recessi più oscuri della psiche umana, creando storie che scavano nelle profondità della follia, del senso di colpa e del desiderio proibito.

Primi anni di vita e influenze

Aldo-Lado

Nato l’11 giugno 1938 a Milano, in Italia, i primi anni di vita di Aldo Lado furono segnati dal fascino per il macabro e il soprannaturale. Cresciuto nell’ambiente del dopoguerra, è stato esposto agli orrori della guerra e alle cicatrici psicologiche che ha lasciato nella società. Queste esperienze avrebbero poi trovato spazio nei suoi film, infondendo in essi un senso di disagio e disillusione.

Le influenze cinematografiche di Lado erano diverse, spaziando dai maestri italiani dell’horror e del giallo, come Mario Bava e Dario Argento, ai thriller psicologici di Alfred Hitchcock. Era anche attratto dalle opere di pittori surrealisti come Salvador Dalí e René Magritte, le cui immagini oniriche avrebbero influenzato il suo stile visivo.

Gli inizi della carriera: dai documentari ai racconti oscuri

Lado ha iniziato la sua carriera nell’industria cinematografica come documentarista, esplorando varie questioni sociali e politiche attraverso il mezzo cinematografico. Tuttavia, fu solo alla fine degli anni ’60 che rivolse la sua attenzione ai lungometraggi, a cominciare dal dramma “The Violent Four” (1968).

Ma era il suo secondo film, “Chi l’ha vista morire?” (1972), che segnò l’inizio dello stile distintivo di Lado. Il film, che approfondiva l’inquietante mondo dei rapimenti e degli omicidi di bambini, è stato un successo di critica e di pubblico, consolidando il posto di Lado nel genere horror.

L’influenza gialla

Uno degli elementi distintivi dei film di Lado è l’uso del giallo, un sottogenere dell’horror italiano caratterizzato dalla sua miscela di mistero, suspense e violenza grafica. I film di Lado presentano spesso un misterioso assassino, vestito con guanti neri e armato di un’arma affilata, che insegue le sue vittime in un gioco del gatto e del topo.

Questa influenza è evidente in film come “La breve notte delle bambole di vetro” (1971), che segue un giornalista affetto da amnesia che indaga su una serie di omicidi a Praga, e “The Night Train Murders” (1975), una storia agghiacciante di due giovani donne intrappolate su un treno con assassini sadici.

Il potere dell’atmosfera

Un’altra caratteristica dei film di Lado è la potente atmosfera che crea. Attraverso l’uso di ambientazioni evocative, musica inquietante e un’intensa cinematografia, Lado è in grado di attirare gli spettatori in un mondo di disagio e paura.

In “Chi l’ha vista morire?”, la pittoresca campagna italiana diventa uno sfondo minaccioso per la ricerca dell’assassino della figlia da parte del protagonista. E in “The Humanoid” (1979), Lado utilizza il paesaggio desolato di un mondo post-apocalittico per aumentare il senso di isolamento e terrore.

Esplorare argomenti tabù

I film di Lado toccano spesso anche argomenti tabù, come l’incesto, la pedofilia e la corruzione sociale. Questi temi aggiungono un ulteriore livello di disagio ai suoi film già inquietanti, costringendo gli spettatori a confrontarsi con verità scomode sulla natura umana.

In “Maladolescenza” (1977), Lado approfondisce il rapporto inquietante tra una ragazzina di 12 anni e suo fratello maggiore. Il film ha suscitato polemiche per le sue scene esplicite ed è stato bandito in diversi paesi, ma rimane una testimonianza della volontà di Lado di oltrepassare i limiti e affrontare argomenti tabù.

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Gli anni successivi: un cambiamento di stile

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Con il progredire della carriera di Lado, iniziò ad allontanarsi dal genere horror, esplorando altri generi come il dramma e l’avventura. Tuttavia, anche in questi film, il suo stile e i suoi temi unici hanno continuato a trasparire.

In “L’ultima fermata del treno notturno” (1975), la versione di Lado della classica storia di “Strangers on a Train”, la tensione psicologica e il finale contorto tengono gli spettatori con il fiato sospeso. E in “The Perfect Killer” (1977), Lado esplora l’oscuro mondo della corruzione politica, con un tocco di giallo aggiunto per buona misura.

Ma forse il suo film più noto al di fuori del genere horror è “The Humanoid”, un’avventura di fantascienza che combina elementi di fantasia e azione con le immagini suggestive tipiche di Lado.

Eredità e influenza

Nonostante non abbia raggiunto il successo mainstream durante la sua vita, l’impatto di Aldo Lado sul genere horror non può essere negato. I suoi film hanno ispirato numerosi registi, tra cui Quentin Tarantino e Guillermo del Toro, e continuano a essere celebrati dai fan di tutto il mondo.

La capacità di Lado di creare un’atmosfera inquietante e inquietante, combinata con la sua esplorazione di argomenti tabù, ha lasciato un’impressione duratura nel genere horror e ha consolidato il suo posto come maestro del mistero e del disagio nel cinema italiano.

Filmografia

AnnoTitolo del filmGenere
1968I quattro violentiDramma
1971La breve notte delle bambole di vetroGiallo/Mistero
1972Chi l’ha vista morire?Giallo/Horror
1975Gli omicidi del treno notturnoGiallo/Thriller
1975Ultima fermata del treno notturnoThriller
1977MalaadolescenzaDrammatico/Orrore
1977L’assassino perfettoRomanzo giallo
1979L’umanoideFantascienza/Avventura
1980Casa dei fantasmiOrrore
Indiecinema

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